Apri il menu principale
Inno di Garibaldi
Artista
Autore/iLuigi Mercantini
Luigi Pantaleoni
Generepatriottico
Data1858

L’Inno di Garibaldi è un inno patriottico del Risorgimento italiano.

Stampa del tempo con il testo dell'inno

Autore del testo fu, per richiesta dello stesso eroe dei due mondi, il poeta Luigi Mercantini (1821-72), noto anche per l'ode La spigolatrice di Sapri, struggente rievocazione romantica della spedizione, repubblicana e mazziniana, di Carlo Pisacane.

L'inno fu per molto tempo assai popolare dopo l'unità d'Italia, soprattutto tra le comunità di italiani emigrati. Acquisì nuovo slancio ai tempi della Grande Guerra, e durante il fascismo fu uno dei pochi inni risorgimentali non proibiti dal regime. Durante la resistenza venne adottato dalle brigate di partigiani comunisti (le cosiddette brigate Garibaldi) e utilizzato dall'emittente radiofonica Radio Bari come sigla di chiusura della trasmissione Italia combatte.

Durante la campagna elettorale per le elezioni del 18 aprile 1948, l'inno venne utilizzato per la propaganda del Fronte Democratico Popolare, che usava anche l'immagine di Garibaldi come simbolo elettorale.

Indice

StoriaModifica

L'origine dell'inno risale ad una riunione tenutasi il 19 dicembre 1858 nella casa del patriota bergamasco Gabriele Camozzi sulle alture di Genova, alla quale parteciparono anche Nino Bixio, Mercantini, Garibaldi e sua moglie, nella quale si discusse la formazione del corpo di volontari in seguito denominato "Cacciatori delle Alpi".

Ad un certo punto della riunione l'eroe dei due mondi disse al poeta marchigiano: «Voi mi dovreste scrivere un inno per i miei volontari! Lo canteremo andando alla carica, e lo ricanteremo tornando vincitori!». Mercantini rispose laconico: «Ci proverò.»

In una successiva riunione, tenutasi nello stesso luogo e con i medesimi partecipanti il 31 dicembre, Mercantini annuncia di aver composto l'inno, a cui ha dato il titolo di "Canzone italiana", e di aver affidato la composizione della musica all'amico Alessio Olivieri, direttore di una banda militare. Accompagnato al pianoforte dalla moglie, Mercantini canta con la sua voce grave la prima strofa dell'inno, che suscita l'acclamazione e l'entusiasmo dei presenti.

L'inno divenne ben presto assai popolare e conosciuto come Inno di battaglia dei cacciatori delle Alpi, ed in seguito alla spedizione dei Mille divenne noto semplicemente come l'Inno di Garibaldi.

AnalisiModifica

Soprattutto noti, e ancora citati, sono i versi iniziali:

«Si scopron le tombe, si levano i morti,
I martiri nostri son tutti risorti»

ed il ritornello:

«Va' fuori d'Italia! va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia! va' fuori, stranier!»

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica