Inabitazione

L'Inabitazione (o coabitazione) è un concetto di teologia cattolica atto a indicare una presenza particolare di Dio nell'anima di una persona.[1]

Tale fenomeno è descritto nell'ambito delle esperienze sensibili dei mistici cristiani e di altre religioni. Può essere attribuito alla Presenza del Dio Trino (Inabitazione Trinitaria), ma anche alla presenza di entità spirituali, quali gli angeli di Dio. La presenza si rivela attraverso doni spirituali non posseduti dall'individuo e la sua partecipazione alla vita e alla verità dello Spirito.

Il Catechismo della chiesa cattolica ammette l'esistenza di molteplici modi della Presenza reale di Gesù Cristo risorto e asceso alla destra del Padre Dio, all'interno dell'ordine naturale (nn. 1373 e 1374). L'Eucaristia è il più importante, ma non l'unico di essi.

Inabitazione trinitariaModifica

L'Inabitazione Trinitaria appartiene alla tradizione patristica, ma non fu mai tematizzata nella tradizionale dottrina della grazia. Essa consiste, secondo la terminologia di Karl Rahner nell'autopartecipazione di Dio al singolo uomo, in cui Dio è simultaneamente donante e dono.[2] L'inabitazione è la sostanza dell'esperienza mistica. La mistica Itala Mela ha elaborato una teologia riconosciuta dalla Chiesa cattolica, riguardo a un'inabitazione cosciente e libera della Trinità nei cristiani. Nella sua esperienza mistica, colui che inabita è Dio, e non una delle tre divine persone, mentre l'inabitato è il cuore, organo del corpo deputato naturalmente all'ingresso di Dio e ad essere Tempio del Suo Spirito.

L'Inabitazione fu menzionata anche dalla beata Elisabetta della Trinità che parlò di presenza reale di Dio nella propria anima, anziché della presenza di una o più delle tre divine persone.[3] In modo simile alla testimonianza di Itala Mela, anche la lettera al canonico Angles del 15 luglio 1903 sembra localizzare la divina presenza nel cuore della beata, inteso anche come sede dell'anima:

«allora che m'importa l'occupazione in cui mi vuole? Dal momento che egli è sempre con me, l'orazione, il cuore a cuore non deve aver mai fine!Lo sento così vivo nella mia anima, non ho che da raccogliermi per incontrarlo dentro di me e qui sta tutta la mia felicità. Egli ha messo nel mio cuore una sete d'infinito e un bisogno così grande di amare che Lui solo lo può saziare. [...] Vorrei che ascoltasse tutto ciò che mi canta nell'anima e tutto ciò che sale dal cuore della Sposa a quello dello Sposo, per lei di cui mi sento sempre figliola. Mi invii la sua migliore benedizione.»

(Suor Elisabetta della Trinità, Lettera al canonico Angles. 15 luglio 1903[4])

Secondo padre Stefano De Fiores, amico dell'abate Luigi Crippa:

«Non conoscevo minimamente la Serva di Dio Itala Mela e pensavo di trovare grandi sviluppi nella teologia contemporanea. Con mia sorpresa un primo sguardo mi ha dato l'impressione che il panorama teologico odierno (almeno fino agli anni '90) rassomigli ad un deserto o meglio ad una notte dove l'inabitazione trinitaria non compare minimamente, anzi brilla per la sua assenza...omissis...Nella voce "Inhabitación Trinitaria" del Diciónario teológico El Dios cristiano (1992[5]), Nereo Silanos non teme di parlare dei silenzi su questo tema da parte dei teologi del nostro tempo: «...l'inabitazione trinitaria non occupa il posto che le spetta nella teologia attuale. Non intendo dire che si tratta di un tema totalmente emarginato, ma possiamo dire che gode di poco rilievo negli scritti teologici e pastorali. [...] In questa costellazione di studi a tematica trinitaria l'inabitazione è poco presente o ha poco risalto».»

(Luigi Crippa, 2014[6])

Fondamenti bibliciModifica

Nel Vangelo di Giovanni si parla dell'inabitazione:

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»

(Gv 14, 23-29)
e del Consolatore (Giovanni 14:15-17[7]):
"Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi lo Spirito di verità (in greco πνεῦμα ἀληθείας, il soffio vitale di una verità che si rivela) che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non o conosce. Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi (παρ'ὑμῖν μένει καὶ ἐν ὑμῖν ἔσται)

e più avanti:

"dove Io vado voi non potrete venire; ma non vi lascerò soli, vi mando un Consolatore che resterà con voi fino alla fine dei giorni".

La presenza divina è resa possibile dal fatto che Dio è amore (Rom 5,5; 1Gv 4,8)

Il termine greco Paraclito, che indica lo Spirito Santo Dio, è reso anche con la parola "Consolatore". Indica la Reale Presenza dello Spirito Santo Dio nel cuore dell'uomo unitamente alle altre due divine Persone della SS. Trinità. Lo Spirito Santo Dio è invisibile e incorporeo (immateriale) come gli angeli, creati a sua immagine e somiglianza. Egli è colui che rende spirituale il corpo divino-umano del Padre Dio e del Figlio Dio, rendendo possibile l'Inabitazione Trinitaria: se Dio non fosse Spirito, il Suo corpo non potrebbe essere, stare, vivere e abitare dentro un corpo umano finito e mortale. Questo aspetto, secondo Itala Mela, fu valido tanto per Gesù Cristo quanto per i Suoi figli più autentici premiati dalla Sua divina Presenza Reale.[senza fonte]

Nella PatristicaModifica

San Cirillo d'Alessandria utilizzò i termini "grazia" (charis), comunione (koinonia) e partecipazione (metexcho) per descrivere la relazione scambievole fra lo Spirito Santo Dio e i suoi fedeli. Lo Spirito Santo Dio opera per condurre i fedeli a vivere la vita di Dio nella propria, partecipando alla comunione[8] delle tre Divine Persone della SS. Trinità.

Agostino da Ippona affermò che quella voce della coscienza, che riflettendo, fa intuire cosa è bene e cosa è male, è Dio stesso che parla dentro di noi, "più intimo a noi di noi stessi" (De Trinitate), perché scruta la profondità dell'Io, mentre i cristiani non si accorgono della sua presenza, e quanti se ne accorgono non possono comunque conoscere l'infinito.
Per la teologia, l'ascolto della Parola è il momento in cui mediante Il Verbo proferito da un figlio di Dio già inabitato nel suo cuore la presenza reale di Gesù si reca a inabitare anche chi ascolta. L'inabitazione di Gesù, che è anche la Legge nella coscienza del cristiano, supera il contrasto fra universale e particolare nella Legge. La teologia confida che i cristiani siano in grado con la loro coscienza di capire se una legge civile è o meno contro la religione, perché ritiene che in ogni credente vive Gesù.

Nelle altre religioniModifica

Se Dio non viene interpretato in senso triteistico, ma ci si attiene alla fede in un Dio unico, l'esperienza dell'inabitazione è un punto di contatto con il giudaismo, in cui si utilizza il termine Shekinah per esprimere un concetto analogo, e con l'islamismo.

Effetti miracolosiModifica

Secondo il vangelo (Giovanni 14:13-17[9]) l'inabitazione è da collegarsi con effetti miracolosi, che sarebbero la manifestazione della presenza divina.

Per esempio il corpo avrebbe la facoltà di spostarsi istantaneamente nello spazio, anche in luoghi estremamente lontani tra loro. La Bibbia attribuisce tale facoltà:

  • agli angeli di Dio e di Satana: Tobia 8:1-3[10] in cui l'arcangelo Raffaele apparve all'istante in Egitto inseguendo il demone Asmodeo;
  • alla creatura umana terrena, in Atti 8:39-40[11]: il diacono Filippo che avvolto, rapito dallo Spirito del Signore, si ritrovò ad Àzoto;
  • alla creatura umana ultraterrena: Mosè e Elia nella trasfigurazione di Gesù sul Tabor secondo Marco 9:4,8[12]
  • a Gesù Cristo stesso: nella manifestazione ai discepoli di Emmaus[13] e di nuovo poi davanti a loro e agli Undici (Luca 24:33-43[14]), senza che vi sia menzione di una presenza di Gesù durante il tragitto di sette miglia che separava Emmaus da Gerusalemme.

La stessa partecipazione alla natura spirituale del Corpo di Cristo permise ai Dodici apostoli di recarsi in tutta la terra (Marco 16:15-20[15], Matteo 28:8-20[16]). Secondo la tradizione, essi non furono clerici vagantes, cioè dei predicatori nomadi vietati dal Magistero successivo, bensì ebbero una precisa zona di assegnazione nella quale vissero e subirono il martirio. L'area di interesse fu comunicata dallo Spirito Santo, donato ad essi il giorno di Pentecoste, il quale ebbe facoltà di replicare quanto già operato sul diacono Filippo, che beneficiava di una minore grazia sacramentale inferiore a quella degli apostoli.[senza fonte]

L'inabitazione degli angeli

L'ingresso di un'entità spirituale nel corpo umano è contemplata nell'indiamento e nei casi di possessione demoniaca che sono oggetto degli esorcismi. L'angelo Satana entrò nel corpo di Giuda Iscariota dopo il tradimento (Giovanni 13.21-30[17]).

I presenti al martirio di Stefano protodiacono e martire videro il suo volto apparire con l'aspetto di un angelo, mentre egli levava lo guardo al cielo (Atti 6:1.7[18]).

Daniele 1[19] descrive la vicenda di Azaria, Anania e Misaele la cui bellezza e floridità del volto, quasi angeliche, dopo diegi giorni di dieta ebraica penitenziale convincono il re caldeo a trattenerli a corte. L'opera Dio predispone il favore del cpao dei funzionari.
I tre protomartiri ricevono il dono di una sapienza che nella loro interazione di gruppo si rivela estesa a qualsiasi ramo del sapere e di una qualità superiore a qualsiasi altro cortigiano del re. Il loro dono è completato dall'interpretazione di sogni e visioni, che a loro volta sono l'anello mancante al carisma profetico di Daniele.

L'angelo è menzionato solamente al momento dell'ingresso nella fornace. Tuttavia, sono attribuiti allo Spirito Santo e agli angeli i doni dei giovani della Tribù di Giuda, la stessa di Davide e Gesù.
L'intero episodio menziona Dio e un angelo, probabilmente in un caso di inabitazione di molteplici corpi contemporaneamente. Ciò è possibile nell'ambito della Comunione dei santi secondo la quale le creature viventi e trapassate possono condividere il medesimo angelo custode e la comunione di carismi spirituali che ne consegue.

NoteModifica

  1. ^ Inabitazione, su treccani.it. URL consultato il 20 dicembre 2019.
  2. ^ Herbert Vorgrimler, Nuovo Dizionario Teologico, EDB 2004, ad voces.
  3. ^ Cosa si intende per inabitazione della Trinità?, su amicidomenicani.it.
  4. ^ Giovannna della Croce, Elisabetta della Trinità: una vita di lode a Dio, Tascabili dello spirito, n. 9, Edizioni Paoline, 1993, pp. 148-149, ISBN 9788831508346, OCLC https://www.worldcat.org/title/elisabetta-della-trinita-una-vita-di-lode-a-dio/oclc/32589710. URL consultato il 7 agosto 2020.
  5. ^ Record bibliografico di Enreo Sialnes, su WorldCat. Ospitato su archive.is.
  6. ^ Luigi Crippa, 2 - Il mistero dell'Inabitazione della Trinità, in Stefano De Fiores (a cura di), Itala Mela. Mistica e oblata benedettina (1904-1957), Napoli, Editrice Domenicana Italiana, 2014, pp. 22-23, ISBN 978-88-98264-20-9, OCLC 955640301. Ospitato su http://archive.is/wip/0GEPZ.
  7. ^ Gv 14:15-17, su laparola.net.
  8. ^ (EN) Matthew J. Pereira, The Internal Coherence of Cyril of Alexandria's Pneumatology: Interpreting the Seventh Dialogue of the Dialogues on the Trinity, in USQR, vol. 62, marzo-aprile 2010, p. 72 (nel pdf). URL consultato il 15 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 15 gennaio 2020).
  9. ^ Gv 14:13-17, su laparola.net.
  10. ^ Tobia 8:1-3, su laparola.net.
  11. ^ Atti 8:39-40, su laparola.net.
  12. ^ Mc 9:4,8, su laparola.net.
  13. ^ Luca 24:13, su biblehub.com.
  14. ^ Luca 24:33-43, su laparola.net.
  15. ^ Marco 16:15-20, su laparola.net.
  16. ^ Mt 28:8-20, su laparola.net.
  17. ^ Gv 13.21-30, su laparola.net.
  18. ^ Atti 6:1.7, su laparola.net.
  19. ^ Daniele 1, su laparola.net.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica