Imiza di Lussemburgo

nobile tedesca

Imiza di Lussemburgo, (anche Irmentrude e Ermentrude) (1000 circa – 1055), fu contessa consorte di Altdorf dal 1017 circa al 1030.Essa è considerata la Stammuter dei giovani Welfen[1].

Stemma dei Conti di Lussemburgo

OrigineModifica

Imiza era figlia del Conte di Moselgau e difensore delle abbazie di Stablo e Malmedy, Federico di Lussemburgo e della moglie di cui non si conosce il nome, che era figlia di Ermetrude, discendente dai Corradinidi, come ci viene confermato dalla Vita Adelheidis abbatissæ Vilicensis[2], conti e duchi della Franconia; infatti secondo la Genealogia Welforum era la sorella di Adalberone III († 1072), vescovo di Metz, Enrico († 1047), duca di Baviera, Federico (1003 † 1065), duca della Bassa Lorena[3].
Federico di Lussemburgo era figlio del Conte di Moselgau e delle Ardenne, considerato il primo conte di Lussemburgo ed il fondatore della Casata di Lussemburgo, un ramo cadetto della Casa delle Ardenne, Sigfrido I di Lussemburgo e della moglie, Hedwige di Nordgau: infatti, secondo gli Annales Quedlinburgenses, Federico era fratello di Cunegonda, la moglie dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico II[4] e Cunegonda, la moglie di Enrico II il Santo, secondo il monaco, Rodolfo il Glabro, uno dei maggiori cronisti d'età medievale, nel suo Rodulfi Glabri, Historiarum Libri Quinque, era figlia di Sigfrido[5]) e di Edvige di Nordgau (937-992), figlia del conte Eberardo IV di Nordgau e di Luitgarda di Lotaringia, discendente in linea diretta da Carlo Magno.
Imiza era nipote dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico II e cognata di Baldovino IV, detto il Barbuto, conte di Fiandra e d'Artois e Conte di Hainaut (ridotto alla contea di Valenciennes) († 1035), marito di sua sorella, Ogiva, come ci conferma la Genealogiae Comitum Flandriae[6].

BiografiaModifica

Ancora secondo la Genealogia Welforum, Imiza era stata data in moglie al conte di Altdorf, Guelfo[7], che sempre secondo la Genealogia Welforum era figlio di Rodolfo II, conte di Altdorf e Ida, figlia del duca di Svevia Corrado I e di una figlia dell'imperatore, Ottone I di Sassonia[8]. Il matrimonio col nobile Svevo Guelfo II di Altdorf, fu celebrato, probabilmente nel 1017.[9] La dote di Imiza includeva i beni di Mering (nei pressi di Augusta) e Elisina (moderno Solesino)[10][11] Imiza ricevette probabilmente questa proprietà per l'intervento della zia, Cunigunda, che era sposata con l'imperatore Enrico II.[12] Probabilmente a causa di questa parentela, Enrico II concesse inoltre il Ducato di Carinzia al figlio di Imiza, Guelfo III (precedentemente Carinzia era stato governato personalmente dagli imperatori tedeschi).

Imiza sopravvisse a suo figlio, Guelfo III, che non si era mai sposato e non aveva figli.[13] Guelfo lasciò in eredità i suoi beni al monastero di Altdorf, dove sua madre era diventata badessa.[14] Questa a sua volta dette la proprietà a Guelfo IV, nipote dalla figlia Cunegonda[15].

Imiza morì nel tra il 1055[16] ed il 1057[17] e fu sepolta ad Altenmünster[18].

FigliModifica

Imiza a Guelfo II diede due figli[19][20]):

NoteModifica

  1. ^ Andrea Castagnetti, Guelfi ed Estensi nei secoli XI e XII. Contributo allo studio dei rapporti fra nobiltà teutonica ed italica (PDF), in Formazione e strutture dei ceti dominanti nel Medioevo: marchesi conti e visconti nel Regno Italico, III, Roma, 2003, pp. 41-102 (pagina 5 dell'URL).
  2. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XV, Pars II, Vita Adelheidis abbatissæ Vilicensis, par. 3, pagina 757, righe 17 - 19 Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive.
  3. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XIII, Genealogia Welforum, par. 7, pagina 734 e note 16, 17 e 18 Archiviato l'11 luglio 2018 in Internet Archive.
  4. ^ (LA) Monumenta germanica Historica, tomus III; Annales Quedlinburgenses, anno 1019 , Pag 84 Archiviato il 17 gennaio 2016 in Internet Archive.
  5. ^ (LA) Monumenta germanica Historica, tomus VII; Rodulfi Glabri, Historiarum Libri Quinque, liber III , Pag 62 Archiviato il 23 maggio 2015 in Internet Archive.
  6. ^ (LA) Monumenta germanica Historica, tomus IX; Genealogiae Comitum Flandriae, par. 6, Pag 318 Archiviato il 1º dicembre 2017 in Internet Archive.
  7. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XIII, Genealogia Welforum, par. 7, pagina 734 e note 14 e 15 Archiviato l'11 luglio 2018 in Internet Archive.
  8. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XIII, Genealogia Welforum, par. 4, pagina 734 Archiviato l'11 luglio 2018 in Internet Archive.
  9. ^ Schneidmüller, Die Welfen, p. 120.
  10. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XIII, Genealogia Welforum, par. 7, pagina 734 e note 19, 20 e 21 Archiviato l'11 luglio 2018 in Internet Archive.
  11. ^ Baaken, Welfischer Besitz in der Markgrafschaft Verona, esp. pp. 73f.
  12. ^ Schneidmüller, Die Welfen, pp. 121-122
  13. ^ Steindorff, Jahrbücher, II, p. 319.
  14. ^ Schneidmüller, Die Welfen, p. 127.
  15. ^ a b c (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XIII, Genealogia Welforum, par. 8, pagina 734 Archiviato l'11 luglio 2018 in Internet Archive.
  16. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Conti di Lussemburgo - IRMTRUD (Imiza)
  17. ^ (EN) #ES Genealogy: Luxemburg 3 - Imiza
  18. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XIII, Genealogia Welforum, par. 7 Archiviato l'11 luglio 2018 in Internet Archive.
  19. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Conti di Altdorf - IRMTRUD ( WELF II)
  20. ^ (EN) [ (EN) #ES Genealogy: Welf 1 - Imiza of Luxemburg (Welf II)

BibliografiaModifica

Fonti primarieModifica

Letteratura storiograficaModifica

  • (DE) E. Steindorff, Jahrbücher des Deutschen Reichs unter Heinrich III., 2 vols. (Leipzig, 1874-1881), accessibile online a: archive.org
  • (DE) B. Schneidmüller, Die Welfen. Herrschaft und Erinnerung (819–1252). (Stuttgart, 2000), pp. 119–123
  • (DE) K. Baaken, Elisina curtis nobilissima. Welfischer Besitz in der Markgrafschaft Verona und die Datierung der Historia Welforum, Deutsches Archiv 55 (1999), 63-94

Voci correlateModifica

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