Apri il menu principale

Istituto di credito di diritto pubblico

Quella degli istituti di credito di diritto pubblico è stata una precisa categoria di banche italiane fra il 1936 e il 1990, soggette ad una specifica disciplina.

StoriaModifica

La categoria degli istituti di credito di diritto pubblico fu istituita dalla legge bancaria del 1936 per raggruppare alcune banche di diversa origine, aventi personalità giuridica di diritto pubblico e finalità di carattere pubblicistico[1]. In particolare tali istituti, oltre a compiere le operazioni di credito ordinario, erano autorizzate anche a fare credito agli enti pubblici[2]. Gli istituti di diritto pubblico erano disciplinati dall'art. 25 della Legge Bancaria[3].

Le banche che rientravano nella categoria erano il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, la Banca Nazionale del Lavoro, l' Istituto bancario San Paolo di Torino, il Monte dei Paschi di Siena, cui si aggiunse pochi anni dopo il Banco di Sardegna[2][3].

Le casse di risparmio non rientravano nella categoria, in quanto avevano una propria disciplina sin dal 1927[2]; mentre la Banca d'Italia era definita "istituto di diritto pubblico", ma era (ed è tuttora) regolata dall'art. 20 della Legge Bancaria.

La legge 218 del 1990 (meglio nota come legge Amato) diede agli istituti di credito di diritto pubblico la possibilità di modificare la propria forma giuridica, in vista dell'entrata in vigore della normativa Basilea I, al fine di dare maggiore competitività alle banche italiane sui mercati nazionali e internazionali. Il modello di riferimento era quello della società per azioni, anche se le banche potevano scegliere la propria forma giuridica.

Di fatto i sei istituti si sono trasformati da una parte in società per azioni, ma dall'altra hanno dato vita a delle fondazioni cui sono state trasferite tutte le attività non tipiche dell'impresa.

NoteModifica

  1. ^ sito edizione Simone
  2. ^ a b c Napoleone Colajanni, Storia della banca italiana, Roma, Newton Compton, 1995
  3. ^ a b sito Bankpedia