Isabella di Chiaromonte

sovrana
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Isabella di Chiaromonte
Isabella Guilhem de Clermont.jpg
Raffigurazione di Isabella di Chiaromonte nel polittico San Vincenzo Ferrer e sue storie, Colantonio, 1456-65 circa, Museo nazionale di Capodimonte
Regina consorte di Napoli
Stemma
In carica 27 giugno 1458 –
30 marzo 1465
Predecessore Maria di Trastámara
Successore Giovanna di Trastámara
Altri titoli Principessa di Taranto
Nascita Copertino, gennaio 1424
Morte Napoli, 30 marzo 1465
Luogo di sepoltura Chiesa di San Pietro Martire, Napoli
Dinastia Chiaromonte
Padre Tristano di Chiaromonte
Madre Caterina Orsini del Balzo
Consorte Ferrante d'Aragona
Figli Alfonso
Eleonora
Federico
Giovanni
Beatrice
Francesco
Religione Cattolicesimo

Isabella de Clermont, italianizzata in Isabella di Chiaromonte e nota anche come Isabella di Taranto (Copertino, gennaio 1424Napoli, 30 marzo 1465), fu regina consorte di Napoli e principessa di Taranto.

BiografiaModifica

Figlia di Tristano di Chiaromonte (Tristan de Clermont-Lodeve), conte di Copertino, e di Caterina di Taranto, a sua volta sorella del principe di Taranto, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, di cui Isabella fu nominata erede. Tramite sua madre, Isabella era nipote di Maria d'Enghien, Contessa di Lecce e Regina Titolare di Gerusalemme, che nel 1406, in seconde nozze, aveva sposato Ladislao d'Angiò, divenendo Regina Consorte di Napoli.

Principessa di Taranto e Regina di NapoliModifica

Tristano stava allora trattando il matrimonio di Isabella con Tommaso Paleologo, despota di Morea e fratello dell'imperatore di Costantinopoli.[1] Ma il 30 maggio 1445 sposò Ferdinando d'Aragona, detto Ferrante, poi duca di Calabria (1423-1494), figlio naturale di Alfonso V d'Aragona, assurto al trono di Napoli come Alfonso I. Fu proprio quest'ultimo a combinare le nozze del figlio favorito con l'erede del Principato di Taranto, ottenendo attraverso questo matrimonio diversi vantaggi. In primo luogo, Ferrante sarebbe succeduto con la moglie alla guida del Principato, permettendo così al re e in futuro allo stesso Ferrante, destinato al trono, di incamerare nei propri domini uno dei feudi più importanti del regno. Inoltre, il legame di parentela permetteva al sovrano di rafforzare il proprio potere di influenza sugli Orsini di Taranto.

Alla morte di Alfonso, nel 1458, Ferrante salì al trono di Napoli come Ferdinando I e Isabella diventò regina consorte. Al momento dell'incoronazione la coppia aveva già messo al mondo cinque dei suoi sei figli, il maggiore dei quali era Alfonso, di dieci anni.

Con l'ascesa al trono venne meno l'intento originario di fare del Principato di Taranto il dominio-cardine nelle mani di Ferrante e dei suoi eredi, ma ciò non cambiò il fatto che il feudo pugliese continuasse a rappresentare uno dei grandi capitali che il re aveva acquisito sposando Isabella. Una risorsa fondamentale di cui la coppia poté presto disporre: nel 1463, infatti, Isabella successe allo zio Giovanni Antonio quale nuova Principessa di Taranto, ereditando, col titolo formale di Regina di Gerusalemme, anche le rivendicazioni dei Brienne al trono in Terrasanta.

Isabella in qualità di regina, fu chiamata a un impegno maggiore sul piano politico e diplomatico: sino alla morte fu sempre parte attiva, a fianco del marito, nella difficile situazione apertasi con la sollevazione della grande feudalità regnicola, la cui ostilità doveva essere neutralizzata, nei progetti di Alfonso V, proprio dal suo matrimonio con Ferdinando.[2] Infatti, durante la congiura dei baroni, quando il marito Ferdinando subì la disastrosa sconfitta della battaglia di Sarno (7 luglio 1460) contro il pretendente angioino Giovanni II di Lorena, appoggiato dallo zio della regina Giovanni Antonio di Taranto, Isabella fu protagonista dell'episodio che segnò il rovesciamento delle sorti di quella guerra. Le cronache riferiscono che Isabella, travestita da monaco francescano e accompagnata dal suo confessore, partì da Napoli e si diresse a tappe forzate al castello di Sarno, dove il duca di Lorena e l'Orsini avevano posto il loro quartier generale. La regina fu accolta con grande affetto dallo zio, che ascoltò la sua accorata preghiera: «Voi che m'avete fatta regina, tale mi conserviate» disse Isabella, implorandolo di abbandonare la causa angioina e la guerra aperta a suo marito il re. Il principe Giovanni Antonio mantenne la parola e mandò all'aria i piani del pretendente al trono, consentendo a re Ferrante di risollevarsi dalla sconfitta e salvare la corona (battaglia di Troia).

Il pretendente angioino, Giovanni II di Lorena, riuscì a giungere davanti alle mura di Napoli e sarebbe pure entrato se la prudenza della regina Isabella, la quale fece armare tutta la città in assenza del marito, non gli avesse contrastato l'ingresso.[3][4]

Morte e sepolturaModifica

Isabella di Chiaromonte morì il 30 marzo 1465. Costei fu compianta da tutti e il suo cadavere venne portato nella chiesa di San Pietro Martire. Re Ferrante amò tantissimo la propria consorte Isabella, donna dalle eccezionali virtù, la cui morte lo afflisse grandemente e dopo lunghi anni di vedovanza, nel 1477 si sposò in seconde nozze con l'infanta Giovanna sua cugina di primo grado, figlia del Re Giovanni d'Aragona suo zio, dalla quale ebbe una figlia che chiamò col nome della moglie.[5][6] Suo erede fu il figlio maggiore Alfonso, duca di Calabria e futuro re di Napoli e Gerusalemme.

Aspetto e personalitàModifica

Isabella attribuì grande importanza all'educazione culturale dei figli: il primogenito Alfonso ebbe come precettori il Panormita e poi il Pontano; Eleonora ebbe per maestro Diomede Carafa; per Federico furono scelti Andrea da Castelforte, Elisio Calenzio e Baldassare Offeriano; Giovanni, che studiò con Pietro Ranzano e Rutilio Zeno, fu avviato alla carriera ecclesiastica e fu nominato cardinale da Sisto IV; Beatrice ebbe come istruttore l'abate Antonio "de Sarcellis". Le fonti tramandano inoltre che Isabella si dedicava assiduamente alla lettura di testi sacri e, tra l'altro, ricevette in dono dal cardinale Angelo Capranica un'operetta devozionale di Santa Caterina da Bologna. Dal Pontano al Beccadelli, dai Diurnali del duca di Monteleone al Summonte, la storiografia ha tramandato un giudizio estremamente positivo sul ruolo politico e sulle doti umane di Isabella, di cui sono state lodate la religiosità, la severità di costumi e la salda presenza di spirito. Celeberrimo è il ritratto letterario dedicatole da Giovanni Sabadino degli Arienti, che la definì "humanissima et affabile, honestissima in opere et in parole" e che la descrisse "formosissima quanto mai regina se possa recordare: alta de corpo; con una grata macilentia, colorita bianchezza: li occhi che pendevano un poco nel bianco; li capelli biondi et longissimi". Così, l'altrettanto celebre immagine eseguita da Colantonio, che la ritrasse in preghiera insieme con i figli Alfonso ed Eleonora in un riquadro del celebre polittico di San Vincenzo Ferrer nella chiesa di San Pietro Martire, adesso nel Museo nazionale di Capodimonte, sembra evocare la lode del poeta catalano Benedetto Gareth, racchiusa nel verso "morigera, fedel, casta prudente". Isabella fu anche ritratta, in una piccola immagine in miniatura, nel codice della Confraternita di Santa Marta a Napoli, della quale Ferrante e la consorte erano membri. Il Pontano la descrive «di facile accesso, piuttosta franca che aspra nel rispondere... costante nelle avversità, temperata nelle prosperità, di eloquenza popolare, che non diceva cose finte o artificiosamente preparate, osservante del giusto e dell'onesto anche a prezzo di travagli».[7][8]

DiscendenzaModifica

Isabella diede a Ferdinando sei figli:

NoteModifica

  1. ^ https://www.treccani.it/enciclopedia/isabella-chiaramonte-regina-di-napoli_(Dizionario-Biografico)/
  2. ^ https://www.treccani.it/enciclopedia/isabella-chiaramonte-regina-di-napoli_(Dizionario-Biografico)/
  3. ^ Nicolò Morelli, Biografia de Re Di Napoli: Ornata de Loro Rispettivi Ritratti, Volume 10, Napoli, N. Gervasi, 1825.
  4. ^ Morelli, p. 224.
  5. ^ Bastian Biancardi, Le vite de Re di Napoli, Raccolte succintamente con ogni accuratezza, Napoli, F. Pitteri, 1737.
  6. ^ Biancardi, pp. 339-340.
  7. ^ http://www.ilportaledelsud.org/ferrante.htm#_ftnref2
  8. ^ https://www.treccani.it/enciclopedia/isabella-chiaramonte-regina-di-napoli_(Dizionario-Biografico)/

BibliografiaModifica

  • Bastian Biancardi, Le vite de Re di Napoli, Raccolte succintamente con ogni accuratezza, Napoli, F. Pitteri, 1737.
  • Nicolò Morelli, Biografia de Re Di Napoli: Ornata de Loro Rispettivi Ritratti, Volume 10, Napoli, N. Gervasi, 1825.

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