Ippolita Sforza

nobile italiana
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Ippolita Sforza

Ippolita Sforza (Pavia, 26 gennaio 14931501) era la figlia primogenita del duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza e di Isabella d'Aragona. La sua prematura morte, incorsa all'età di otto anni, diede un implicito contributo all'estinzione della famiglia ducale per mancanza di eredi.

BiografiaModifica

 
Isabella d'Aragona, madre di Ippolita
 
Gian Galeazzo Sforza, padre di Ippolita

Figlia primogenita del duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza (1469-1494), nacque nel 1493 dal matrimonio del duca con Isabella d'Aragona (1470-1514)[1], figlia del re Alfonso II di Napoli. Prese il nome dalla più nota nonna materna Ippolita Maria Sforza, duchessa di Calabria, e figlia di Francesco I Sforza e Bianca Maria Visconti.

Rimasta orfana di padre in tenera età, venne portata a Milano dalla madre, assieme a suo fratello Francesco Maria e alla sorella Bona[2].

Si ritiene che i suoi resti siano conservati a Napoli nella sagrestia della Chiesa di San Domenico Maggiore[3].

Conseguenze della morte prematuraModifica

Ippolita appartenne a una delle famiglie più importanti del Rinascimento italiano, gli Sforza.

Il prestigio di una casata, oltre alle guerre vinte, dipendeva anche dalla possibilità di intraprendere una buona politica matrimoniale, strumento che evitava le ingenti perdite finanziarie e umane che una guerra necessariamente comportava. Naturalmente, per poter giungere a stipulare un matrimonio, era cruciale disporre di figli: una maggior prole garantiva spazi di ampi nelle manovre matrimoniali e, conseguentemente, più alleanze militari, più eredità e maggiore accumulo di ricchezze.

Ippolita fu vittima dell'elevatissimo tasso di mortalità infantile dell'epoca, di cui tutte le famiglie nobiliari, inclusi gli Sforza, dovevano tenere conto.

La morte di Ippolita, oltre a metter in crisi il futuro della madre Isabella e il prestigio della sua casata (era infatti un oltraggio nei confronti di suo padre Alfonso II di Napoli e degli Aragona non esser riuscita a compiere il suo dovere di sposa, ossia generare il maggior numero possibile di figli sani), fu problematica anche per gli Sforza. Una casata con pochi eredi risultava una casata debole, destinata a estinguersi.

Gli Sforza di Milano si estinsero infatti nel 1535, dopo che i cugini del padre di Ippolita, Massimiliano e Francesco II, figli di Ludovico il Moro, morirono senza eredi. Se questo successe, fu anche dovuto alla penuria di nuovi membri, che si traduceva in mancanza di alleanze per contrastare gli innumerevoli nemici che aspiravano ai loro domini.

La prematura morte di Ippolita, dunque, ebbe un ruolo politico implicito, togliendo senz'altro agli Sforza un'ulteriore possibilità di sopravvivenza.

AscendenzaModifica

Ippolita Sforza Padre:
Gian Galeazzo Maria Sforza
Nonno paterno:
Galeazzo Maria Sforza
Bisnonno paterno:
Francesco Sforza
Trisnonno paterno:
Muzio Attendolo Sforza
Trisnonna paterna:
Lucia Terzani
Bisnonna paterna:
Bianca Maria Visconti
Trisnonno paterno:
Filippo Maria Visconti
Trisnonna paterna:
Agnese del Maino
Nonna paterna:
Bona di Savoia
Bisnonno paterno:
Ludovico di Savoia
Trisnonno paterno:
Antipapa Felice V
Trisnonna paterna:
Maria di Borgogna
Bisnonna paterna:
Anna di Cipro
Trisnonno paterno:
Giano di Lusignano
Trisnonna paterna:
Carlotta di Borbone
Madre:
Isabella d'Aragona
Nonno materno:
Alfonso II d'Aragona
Bisnonno materno:
Ferdinando I d'Aragona
Trisnonno materno:
Alfonso V d'Aragona
Trisnonna materna:
Gueraldona Carlino
Bisnonna materna:
Isabella di Chiaromonte
Trisnonno materno:
Tristano di Chiaromonte
Trisnonna materna:
Caterina Orsini del Balzo
Nonna materna:
Ippolita Maria Sforza
Bisnonno materno:
Francesco Sforza
Trisnonno materno:
Muzio Attendolo Sforza
Trisnonna materna:
Lucia Terzani
Bisnonna materna:
Bianca Maria Visconti
Trisnonno materno:
Filippo Maria Visconti
Trisnonna materna:
Agnese del Maino

NoteModifica

  1. ^ Ippolita Sforza
  2. ^ AA.VV., La Regina Bona Sforza tra Puglia e Polonia: atti del convegno promosso dall'Associazione culturale "Regina Bona Sforza", Bari, 1980, p. 7.
  3. ^ AA.VV., L'Archeologia romana e altomedievale nell'oristanese: atti del convegno di Cuglieri (22-23 giugno 1984), Taranto, Scorpione ed., 1986, p. 221 (in una nota).

Voci correlateModifica

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