Irpinia

distretto storico-geografico dell'Italia meridionale
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Irpinia
Irpinia paesaggio.jpg
Tipico paesaggio irpino
Stati Italia Italia
Regioni Campania Campania
Puglia Puglia
Basilicata Basilicata
Territorio Provincia di Avellino (eccetto alcune propaggini[1]) e talune frange delle province di Benevento, Foggia, Potenza e Salerno[2]
Nome abitanti Irpini
Samnium Hirpinum.jpeg
L'area in cui risiedevano le antiche comunità di Irpini (Hirpini) all'interno del Sannio (Samnium) secondo l'Historical Atlas

Coordinate: 41°00′34″N 15°04′50″E / 41.009444°N 15.080556°E41.009444; 15.080556

L'Irpinia è un distretto storico-geografico dell'Italia meridionale corrispondente con buona approssimazione[1][2] al territorio dell'attuale provincia di Avellino, la quale a sua volta ricalca in gran parte quello della più antica provincia di Principato Ultra (quest'ultima compresa all'interno dell'allora regno di Napoli).

Il toponimo "Irpinia", benché non attestato nelle fonti classiche[3], fa comunque riferimento al territorio occupato in epoca pre-romana dagli antichi Irpini (Hirpini), una tribù di stirpe sannitica e di lingua osca stanziata lungo l'Appennino campano.

Conosciuta nel suo complesso come "la verde Irpinia", l'area dispone di notevoli valenze ambientali e paesaggistiche.

GeografiaModifica

L'Irpinia si estende nella parte centro-orientale della Campania, non ha uno sbocco al mare e presenta un territorio essenzialmente montuoso-collinare, confinando a nord con il Sannio beneventano, a est con la Daunia e il Vulture, a sud con il Salernitano e ad ovest con il Nolano e l'Agro nocerino-sarnese. I suoi limiti naturali sono i monti della Daunia a nord-est, il monte Vulture a sud-est, i monti Picentini a sud-ovest e i monti del Partenio a nord-ovest.

Il territorio si presenta come un altipiano assai irregolare, inciso da valli e punteggiato da rilievi, tra i quali serpeggiano numerosi fiumi e torrenti. Tra questi si possono annoverare il Calore Irpino, l'Ofanto e il Sele. Il Calore attraversa il territorio trasversalmente in direzione sud-nord per circa 44 km (sugli 80 km totali del suo corso), dalle sorgenti, che si trovano presso Montella a una quota superiore ai 1000 m s.l.m. (e che alimentano l'Acquedotto Pugliese) fino ad arrivare nel Sannio dove confluisce nel Volturno. L'Ofanto nasce, invece, tra Nusco e Torella dei Lombardi, e percorre la parte orientale della regione per 68 km, prima in direzione ovest-est per poi procedere verso nord nei pressi della confluenza con l'Atella, marcando il confine con la Basilicata. Il Sele nasce a Caposele, dal monte Paflagone, contrafforte del Cervialto, e sbocca nell'omonima piana del Salernitano.

 
Monti nei pressi della stazione sciistica Laceno

Altri corsi di rilievo sono il Sabato e l'Ufita, entrambi affluenti del Calore che nascono rispettivamente dal monte Accellica e Formicoso. Poi ancora il Miscano (affluente dell'Ufita) che solca l'omonima vallata ricca di eminenze archeologiche e nota per le tipiche Bolle della Malvizza (vulcanetti di fango) al confine con il Sannio; quindi il Cervaro, fiume pugliese che attraversa l'estremo lembo orientale della regione per 34 km ca., dando il nome alla valle omonima in prossimità di Savignano Irpino; infine il Calaggio, che dalle sue sorgenti, in agro di Vallata, attraversa l'Irpinia orientale per circa 28 km prima di entrare in territorio pugliese. I fiumi e i torrenti testimoniano l'abbondanza di risorse idriche nel territorio, le quali vengono sfruttate per "dissetare" le regioni circostanti attraverso opere di canalizzazione. È questo il caso, infatti, delle sorgenti del Sele e dell'invaso di Conza, in parte utilizzati dall'Acquedotto pugliese o del "Canale di Serino" utilizzato già in epoca romana per portare l'acqua nella piana campana.

Per quanto riguarda l'orografia del territorio, le cime più imponenti si ergono nella zona sud-occidentale. È qui, infatti, che si trovano i monti Cervialto (la cui cima si trova nel comune di Calabritto), e Terminio (tra Serino e Volturara Irpina), massicci di origine carsica rispettivamente di 1809 e 1806 m s.l.m.. Nel settore nord-orientale, invece, la conformazione orografica è di tipo argilloso; per tale ragione i rilievi raggiungono altezze inferiori, benché i centri abitati sorgano a quote mediamente più elevate. Di tale territorio fa parte la dorsale dell'Appennino che si estende dalla Sella di Ariano (presso Ariano Irpino, il comune montano più popoloso della regione), passando per i rilievi della Baronia di Vico (ove vi è Trevico, il centro abitato più elevato d'Irpinia con i suoi 1090 m slm), mentre l'estremità orientale della dorsale prende il nome di “altopiano del Formicoso” e ha un'altitudine media di circa 800 m s.l.m..

SismologiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoti in Irpinia.

L'Irpinia costituisce uno dei 175 distretti sismici italiani. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha in Irpinia una propria sede a Grottaminarda, nella valle dell'Ufita, con annesso un centro per la Sismologia ed Ingegneria sismica. Il centro, mediante una sala di monitoraggio sismico, collabora allo sviluppo di una rete sismica nazionale che consente l'immediata localizzazione automatica degli eventi sismici che avvengono nell'ambito del territorio nazionale.[4]

StoriaModifica

 
La rupe e la fonte de La Starza, nella valle del Miscano, presso cui si rinvengono le vestigia del più antico insediamento della regione

Le più antiche tracce umane nell'area risalgono al paleolitico, mentre i primi villaggi organizzati risalgono al neolitico e sono da correlarsi ad afflussi di genti provenienti dall'area adriatica. Dal XII al X secolo a.C., per successive ondate immigratorie, iniziarono a penetrare nella penisola italiana i primi popoli di lingua indo-europea che dettero origine nelle zone del centro-Italia più occidentali ai Prischi-Latini, e a est, sulla dorsale appenninica, agli Umbro-Sabini. Tali tribù si sovrapposero ai più antichi insediamenti di Itali e Ausoni, o Enotri, formando un unico corpo civile. I coloni provenienti dalla Grecia chiamarono queste popolazioni Opsci, trasformato poi in Osci o Oschi a significare incolti, estranei alla civiltà greca.

Dal VI secolo a.C. si assistette a successive e massicce migrazioni verso sud dei Sabini, distaccatisi dagli Umbri, in ossequio al ver sacrum, la primavera sacra, un antichissimo rito dei popoli italici praticato in tempo di pericolo o in caso di elevata densità di popolazione. Sotto la guida di un animale sacro, i Sabini penetrarono lungo la dorsale appenninica dai confini dell'Umbria sino all'Aspromonte. I primi "sacrati", secondo la tradizione, erano in settemila guidati da Comio Castronio e sotto il vessillo del toro occuparono le terre tra il Molise, il Matese e il fiume Tammaro, dando origine alle genti sannitiche. L'antica e corretta denominazione, in lingua osca, dei Sanniti è Safineis, come riportato su alcune epigrafi e monete ritrovate in molti scavi archeologici. Il nome latino Samnites sembra essere una degenerazione linguistica di Sabini, da cui Sabnites e quindi Sanniti.

Un ulteriore insediamento di tribù sabelle occupò la regione compresa tra le valli del fiume Sabato, dell'Ufita e dell'Ofanto: si chiamarono Irpini, dal nome dell'animale, loro insegna, venerato in onore del dio Marte: Hirpus che nella lingua osca significava lupo. Per mancanza delle antiche fonti storiche non è accertabile un'età precisa sull'insediamento degli Irpini in tali terre. È certo, però, che prima dell'anno 342 a.C., allorché cominciò la prima guerra tra Sanniti e Romani, gli Irpini si erano stabiliti, già da tempo, nel territorio cui avevano imposto il loro nome. Essi compaiono, per la prima volta, col proprio nome al tempo della spedizione di Pirro, nel 280 a.C. Abellinum fu conquistata dai romani nel 252 a.C.

Gli Irpini conservarono stabilmente le antiche tradizioni e la lingua osca. Il ritrovamento fatto a fine Settecento della Tabula Bantina, ha permesso la comprensione e lo studio di quest'antico idioma italico. La tavola in bronzo, rinvenuta a Oppido, nella vicina Lucania, reca l'iscrizione di una legge della vicina città romana di Banzi sia in osco sia in latino.

Nei tempi più antichi l'Irpinia, propriamente detta, era delimitata a ovest dai gioghi del monte Partenio, a sud arrivava sino ai monti Picentini, lungo la catena del Terminio (monti Lattari) sino alle sorgenti del Sele per continuare lungo il greto dell'Ofanto sino al monte Vulture, ai confini della Lucania. A est raggiungeva la valle del Cervaro, dove incontrava i territori della Daunia; a nord confinava con la valle Caudina e il Sannio Pentro. I centri irpini più importanti furono: Aeculanum (Mirabella Eclano), Aequum Tuticum (nella Valle del Miscano, a nord dell'attuale Ariano Irpino), Romulea (Bisaccia o Carife), Compsa (Conza), Aletrium (Calitri), Aquilonia (Lacedonia) e Abellinum (nei pressi dell'odierna Atripalda sulle rive del fiume Sabato). È incerto se Maleventum (Benevento) facesse parte dell'Irpinia, in ogni caso tale città fu occupata assai precocemente dai Romani che vi trassero una colonia.

Le tribù irpine erano organizzate in pagi, cantoni nei quali erano sparse capanne o casupole e dove esisteva una rocca che offriva un sicuro riparo in caso di guerra e che custodiva le cose sacre della comunità. I Safini, o Sabhini, non costituirono mai uno stato centrale, le singole tribù, "sacrate" a Mamerte (Marte), secondo la divinazione del ver sacrum, formarono ognuno un'entità politico-amministrativa chiamata toutus. I Sanniti contarono quattro touti: i Pentri, con Bovianum Vetus (Pietrabbondante) quale località dove si svolgevano i rituali sacri e le attività sociali e di governo, occuparono l'alto e medio Molise e l'alta valle del Sangro; i Carricini con Cluviæ, si stanziarono tra il Sangro e il Trigno; i Caudini con Caudium (Montesarchio), si insediarono nelle ampie valli situate tra Benevento e il corso del Volturno; infine gli Irpini nel quadrante sud-orientale della federazione sannita. Capo del touto era il Meddis Toutiks. Era eletto democraticamente e affiancato da un collegio costituito dal Meddix Aticus, una sorta di ministro delle finanze, e dai rappresentanti dei vari pagi, guidati dal Meddix Minor.

I pagi, autoctoni e autonomi, erano generalmente retti da libere assemblee, alcune con costituzione democratica, sul modello greco, altre governate da oligarchi. Vi si organizzava il reclutamento militare, si approvavano le leggi locali e si eleggevano i rappresentanti al touto. Ogni pagus era, a sua volta, organizzato in vari insediamenti diffusi sul territorio, costituiti dai vici e dagli oppida. Il vicus aveva funzioni prettamente economico-produttive ed era situato in zone piane o pedemontane, l'oppidum era un castello fortificato con un presidio militare posto sulle alture. La sicurezza e l'organizzazione del territorio erano garantite da un forte e capillare controllo esercitato da un'entità governativa che imponeva il rispetto delle leggi locali e del touto.

 
Rovine di Aeclanum

A seconda delle circostanze e convenienze i touti si federavano per fronteggiare le minacce alla loro integrità territoriale. Nel V secolo a.C., i Samnites costituirono una sorta di lega per sottrarre agli Etruschi la città di Capua con l'intera pianura campana fino a Stabiæ. Successivamente espugnarono ai Greci la città di Cuma sottraendo loro il controllo della costa tirrenica della Conia. Una testimonianza dei vincoli federativi tra le tribù irpine è documentata da un'antica moneta in bronzo, anteriore per conio alla fine della terza guerra sannitica (275 a.C.), nella quale si accenna ad una lega stretta tra i quattro pagi, i quali traevano la loro origine direttamente dagli dei Tefer, antico dio della guerra italico, e Herentateis, dea della bellezza e dell'amore, e altre sette tribù, costituenti una costellazione politica maggiore quali potevano essere gli Abellinates. A riprova del vincolo federativo delle comunità irpine, ma allo stesso tempo della loro autonomia, vanno citati gli eventi della seconda guerra punica, allorquando Annibale si presentò ai popoli italici come il liberatore dal giogo di Roma. Gli Irpini, all'appello del duce cartaginese, si mostrarono disuniti, divisi com'erano in due diversi partiti politici: uno aristocratico, fedele, secondo gli antichi patti di un fœdus iniquum, all'alleanza romana, e l'altro democratico, aperto ad ogni novità. Non si riuscì a raggiungere un'intesa tra le tribù irpine neppure all'epoca della guerra sociale, quando i popoli assoggettati a Roma insorsero affinché fossero loro conferiti gli stessi diritti politici degli abitanti dell'Urbe. Gli Irpini si divisero in una parte favorevole al Senato, quella aristocratica, e in una parte popolare che teneva per gli insorti; si ritrovarono quindi a combattere sui due fronti opposti, gli uni contro gli altri. La feroce riconquista delle popolazioni sollevate da parte di Silla indusse, anzitempo, gli Irpini insorti a trattare la resa. La volontaria dedizione dei pagi irpini indusse Mario a concedere loro, nell'87 a.C., la cittadinanza. Il favore guadagnato da Mario per i benefici concessi segnò la fine del touto irpino. Infatti, con lo scoppio della guerra civile tra le opposte fazioni dei sostenitori di Mario e di Silla e la definitiva vittoria di quest'ultimo, gli Irpini furono proscritti ed ebbero i beni confiscati. L'uccisione o la riduzione in servitù dell'antica gente, ad eccezione dei partecipanti alla legione irpina, rimasti fedeli a Silla, portò alla cancellazione anche della favorevole condizione giuridica: persero la loro indipendenza e autonomia, furono privati del loro territorio e i possedimenti, sia privati che pubblici, furono distribuiti tra i legionari o avocato alla repubblica romana.

In epoca imperiale l'Irpinia fu separata dal Sannio (che costituì la regio IV) e aggregata dapprima alla regio II Apulia et Calabria (ossia alla Puglia) dall'imperatore Augusto, per poi passare alla Campania a seguito della riforma amministrativa operata da Adriano[5].

In epoca medievale i territori già irpini furono assoggettati fin dal VI secolo al ducato di Benevento, ma in seguito il principato di Salerno riuscì ad appropriarsene dapprima in parte (secolo IX) e poi totalmente (dopo la conquista normanna, secolo XI); tuttavia le stesse terre, a partire dall'epoca angioina (secolo XIII), furono distaccate anche da Salerno per costituire un giustizierato a sé stante (denominato Principato Ultra, o anche Principato Ulteriore) all'interno del Regno di Napoli.

Nel 1942 papa Pio XII nominò Guglielmo da Vercelli, fondatore del monastero di Montevergine, patrono dell'Irpinia[6]

TurismoModifica

Principali attrattive turistiche sono il comprensorio sciistico del Laceno, con il lago omonimo, il monte Terminio oltre ad alcuni borghi che fanno parte dell'associazione dei borghi più belli d'Italia (quali Monteverde, Nusco, Savignano Irpino e Zungoli).

Fra le strutture architettoniche spicca il castello di Ariano Irpino, città sede della prima contea normanna dell'Italia meridionale ove venne emanato il corpus giuridico delle Assise di Ariano. Notevole anche il castello aragonese di Monteverde, sede dal 1532 al 1641 della signoria dei Grimaldi principi di Monaco. Di rilievo, inoltre, è il centro storico di Gesualdo con il castello che fu dimora del Principe dei Musici Carlo Gesualdo, Rocca San Felice, Calitri (particolarmente Borgo Castello) e il borgo medievale di Castelvetere. Importante anche il castello di San Barbato, forte costruito in epoca longobarda nell'849. Le prime notizie sull'esistenza del castello risalgono a un documento del 1146 in cui compare il nome di Malfrido de Sancto Barbato.

Fra le mete religiose si citano il santuario di Montevergine in territorio di Mercogliano, il santuario di San Gerardo Maiella a Caposele, i due santuari medievali di San Liberatore e della Madonna di Valleluogo presso Ariano Irpino, il santuario di Carpignano di Grottaminarda e il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Frigento.

GastronomiaModifica

Di particolare rilevanza è la produzione di vino. Tra i più pregiati vi sono il greco di Tufo DOCG, il taurasi DOCG, il fiano di Avellino e l'aglianico. Tra i prodotti IGP vi è la castagna di Montella, mentre l'olio Irpinia - Colline dell'Ufita, che si caratterizza per i suoi colori intensi e per il sapore fruttato con note di pomodoro[7], si fregia del marchio DOP. Altri prodotti tipici sono il caciocchiato irpino, la castagna di Trevico (soprattutto in forma di caldarroste), il pane di Calitri, il pane di Montecalvo, la patata di Trevico, il pecorino bagnolese, il pecorino di Carmasciano, il prosciutto di Trevico, il prosciutto di Venticano e il tartufo nero di Bagnoli Irpino, tutti riconosciuti quali prodotti agroalimentari tradizionali (PAT).

Nei comuni di Pietradefusi (in particolare la frazione Dentecane), Grottaminarda e Ospedaletto d'Alpinolo sono presenti degli stabilimenti per la produzione del torrone; molto importante è anche la produzione di nocciole. Per quanto riguarda la pasta è diffuso il consumo dei fusilli avellinesi; esclusivi della Baronia sono invece i trilli, un particolare tipo di pasta casereccia che si fregia del marchio PAT[8].

Lingua e minoranze linguisticheModifica

La lingua osca, parlata dagli antichi Irpini e dalle altre popolazioni sannitiche, si estinse a seguito della colonizzazione romana. Nell'Irpinia moderna si parla invece il dialetto irpino (appartenente al gruppo dei dialetti italiani meridionali), derivante dalla sovrapposizione della lingua latina sul sostrato osco. Ai confini con le altre province o regioni esso subisce diverse influenze. In particolare, nella città di Ariano Irpino è in uso una parlata di transizione con caratteri peculiari, il dialetto arianese.

Greci è invece l'unico paese irpino in cui si parla l'arbëreshë, un idioma antico-albanese. Oltre alla lingua, a Greci si sono mantenute intatte nel tempo anche molte tradizioni. In passato esistevano però anche altre isole linguistiche; un esempio era costituito dagli schiavoni, un'etnia di ceppo slavo stanziata un tempo a Polcarino degli Schiavoni (l'attuale Villanova del Battista) e a Ginestra degli Schiavoni, estintasi dopo le estese devastazioni provocate dall'epidemia di peste del 1656.

NoteModifica

  1. ^ a b Quantunque appartenenti all'attuale provincia di Avellino, erano presumibilmente non irpini i territori della Valle Caudina, del Baianese, del Vallo di Lauro e della Valle dell'Irno, benché manchino fonti primarie a supporto di tale ipotesi.
  2. ^ a b Erano presumibilmente irpini i territori delle alte valli del Miscano (in provincia di Benevento), del Cervaro (in provincia di Foggia), dell'Ofanto (in provincia di Potenza) e del Sele (in provincia di Salerno), benché manchino fonti primarie a supporto di tale ipotesi.
  3. ^ La parola Hirpinia compare esclusivamente nel latino rinascimentale e moderno; in epoca classica si preferiva la locuzione Samnium Hirpinum (= "Sannio irpino"), mentre in epoca imperiale si tendeva a utilizzare l'etnonimo Hirpini per indicare tanto la popolazione quanto il suo territorio (ad esempio: in Hirpinis = "in Irpinia").
  4. ^ La sede Irpinia, su Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
  5. ^ Antonio Canino, Campania, Touring club italiano, 1981, pp. 11-12.
  6. ^ Guglielmo da Vercelli, enrosadira.it.
  7. ^ Irpinia Colline dell'Ufita DOP, agricoltura.regione.campania.it.
  8. ^ Prodotti tipici irpini, su Viaggio in Irpinia.

BibliografiaModifica

  • Mauro Gargano. Candida: in loco eminente et de bona aria. Napoli, MCM editrice, 2005.
  • Rivista "Irpinia ed Irpini" - Associazione Irpinia Nostra
  • Michelina Femina, Lauretana Carbone, L’Irpinia dei musei, Avellino, MZO Edizioni, 1997, SBN IT\ICCU\NAP\0324135.
  • Stefano Orga, Michelina Femina, Musei da esplorare ad Avellino, Avellino, MZO Edizioni, 2002, SBN IT\ICCU\NAP\0284376.
  • Michelina Femina, Musei della natura in Campania, Avellino, MZO Edizioni, 2003, SBN IT\ICCU\NAP\0298255.

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