Invasione italiana dell'Albania

campagna militare
Invasione italiana dell'Albania
parte del periodo interbellico
Italian army 2.PNG
Forze italiane in Albania
Data7-12 aprile 1939
LuogoRegno d'Albania
EsitoVittoria italiana, re Zog I fugge dall’Albania
Modifiche territorialiCostituzione del Protettorato italiano d'Albania
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
22.000 soldati[1][2]
400 aerei[1]
2 corazzate
3 incrociatori pesanti
3 incrociatori leggeri
9 cacciatorpediniere
14 torpediniere
1 dragamine
10 navi ausiliarie
9 navi da trasporto
8.000 soldati[1]
5 aerei
3 torpediniere
Perdite
Stime italiane:
12-25 morti[3][4]
Stima di Fischer:
200-700 morti[3]
97 feriti[4]
Stime differenti: 160 morti e centinaia di feriti[4]
c.1000 morti[5]
feriti e dispersi sconosciuti
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L'invasione italiana dell'Albania (7-12 aprile 1939) fu una breve campagna militare dell'Italia fascista contro il Regno d'Albania. Il conflitto fu il risultato delle politiche espansioniste di Benito Mussolini. L'Albania venne rapidamente invasa, il suo sovrano, re Zog I costretto all'esilio nella vicina Grecia ed il paese annesso all'Impero Italiano come protettorato in unione personale con la corona italiana.

AntefattiModifica

L'Albania fu a lungo di notevole importanza strategica per il Regno d'Italia. Gli strateghi navali italiani desideravano il porto di Valona e l'isola di Sazan situata all'ingresso della baia di Valona, poiché avrebbero concesso all'Italia il controllo dell'ingresso al Mare Adriatico e una base adatta per le operazioni militari nei Balcani.[6] Nel tardo periodo ottomano, con un indebolimento locale dell'Islam, il movimento nazionalista albanese ottenne il forte sostegno delle due potenze marittime adriatiche, l'Austria-Ungheria e l'Italia, che erano preoccupate per il panslavismo nei Balcani e anche per l'egemonia anglo-francese, presumibilmente rappresentata nell'area attraverso la Grecia.[7] Prima della prima guerra mondiale, l'Italia e l'Austria-Ungheria sostennero la creazione di uno stato albanese indipendente.[8] Allo scoppio della guerra, l'Italia aveva colto l'occasione per occupare la metà meridionale dell'Albania, per evitare che venisse conquistata dagli austro-ungarici. Quel successo non durò a lungo, poiché la resistenza albanese durante la successiva guerra di Valona e i problemi interni del dopoguerra costrinsero l'Italia a ritirarsi nel 1920.[9] Il desiderio di compensare questo fallimento sarebbe stato uno dei principali motivi di Mussolini nell'invasione dell'Albania.[10]

L'Albania era importante culturalmente e storicamente per gli obiettivi nazionalisti dei fascisti,[senza fonte] poiché il territorio dell'Albania era stato a lungo parte dell'Impero Romano, anche prima dell'annessione dell'Italia settentrionale da parte dei romani. Successivamente, durante l'Alto Medioevo, alcune aree costiere (come Durazzo) vennero influenzate e possedute da potenze italiane, principalmente il Regno di Napoli e la Repubblica di Venezia per molti anni (cfr. Albania Veneta). Il regime fascista legittimò la sua pretesa sull'Albania attraverso studi che proclamavano l'affinità razziale di albanesi e italiani, soprattutto in contrasto con gli slavi jugoslavi.[11] I fascisti sostennero che gli albanesi fossero legati per eredità etnica agli italiani a causa dei legami tra le popolazioni preistoriche italiche, romane ed illiriche e che la maggiore influenza esibita dagli imperi romano e veneziano sull'Albania giustificava il diritto dell'Italia di possederla.[senza fonte]

Quando Mussolini prese il potere in Italia, si rivolse con rinnovato interesse verso l'Albania. L'Italia iniziò la penetrazione dell'economia albanese nel 1925, quando l'Albania accettò di consentire all'Italia di sfruttare le sue risorse minerarie.[12] Ciò venne seguito dal Primo trattato di Tirana nel 1926 e dal Secondo del 1927, in base ai quali l'Italia e l'Albania stipularono un'alleanza difensiva.[12] Il governo e l'economia albanese vennero sovvenzionati da prestiti italiani ed il Regio Esercito albanese non solo venne addestrato da istruttori militari italiani, ma la maggior parte dei suoi ufficiali erano italiani; altri italiani erano in una posizione elevata nel governo albanese. Un terzo delle importazioni albanesi proveniva dall'Italia.[13]

Nonostante la forte influenza italiana, re Zog I rifiutò di cedere completamente alle pressioni italiane.[14] Nel 1931 insorse apertamente contro gli italiani, rifiutando di rinnovare il trattato di Tirana del 1926. Dopo che l'Albania ebbe firmato accordi commerciali con Jugoslavia e Grecia nel 1934, Mussolini fece un tentativo fallito d'intimidire gli albanesi con l'invio di una flotta di navi da guerra.[15]

Quando la Germania nazista annetté l'Austria e si mosse contro la Cecoslovacchia, l'Italia si vide diventare il membro minore del Patto d'Acciaio.[16] L'imminente nascita di un erede albanese, nel frattempo, minacciava di dare a Zog una dinastia duratura. Dopo che il 15 marzo 1939 Hitler invase la Cecoslovacchia senza avvisare Mussolini in anticipo, quest'ultimo decise di procedere con la sua annessione dell'Albania.[senza fonte] Il re Vittorio Emanuele III criticò il piano di conquistare l'Albania come un grande rischio inutile per un guadagno quasi trascurabile.[17] Roma, tuttavia, consegnò a Tirana un ultimatum il 25 marzo 1939, chiedendo che acconsentisse all'occupazione italiana dell'Albania.[18] Zog rifiutò di accettare denaro in cambio del permesso di una totale acquisizione italiana e della colonizzazione dell'Albania.[senza fonte]

Il governo albanese cercò di tenere segreta la notizia dell'ultimatum italiano.[senza fonte] Mentre Radio Tirana trasmetteva con insistenza affermazioni che non stava accadendo nulla, la gente s'insospettiva; e la notizia dell'ultimatum italiano venne diffusa da fonti ufficiose. Il 5 aprile 1939 nacque il figlio del re e la notizia venne annunciata dai cannoni. La gente si riversò nelle strade allarmata, ma la notizia della nascita del principe la tranquillizzò. Il popolo sospettava che stesse accadendo qualcos'altro, il che condusse nello stesso giorno ad una manifestazione anti-italiana a Tirana. Il 6 aprile si svolsero diverse manifestazioni nelle principali città albanesi. Quello stesso pomeriggio, 100 aerei italiani sorvolarono Tirana, Durazzo e Valona, lasciando cadere volantini che istruivano le persone a sottomettersi all'occupazione italiana. Il popolo s'infuriò per questa dimostrazione di forza e chiese al governo di resistere e di rilasciare gli albanesi arrestati come "comunisti". La folla gridava: "Dateci le armi! Siamo stati venduti! Siamo stati traditi!". Mentre veniva richiamata una mobilitazione delle riserve, molti ufficiali di alto rango lasciarono il paese.[senza fonte] Il governo iniziò a dissolversi. Il ministro dell'Interno, Musa Juka, lasciò il paese per la Jugoslavia nello stesso giorno. Mentre re Zog annunciava alla nazione che avrebbe opposto resistenza all'occupazione italiana, la gente sentiva di essere stata abbandonata dal governo.[19]

Forze in campoModifica

Forze italiane in campo[20]Modifica

Forze albanesi in campo[21]Modifica

  • Stato Maggiore - Gen. Aranitasi (Tirana)
  • I Zona - Ten. col. Bega (Milot)
    • Battaglione fanteria "Deja"
    • Battaglione fanteria "Daijti"
    • Battaglione fanteria "Korata"
    • 2 batterie artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 compagnia genio zappatori/minatori
    • 1 stazione radio
  • II Zona - Ten. col. Vulagaj (Milot)
    • Battaglione fanteria "Tarabosh"
    • Battaglione fanteria "Gramos"
    • 1 battaglione Gendarmeria reale albanese
    • 2 batterie artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 stazione radio
  • III Zona - Ten. col. Kuku (Valona)
    • Battaglione fanteria "Tomori"
    • Battaglione fanteria "Kaptina"
    • 1 battaglione Gendarmeria reale albanese
    • Batteria artiglieria da montagna "Semani" (2 pezzi da 65/17)
    • 1 sezione artiglieria da montagna (2 pezzi da 65/17)
    • 1 plotone genio zappatori/minatori
    • 1 stazione radio
  • IV Zona - Col. Topalli (Saranda)
    • 2 battaglioni Guardie di frontiera
    • 1 battaglione Gendarmeria reale albanese
    • 1 stazione radio
  • Presidio di Durazzo - Mag. Kupi (Durazzo)
    • 1 battaglione Guardie di frontiera
    • 1 battaglione Gendarmeria reale albanese
    • 1 plotone fanteria di marina
    • 1 batteria artiglieria da montagna (2 pezzi da 75/13)
    • Batteria artiglieria costiera "Prandaj" (4 pezzi da 75/27)
    • 1 compagnia genio zappatori-minatori
    • 1 stazione radio

L'invasioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Durazzo (1939).
 
Soldati italiani e carri armati L3/35 a Durazzo.

I piani italiani originali per l'invasione prevedevano un contingente massimo di 50.000 uomini, supportati da 51 unità navali e 400 aeroplani. Alla fine, la forza d'invasione crebbe a 100.000 uomini sostenuti da 600 aeroplani,[22] ma solo 22.000 presero parte all'invasione.[3] Il 7 aprile le truppe di Mussolini, guidate dal generale Alfredo Guzzoni, invasero l'Albania, attaccando contemporaneamente tutti i porti albanesi.[23] Le forze navali italiane coinvolte nell'invasione erano costituite dalle corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour, tre incrociatori pesanti, tre incrociatori leggeri, nove cacciatorpediniere, quattordici torpediniere, un dragamine, dieci navi ausiliarie e nove navi da trasporto.[24] Le navi vennero divise in quattro gruppi, che effettuarono sbarchi a Valona, Durazzo, San Giovanni di Medua e Saranda, inclusa la concessione ivi concessa alla Romania nel 1934. Tuttavia, l'Esercito Reale rumeno non venne mai dispiegato nell'area ed essa venne conquistata dall'Italia, insieme al resto dell'Albania, durante l'invasione.[24]

D'altra parte l'esercito albanese regolare contava 15.000 soldati mal equipaggiati che erano stati addestrati da ufficiali italiani. Il piano di re Zog era di organizzare una resistenza sulle montagne, lasciando indifesi i porti e le principali città, ma agenti italiani collocati in Albania come istruttori militari sabotarono questo piano. Gli albanesi scoprirono che i pezzi di artiglieria erano stati disabilitati e che non c'erano munizioni.[senza fonte] Di conseguenza, la resistenza principale venne opposta dalla Gendarmeria reale albanese e da piccoli gruppi di patrioti.

A Durazzo, una forza di 500 albanesi, inclusi gendarmi e volontari armati, guidata dal maggiore Abaz Kupi (comandante della gendarmeria di Durazzo) e da Mujo Ulqinaku, un sergente della marina, cercò di fermare l'avanzata italiana. Dotati di armi leggere e di tre mitragliatrici e supportati da una batteria costiera, i difensori resistettero per alcune ore prima di essere sopraffatti con l'ausilio del fuoco d'artiglieria delle navi italiane.[22] La Reale Marina albanese di stanza a Durazzo era composta da quattro motovedette (ognuna armata di mitragliatrice) e da una batteria costiera con quattro cannoni da 75 mm, quest'ultima anche coinvolta nei combattimenti.[25] Mujo Ulqinaku, il comandante della motovedetta Tiranë, usò la sua mitragliatrice per uccidere e ferire molte truppe italiane fino a quando non venne ucciso da un proiettile di artiglieria sparato da una nave da guerra italiana.[25][26] Alla fine, un gran numero di carri armati leggeri vennero scaricati dalle navi italiane. Successivamente, la resistenza iniziò a sgretolarsi e nel giro di cinque ore gli italiani avevano conquistato la città.[27]

Dall'1:30 del primo giorno, tutti i porti albanesi erano in mani italiane. Lo stesso giorno, re Zog, sua moglie, la regina Geraldine Apponyi, e il loro figlio infante Leka fuggirono in Grecia, portando con loro una parte delle riserve auree della Banca Centrale albanese. Alla notizia, una folla inferocita attaccò le prigioni, liberò i prigionieri e saccheggiò la residenza del re. Alle 9:30 dell'8 aprile, le truppe italiane entrarono a Tirana e conquistarono rapidamente tutti gli edifici governativi. Colonne di soldati italiani marciarono poi verso Scutari, Fier ed Elbasan. Scutari si arrese la sera dopo 12 ore di combattimento. Tuttavia, due ufficiali di guarnigione al castello di Rozafa si rifiutarono di obbedire all'ordine di cessate il fuoco e continuarono a combattere fino a quando non finirono le munizioni. Le truppe italiane in seguito resero omaggio alle truppe albanesi a Scutari che avevano fermato la loro avanzata per un giorno intero.[senza fonte] Durante l'avanzata italiana verso Scutari, la folla assediò la prigione e liberò circa 200 prigionieri.[28]

Il numero di vittime in queste battaglie è controverso. I rapporti militari italiani affermavano che a Durazzo 25 italiani vennero uccisi e 97 feriti, mentre gli abitanti di Durazzo affermarono che vennero uccisi circa 400 italiani.[4] Le vittime per gli albanesi furono 160 morti e diverse centinaia di feriti.[4]

Il 12 aprile 1939, il parlamento albanese votò per deporre Zog e unire la nazione con l'Italia "in unione personale", offrendo la corona albanese a Vittorio Emanuele III.[29] Il parlamento elesse il più grande proprietario terriero dell'Albania, Shefqet Vërlaci, come primo ministro. Vërlaci servì come capo di stato ad interim per cinque giorni, fino a quando Vittorio Emanuele III non accettò formalmente la corona albanese in una cerimonia al palazzo del Quirinale a Roma. Vittorio Emanuele III nominò Francesco Jacomoni di San Savino, ex ambasciatore in Albania, per rappresentarlo in Albania come "luogotenente generale del re" (in effetti un viceré).

In generale, l'invasione italiana fu mal pianificata e mal eseguita, e riuscì solo perché la resistenza albanese era debole. Come commentò sarcasticamente Filippo Anfuso, l'assistente capo del conte Ciano: "[...] se solo gli albanesi avessero posseduto vigili del fuoco ben armati, avrebbero potuto respingerci nell'Adriatico".[4][30][31]

ConseguenzeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Occupazione italiana dell'Albania (1939-1943) e Resistenza albanese.
 

     Regno d'Italia

     Regno d'Albania

 
Bandiera dell'Albania, durante il dominio italiano

Il 15 aprile 1939, l'Albania si ritirò dalla Società delle Nazioni, dalla quale l'Italia si era già ritirata nel 1937. Il 3 giugno 1939, il ministero degli Esteri albanese venne fuso al ministero degli Esteri italiano, e al ministro degli Esteri albanese, Xhemil Dino, venne assegnato il rango di ambasciatore italiano. Dopo la conquista dell'Albania, Benito Mussolini dichiarò la creazione ufficiale dell'Impero Italiano e re Vittorio Emanuele III venne incoronato re degli albanesi oltre al suo titolo d'imperatore d'Etiopia, che era stata occupata dall'Italia tre anni prima. L'esercito albanese venne posto sotto comando italiano e fuso formalmente con l'esercito italiano nel 1940. Inoltre, le Camicie Nere formarono quattro legioni di Milizia albanese, reclutando inizialmente coloni italiani che vivevano in Albania e successivamente anche albanesi.

Dopo l'occupazione dell'Albania e l'insediamento di un nuovo governo, le economie dell'Albania e dell'Italia vennero collegate attraverso un'unione doganale che portò alla rimozione della maggior parte delle restrizioni commerciali.[32] Attraverso un'unione tariffaria, venne istituito in Albania il sistema tariffario italiano.[32] A causa delle previste perdite economiche in Albania dovute all'alterazione della politica tariffaria, il governo italiano fornì all'Albania 15 milioni di lek albanesi ogni anno a titolo di risarcimento.[32] Le leggi doganali italiane dovevano applicarsi in Albania e solo l'Italia da sola poteva stipulare trattati con terzi.[32] Il capitale italiano poteva dominare l'economia albanese.[32] Di conseguenza, le società italiane potevano detenere il monopolio nello sfruttamento delle risorse naturali albanesi.[32] Tutte le risorse petrolifere in Albania passavano attraverso l'Agip, l'azienda petrolifera statale italiana.[33]

 
Lasciapassare del Regno d'Albania rilasciato nel 1940 per il viaggio nell'Italia fascista dopo l'invasione dell'anno precedente.

Il 10 giugno 1940 l'Albania seguì l'Italia nella guerra contro Gran Bretagna e Francia. L'Albania servì come base per l'invasione italiana della Grecia nell'ottobre del 1940 e le truppe albanesi parteciparono alla campagna di Grecia, ma disertarono massicciamente la linea del fronte. Le aree meridionali del paese (comprese le città di Argirocastro e Coriza) vennero temporaneamente occupate dall'esercito greco durante quella campagna. Nel maggio 1941 l'Albania venne ampliata con l'annessione del Kosovo, di parte del Montenegro e della Banovina del Vardar, facendo molto per realizzare le rivendicazioni nazionalistiche di una "Grande Albania". La parte della costa occidentale dell'Epiro chiamata Ciamuria non venne annessa, ma posta sotto un Alto Commissario albanese che esercitava il controllo nominale su di essa. Quando l'Italia abbandonò l'Asse nel settembre del 1943, le truppe tedesche occuparono subito l'Albania dopo una breve campagna, con una resistenza relativamente forte.[34]

Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'autunno 1942, i partigiani albanesi, compresi alcuni sporadici gruppi nazionalisti, combatterono contro gli italiani (dopo l'autunno 1942) e, successivamente, i tedeschi. Nell'ottobre del 1944 i tedeschi si erano ritirati dai Balcani meridionali in risposta alle sconfitte militari da parte dell'Armata Rossa, al collasso della Romania e alla caduta imminente della Bulgaria.[35] Dopo che i tedeschi si ritirarono, a causa della rapida avanzata delle forze comuniste albanesi, i partigiani albanesi schiacciarono la resistenza nazionalista e il leader del Partito Comunista albanese, Enver Hoxha, divenne il leader del paese.[36]

Riferimenti culturaliModifica

Gli eventi che riguardano l'annessione italiana dell'Albania furono l'ispirazione per l'ottavo volume dei fumetti di Le avventure di Tintin intitolato Lo scettro di Ottokar, con una trama basata sull'immaginario paese balcanico di Syldavia e le tensioni inquiete con il suo vicino più grande Borduria.[37] Anche l'autore del fumetto di TinTin Hergé insistette sul fatto che il suo editore pubblicasse il lavoro per trarre vantaggio dagli eventi attuali nel 1939, ritenendo che "Syldavia è l'Albania".[37]

NoteModifica

  1. ^ a b c Fischer, 1999, p. 21.
  2. ^ "[...] L'occupazione militare dell'Albania ha avuto luogo mediante lo sbarco [...] di circa 22.000 uomini [...] scarsa e disorganizzata resistenza albanese". Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Esercito, Le truppe italiane in Albania (1914-1920 e 1939), relazione sull'ispezione compiuta in Albania tra il 19 e il 26 giugno 1939, Ufficio del Capo di Stato Maggiore Generale 29 giugno 1939, n. protocollo 4533
  3. ^ a b c Fischer, 1999, p. 22.
  4. ^ a b c d e f Pearson, 2004, p. 445.
  5. ^ Fischer, 1999.
  6. ^ Fischer, 1999, p. 5.
  7. ^
    (EL)

    «Περιορίζοντας τις αρχικές του ισλαμιστικές εξάρσεις, το αλβανικό εθνικιστικό κίνημα εξασφάλισε την πολιτική προστασία των δύο ισχυρών δυνάμεων της Αδριατικής, της Ιταλίας και της Αυστρίας, που δήλωναν έτοιμες να κάνουν ό,τι μπορούσαν για να σώσουν τα Βαλκάνια από την απειλή του Πανσλαβισμού και από την αγγλογαλλική κηδεμονία που υποτίθεται ότι θα αντιπροσώπευε η επέκταση της Ελλάδας.»

    (IT)

    «Limitando il carattere islamico, il movimento nazionalista albanese si assicurò la protezione civile dalle due potenti forze dell'Adriatico, Italia e Austria, pronte a fare il possibile per salvare i Balcani dalla minaccia del panslavismo e della tutela anglofrancese che avrebbe dovuto rappresentare la sua estensione attraverso la Grecia.»

    (Mihalis Kokolakis, Το ύστερο Γιαννιώτικο Πασαλίκι: χώρος, διοίκηση και πληθυσμός στην τουρκοκρατούμενη Ηπειρο (1820–1913) [Il tardo pascialato di Giannina: Territorio, amministrazione e popolazione nell'Epiro sotto il potere ottomano (1820–1913)])
  8. ^ Richard C. Hall, Consumed by War: European Conflict in the 20th Century, University Press of Kentucky, p. 12, ISBN 978-0-8131-5995-9.
    «A seguito del crollo ottomano, un gruppo di albanesi, con il sostegno austriaco e italiano, dichiararono l'indipendenza albanese a Valona (Vlorë) il 28 novembre 1912.»
  9. ^ (EN) Albania: A Country Study: Albania's Reemergence after World War I, su countrystudies.us, Biblioteca del Congresso. URL consultato il 29 marzo 2022..
  10. ^ (EN) Stephen J. Lee, Europe, 1890-1945, Psychology Press, 2003, pp. 336 e ss., ISBN 978-0-415-25455-7.
    «The invasion of Albania in 1939 resulted in the addition of territory on the Adriatic, a compensation for the territory Italy had not been given in the 1919 peace settlement. These policies were, however, carried out at immense cost, which eventually shattered the regime's limited infrastructure. There are also examples of direct»
  11. ^ (EN) Aristotle A. Kallis, Fascist ideology: territory and expansionism in Italy and Germany, 1922–1945, Routledge, 2000, pp. 132-133.
  12. ^ a b (EN) Albania: A Country Study: Italian Penetration, su countrystudies.us, Biblioteca del Congresso. URL consultato il 29 marzo 2022.
  13. ^ Smith, p. 149.
  14. ^ Fischer, 1999, p. 7.
  15. ^ (EN) Albania: A Country Study: Zog's Kingdom, su countrystudies.us, Biblioteca del Congresso. URL consultato il 29 marzo 2022.
  16. ^ (EN) Albania: A Country Study: Italian Occupation, su countrystudies.us, Biblioteca del Congresso. URL consultato il 29 marzo 2022.
  17. ^ Smith, p. 151.
  18. ^ Pearson, 2004, p. 429.
  19. ^ Pearson, 2004, p. 439.
  20. ^ La Campagna in Albania del 1939
  21. ^ L'Esercito Albanese al 7-4-1939
  22. ^ a b Pearson, 2004, p. 444.
  23. ^ Quando l'Italia invase l'Albania, su Il Post, 7 aprile 2019. URL consultato il 7 aprile 2019.
  24. ^ a b La Regia Marina tra le due guerre mondiali (PDF), su marina.difesa.it. URL consultato il 30 giugno 2020 (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2017).
  25. ^ a b (SQ) Mojkom Zego, Mujo Ulqinaku, Tirana, 8 Nëntori, 1980.
  26. ^ (SQ) Blerim Kone, Kur mbreti italian Viktor Emanueli, vizitonte Gjirokastren, in Koha Jone, Koha Jone, 7 aprile 2009. URL consultato il 2 settembre 2010 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2010).
  27. ^ Pearson, 2004, pp. 444-445.
  28. ^ Pearson, 2004, p. 454.
  29. ^ Fischer, 1999, p. 36.
  30. ^ (EN) Stephanie Schwandner-Sievers e Bernd Jürgen Fischer, Albanian Identities: Myth and History, Indiana University Press, 2002, p. 139, ISBN 0-253-34189-2.
  31. ^ (EN) David Brewer, Greece, the Decade of War: Occupation, Resistance and Civil War, T. B. Tauris, p. 2, ISBN 978-0-85772-936-1. URL consultato il 28 febbraio 2016.
  32. ^ a b c d e f (EN) Raphaël Lemkin, Axis Rule in Occupied Europe, Slark, New Jersey, The Lawbook Exchange, 2005, p. 102.
  33. ^ Pearson, 2006, p. 433.
  34. ^ Fischer, 1999, p. 189.
  35. ^ Fischer, 1999, p. 223.
  36. ^ (EN) Albania: A Country Study: The Communist and Nationalist Resistance, su countrystudies.us, Biblioteca del Congresso. URL consultato il 29 marzo 2022.
  37. ^ a b (EN) Pierre Assouline, Hergé, the Man Who Created Tintin, traduzione di Charles Ruas, Oxford e New York, Oxford University Press, 2009 [1996], p. 62, ISBN 978-0-19-539759-8.

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