Apri il menu principale

L'inesistenza nell'ambito della scienza giuridica è l'impossibilità di qualificare un atto come giuridico, o per la mancanza o per la incompletezza di requisiti minimi tale che per l'ordinamento l'atto non viene a esistenza giuridica ed è dunque irrilevante - per la tesi della inqualificazione del negozio inesiste.[1]

In cosa consistano questi requisiti minimi e indispensabili per l'esistenza dell'atto non è possibile stabilirlo se non sulla base della comune esperienza.

Occorre notare che anche quando si parla di atto inesistente si intende non già qualcosa che non esiste, ma qualcosa, che pur esistendo materialmente, non ha efficacia giuridica.

Sotto tale profilo, la differenza tra un atto inesistente e un atto nullo è in termini di grado: l'inesistenza è determinata da un difetto così palese che ogni persona ragionevole debba escluderne l'esistenza giuridica.
L'inesistenza è dovuta alla non-conformità di un atto ad una fonte del diritto superiore (o sovraordinata) nella relativa gerarchia. L'inesistenza può essere nullità (illegittimità) oppure annullamento (inefficacia), di cui solo la prima è retroattiva (le prestazioni effettuate devono essere restituite).

Spesso tale categoria, di origine dottrinaria, è stata usata anche dalla giurisprudenza per estendere i casi di invalidità grave oltre i casi previsti dalla legge.
La differenza fra nullità ed inesistenza recepisce una distinzione già presente nel diritto romano.

Un caso particolare e importante è quello in cui l'atto dichiarato nullo è a sua volta un atto unilaterale di annullamento: dove una delle parti contraenti interrompe il rapporto contrattuale, atto comunque sia denominato (licenziamento, clausola risolutiva espressa, recesso, clausola di termination, ecc.).
L'accertamento della nullità di tale atto unilaterale, poiché non conforme alla legge o a quanto disposto nell'atto che si proponeva di annullare (una clausola contrattuale), da questo punto di vista dottrinale non si risolve (dovrebbe risolvere) in un mero indennizzo di tipo economico, ma nel ripristino formale e materiale -anche coattivo- del contratto preesistente all'atto unilaterale dichiarato nullo, poiché l'interruzione non è mai esistita in diritto (anche se di fatto è esistita):

  • fra persone fisiche: azione di reintegrazione, es. nel posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo,
  • fra persone giuridiche: annullamento di un contratto di appalto/fornitura, pur valido in sé stesso, ma stipulato (da un soggetto privato, o da una pubblica amministrazione) con altri soggetti sostitutivi dopo una risoluzione illegittima.

La distinzione de iure/ de facto, tipica dei Paesi di common law, è radicalmente diversa dalla tradizione del diritto romano dei Paesi di civil law, dove il diritto è prevalente sui rapporti materiali di fatto. Nei Paesi di common law è anche per questo comune lasciare ad un contratto dettagliato l'intera disciplina del rapporto in tutre le sue possibili eccezioni, perché la violazione della legge vigente tipicamente si risolve in un indennizzo economico.

Indice

Diritto CostituzionaleModifica

Le moderne costituzioni democratiche prevedono un organo giurisdizionale garante della conformità degli atti normativi di Parlamento e Governo al dettato della Carta Fondamentale.
Può essere la stessa Corte Suprema, ovvero un organismo specifico per tale compito.

Nell'ordinamento giuridico italiano, la Consulta è l'organo che accerta l'antinomia di tali norme con la fonte primaria del diritto nazionale (concorrente a fonti sovranazionali come il diritto dell'Unione Europea), dichiarandone l'illegittimità e la conseguente censura, per cui cessano di essere valide ed applicabili.

Questo potere di intervento non riguarda soltanto il merito di un singolo atto, ma il rispetto dell'equilibrio fra i poteri quale risulta regolato dai rapporti di un atto in relazione ad altri atti, ad esso precedenti e conseguenti.
Due esempi tipici riguardano lo strumento del decreto:

  • ex-post, per un decreto-legge: l'abuso della decretazione senza requisiti di urgenza e imprevedibilità e la proroga di un decreto "ad oltranza" senza la necessaria conversione in legge da parte del Parlamento, laddove secondo la Carta dovrebbero invece decadere automaticamente dopo trenta giorni.
  • ex-ante,, per un decreto legislativo: l'approvazione di un decreto che eccede ambiti e portata della necessaria legge delega, non di rado dichiarato nullo "per eccesso di delega legislativa";
 Lo stesso argomento in dettaglio: v:it:La legge di delega e il decreto legislativo.

Diritto amministrativoModifica

Tale categoria è presente negli stessi termini anche nell'ambito del diritto amministrativo[2]. Si trova anche nel diritto privato e nel diritto canonico.

L'annullamento di un atto, ad esempio nel diritto amministrativo italiano, comporta la nullità di tutti gli atti ad esso successivi, sia in ordine di tempo, sia secondo quando disposto dalle leggi vigenti che richiedono l'atto (poi dichiarato nullo) come condizione necessaria e sufficiente per procedere agli atti seguenti.
Restano invece validi, efficaci giuridicamente gli atti che precedono quello dichiarato nullo.
Diversamente, la nullità di un singolo atto invalida l'intero procedimento, vale a dire che comporta la nullità di tutti gli atti ad essa seguenti ed anche precedenti.

La legge n. 1034 del 06.12.1971 istitutiva degli organi della magistratura amministrativa, ha introdotto importanti strumenti di giustizia quali sono le misure cautelari, quale che nel corso degli anni hanno assunto anche per l'ordinamento giuridico italiano importanza crescente rispetto alla mera impugnazione e giudizio di merito.

Fra queste misure efficaci, per i suoi tempi insolitamente celeri, rientra la istanza per ottenere uns ordinanza da parte del giudice naturale (quello amministrativo) per la disapplicazione di in atto verso una singola o una pluralita' di persone.

La magistratura non ha il potere di annullare un atto del Parlamento i del Governo. In attesa di concludere il procedimento amministrativo, può sospendere l'esecuzione di una norma non verso tutti, ma solo verso i ricorrenti.

Se lo ritiene del caso, il giudice ha il diritto di rinviare gli atti alla Corte Costituzionale che può dichiarate l'illegittimita' (o inesistenza) di detta norma in quanto non conforme alla Carta Fondamentale, quale fonte primaria.

Altra fonte primaria concorrente è il diritto dell'Unione Europea. Per il principio detto di preminenza drl diritto comunitario (su quello degli Stati membri), il giudice naturale di uno Stato membro è obbligato a far disapplicare (nei confronti dei ricorrenti) una norma nazionale, se ritiene che essa sia contraria alle norme dell'Unione Europea.

 Lo stesso argomento in dettaglio: disapplicazione.

Semplificando, si parla di richiesta di sospensiva presentata insieme ad una contestuale "domanda" per la declatoria di nullita' avverso un atto amministrativo di qualsiasi genere.

Ad essi appartengono a tutti gli effetti anche i decreti di un ministero, laddove per la Costituzione italiana i singoli dicasteri rapresentano "il vertice" della pubblica amministrazione.

Esiste il diritto ulteriore a presentare il ricorso amministrativo per ottenere una declaratoria di nullita', con lo strumento del ricorso collettivo, beneficiando in questo modo di tempi e costi ridotti drasticamente.

Il ricorso collettivo si presenta mediante una persona giuridica avente la legittimazione attiva ad agire in giudizio, singolarmente riconosciuti dalla legge per questo strumento: sindacati, associazioni di categoria, ecc.

Diritto canonicoModifica

Su questa categoria giuridica si basa anche il diritto canonico della Chiesa Cattolica, per ottenere la dichiarazione di nullità di un matrimonio. Il tribunale ecclesiastico non ha alcun potere di annullare una grazia sacramentale divina, che è permanente, ma solo quello di accertare che fin dall'inizio questa grazia non è mai stata, né donata né ricevuta, per impedimento e per una mancanza di forma al momento del consenso.

Riguarda un atto sacranentale che non è stato conforme al superiore diritto divino e diritto naturale, riflesso nella disciplina del codice di diritto canonico. È quindi una dichiarazione di nullità, non di annullamento.

Diritto civile italianoModifica

Nei rapporti fra soggetti privati, la nullità di un contratto in forma scritta vale a partire dal momento della sua firma e registrazione, perché esso deve sempre essere conforme alla legge, al diritto civile che è prevalente sulla volontà delle parti contraenti, ove questo non disponga espressamente "salvo diverso accordo fra le parti".

Nel diritto civile italiano (art. 1424 c.c.), dopo l'annullamento di un negozio segue che esso sia convertito dal giudice nel cosiddetto "contratto sottostante", senza la necessità di una nuova manifestazione di volontà delle parti. Il negozio non cessa di esplicare i suoi effetti, come se fosse nullo sin dall'inizio.

Ugualmente, nel diritto del lavoro, entro certi limiti, ad un contratto di assunzione individuale dichiarato non conforme alla legge segue di diritto non la risoluzione del contratto, ma la sua conversione in un contratto a tempo indeterminato. E nel diritto privato dove a un contratto di locazione mai firmato oppure non regolare per tipologia, importo, condizione segue la conversione del giudice in un contratto conforme alle legge.

NoteModifica

  1. ^ E. Trerotola, Riflessioni in tema di inesistenza del negozio giuridico, in Giur. Mer., Giuffré, 1994, p. 186 e ss.
  2. ^ Felice Ancora, Le fattispecie quali componenti della dinamica dell'ordinamento, Giappichelli, 2006

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Diritto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diritto