Irpinia

distretto storico-geografico dell'Italia meridionale
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'olio extravergine d'oliva, vedi Irpinia - Colline dell'Ufita.
Irpinia
Irpinia paesaggio.jpg
Tipico paesaggio irpino
Stati Italia Italia
Territorio Provincia di Avellino
(già Principato Ultra)
Lingue ufficiali: italiano, arbëreshe (a Greci)
non ufficiali: dialetti irpini (incluso l'arianese)
Nome abitanti Irpini
Irpinia in the Italian peninsula.png
L'Irpinia nell'entroterra appenninico della penisola italiana, in posizione intermedia tra la pianura Campana e il tavoliere delle Puglie.

L'Irpinia è un distretto storico-geografico dell'Italia meridionale corrispondente con buona approssimazione al territorio dell'attuale provincia di Avellino che, a sua volta, ricalca a grandi linee quello della più antica provincia di Principato Ultra (quest'ultima ricompresa all'interno dell'allora regno di Napoli).

Il toponimo "Irpinia", benché di origine moderna[1], fa comunque riferimento al territorio occupato in epoca pre-romana dagli antichi Irpini (Hirpini), una tribù di stirpe sannitica e di lingua osca stanziata lungo l'Appennino campano.

Conosciuta nel suo complesso come "la verde Irpinia", l'area dispone di notevoli valenze ambientali e paesaggistiche.

GeografiaModifica

TerritorioModifica

 
Montagne nella zona di Bagnoli Irpino

L'Irpinia è situata approssimativamente nel settore centro-orientale della Campania, benché al tempo degli antichi Irpini fosse intimamente legata al Sannio e in epoca imperiale fu aggregata per diversi secoli all'Apulia. Non ha (né ha mai avuto) uno sbocco al mare, presentando un territorio essenzialmente montuoso-collinare. I suoi limiti naturali sono costituiti dai monti della Daunia a nord-est (oltre i quali si estende il Tavoliere delle Puglie), dal Vulture a sud-est (un vulcano spento sito al confine con la Lucania) e dai monti Picentini-Partenio a sud-ovest (al di là dei quali si aprono le pianure e le coste della Campania), mentre il margine nord-occidentale è segnato da un complesso sistema fluviale (formato dal Calore e da numerosi suoi affluenti) imperniato su Benevento e condiviso con il Sannio propriamente detto.

Il territorio si presenta come un altipiano assai irregolare, inciso da valli e punteggiato da rilievi, tra i quali serpeggiano numerosi fiumi e torrenti.

IdrografiaModifica

Il principale corso d'acqua è il già citato Calore che, a partire dalle sue sorgenti (situate presso il Colle Finestra del monte Accellica), attraversa il territorio trasversalmente in direzione sud-nord per diverse decine di chilometri. L'Ofanto nasce, invece, tra Nusco e Torella dei Lombardi e percorre per un lungo tratto la parte sud-orientale dell'Irpinia, prima in direzione ovest-est per poi deviare verso nord nei pressi della confluenza con l'Atella a causa dello sbarramento costituito dal Vulture. Il Sele nasce a Caposele, dal monte Paflagone, contrafforte del Cervialto, e sbocca quindi nell'omonima piana del Salernitano.

Altri corsi di rilievo sono il Sabato e l'Ufita (entrambi affluenti del Calore) che nascono rispettivamente dal monte Accellica e Formicoso e scorrono all'interno di vaste vallate; notevole soprattutto la valle dell'Ufita, anticamente occupata da un lago. Poi ancora il fiume Miscano (affluente dell'Ufita) che sorge nei monti della Daunia e solca l'omonima vallata ricca di eminenze archeologiche e nota per le tipiche bolle della Malvizza (vulcanetti di fango di natura non vulcanica); quindi il Cervaro, un fiume che solca l'Irpinia nord-orientale per alcune decine di chilometri nel suo alto corso per poi discendere nel Tavoliere delle Puglie dopo aver percorso l'omonima valle boscosa e a tratti impervia; infine il Calaggio, che dalle sue sorgenti, in agro di Vallata, attraversa per un breve tratto l'Irpinia orientale prima di penetrare a sua volta nel Tavoliere pugliese. I fiumi e i torrenti testimoniano l'abbondanza di risorse idriche nel territorio, le quali vengono sfruttate per "dissetare" le regioni circostanti attraverso opere di canalizzazione. È questo il caso, infatti, delle sorgenti del Sele e dell'invaso di Conza, in parte utilizzati dall'Acquedotto pugliese, o del "canale di Serino" utilizzato già in epoca romana per portare l'acqua nella piana campana.

Orografia e geologiaModifica

Le cime più imponenti si innalzano nella zona sud-occidentale. È qui, infatti, che si ergono i monti Cervialto (la cui cima si trova nel territorio comunale di Calabritto) e Terminio (tra Serino e Volturara Irpina), massicci di origine carsica rispettivamente di 1809 e 1806 m s.l.m.

Nell'Irpinia centrale le montagne sono invece relativamente meno elevate, mentre le aree di fondovalle sono spesso ricoperte da depositi piroclastici (notevoli per il loro spessore soprattutto le pomici di Avellino). Fenomeni vulcanici secondari si evidenziano inoltre nella Valle d'Ansanto, ritenuta dagli antichi Irpini un luogo sacro dedicato alla dea Mefite; nelle vicinanze, a Villamaina, vi è una sorgente termale. Assai più ampia è invece la diffusione delle sorgenti sulfuree.

Nel settore nord-orientale, infine, la conformazione orografica è decisamente di tipo argilloso-arenaceo (benché la matrice sia comunque calcarea), pertanto i rilievi raggiungono altezze inferiori; nonostante ciò, i centri abitati sorgono a quote mediamente più elevate. Tale territorio è percorso inoltre dalla dorsale spartiacque appenninica, che si estende dalla sella di Ariano a nord (presso Ariano Irpino, il comune montano più popoloso della regione[2]), passando per i rilievi della Baronia di Vico (ove vi è Trevico, il centro abitato più elevato in regione con i suoi 1090 m s.l.m.[3]) e per l'altopiano del Formicoso (avente un'altitudine media di circa 800 m s.l.m.), fino alla sella di Conza, a sud.

SismologiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoti in Irpinia.

L'Irpinia costituisce uno dei 175 distretti sismici italiani. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha in Irpinia una propria sede a Grottaminarda, nella valle dell'Ufita, con annesso un centro per la Sismologia ed Ingegneria sismica. Il centro, mediante una sala di monitoraggio sismico, collabora allo sviluppo di una rete sismica nazionale che consente l'immediata localizzazione automatica degli eventi sismici che avvengono nell'ambito del territorio nazionale.[4]

StoriaModifica

 
La rupe e la fonte de La Starza, nella valle del Miscano, presso cui si rinvengono le vestigia del più antico insediamento d'Irpinia

Le più antiche tracce umane nell'area risalgono al paleolitico e sono riferibili a sporadici gruppi di cacciatori-raccoglitori, mentre i primi villaggi agro-pastorali sorsero nel neolitico in correlazione ad afflussi di genti provenienti dall'area adriatica. A partire dal XII-X secolo a.C. iniziarono a giungere, per successive ondate immigratorie, i primi popoli di ceppo indo-europeo.

Fu però soltanto tra il VI e il IV secolo a.C. che una tribù sannitica di lingua osca, gli Irpini, provenienti da territori più a nord occuparono progressivamente l'intera area. Il loro nome derivava da quello del lupo (hirpus in lingua osca), forse prescelto quale animale totemico. Ad ogni modo gli Irpini, almeno fino al termine delle guerre sannitiche, non furono mai citati in quanto costituivano parte integrante della Lega sannitica; essi comparvero per la prima volta col proprio nome soltanto al tempo della spedizione di Pirro, nel 280 a.C.

I centri irpini più importanti furono (da nord a sud): Vescellium (da localizzarsi forse nei monti della Daunia, ai confini con l'Apulia), Aequum Tuticum (Sant'Eleuterio di Ariano Irpino), Maleventum (Benevento, colonizzata però dai Romani fin dal 268 a.C.), Trivicum (Civita Superiore di San Sossio Baronia), Aeculanum (Passo di Mirabella), Aquilonia (Lacedonia), Abellinum (nei pressi dell'odierna Atripalda, sul fiume Sabato), Fratuolum (forse Calitri), Compsa (Conza vecchia).

A seguito di ricerche archeologiche sono inoltre emersi altri insediamenti, di cui però si ignorano i nomi; essi erano situati a Monte Rovitello (presso Greci), a Casalbore (ove si rinvengono i resti di un tempio italico, l'unico superstite in tutta l'Irpinia), a Monte Castello (Savignano Irpino), a La Pezza (presso Melito Irpino), a Castel Baronia, a Carife (assai cospicui i reperti rinvenuti nella locale area archeologica), a Bisaccia, a Morra De Sanctis, a Oppido Vetere (presso Lioni), a Castelnuovo di Conza (ai confini con la Lucania).

Fin dall'epoca delle guerre puniche gli Irpini si dimostrarono spesso ostili nei confronti dei Romani, ma al termine della guerra sociale (I secolo a.C.) furono costretti a sottomettersi definitivamente, perdendo così poco per volta la loro cultura e la loro lingua ma ottenendo in compenso la tanto ambita cittadinanza romana.

Numerose strade romane attraversarono il territorio irpino: la più antica fu la Via Appia, seguirono poi la Via Aemilia, la Via Traiana, la Via Aurelia e infine la Via Herculia. In epoca imperiale l'Irpinia fu separata dal Sannio (che costituì la regio IV) e aggregata dapprima alla regio II Apulia et Calabria (ossia alla Puglia) dall'imperatore Augusto, per poi passare in gran parte alla Campania a seguito della riforma amministrativa operata da Adriano; tuttavia il settore orientale rimase legato alla provincia di Apulia et Calabria (erede della Regio II) ancora per qualche secolo.[5]

In epoca medievale i territori già irpini furono assoggettati fin dal VI secolo al ducato di Benevento, ma in seguito il principato di Salerno riuscì ad appropriarsene dapprima in parte (settori meridionali, secolo IX) e poi totalmente (dopo la conquista normanna, secolo XI); tuttavia le stesse terre, a partire dall'epoca angioina (secolo XIII), furono distaccate anche da Salerno per costituire un giustizierato a sé stante (denominato Principato Ultra, o anche Principato Ulteriore) all'interno del neonato Regno di Napoli.

A decorrere dal XV secolo il Principato Ultra fu elevato a provincia e, a partire dalla fine del secolo successivo, la sua sede fu fissata stabilmente in Montefusco; fu soltanto dal 1806 che Avellino divenne capoluogo provinciale. Dopo l'unità d'Italia la denominazione "Principato Ultra" fu abbandonata, ma lo stemma fu mantenuto; i confini provinciali furono comunque ripetutamente modificati nel corso dei secoli.

Nel 1942 papa Pio XII nominò Guglielmo da Vercelli, fondatore del monastero di Montevergine, patrono dell'Irpinia[6]

TurismoModifica

 
Veduta di Savignano Irpino, uno dei borghi più belli d'Italia

Principali attrattive turistiche sono il comprensorio sciistico del Laceno con il lago omonimo, il monte Terminio oltre ad alcuni borghi che fanno parte dell'associazione dei borghi più belli d'Italia (quali Monteverde, Nusco, Savignano Irpino e Zungoli).

Tra le strutture architettoniche spicca il castello di Ariano Irpino, città sede della prima contea normanna dell'Italia meridionale ove venne emanato il corpus giuridico delle Assise di Ariano. Notevole anche il castello aragonese di Monteverde, sede dal 1532 al 1641 della signoria dei Grimaldi principi di Monaco. Di rilievo, inoltre, è il centro storico di Gesualdo con il castello che fu dimora del "principe dei musici" Carlo Gesualdo; importanti sono anche il Borgo Castello di Calitri nonché il castello di San Barbato, forte costruito in epoca longobarda nell'849.

Tra le mete religiose si citano il santuario di Montevergine in territorio di Mercogliano, il santuario di San Gerardo Maiella a Caposele, i due santuari medievali di San Liberatore e della Madonna di Valleluogo presso Ariano Irpino, il santuario di Carpignano di Grottaminarda e il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Frigento. Notevoli per la loro imponenza e per le opere d'arte ivi custodite sono inoltre le cattedrali di Ariano Irpino, di Avellino e di Sant'Angelo dei Lombardi.

I poli museali più rilevanti sono il museo irpino e il museo d'arte di Avellino, il museo della civiltà normanna e il museo archeologico di Ariano Irpino, nonché due musei della ceramica: a Calitri e ancora ad Ariano Irpino.

GastronomiaModifica

Di particolare rilevanza è la produzione di vino. Tra i più pregiati vi sono il greco di Tufo DOCG, il taurasi DOCG, il fiano di Avellino e l'aglianico. Tra i prodotti IGP vi è la castagna di Montella, mentre l'olio Irpinia - Colline dell'Ufita, che si caratterizza per i suoi colori intensi e per il sapore fruttato con note di pomodoro[7], si fregia del marchio DOP. Altri prodotti tipici sono il caciocchiato irpino, la castagna di Trevico (soprattutto in forma di caldarroste), il pane di Calitri, il pane di Montecalvo, la patata di Trevico, il pecorino bagnolese, il pecorino di Carmasciano, il prosciutto di Trevico, il prosciutto di Venticano e il tartufo nero di Bagnoli Irpino, tutti riconosciuti quali prodotti agroalimentari tradizionali (PAT).

Nei comuni di Pietradefusi (in particolare la frazione Dentecane), Grottaminarda e Ospedaletto d'Alpinolo sono presenti degli stabilimenti per la produzione del torrone; molto importante è anche la produzione di nocciole. Per quanto riguarda la pasta è diffuso il consumo dei fusilli avellinesi; esclusivi della Baronia sono invece i trilli, un particolare tipo di pasta casereccia che si fregia del marchio PAT[8].

EconomiaModifica

Dopo il terremoto del 1980 sono sorte numerose aree industriali, benché l'economia tradizionale irpina si basa sull'agricoltura, sulla silvicoltura, sulla pastorizia e sull'artigianato.

Lingue e dialettiModifica

L'osco, la lingua Indoeuropea parlata dagli antichi Irpini e dalle altre popolazioni sannitiche e appartenente al gruppo osco-umbro, si estinse a seguito della colonizzazione romana; le ultime attestazioni scritte risalgono al I secolo a.C.

Nell'Irpinia moderna si parlano invece la lingua italiana e i vari dialetti irpini, questi ultimi derivanti dalla sovrapposizione della lingua latina sul sostrato osco e appartenenti al gruppo dei dialetti italiani meridionali. Ai confini con i territori circostanti i vernacoli locali subiscono comunque diverse influenze; ad esempio, nella città di Ariano Irpino (situata ai confini con la Puglia) è in uso una parlata di transizione con caratteri peculiari, il dialetto arianese.

Un diverso idioma romanzo, quello francoprovenzale penetrato a seguito degli Angioini o dei Valdesi, oltreché tuttora parlato nell'alta Valmaggiore (un'area-cuscinetto a cavallo tra Irpinia e Daunia) era usato un tempo anche da alcune altre comunità vicine dell'Irpinia nord-orientale, ove permangono tracce della sua diffusione[9].

 
Segnaletica bilingue a Greci, isola linguistica arbëreshë

Greci è invece l'unico paese irpino in cui si parla l'arbëreshë, un idioma antico-albanese. Oltre alla lingua, a Greci si sono mantenute intatte nel tempo anche molte tradizioni (ma non il rito ortodosso). Lo stanziamento arbëreshë risale al XV secolo, ma il toponimo "Greci" ha origini più antiche (essendo attestato fin dall'XI secolo) ed è piuttosto riferibile ai Bizantini che nel IX-X secolo occuparono quel territorio. In lingua arbëreshë Greci è chiamata invece Katundi, letteralmente "il borgo", "il paese".

In passato esistevano ancora altre isole linguistiche: si trattava degli schiavoni, un gruppo etnico di ceppo slavo stanziato un tempo a Polcarino degli Schiavoni (l'attuale Villanova del Battista), a Montemalo (l'attuale Sant'Arcangelo Trimonte) e a Ginestra degli Schiavoni, estintosi dopo le estese devastazioni provocate dall'epidemia di peste del 1656.

NoteModifica

  1. ^ La parola Hirpinia è una creazione rinascimentale, non essendo attestata nel latino classico. In epoca romana, al tempo delle guerre sannitiche, si adoperava piuttosto la locuzione Samnium Hirpinum (= "Sannio irpino"), anche se in seguito si preferì utilizzare l'etnonimo Hirpini per indicare tanto la popolazione quanto il suo territorio (ad esempio: in Hirpinis = "in Irpinia", letteralmente "negli Irpini").
  2. ^ Comuni montani, su Comuniverso (archiviato l'11 giugno 2019).
  3. ^ Comuni campani per altitudine, su Tuttitalia.
  4. ^ La sede Irpinia, su Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. URL consultato il 10 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2018).
  5. ^ Antonio Canino, Campania, Touring club italiano, 1981, pp. 11-12.
  6. ^ Guglielmo da Vercelli, su enrosadira.it.
  7. ^ Irpinia Colline dell'Ufita DOP, su agricoltura.regione.campania.it.
  8. ^ Prodotti tipici irpini, su Viaggio in Irpinia.
  9. ^ Puglia, Touring club italiano, 1978, p. 62, ISBN 978-88-365-0020-8.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN238426444