Inondazione

allagamento in tempi brevi (da ore a giorni) di un'area ben definita
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Un'inondazione è un fenomeno riguardante l'allagamento in tempi brevi, dell'ordine delle ore o dei giorni, di un'area abitualmente non interessata da acque superficiali; spesso è dovuto a cause naturali, come lo straripamento dei corsi d'acqua dal loro alveo, l'azione combinata di alta marea e tifoni in aree costiere, l'impatto di uno tsunami, o l'improvviso scioglimento di nevai o ghiacciai[1]. Il termine inondazione è utilizzato anche per il fenomeno dell'acqua alta a Venezia, provocato dall'effetto combinato di alta marea e bassa pressione atmosferica. Quando l'inondazione è causata dalla tracimazione degli argini di corsi d'acqua ingrossati da piogge torrenziali, si parla anche di "alluvione", a cui possono essere connessi fenomeni di erosione e di deposito nelle aree interessate.

DescrizioneModifica

A scala minore, alcune città sviluppatesi sul bordo di laghi possono essere soggette a piccole inondazioni per debordamento delle acque lacustri in seguito ad un'eccessiva alimentazione del lago quando il suo immissario è ingrossato da forti piogge, come accade spesso a Como.

CauseModifica

NaturaliModifica

Molti fiumi che scorrono su terre relativamente pianeggianti attraversano vaste pianure alluvionali. Quando pesanti piogge o lo scioglimento delle nevi causa l'aumento della portata del fiume, l'acqua supera le rive e vasti tratti di acqua poco profonda coprono il territorio del bacino fluviale. Il depositarsi di sedimenti fertili in questo processo aumenta la fertilità del territorio. Inondazioni dal mare, per effetto (anche combinato) di tempeste o maree, o causate da uno tsunami, possono travolgere le difese naturali o artificiali dei litorali, quali dune o dighe costruite dall'uomo. Queste rappresentano la maggiore minaccia per le popolazioni che vivono vicino alla costa, specialmente se il territorio può essere facilmente inondato perché posto allo stesso livello o più in basso del livello dei flutti.

AntropicheModifica

Durante la storia umana, suoli fertili e vie di comunicazione navigabili hanno reso possibile l'agricoltura e altre attività umane; per difendere le città e le fattorie da alcuni fiumi soggetti ad inondazioni, sono stati predisposti sistemi di dighe e canali lungo le coste e attorno alle città.

Nei Paesi Bassi si è fatto ricorso alle inondazioni per ritardare o fermare del tutto l'avanzata di truppe nemiche; l'ultima volta avvenne nel 1944, quando gli occupanti tedeschi utilizzarono questa tattica per bloccare l'avanzata alleata.

Durante il Regno sabaudo, l'allagamento delle terre adiacenti alle risaie sulla strada del nemico ha portato a vantaggi tattici.

L'inondazione di vaste aree a monte del corpo di una diga, garantisce riserve d'acqua utilizzabili a fini potabili, irrigui, turistici, o per la generazione di energia idroelettrica.

PrevenzioneModifica

Nei fiumi che hanno maggior probabilità di provocare inondazioni o alluvioni, spesso vengono predisposte difese arginali (come terrapieni o muri di contenimento), casse di espansione o chiuse per evitare che il fiume esondi.

Le alluvioni costiere sono state gestite in Europa con le difese costiere, come le dighe marine e le scogliere.

Le aree soggette ad inondazioni sono spesso ad alta densità abitativa, come parti dei Paesi Bassi, dell'Inghilterra, di New Orleans e del delta del Mississippi, perciò leggi locali sono state emanate per prevenire la costruzione di edifici in tali aree;in alcuni casi la pressione dei costruttori ha causato l'elusione dei controlli, con un crescente numero di nuove aree che necessitano protezioni idrauliche.[senza fonte]

Nonostante il Bangladesh non sia stato più soggetto ad alluvioni marine dal 1995, gli Stati Uniti d'America hanno fornito rifugi contro gli uragani, e l'India fornisce al governo previsioni meteorologiche.

Tempo di ritornoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tempo di ritorno.

Per la valutazione del rischio di inondazione, si ricorre al concetto di tempo di ritorno, o tempo di ricorrenza, dell'evento, ovvero il tempo medio, espresso in anni, che intercorre tra il verificarsi di due eventi di intensità pari o superiore a un'intensità prefissata.

La stima del tempo di ritorno, che dipende da vari fattori (tra cui quelli geomorfologici, climatologici, idrologici e anche antropici), viene effettuata attraverso l'analisi delle serie storiche degli eventi alluvionali, preferibilmente su intervalli temporali di secoli, integrata con la valutazione geografica, geomorfologica e idrologica del territorio su cui insistono l'asta fluviale e il bacino idrografico di riferimento (tra cui i dati pluviometrici, l'assetto degli alvei, lo stato e la struttura delle arginature, la presenza di eventuali casse di espansione o dighe)

Il tempo di ritorno, in genere, viene espresso in anni (in inglese "Y range"[2]); ad esempio, con un tempo di ritorno Y<20 per una determinata regione di territorio, si ha che, in media, l'area viene inondata una volta ogni 20 anni, e ad essa è associata una probabilità di accadimanto dell'evento di inondazione pari a 1/Y ogni anno, nel caso in esempio pari al 5% ogni anno. Per eventi di magnitudine crescente, il numero di anni del tempo di ritorno sale; eventi con Y500 o Y1000 rappresentano eventi esondativi con una magnitudine tale da presentare statisticamente una volta ogni 500 o 1000 anni rispettivamente, con una probabilità di accadimanto rispettivamente dello 0,2% e dello 0,1% ogni anno.

Il dato del tempo di ritorno è utile sia a livello ingegneristico, che a livello assicurativo:

  • a livello ingegneristico, le costruzioni presenti in aree alluvionali con Y inferiori a certe soglie (di solito 20 o 50 anni, o nella aree golenali di un fiume) devono rispettare una serie di parametri di sicurezza molto più stringenti;
  • a livello assicurativo, vengono richiesti premi per le assicurazioni contro il rischio esondativo che sono molto più alti nelle aree Y50 o Y100; in alcuni casi, le assicurazioni non assicurano nemmeno le case in aree Y<20 o chiedono premi elevatissimi per farlo).[senza fonte]

StoriaModifica

In tempi geologici vi sono testimonianze di alcune improvvise inondazioni di vaste aree, rimaste aride al di sotto del livello del mare a causa dell'evoluzione geologica della regione; un esempio è il colmamento del Mediterraneo alla fine della crisi di salinità del Messiniano.

Nell'antichità, molte civiltà si adoperarono per cercare di attutire gli effetti delle inondazioni e utilizzarle a loro favore. Primi tra tutti furono i popoli stanziati nei pressi del Tigri e dell'Eufrate (noti nell'antichità con il nome di Idiglat e Purattu), come i Sumeri, che crearono una rete di canali volti all'irrigazione artificiale e al contenimento delle piene dei due fiumi.

Un'altra popolazione che si cimentò in questa opera fu quella egizia, che cercò di canalizzare le terre attorno al fiume Nilo. Il Nilo ogni anno, a seguito delle grandi piogge stagionali nell'area del suo bacino meridionale, era caratterizzato da una piena, che gli egiziani credevano fosse di origine divina, con conseguente tracimazione delle acque ed allagamento dei campi coltivati lungo il suo corso in terra egiziana. Durante il ritiro delle acque dai terreni allagati, il fiume depositava sul terreno il limo, che permise all'Egitto ricchi raccolti per millenni grazie a una fertilità leggendaria. La costruzione della diga di Assuan con la conseguente regolazione idrica del corso d'acqua, ha bloccato il ripetersi di questo fenomeno naturale.

Inondazioni catastrofiche in tempi moderni (cause naturali)Modifica

Spesso un'inondazione rompe gli argini provocando gravi danni. Nel seguito sono riportate le inondazioni catastrofiche che hanno suscitato maggiore risonanza nei media. Fenomeni atmosferici con ciclo stagionale, quali i monsoni e i cicloni, chiamati uragani nei Caraibi, provocano ogni anno inondazioni su scala inferiore, che frequentemente provocano vittime anche per l'elevata densità della popolazione nelle regioni colpite.

AfricaModifica

  • L'alluvione del Mozambico del 2000, causata da pesanti piogge che seguirono un ciclone, colpì la maggior parte del paese per tre settimane, uccidendo migliaia di persone e lasciando l'area devastata.

AsiaModifica

AmericaModifica

 
L'inondazione del fiume Rock River a Fort Atkinson, nel Wisconsin.

AustraliaModifica

  • Inondazione di Clermont del 1916: 61 morti a seguito di un ciclone.
  • Le alluvioni della Hunter Valley nel 1955, Nuovo Galles del Sud, distrussero oltre 100 abitazioni e causarono l'evacuazione oltre 45,000 persone.
 
A sinistra la foto mostra l'alluvione di Swifts Creek, nella terra di Vittoria, Australia. A destra si vede la stessa località dopo otto anni.

EuropaModifica

ItaliaModifica

Inondazioni catastrofiche in tempi moderni (cause antropiche)Modifica

Inondazioni catastrofiche possono anche essere provocate direttamente o indirettamente da interventi dell'uomo sull'ambiente. La rottura degli argini di un fiume o di una diga di sbarramento può provocare inondazioni catastrofiche per la vita e le opere dell'uomo.

AmericaModifica

EuropaModifica

ItaliaModifica

NoteModifica

  1. ^ tipici quelli ad opera di eruzioni vulcaniche sub-glaciali in Islanda
  2. ^ "Y" di "years", cioè "anni"; "range" è "intervallo"
  3. ^ Frana ad Ischia: travolta casa. Quattro morti - Corriere della Sera
  4. ^ Frana Ischia, un morto e 8 feriti - Top News - ANSA.it
  5. ^ Vibo Valentia, frana la montagna. Il video choc - Tg24 - Sky.it
  6. ^ GOVI M. & LUINO F. (2003) – “La colata di fango di Stava (Trentino) del 19 luglio 1985”. In: Tosatti (Ed.): “Rassegna dei contributi scientifici sul disastro della Val di Stava (Provincia di Trento), 19 luglio 1985”, p. 361-397.
  7. ^ LUINO F. & DE GRAFF J.V. (2012): “The Stava mudflow of 19 July 1985 (Northern Italy): a disaster that effective regulation might have prevented”. Nat. Hazards Earth Syst. Sci., 12, 1029-1044; doi:10.5194/nhess-12-1029-2012.

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