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(LA)

«Dies iræ dies illa, / Solvet sæclum in favilla, / Teste David cum Sybilla.[1]»

(IT)

«Il giorno dell'ira quel giorno fatale / fonderà il mondo nel fuoco / lo attestano Davide e la Sibilla»

John Martin, Il grande Giorno della Sua ira.

L'espressione ira di Dio, nella teologia biblica cristiana, indica la radicale opposizione, l'intolleranza, manifestata da Dio verso tutto ciò che è peccato.

Sebbene l'amore sia inerente alla natura del Dio cristiano, la sua ira è qualcosa che viene suscitato dalla malvagità delle creature umane. Il peccato offende gravemente il suo amore e la sua benignità, è un affronto alla sua misericordia. Esso, quindi, suscita la sua legittima ira. L'ira di Dio è considerata dalla Bibbia come un'opera "singolare" ed "inaudita"[2]. La misericordia di Dio è inerente al suo stesso carattere (non l'effetto della bontà umana), ma l'ira di Dio è effetto del peccato.

DescrizioneModifica

L'ira di Dio non è una retribuzione impersonale e automatica del peccato, una legge astratta, come da un semplice processo di causa ed effetto. L'ira di Dio, nell'Antico Testamento è espressione della libera, soggettiva e personale volontà di Dio che attivamente punisce il peccato. Nel Nuovo Testamento, allo stesso modo, l'ira di Dio è una reazione personale di Dio, non un'ipostasi indipendente.

Di fronte al male, Dio non sfugge alla responsabilità di eseguire il suo giudizio. A volte egli dimostra la sua ira nel modo più personale:

« Ora, fra breve, rovescerò il mio furore su di te e su di te darò sfogo alla mia ira. Ti giudicherò secondo le tue opere e ti domanderò conto di tutte le tue nefandezze. Né s'impietosirà il mio occhio e non avrò compassione, ma ti terrò responsabile della tua condotta e saranno palesi in mezzo a te le tue nefandezze: saprete allora che sono io, il Signore, colui che colpisce. »   (Ezechiele 7,8-9)

Ma il Signore non vuole la morte del malvagio, ma che si converta e viva [3]; il suo desiderio è sempre quello di perdonare, salvare, dare vita, trasformando il peccatore in uomo nuovo di virtù.

La Genesi nel cap. 18, narra la malvagità degli abitanti di Sodoma e Gomorra distrutte dall'ira divina perché Dio non vi trovò nemmeno un solo uomo giusto, per risparmiare la vita alla città, rendendo vana la preghiera del patriarca Abramo, padre di tutti i credenti.

Dio, infatti, è onnisciente e onnipotente, e Sommo Bene, in parole ed opere: non può fare il male, non mente, non sbaglia, non cambia volere, vince già in partenza. Pertanto, l'assenza dell'uomo giusto che non poté impedire la distruzione di Sodoma e Gomorra, deve potersi ritrovare in tutti gli altri casi di castigo divino:

Dio in quanto eterno e immutabile, e a sua volta la Sua volontà non è nota né scrutabile da alcuno, se non quando è il Verbo stesso che la rende manifesta, come nel passo citato:

  • nella storia passata narrata nella Bibbia (e non),
  • nelle profezie sul futuro,
  • negli uomini che, illuminati da Dio e dagli angeli, ne forniscono l'interpretazione unica, vera, retta, non contraddittoria, logica e coerente
    • con la natura immutabile di Dio nota alla teologia,
    • con l'unità del Verbo rivelatosi nella Bibbia,
    • con l'ordine divino e naturale del creato, fin dal principio, e dispiegatosi nella storia dell'intero genere umano,
    • con le parole e opere dei singoli Santi.

Nel Nuovo Testamento, brani come Giovanni 3,36 Romani 1,18, Efesini 5,6, Colossesi 3,6, Apocalisse 19,15, 11,18, 14,10, 6,16 16,19, Romani 9,22, essa è specificatamente descritta come ira di Dio, la Sua ira, la Tua ira, o l'ira dell'Agnello.

 
Apocalisse

La lettera ai Romani è molto esplicita sull'ira di Dio:

«  Poiché l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che reprimono la verità in modo ingiusto, poiché quello che si può conoscere di Dio è manifesto fra loro, poiché Dio lo ha reso loro manifesto. Poiché le sue invisibili [qualità], perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte, così che sono inescusabili; perché, sebbene abbiano conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio né lo hanno ringraziato, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intelligenza si è ottenebrato. Benché asseriscano di essere saggi, sono divenuti stolti e hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Dio in qualcosa di simile all'immagine dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di cose striscianti. Perciò Dio, secondo i desideri dei loro cuori, li ha abbandonati ad impurità, affinché i loro corpi siano disonorati fra loro, essi, che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno venerato e reso sacro servizio alla creazione anziché a Colui che creò, il quale è benedetto per sempre. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a vergognosi appetiti sessuali, poiché le loro femmine hanno mutato il loro uso naturale in uno contro natura; e similmente anche i maschi hanno lasciato l'uso naturale della femmina e nella loro concupiscenza si sono infiammati violentemente gli uni verso gli altri, maschi con maschi, operando ciò che è osceno e ricevendo in se stessi la piena ricompensa dovuta al loro errore. E siccome non hanno approvato di ritenere Dio nell'accurata conoscenza, Dio li ha abbandonati a un disapprovato stato mentale, affinché facciano le cose sconvenienti, essendo essi pieni di ogni ingiustizia, malvagità, concupiscenza, malizia, essendo pieni d'invidia, assassinio, contesa, inganno, malignità, essendo sussurratori, maldicenti, odiatori di Dio, insolenti, superbi, millantatori, inventori di cose dannose, disubbidienti ai genitori, senza intendimento, falsi negli accordi, senza affezione naturale, spietati. Benché questi conoscano molto bene il giusto decreto di Dio, che quelli che praticano tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano quelli che le praticano.

Perciò sei inescusabile, o uomo, chiunque tu sia, se giudichi; poiché nella cosa in cui giudichi un altro, condanni te stesso, in quanto tu che giudichi pratichi le stesse cose. Ora sappiamo che il giudizio di Dio, secondo verità, è contro quelli che praticano tali cose. Ma hai tu questa idea, o uomo, mentre giudichi quelli che praticano tali cose e tu pure le fai, che sfuggirai al giudizio di Dio? O disprezzi tu le ricchezze della sua benignità, della sua sopportazione e della sua longanimità, perché non sai che la benevola [qualità] di Dio cerca di condurti al pentimento? Ma secondo la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli per te stesso ira nel giorno dell'ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio. Ed egli renderà a ciascuno secondo le sue opere »   (Romani 1,18-2,6)

Nella seconda lettera ai Tessalonicesi, l'apostolo Paolo non lascia alcun dubbio pure sull'espressione ultima dell'ira del Cristo:

« ...e a voi, che ora siete afflitti, sollievo insieme a noi, quando si manifesterà il Signore Gesù dal cielo con gli angeli della sua potenza in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù. Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza, »   (2 Tessalonicesi 1,7-9)

Quando la Bibbia rappresenta l'ira di Dio, essa non è tanto un'emozione o uno stato psicologico alterato, quanto la netta opposizione fra santità e peccato. Di conseguenza, l'ira di Dio si vede dagli effetti che produce, nel fatto che Dio punisca il peccato sia in questa vita che nella prossima. Questi giudizi includono pestilenza, morte, esilio, distruzione di città malvagie, indurimento del cuore e l'esclusione di persone dal popolo di Dio a causa della loro idolatria o incredulità.

L'ira di Dio raggiunge l'aldilà. Questo lo si vede chiaramente quando Gesù descrive il castigo eterno, l'inferno di fuoco,

« ... dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne. »   (Marco 9,48)

Il giorno della finale ira di Dio sul peccato, il giorno del giudizio contro il peccato è la sua condanna irrevocabile del peccatore impenitente.

L'ira di Dio nell'Antico Testamento è controbilanciata dalla descrizione che fa del Signore come

« ...lento all'ira e grande in bontà, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione. »   (Numeri 14,18 [6])

oppure nel seguente Salmo [7]

«perché la sua collera dura un istante, la sua bontà per tutta la vita. Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia.[8]»

Di conseguenza, il modo per sfuggire alla legittima ira di Dio è abbondantemente presente sia nella tradizione ebraica sia in quella cristiana. È l'amore di Dio che provvede alla creatura umana una via di fuga. Egli chiama le creature umane a ravvedersi dai loro peccati per ricevere perdono e riabilitazione. Egli riceve l'intercessione di Abramo, Mosè, Eleazar, Geremia in favore del popolo peccatore e stabilisce (nell'Antico Testamento il sistema sacrificale mediante il quale la sua ira può essere fatta cessare. Nel Nuovo Testamento sono gli appelli alla fede, al ravvedimento, e al battesimo nel nome del Signore (che ci salva dall'ira a venire)[9].

L'apostolo Paolo scrive a proposito della fede in Cristo:

« Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. »   (Romani 5,9-10)

La parola più impressionante che la Bibbia usa al riguardo del castigo che Dio intende infliggere al peccatore è quella che riguarda "l'ira dell'Agnello" (Gesù Cristo) che pure prende su di sé i peccati del mondo. Gesù Cristo Dio è l'Agnello di Dio, senza peccato sacrificatosi nella morte di croce per espiare i peccati degli altri uomini; ed è il Verbo Incarnato nel grembo di Maria Vergine dallo Spirito Santo, una prima volta <<venuto fra gli uomini non per giudicare, ma per salvare>> (Gv 12,47).

Dopo la Pentecoste e Ascensione alla destra del Padre, l'ira di Gesù Cristo Dio è quella presente nell'Apocalisse di Giovanni, da interpretare ora nella storia umana dell'età contemporanea, coi fatti che precedono la sedonda venuta di Cristo e il Giudizio finale. Per 1uel tempo, tornerà una seconda volta nella veste di Giudice, ma sempre mantenendo quella misericordia divina, che farà precedere il giudizio da fatti sovrannaturali clamorosi e di portata tale da indurre ovunque nel mondo la conversione, il pentimento e perdono, e la salvezza del maggior numero possibile di persone.

NoteModifica

  1. ^ Attribuito a Tommaso da Selano
  2. ^ Isaia, 28,21
  3. ^ Ezechiele 18, 23; 33, 11
  4. ^ 1Samuele 4
  5. ^ Daniele 3
  6. ^ 54,7-10
  7. ^ Salmo, 30(29),5(6)
  8. ^ (CEI) 29,6, nuova ed. riveduta 30,5
  9. ^ 1,9-10

Voci correlateModifica

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