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Inchiesta su Gesù

Inchiesta su Gesù
AutoreCorrado Augias e Mauro Pesce
1ª ed. originale2006
GenereSaggio
Lingua originale italiano

Inchiesta su Gesù è un libro di Corrado Augias e del biblista Mauro Pesce pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 2006. È un saggio sviluppato in forma dialogica che tratta prettamente Gesù da un punto di vista storico e umano.

Indice

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I - Premessa di Corrado Augias, Avvicinandoci a LuiModifica

  • Nome: Jeshu (da Jehoshua);
  • attributo: Cristós (dal greco) o Mashiah (dall'ebraico) che significa l'Unto.
  • Luogo di nascita: Galilea, forse Nazareth.
  • Data di nascita: tra l'anno 8 a.C. e l'anno 0.[senza fonte]
  • da: Giuseppe e Maria (Miriahm):
  • Nazionalità: ebraica.
  • Lingua: aramaico e l'ebraico della bibbia.
  • Dominazione: romana o filoromana (Erode).

Non è chiaro se Gesù si considerasse un messia, ma i suoi discepoli lo ritennero tale. I primi cristiani lo chiamarono "profeta" o "figlio di Dio". Gesù soleva definirsi "figlio dell'uomo". Le fonti storiche si basano su documenti cristiani "canonici" e "apocrifi" da confrontare con i testi ebraici ed ellenistico-romani dell'epoca. Fino alla metà del II secolo d.C. esisteva una tradizione orale che conviveva con opere scritte. Luca, che scrisse nell'80 circa, sostiene che "molti altri hanno scritto" , conosceva il vangelo di Marco, ma lo ritenne incompleto per questo scrisse il suo. Giovanni, che scrive il suo vangelo 10 anni dopo, afferma che se si scrivesse su tutto ciò che ha detto ed ha fatto Gesù sarebbe necessario tutto il mondo per contenerne i libri e quindi fa una selezione dei fatti a lui noti. La chiesa africana nel secondo secolo adottò come testi sacri il vangelo di Luca, le lettere di Paolo escludendo la Bibbia ebraica, la chiesa di Roma si oppose affermando che dovevano inserirsi i vangeli di Marco, Matteo e Giovanni e altri scritti. Tra il IV e il V secolo d.C. furono fissati i 27 libri del nuovo testamento. L'esclusione degli scritti che non godevano di buona reputazione li ha destinati all'oblio. I nomi degli evangelisti, Marco, Matteo e Luca sono stati associati ai relativi vangeli, successivamente, dalla tradizione cristiana. L'ultimo redattore del vangelo di Giovanni non ha assistito direttamente ai fatti e afferma, contraddicendosi, che è stato scritto dal discepolo che Gesù amava che la tradizione cristiana identifica con Giovanni. Il vangelo di Giovanni non è un'opera storica ma profetica, riscritta più volte dai giovannisti. I vangeli di Matteo e Luca sono simili e derivano da due fonti comuni: il vangelo di Marco e una raccolta di parole di Gesù (fonte Q). Chi ha scritto i vangeli non è stato testimone oculare dei fatti tanto meno un discepolo di Gesù. Il vangelo di Tommaso è scritto in copto e riporta brevi frasi con piccoli detti sapienziali di Gesù. Fu usato da monaci dell'Asia Minore. I vangeli apocrifi venivano esclusi perché adottati da gruppi eretici, perché davano una visione troppo ebraica oppure gnostica e spiritualistica di Gesù. I vangeli apocrifi dimostrano che i quelli canonici non erano considerati da tutti i cristiani un punto di riferimento. Al credente non interessa conoscere storicamente la figura di Gesù, ma la fede in Lui che cambia la vita. La conoscenza storica di Gesù può produrre in seno alla Chiesa sommovimenti (San Francesco) e difficoltà nei predicatori. La ricerca storica del XX secolo ha fatto emergere che Gesù era un ebreo, fedele al suo popolo e alla religione ebraica. Il cristianesimo ha cercato, sin dagli albori, di nasconderne l'ebraicità considerandolo solo cristiano.

II - Gesù ebreoModifica

Gesù è un ebreo che crede in un Dio unico. I concetti fondamentali espressi da Gesù sono ebraici: il regno di Dio e la redenzione, il giudizio finale, l'amore per il prossimo. Crede come un ebreo fariseo alla resurrezione dei corpi. Rispetta la legge religiosa ebraica: mangia secondo le regole bibliche, veste rispettando le tradizioni, compie pellegrinaggi al Tempio di Gerusalemme, osserva le festività del suo popolo, frequenta le sinagoghe, legge la Bibbia, che crede ispirata da Dio. Divide il mondo in ebrei e pagani. Ritiene di essere inviato da Dio per predicare solo agli ebrei. La religione cristiana adesso è separata dall'ebraismo. I cristiani leggendo i vangeli percepiscono le idee espresse da Gesù come cristiane o addirittura critiche all'ebraismo. Gesù non ha abolito la festività del sabato e scacciando i mercanti dal Tempio non ha voluto porre fine al culto del Tempio fondando una nuova religione. Rispettava le tradizioni alimentari del libro del Levitico che impongono divieti di mangiare diverse tipologie di carne (come la carne del maiale), che i cristiani ritengono superate, dedicava ore del giorno alla preghiera come tutti gli ebrei. Gesù pregava Dio e quindi non si riteneva pari ad esso. Gli ebrei pregavano all'impiedi in pubblico e distesi, faccia a terra, in privato: come Gesù nel Getsemani. Gesù ha insegnato la preghiera del Padre Nostro. Il Gesù ebreo dice che la remissione dei peccati avviene tramite Dio, mentre san Paolo afferma che Gesù cristiano è morto per rimettere i peccati del mondo. Il Padre Nostro si ispira al Kaddish, Gesù non è mai nominato e quindi non riveste nessuna funzione di salvezza dell'umanità. In questa preghiera esorta i suoi discepoli a pregare direttamente Dio, al modo ebraico esprimendo concetti tradizionali ebraici: la santificazione, il regno di Dio, il rispetto della sua volontà, il perdono delle trasgressioni, la fiducia assoluta nella provvidenza del Dio come Padre. Il recupero dell'ebraicità di Gesù è stato favorito da un diverso atteggiamento della chiesa dopo le persecuzioni degli ebrei, culminate con la seconda guerra mondiale. Gesù usava inoltre indumenti tradizionali ebraici che prevedevano frange all'angolo delle vesti. Non rispettava la tradizione di lavarsi le mani prima di mangiare. Con la cacciata dei mercanti dal Tempio non voleva distruggerlo ma rinnovarlo. Gesù non era contro i sacrifici di animali nel Tempio, ma criticava la volgarità e gli interessi mercantili con la complicità dei sacerdoti. In Giovanni questo episodio è posto all'inizio dell'attività pubblica di Gesù, un atto programmatico, per gli altri evangelisti alla fine. Matteo è l'unico tra gli evangelisti a delimitare la missione di Gesù: predicare solo agli ebrei e tra questi a quelli più sviati, senza l'intenzione di convertire i non ebrei o di indurli al lasciare il politeismo.

III - Molti aspetti di GesùModifica

Non esiste alcun tratto somatico che identifichi l'uomo Gesù. Per quanto riguarda il suo messaggio ogni epoca ha evidenziato alcune sue parole ed azioni. Tenteremo di delineare il ritratto “terreno” di Gesù spogliandolo dalle costruzioni teologiche. Hans Küng in “Essere cristiani” mostra quante immagini abbia assunto la figura mitica di Cristo quando gli si associano le qualità di onnisciente, onnipotente ed eterna. Queste differenti rappresentazioni dipendono da una scarsità e ambiguità dei testi. Per Küng non è possibile usare vangeli come testi bibliografici: il vangelo di Giovanni descrive le azioni di Gesù dandone una interpretazione astratta. Fricke afferma che nel Gesù di Giovanni non ci sono debolezze umane: le tentazioni di Satana, i timori del Getsemani e le cadute del Calvario. Il vangelo di Giovanni è opera di un intellettuale. Per Voltaire agli episodi rappresentati nei vangeli si può dare solo una rappresentazione simbolica. Ed elenca le sue opinioni su Gesù. Seguì la legge di Mosè. Predicò di cose che riguardano la morale. Non rivelò il mistero della sua incarnazione. Non disse mai di essere nato da una vergine. Non parlò dei sacramenti. Non istituì alcuna gerarchia ecclesiastica. Non affermò di essere figlio di Dio, fatto della stessa sostanza del Padre. Non si allontanò dalla religione ebraica.

La molteplicità delle rappresentazioni di Gesù è normale. Le fonti sono ambigue perché riflettono la fede di chi le ha scritte. Succede anche per la storia dei personaggi moderni che riflettono il punto di vista di chi scrive. Il vangelo di Tommaso non fornisce una rappresentazione biografica. Il vangelo di Marco ha uno schema narrativo, non equivale però alla registrazione di un testimone. I vangeli di Marco e di Giovanni sono molto differenti. Il vangelo di Luca è molto attento ai poveri e diseredati. Marco narra di un Gesù taumaturgo ed esorcista. Giovanni lo rende parola di Dio fatto carne. Il vangelo di Giovanni riflette il pensiero dei “giovannisti” che hanno prodotto anche l'Apocalisse. La tradizione attribuisce il vangelo a Giovanni, il discepolo che Gesù amava. Mentre è più probabile che sia stato scritto all'inizio del primo secolo dai discepoli del discepolo. Nel prologo c'è scritto che Gesù preesisteva prima della sua nascita: era la Parola con cui Dio ha creato il mondo, il Logos. Racconta due anni e mezzo della sua vita in dodici capitoli dedicando sei capitoli all'ultima sera. Presenta difformità con i vangeli di Marco, Luca e Matteo. Non cita il Padre Nostro neppure le parabole degli altri vangeli, mentre ne riporta altre: la vite e il tralcio, il buon pastore. Il luogo del battesimo è diverso. Il nome di alcuni apostoli è diverso. Maria[quale?] ha un posto di rilievo. Non parla dell'istituzione dell'eucaristia. Più importante è il rito iniziatico del lavaggio dei piedi che rappresenta l'unione spirituale con il corpo di Cristo resuscitato. I vangeli di Matteo e Luca presentano genealogie di Cristo differenti perché costruzioni ideologiche. Ambedue vogliono inserirlo nel quadro della storia biblica. Matteo vuole fornire un'ascendenza dai personaggi biblici. (Gesù si occupò di morale e di giustizia e regole di comportamento accanto alla visione mistica.) Giovanni non parla di Gesù che invita i suoi discepoli a lasciare famiglia e averi per seguirlo. Il Gesù di Giovanni è più spostato verso la famiglia e rappresenta il cristianesimo di comunità più organizzate. Il luoghi dove predica Gesù sono spostati verso la Galilea. Per Giovanni Gesù è il Logos che si è fatto carne: il Logos non ha debolezze umane, la croce non è umiliazione, Gesù non ha origine umane. Gesù lava i piedi che sono in realtà già puliti perché i discepoli hanno assistito alla sua predicazione. Questo vangelo è un testo iniziatico ed ha un valore mistico. La parabola della vite e del tralcio è il centro della filosofia giovannista. Gesù è l'unico tramite per arrivare a Dio. Lavare i piedi o servire il prossimo richiede uno sforzo per cui è necessario l'aiuto di Dio.

  • IV Gesù politico
  • V È più facile che un cammello
  • VI Farisei e altre polemiche
  • VII Il mistero della nascita
  • VII Vergine madre
  • IX Gesù e i suoi fratelli
  • X Quegli uomini, quelle donne
  • XI Gesù taumaturgo
  • XII Le cause dell'arresto
  • XIII Il processo
  • XIV La morte
  • XV La resurrezione
  • XVI Tolleranza/Intolleranza
  • XVII Nascita di una religione
  • XVIII Il lascito di Gesù
  • XIX Nuovi vangeli, antiche leggende
  • Alla ricerca della figura "storica" di Gesù di Mauro Pesce
  • Elementi di una ricerca di Corrado Augias
  • Bibliografia
  • Ringraziamenti
  • Indice delle citazioni bibliche
  • Indice dei nomi

Dibattito sul libroModifica

Dopo l'uscita del libro sono emerse opinioni contrastanti rispetto all'opera di Augias e Pesce, alcune favorevoli, altre fortemente critiche, soprattutto da parte di esponenti del mondo cristiano-cattolico.

  • Enrico Norelli, studioso e docente di storia del cristianesimo presso l' Università di Ginevra sostiene che lo storico deve avere un atteggiamento distaccato dai problemi posti dalla fede, a suo avviso «non è possibile considerare Dio come attore di un processo storico» sostenendo però che «anche il credente ha bisogno di approcciarsi storicamente alla figura di Gesù. Non può bastargli (come pensa Augias) il Cristo della fede»[1].
  • Il religioso Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose e saggista trova che il libro offre «una panoramica piuttosto equilibrata sui problemi più dibattuti in sede di ricerca storica sulla figura di Gesù» spiegando la figura di Gesù ebreo. Loda l'approccio storico definendolo «serio, come antidoto allo scandalismo», a suo avviso infatti «i vangeli non sono puri libri storici, ma testi che vogliono condurre il lettore alla fede»[2]
  • Il biblista, presbitero e monsignore cattolico Romano Penna che è stato anche docente presso la Pontificia Università Lateranense, afferma che il libro è «un buon esempio di applicazione della critica storica alla ricostruzione della figura del Gesù terreno (elemento positivo anche per la fede); approfondisce la fisionomia religioso-culturale di Gesù, non occupandosi delle ermeneutiche della fede riscontrabili nel canone neotestamentario» e che anche gli apocrifi [a cui fa riferimento Pesce] fanno parte del «pluralismo delle fonti» appartenendo, a suo avviso, al DNA del cristianesimo[3]. A seguito di questi giudizi e al clamore suscitato, è seguita una rettifica inviata da monsignor Penna al quotidiano la Repubblica del 2 marzo 2007 con una lettera in cui il prelato e biblista dichiarava «sono riportate parole attribuite a me che non riferiscono adeguatamente il mio pensiero» e con una spiegazione del suo reale giudizio sul libro[4] [5][6]

D'altronde:

  • Il biblista e teologo Giuseppe de Rosa ha fatto invece notare che nel libro Inchiesta su Gesù viene negato il cristianesimo come corpus dogmatico nella sua totalità. Sono infatti negati tutti i dogmi cristiani, come la nascita verginale di Gesù, la sua piena divinità, l'espiazione dei peccati da lui attuata con la sua morte, e naturalmente la sua risurrezione nella carne. Il teologo afferma che non esiste una distinzione tra il Gesù della storia e il Gesù della fede o quantomeno non sarebbe possibile individuarla da un punto di vista storico sostenendo l'inconsistenza di alcune frasi di Mauro Pesce, il quale sostiene che Gesù non avrebbe mai sostenuto di espiare i peccati con la sua morte. Giuseppe de Rosa sostiene invece che Gesù abbia spiegato di essere colui che toglie il peccato del mondo, e abbia espresso tale concetto in varie frasi presenti nei Vangeli. L'opinione di Pesce secondo cui Gesù, siccome pregava Dio, non poteva essere Dio è criticata dal De Rosa:

«La preghiera di Gesù, fatta spesso nella notte, è un colloquio «filiale» col Padre, a cui Gesù si rivolge col termine affettuoso di abbà (un termine che non si trova — salvo che ci sia sfuggito — nel volume che stiamo presentando). Eppure è un termine di grandissima importanza, che ci fa penetrare nella vita interiore di Gesù, o meglio, nel «mistero» della sua coscienza «filiale». In realtà, Dio è il «Padre suo», in maniera diversa da quella di essere Padre di tutti gli uomini, per cui parlando ai discepoli egli dice «Padre mio» (Mt 7,21) e «Padre vostro» (Mt 6,26), e non dice mai «Padre nostro», ponendo cioè, sullo stesso piano se stesso e i suoi discepoli.[7]»

  • Il teologo Raniero Cantalamessa ha espresso critiche rivolte al libro. Cantalamessa sostiene che nell'Inchiesta su Gesù si presenta un Gesù che non era nato da una vergine, che non ha attuato miracoli, che non ha espiato i peccati con la sua morte e che naturalmente non è risorto il terzo giorno vincendo la morte nonostante dal libro stesso viene presentato come colui che ha cambiato il mondo, una contraddizione secondo il teologo, che scrive:

«come ha fatto Gesù, che non ha portato assolutamente nulla di nuovo rispetto all’ebraismo, che non ha voluto fondare nessuna religione, che non ha fatto nessun miracolo e non è risorto se non nella mente alterata dei suoi seguaci, come ha fatto, ripeto, a diventare "l’uomo che ha cambiato il mondo?" [8]

  • Frate Teobaldo Ricci, apologeta e scrittore di alcuni libri su Gesù[9], ha criticato, in un suo libro tutte le principali tesi esposte da Pesce e Augias.[10]

EdizioniModifica

NoteModifica

  1. ^ Massimo Donaddio, Letture dell’opera di Corrado Augias e Mauro Pesce (PDF), su old.lanuovaregaldi.it, 18 dicembre 2016.
  2. ^ Massimo Donaddio, Letture dell’opera di Corrado Augias e Mauro Pesce (PDF), su old.lanuovaregaldi.it, 18 dicembre 2016.
  3. ^ Massimo Donaddio, Letture dell’opera di Corrado Augias e Mauro Pesce (PDF), su old.lanuovaregaldi.it, 18 dicembre 2016.
  4. ^ Romano Penna, Romano Penna: sono stato frainteso (Lettera a Repubblica), su mauropesce.net, 18 dicembre 2016.
  5. ^ Romano Penna, Lettere, su ricerca.repubblica.it, 18 dicembre 2016.
  6. ^ Franco Barbero, Il biblista vaticano si corregge, su donfrancobarbero.blogspot.it, 18 dicembre 2016.
  7. ^ Giuseppe de Rosa, Un attacco alla fede cristiana [collegamento interrotto], su chiesa.espresso.repubblica.it, 2 dicembre 2006.
  8. ^ Raniero Cantalamessa, Augias-Pesce e Inchiesta su Gesù: una valutazione storico-critica ed una riflessione sui pre-giudizi dei credenti e dei non credenti [collegamento interrotto], su gliscritti.it, 25 novembre 2006.
  9. ^ Teobaldo Ricci, Libri di eobaldo Ricci, su ibs.it, 18 dicembre 2016.
  10. ^ Teobaldo Ricci, Gesù oggi ecce homo e signore. Contro-analisi storica in risposta a «Inchiesta su Gesù» di C. Augias e M. Pesce, su ibs.it, 31 ottobre 2013.

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