Isole Tremiti

comune italiano
Isole Tremiti
comune
Isole Tremiti – Stemma
Isole Tremiti – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Apulia.svg Puglia
ProvinciaProvincia di Foggia-Stemma.svg Foggia
Amministrazione
SindacoAntonio Fentini (lista civica) dal 12-6-2017
Data di istituzione1932
Territorio
Coordinate42°07′N 15°30′E / 42.116667°N 15.5°E42.116667; 15.5 (Isole Tremiti)
Altitudine70 m s.l.m.
Superficie3,18 km²
Abitanti440[2] (28-2-2021)
Densità138,36 ab./km²
FrazioniSan Domino, San Nicola (sede comunale)[1]
Comuni confinantinessuno (località oltremare più vicina: Torre Mileto, distanza pari a 11 miglia).
Altre informazioni
Cod. postale71051
Prefisso0882
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT071026
Cod. catastaleE363
TargaFG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[3]
Cl. climaticazona C, 953 GG[4]
Nome abitantitremitesi
Patronosanta Maria Assunta
Giorno festivo15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Isole Tremiti
Isole Tremiti
Isole Tremiti – Mappa
Posizione delle Isole Tremiti nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Le isole Trèmiti[5] (o Diomedèe, dal greco Diomèdee, Διομήδεες) sono un arcipelago del mare Adriatico, a 22 km a nord del promontorio del Gargano (costa pugliese) e 45 km a est da Termoli (costa molisana).

Amministrativamente, l'arcipelago costituisce il comune sparso di Isole Tremiti di 440 abitanti[2] della provincia di Foggia in Puglia. Il capoluogo è San Nicola, sull'omonima isola. Il comune fa parte del parco nazionale del Gargano. Dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce la riserva naturale marina Isole Tremiti.

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

L'arcipelago è composto dalle isole di:

  • San Nicola, sede comunale, dove si trovano i principali monumenti dell'arcipelago. La superficie è di 45,6826 ettari.
  • San Domino, la più grande e la più abitata, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell'unica spiaggia sabbiosa dell'arcipelago (Cala delle Arene). La superficie è 2,0745 km².
  • Capraia (detta anche Caprara o Capperaia), la seconda per grandezza, disabitata. La superficie è 48,6970 ettari.
  • Pianosa, un pianoro roccioso anch'esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole. La superficie è 12,4902 ettari.
  • Il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola. La superficie è 3,4841 ettari.
  • La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo.

La superficie totale dell'arcipelago che corrisponde alla superficie del Comune Isole Tremiti è di 3,1780 km².

ClimaModifica

Le isole Tremiti, da un punto di vista generale, presentano marcatamente un clima mediterraneo, e nel dettaglio caratterizzato dai seguenti aspetti climatologici:

Dal punto di vista legislativo le isole Tremiti ricadono nella fascia climatica C in quanto i Gradi giorno sono 953.[8]

Il toponimoModifica

«L’isola che giace in Etolia protetta dalle inquiete tempeste del mare e che fu di Diomede, questa ora l’hanno chiamata Tremite dal monte a tre punte, alla quale la schiera di Aurelio dà gli sproni del potere. Felice lei che dall’alto è protetta dalla Regina, la abbellisce, la fa prosperare nel suo abbraccio ornata dell’eccelsa spada, o chiarissimo vescovo Celso, ecco ti manca questo libro, che ti chiedo di studiare. Sotto questa guida vedrai in quale ordine sia mantenuto questo luogo: le mura, gli edifici, i marmi, i chiostri, la dimora. Materia certamente degnissima di una nobile trattazione. Più degnamente quest’isola non avrebbe potuto essere cantata.»

(Epigramma del canonico Basilio Sereno da Milano allo stesso chiarissimo vescovo.[9])

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Gargano.

«...non va dimenticata la dimensione storica delle isole. Ciò che consiglio è di fare una vacanza della conoscenza, per ricostruire la memoria storica dell'arcipelago, protagonista, nei secoli scorsi, di rilevanti avvenimenti storici. Queste isole sono così ricche di storia, di cultura e di leggende che vale la pena conoscerle per poterne godere a piene mani.»

(Lucio Dalla, in un'intervista sul web, maggio 2002)

Abitate già in antichità (IV-III secolo a.C.), le isole per secoli furono soprattutto un luogo di confino. In epoca romana le isole erano note con nome Trimerus che deriverebbe dal greco trimeros, τρίμερος ossia "tre posti" o "tre isole". L'imperatore Augusto vi relegò la nipote Giulia che vi morì dopo vent'anni di soggiorno forzato. Nel 780 Carlo Magno vi esiliò Paolo Diacono che, però, riuscì a fuggire.

La storia dell'arcipelago non è però solo legata agli esiliati, più o meno illustri, che qui furono confinati, ma soprattutto alle vicende storiche, politiche ed economiche dell'abbazia di Santa Maria a Mare (definita da Émile Bertaux la Montecassino in mezzo al mare[10])

Secondo il Chartularium Tremitense il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo ad opera dei benedettini come dipendenza diretta dell'abbazia di Montecassino. Certo è che nell'XI secolo il complesso abbaziale raggiunse il massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell'abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara.

La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (divenuto poi papa Stefano IX) e Dauferio Epifani (successivamente papa Vittore III). Con la bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 venne confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica. L'intero complesso rimase un possedimento dell'abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi.

Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla città di Trani. Secondo le cronache dell'epoca le tensioni mai sopite con il monastero laziale e i frequenti contatti con i dalmati, invisi alla Santa Sede, portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che spinse nel 1237 il cardinale Raniero da Viterbo ad incaricare l'allora vescovo di Termoli di sostituire alla guida dell'abbazia l'ordine di San Benedetto con i Cistercensi.

In seguito, Carlo I d'Angiò munì il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l'abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, proveniente dalla città dalmata di Almissa, i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell'arcipelago.

Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di papa Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di canonici regolari, proveniente dalla canonica di Santa Maria di Frigionaia in Lucca e guidata da Leone da Carrara si trasferì sull'isola per ripopolare l'antico centro religioso. I Lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone inoltre le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne ancora oggi funzionanti ed estesero i possedimenti dell'abbazia sul Gargano, in Terra di Bari, Molise e Abruzzo.

Nel 1567 l'abbazia-fortezza di San Nicola riuscì a resistere agli attacchi della flotta di Solimano il Magnifico.

L'abbazia fu soppressa nel 1783 da re Ferdinando IV di Napoli che nello stesso anno istituì sull'arcipelago una colonia penale. Nel periodo napoleonico l'arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all'interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese (anno 1809). Di questi attacchi sono visibili ancora oggi i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell'abbazia. In seguito a tale evento, Murat concesse la grazia ai deportati che avevano collaborato alla resistenza contro gli inglesi. Fu così che ebbe fine la prima colonizzazione delle Tremiti, effettuata mediante l'insediamento di colonie penali.

Nel 1843 re Ferdinando II delle Due Sicilie con l'intento di ripopolare le isole vi fece insediare molti pescatori provenienti da Ischia che poterono così sfruttare proficuamente la pescosità di quell'area marittima e da famiglie del regno dando luogo così a una seconda colonizzazione delle Tremiti.

 
Campo concentramento delle isole Tremiti, prigionieri arabi

Nel 1911 furono confinati alle Tremiti circa milletrecento libici che si opponevano all'occupazione coloniale italiana.[11] A distanza di un anno circa, un terzo di questi erano morti di tifo esantematico.

L'autonomia comunale risale al 1932.

In epoca fascista l'arcipelago continuò a essere luogo di confino, ospitando tra l'altro anche il futuro Presidente della repubblica, Sandro Pertini e Amerigo Dumini.

Mussolini fece deportare centinaia di omosessuali a San Domino, nel 1938. Nessuna legge proibiva l'omosessualità all'epoca, ma Mussolini voleva nascondere l'esistenza stessa degli omosessuali, sostenendo che "In Italia ci sono solo uomini veri". Le condizioni sull'isola erano molto difficili e alcuni morirono. San Domino aveva la particolarità di essere l'unico campo di internamento in cui tutti i prigionieri erano uomini gay, paradossalmente formando una "comunità" gay[12] I dormitori erano spartani, senza elettricità o acqua corrente. Una campana suonava alle 8 di sera ogni giorno, segnalando che non era più permesso di stare fuori.[13] Il confino terminò il 28 maggio 1940, per volontà del capo della polizia Bocchini, in accordo con il duce: l’Italia era in guerra e servivano uomini e spazi di detenzione. Il 7 giugno i confinati lasciarono l’isola e, a sorpresa, molti di loro ne furono rammaricati, dato che gli aspettava il ritorno a casa dove, seppur liberi, non potevano essere sé stessi per via dell'omofobia dilagante.[14]

Nell'autunno 1940, San Domino fu trasformato in un campo di internamento dove vennero reclusi politici anti-regime ed ebrei.

Nel 1987 Muʿammar Gheddafi, in virtù delle deportazioni di cittadini libici effettuate soprattutto dal governo Giolitti a partire dal 1911, dichiarò che l'arcipelago era parte della Libia. Tali pretese territoriali seguivano la tensione diplomatica che sussisteva con l'Italia.

Nella notte fra il 7 e l'8 novembre 1987 due cittadini svizzeri, Jean Nater e Samuel Wampfler, misero una bomba sul faro di San Domino. Il primo rimase ucciso nell'attentato, il secondo fu catturato e condannato. Sulle prime si pensò a un attentato libico, ma successive ipotesi giornalistiche suggerirono che i due attentatori, agenti segreti, collaborassero con i servizi francesi, nazione con la quale l'Italia aveva all'epoca una controversia diplomatica per la successione ad Habib Bourghiba in Tunisia. Tuttavia il processo al secondo attentatore, chiusosi nel 1990 con la condanna a dieci anni di reclusione (mai scontata), non condusse a nessuna certezza.

Il 28 ottobre 2008 una trentina di abitanti delle isole si sottoposero, volontariamente, all'esame del DNA allo scopo di stabilire se nel loro sangue vi fosse traccia di quei deportati libici del 1911. Il risultato fu negativo.

I miti legati a DiomedeModifica

L'arcipelago ha legato nel corso dei millenni il suo nome a quello dell'eroe acheo Diomede, tanto che in antichità le isole furono chiamate isole Diomedee (Insulae Diomedeae in latino o Διομήδειες in greco antico). In tale àmbito rientra anche il nome della rarità botanica (endemismo) chiamata Fiordaliso delle Tremiti (Centaurea diomedea Gasp.) presente sulle rupi calcaree delle isole (cfr. S. Pignatti, Flora d'Italia, Edagricole, 2018, vol. 3, p. 1001).

La leggenda racconta che nacquero per mano di Diomede, quando gettò in mare tre giganteschi massi (corrispondenti a San Domino, San Nicola e Capraia), portati con sé da Troia e misteriosamente riemersi sotto forma di isole. Qui approdato, l'eroe ebbe il primo contatto con la Daunia, prima di sbarcare sul Gargano, nei pressi di Rodi alla ricerca di un terreno più fecondo, peregrinando per la regione dauna e unendosi in matrimonio con la figlia (Euippe, secondo alcuni Drionna, secondo altri Ecania) di Dauno, re dei Dauni.

Una variante di questo mito, con meno basi epiche, vuole che i tre massi fossero avanzati dal carico che l'eroe omerico aveva utilizzato per tracciare i confini del suo nuovo regno, la Daunia, quindi con collocazione dell'episodio già dopo il matrimonio con Euippe.

La leggenda, tuttavia, non lega soltanto la nascita delle Tremiti a Diomede, ma vuole anche che Diomede stesso sia morto nell'arcipelago pugliese.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  • Abbazia di Santa Maria a Mare, sull'isola di San Nicola, è un monumento del protoromanico adriatico, che integra tratti della cultura dell'Europa occidentale con quella della cultura bizantina e mediterranea.[15]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[16]

In Della Descrizione geografica e politica delle Sicilie, di Giuseppe Maria Galanti, si citano soli 45 abitanti all'inizio del XIX secolo.

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 34 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Bangladesh 8 1,65%

Albania 7 1,44%

Romania 6 1,23%

Polonia 5 1,03%

Lingue e dialettiModifica

Nelle isole Tremiti la popolazione parla una lingua napoletana (il dialetto ischitano) anziché il dialetto garganico, parlato nella vicina terraferma: questo è spiegabile in quanto l'isola fu popolata da Ferdinando II nel 1843 con pescatori provenienti da Ischia e da famiglie di mercanti del Regno delle Due Sicilie che continuarono a parlare e a diffondere la lingua d'origine anche a distanza di tempo.

EconomiaModifica

TurismoModifica

L'economia del comune si basa essenzialmente sulle attività turistiche. Per la qualità delle sue acque di balneazione è stato più volte insignito della bandiera blu[17].

AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
22 giugno 1988 10 agosto 1989 Giuseppe Calabrese Democrazia Cristiana Sindaco [18]
10 agosto 1989 26 febbraio 1990 Francesco Cappetta Comm. pref. [18]
26 febbraio 1990 18 giugno 1994 Giuseppe Calabrese Democrazia Cristiana Sindaco [18]
18 giugno 1994 21 novembre 1994 Pasquale Santamaria Comm. pref. [18]
21 novembre 1994 30 novembre 1998 Antonio Federico Greco lista civica Sindaco [18]
30 novembre 1998 27 maggio 2003 Antonio Federico Greco lista civica Sindaco [18]
27 maggio 2003 15 aprile 2008 Giuseppe Calabrese Unione di Centro Sindaco [18]
15 aprile 2008 28 febbraio 2011 Giuseppe Calabrese lista civica Sindaco [18]
28 febbraio 2011 7 maggio 2012 Carmela Palumbo Comm. straordinario [18]
7 maggio 2012 in carica Antonio Fentini lista civica Voltare pagina per Tremiti Sindaco [18]

NoteModifica

  1. ^ Comune di Isole Tremiti - Statuto (PDF), su incomune.interno.it. URL consultato il 14 gennaio 2018 (archiviato il 15 gennaio 2018).
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2021 (dato provvisorio).
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ DOP in linea, su dizionario.rai.it. URL consultato l'8 marzo 2013 (archiviato il 3 febbraio 2014).
  6. ^ a b I dati si riferiscono a misurazioni effettuate presso la Stazione di San Nicola per un ventennio (1959÷1979) e pubblicati sugli annali meteorologici dell'ISTAT.
  7. ^ a b I dati si riferiscono a rilevazioni effettuate nel periodo 1930÷1946 dalla Stazione meteomarina dell'isola di Pelagosa (posta a circa 37 miglia marine a Est-NordEst dalle Tremiti) e pubblicati dall'Istituto Idrografico della Marina di Genova.
  8. ^ Dati "Ilmeteo.it", su ilmeteo.it. URL consultato il 31 gennaio 2010 (archiviato il 22 luglio 2009).
  9. ^ Benedicto Cochorella, Descrizione accuratissima delle Isole Tremiti un tempo Isole Diomedee, a cura di Giuseppe Radicchio, traduzione di Anna Maria Buonanome, Palomar, 1998, p. 25.
  10. ^ Émile Bertaux, Un Mont-Cassin en plein mer, 1899
  11. ^ I deportati libici in Italia negli anni 1911- 1912 Archiviato il 19 settembre 2018 in Internet Archive.. LaVeja, 11 novembre 2016.
  12. ^ World Fascism, a historical encyclopedia, volume 1.
  13. ^ Johnston, Alan. (2013, June 12). A gay island community created by Italy's Fascists. Archiviato il 31 marzo 2019 in Internet Archive. BBC News: retrieved 6/13/2013.
  14. ^ Isole Tremiti: un luogo di confino per gay nell'Italia fascista, su thevision.com. URL consultato il 12 maggio 2020.
  15. ^ Maria Teresa Gigliozzi, L’abbazia di S. Maria di Tremiti nell’ambito del protoromanico adriatico: un esempio di integrazione tra Occidente e Mediterraneo in terra di frontiera, in Il capitale culturale, n. 16, 2017.
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Riconoscimento ottenuto tra l'altro nel 2002, 2003 e 2006 Copia archiviata, su feeitalia.org. URL consultato il 13 dicembre 2007 (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2007). e Copia archiviata, su tuteladelblu.it. URL consultato il 13 dicembre 2007 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2007).
  18. ^ a b c d e f g h i j Copia archiviata, su amministratori.interno.it. URL consultato il 20 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2017).

BibliografiaModifica

  • Maria Teresa De Nittis, Storie Piccerelle, Terni, 2019.
  • Maria Teresa De Nittis, La Memoria dello sguardo, il paesaggio delle Isole Tremiti, un mare di cartoline, Terni, Thyrus, 2012.
  • Gaetano Carducci, Isole Tremiti. Archeologia da salvare, Morlupo, 1999.
  • Francesco Delli Muti, Le Isole Tremiti, Marietti, 1961.
  • Armando Di Chiara, La Montecassino in mezzo al mare, Lucera, 1980.
  • Enzo Mancini, Isole Tremiti, sassi di Diomede: natura, storia, arte, turismo, Milano, Mursia, 1979, ISBN 88-425-8766-4.

Voci correlateModifica

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