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Italiani di Croazia

Croati italiani
Buje1.jpg
Panoramica di Buie, nell'Istria croata, dove i madrelingua italiani sono circa il 40% della popolazione[1]
 
Luogo d'origineIstria croata, Dalmazia
Popolazione19.636[2]
Linguaitaliano, croato
Religionecattolicesimo
Distribuzione
Croazia Croazia 19.636

Gli italiani di Croazia sono una minoranza nazionale riconosciuta in Croazia, rappresentata dall'Unione italiana. La comunità italiana in Croazia è formata prevalentemente da autoctoni, specie nell'Istria croata, ma anche da espatriati, specialmente nelle principali città (Zagabria, Fiume, Pola, Ragusa).

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Esodo giuliano dalmata.
 
Bandiera della minoranza italiana nella Jugoslavia socialista

Gli italiani di Croazia sono i discendenti dei Dalmati ed Istriani (popoli neolatini originati nel Medioevo dagli Illiri romanizzati) e dei Veneti trapiantati nei territori adriatici d'oltremare della Serenissima.[senza fonte] Negli ultimi due secoli vi si sono trasferiti anche alcuni italiani dalla penisola italiana, come nel caso di emigranti pugliesi a Ragusa e trentini a Pozega.

Nell'Istria vi sono ancora consistenti comunità di italiani (circa il 7% della popolazione), mentre in Dalmazia vi sono solo piccoli gruppi italiani di modestissima entità numerica, ultima testimonianza di una presenza che discende direttamente dalle popolazioni di lingua romanza sopravvissute alle invasioni slave.

La comunità italiana agli inizi del XX secolo era ancora molto consistente, essendo maggioritaria nei più importanti centri costieri istriani e in alcuni centri quarnerini e dalmati. Secondo i censimenti austriaci, che raccolsero le dichiarazioni relative alla lingua d'uso nel 1880, 1890, 1900 e 1910, nella regione geografica istriana - che differiva dal Marchesato d'Istria in quanto a quest'ultimo erano state aggiunte le principali isole quarnerine - gli italofoni contavano dal 37,59% (1910) al 41,66% (1880) della popolazione totale, concentrati nella aree costiere occidentali dove raggiungevano anche il 90%. In Dalmazia invece erano abbastanza numerosi solo nelle principali città, come Zara (l'unica località dalmata di terraferma dove erano maggioranza), Spalato, Traù, Sebenico, Ragusa e Cattaro, ed in alcune isole come Veglia, Cherso, Lussino, Arbe, Pago, Lissa e Brazza. In queste erano maggioritari nei centri di Cherso, Lussinpiccolo, Lussingrande e, secondo il censimento del 1880, nelle città di Veglia ed Arbe.

A Fiume gli italiani erano la maggioranza relativa nel comune (48,61% nel 1910), e oltre alla cospicua comunità croata (25,95% nello stesso anno), vi era anche una discreta minoranza ungherese (13,03%).

 
Mappa linguistica austriaca del 1896, su cui sono riportati i confini (segnati con pallini blu) della Dalmazia veneziana nel 1797. In arancione sono evidenziate le zone dove la lingua madre più diffusa era l'italiano, mentre in verde quelle dove erano più diffuse le lingue slave

Col risveglio delle coscienze nazionali (seconda metà del XIX secolo), cominciò la lotta fra italiani e slavi per il dominio sull'Istria e Dalmazia. La comunità italiana in Dalmazia venne quasi cancellata da questo scontro fra opposti nazionalismi, che vide diverse fasi:

«Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l'influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua maestà richiama gli uffici centrali al forte dovere di procedere in questo modo a quanto stabilito.»

(Francesco Giuseppe I d'Austria, consiglio della Corona del 12 novembre 1866[3][4].)

La politica di collaborazione con i serbi locali, inaugurata dallo zaratino Ghiglianovich e dal raguseo Giovanni Avoscani, permise poi agli italiani la conquista dell'amministrazione comunale di Ragusa nel 1899. Nel 1909 la lingua italiana venne vietata però in tutti gli edifici pubblici e gli italiani furono estromessi dalle amministrazioni comunali[5]. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etnico slavo ritenuto dall'impero più fedele alla corona, esasperarono la situazione andando ad alimentare le correnti più estremiste e rivoluzionarie.

  • Dopo la seconda guerra mondiale, tutta la Dalmazia e la quasi totalità dell'Istria furono annesse alla Jugoslavia. La maggior parte degli italiani prese la strada dell'esodo, che si svolse dal 1943 sino alla fine degli anni cinquanta. Gli italiani rimasti in Jugoslavia, riuniti nell'Unione italiana, vennero riconosciuti come minoranza nazionale, dotata di una propria bandiera.

Comunità italiana in Croazia oggiModifica

 
Percentuale italofoni in Croazia suddivisi per municipalità, secondo il censimento croato del 2011[6]

Gli Italiani in Croazia rappresentano una minoranza residuale di quelle popolazioni italiane autoctone che abitarono per secoli ed in gran numero, le coste dell'Istria e le principali città di questa e le coste e le isole della Dalmazia, che erano territori della Repubblica di Venezia. Dopo la conquista di Napoleone e la sua donazione dei territori appartenuti all'antica Repubblica veneziana all'Impero asburgico, queste popolazioni italiane dovettero subire il potere austro-ungarico. Dopo la prima guerra mondiale e l'impresa dannunziana di Fiume molti dei territori istriani e dalmati tornarono nelle mani del Regno d'Italia, rafforzando la maggioranza italiana in Istria e Dalmazia. Queste popolazioni erano di lingua e cultura italiana, parlanti dialetto veneto e vivevano quale maggioranza della popolazione in Istria e Dalmazia fino alla seconda guerra mondiale. Dopo l'occupazione nazifascista dei Balcani, popolazioni di lingua slava al seguito del comandante partigiano Tito avviarono una persecuzione delle popolazioni italiane che abitavano da diversi secoli l'Istria e la Dalmazia. Per paura di ritorsioni etniche da parte delle popolazioni slave, la maggioranza degli italiani di Istria e Dalmazia si riversò in un vero e proprio esodo verso Trieste ed il Triveneto. Successivamente molti di loro furono trasferiti dalle autorità della Repubblica Italiana nel Lazio meridionale ed in Sardegna dove costituirono numerose comunità locali. Dal censimento condotto in Croazia il 29 giugno 2014 in Croazia vivono 34.345 Italiani, tramite autocertificazione (dato dell'Unione italiana[non chiaro]): secondo i dati ufficiali al censimento del 2001 furono in 20.521 a dichiararsi di madrelingua italiana[7] e 19.636 a dichiararsi di etnia italiana[8]). I croati italiani danno vita a 51 Comunità Nazionali Italiane locali e sono organizzati nell'Unione Italiana (UI).

Secondo Maurizio Tremul, presidente della giunta esecutiva dell'UI, i dati del censimento nella parte in cui si chiede di dichiarare l'etnia sono un po' falsati a causa di un "timore reverenziale" nei riguardi dei censori che non usano l'italiano né formulari bilingui. Il censimento croato nel 2011 ha utilizzato per la prima volta una nuova metodologia in modo tale che chi non era residente nel territorio oppure non veniva trovato in casa non veniva censito[9].

Gli italiani sono insediati principalmente nell'area dell'Istria, delle isole del Quarnero e di Fiume. Nella Dalmazia costiera ve ne restano appena 500, quasi tutti a Zara e Spalato.

Essi sono riconosciuti da alcuni statuti comunali come popolazione autoctona: in parte dell'Istria (sia nella Regione istriana croata, nei quattro comuni costieri della Slovenia), in parti della regione di Fiume (Regione litoraneo-montana) e nell'arcipelago dei Lussini, mentre nel resto del Quarnaro e in Dalmazia non viene riconosciuto loro nessuno status particolare.

Nella città di Fiume, dove ha sede il maggior giornale di lingua italiana della Croazia, nonché alcuni istituti scolastici in lingua italiana, ufficialmente gli italiani sono circa 2300, sebbene la locale comunità italiana di Fiume abbia all'incirca 7500 iscritti.

In tale gruppo etnico italiano sono inserite sia le popolazioni autoctone venetofone (Istria nord-occidentale e Dalmazia) che quelle parlanti istrioto della costa istriana sud-occidentale.

Nel corso del XIX secolo un numero considerevole di artigiani italiani si trasferì a vivere a Zagabria e in Slavonia (Požega), dove tuttora abitano molti loro discendenti. A Zagabria si è costituita una locale Comunità degli Italiani, che riunisce prevalentemente fra i propri soci dei recenti immigrati dall'Italia, oltre a un discreto numero di istriani di lingua italiana, spostatisi nella capitale.

Nell'Istria croata - fra le località di Valdarsa e Seiane - è presente la piccola comunità etnica degli Istroromeni o Cicci, popolazione originaria della Romania la cui lingua, di ceppo latino ed affine al rumeno, è in pericolo d'estinzione in favore del croato. Durante il Fascismo questi Istrorumeni furono considerati etnicamente italiani per via della loro mescolanza durante il Medioevo con i discendenti delle popolazioni ladine dell'Istria romana, e fu garantito loro l'insegnamento elementare nella propria madrelingua[10].

Secondo il censimento del 2001, i comuni della Croazia con la maggiore percentuale di abitanti italofoni si trovavano tutti in Istria (principalmente nelle aree dell'ex zona B del Territorio Libero di Trieste):

Grisignana (in croato "Grožnjan") è l'unica cittadina con maggioranza assoluta italofona nella Croazia: oltre i 2/3 dei cittadini parlano ancora l'italiano e nel censimento del 2001 oltre il 53% si è dichiarato "Italiano di madrelingua italiana", mentre Gallesano (in croato "Galižana") frazione di Dignano (in croato "Vodnjan") con il 60% della popolazione italiana è il centro abitato dell'Istria con la percentuale maggiore di italiani.

CroatizzazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Croatizzazione.
 
Regione istriana della Croazia: distribuzione per comuni degli italiani madrelingua al censimento del 2001.

Gli Italo-croati hanno conosciuto negli ultimi due secoli un processo di croatizzazione. Questo processo è stato "schiacciante" specialmente in Dalmazia, dove nel 1865 i censimenti austriaci registravano 55.020 italofoni, pari al 12,5% del totale, ridotti nel 1910 a 18.028 (2,8%)[11]. Nel 2001 ne sono stati contati all'incirca 500, concentrati prevalentemente a Zara.

Gli Italo-croati sono praticamente scomparsi dalle isole della Dalmazia centrale e meridionale durante il governo di Tito, mentre ai tempi del Risorgimento gli italiani erano ancora numerosi a Lissa ed in altre isole dalmate.

Anche nelle città dalmate si registrò una simile diminuzione: nella città di Spalato nel 1910 vi erano oltre 2.082 Italiani (9,75% della popolazione), mentre oggi ne resta appena un centinaio intorno alla locale Comunità degli Italiani.

L'ultimo colpo alla presenza italiana in Dalmazia e in alcune zone del Quarnaro e dell'Istria ebbe luogo nell'ottobre del 1953, quando le scuole italiane nella Iugoslavia comunista furono chiuse e gli allievi trasferiti d'imperio nelle scuole croate.

A Lagosta (in croato Lastovo), che appartenne al Regno d'Italia dal 1918 al 1947, ancora oggi vi sono alcune famiglie italo-croate non completamente croatizzate.

Lagosta e PelagosaModifica

L'isola di Lagosta appartenne all'Italia dal 1920 fino alla fine della seconda guerra mondiale. Mentre fino al 1910 la presenza di italofoni nell'isola era risibile (8 nel territorio del comune su un totale di 1.417 abitanti), negli anni '20 e '30 vi si trasferirono parecchie famiglie di dalmati italiani, provenienti dalle zone della Dalmazia passate alla Jugoslavia. Negli anni trenta circa la metà degli abitanti era di lingua italiana, ma emigrò nella quasi totalità dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Alcune famiglie venetofone o italofone (anche se molto croatizzate) sono ancora presenti nell'isola di Lesina, dove è stata promossa la creazione di una sede dell'Unione Italiana - intitolata allo scrittore lesignano Giovanni Francesco Biondi - per tutti gli Italo-croati della Dalmazia meridionale.

Pelagosa (ed il suo piccolo arcipelago) fu popolata assieme alle vicine isole Tremiti da Ferdinando II del Regno delle Due Sicilie nel 1843 con pescatori provenienti da Ischia, che vi continuarono a parlare il dialetto d'origine. Il tentativo fallì ed i pochi pescatori emigrarono a fine Ottocento. Le autorità italiane durante il Fascismo vi trapiantarono alcuni pescatori dalle Tremiti, che lasciarono l'isola quando passò ufficialmente alla Iugoslavia nel 1947. L'arcipelago di Pelagosa è disabitato.

Scuola e lingua italianaModifica

 
Mappa della Croazia del 2011 indicante i residenti di madrelingua italiana per città e comuni, registrati al censimento ufficiale croato

In molti comuni della Regione istriana (Croazia) vigono statuti bilingui, e la lingua italiana viene considerata lingua co-ufficiale.

Vi sono alcune scuole italiane in Istria, specialmente nei territori della ex-zona B: scuole elementari a Buie, Umago, Cittanova, Parenzo, Pola e Rovigno; scuole medie a Pola e Rovigno.

Nella città di Fiume la scuola italiana dispone di asili, elementari, medie ed un liceo. La proposta di elevare l'italiano a lingua co-ufficiale, come nella Regione Istriana, è in discussione da anni.

«Riconoscendo e rispettando il proprio lascito culturale e storico, la Città di Fiume assicura alla minoranza nazionale autoctona italiana l'uso della propria lingua e scrittura negli affari pubblici attinenti alla sfera dell'autogoverno della Città di Fiume. La Città di Fiume, nell'ambito delle proprie possibilità, assicura e sostiene l'attività educativa e culturale degli appartenenti alla minoranza autoctona italiana e delle sue istituzioni.[12]»

A Zara la locale Comunità degli Italiani ha richiesto dal 2009 la creazione di un asilo italiano. Dopo notevoli opposizioni governative[13][14], con l'imposizione di un filtro nazionale che imponeva l'obbligo di possesso di cittadinanza italiana per l'iscrizione, alla fine nel 2013 è stato aperto ospitando i primi 25 bambini[15]. Dal 2017 una scuola elementare croata offre lo studio della lingua italiana come lingua straniera. Corsi di italiano sono stati attivati anche in una Scuola media superiore e presso la facoltà di Lettere e Filosofia[16]. Un asilo italiano è stato aperto nel 2010 anche a Lussinpiccolo.

Italiani per regioniModifica

Ecco gli autodichiaratisi di nazionalità italiana suddivisi per regione secondo i censimenti del 2001 e del 2011[17][18]:

Contea Italiani nel 2001 Perc. Italiani nel 2011 Perc.
Regione di Bjelovar e della Bilogora 79 0,06% 76 0,06%
Regione di Brod e della Posavina 40 0,02% 41 0,03%
Regione istriana 14.284 6,92% 12.543 6,03%
Regione di Karlovac 11 0,01% 11 0,01%
Regione di Koprivnica e Križevci 9 0,01% 15 0,01%
Regione di Krapina e dello Zagorje 6 0,00% 10 0,01%
Regione della Lika e di Segna 14 0,03% 6 0,01%
Regione litoraneo-montana 3.539 1,16% 3.429 1,16%
Regione del Međimurje 4 0,00% 13 0,01%
Regione di Osijek e della Baranja 32 0,01% 45 0,01%
Regione di Požega e della Slavonia 788 0,92% 592 0,76%
Regione raguseo-narentana 51 0,04% 50 0,04%
Regione di Sebenico e Tenin 30 0,03% 42 0,04%
Regione di Sisak e della Moslavina 192 0,10% 183 0,11%
Regione spalatino-dalmata 114 0,02% 134 0,03%
Regione di Varaždin 17 0,01% 24 0,01%
Regione di Virovitica e della Podravina 12 0,01% 9 0,01%
Regione di Vukovar e della Sirmia 5 0,00% 8 0,00%
Regione zaratina 109 0,07% 123 0,07%
Regione di Zagabria 31 0,01% 57 0,02%
Città di Zagabria 277 0,04% 399 0,05%
  Croazia 19.636 0,44% 17.807 0,42%

Insegnamento di lingua italianaModifica

Modifica del confine tra Italia e Jugoslavia e conseguenze per le popolazioni confinarie
 
Modifiche al confine orientale italiano dal 1920 al 1975.

     Il Litorale austriaco, poi ribattezzato Venezia Giulia, che fu assegnato all'Italia nel 1920 con il trattato di Rapallo (con ritocchi del suo confine nel 1924 dopo il trattato di Roma) e che fu poi ceduto alla Jugoslavia nel 1947 con i trattati di Parigi

     Aree annesse all'Italia nel 1920 e rimaste italiane anche dopo il 1947

     Aree annesse all'Italia nel 1920, passate al Territorio Libero di Trieste nel 1947 con i trattati di Parigi e assegnate definitivamente all'Italia nel 1975 con il trattato di Osimo

     Aree annesse all'Italia nel 1920, passate al Territorio Libero di Trieste nel 1947 con i trattati di Parigi e assegnate definitivamente alla Jugoslavia nel 1975 con il trattato di Osimo

Nella determinazione del confine avvenuta dopo la prima guerra mondiale vennero prese in considerazione soprattutto le pretese territoriali vantate dal Regno d’Italia, al quale vennero assegnati territori abitati da circa 490.000 abitanti di lingua slovena e croata, contro i 15.000 Italiani residenti nei territori assegnati alla Jugoslavia.

Nella determinazione del confine avvenuta dopo la seconda guerra mondiale vennero prese in considerazione anche le aspirazioni degli abitanti delle aree contese; ciò nonostante, alla fine della disputa, le aree assegnate all’Italia risultavano abitate da circa 120.000 Sloveni, mentre le aree assegnate alla Jugoslavia risultavano abitate da circa 270.000 Italiani.

Scuole dell'infanziaModifica

Paese / città
Buie 2
Verteneglio 1
Cittanova 1
Umago 3
Parenzo 2
Orsera 1
Rovigno 1
Valle 1
Dignano 3
Pola 7
Albona 1
Fiume 6
Orsera 1
Lussinpiccolo 1
Zara 1
TOTALE 30

Scuole elementariModifica

Paese / città
Buie 2
Verteneglio 1
Cittanova 1
Umago 2
Parenzo 1
Dignano 1
Rovigno 1
Valle 1
Pola 3
Fiume 4
TOTALE 17

Scuole medie e superioriModifica

Paese / città
Buie 1
Rovigno 1
Pola 1
Fiume 1
TOTALE 4

Stampa italianaModifica

Sono numerose le pubblicazioni della Stampa italiana in Croazia. Le principali sono:

  • Arcobaleno, mensile (Fiume, dal 1948), editore Silvio Forza (Casa Editrice Edit), direttore Elisa Zaina. ([1])
  • La Battana, trimestrale (Fiume, dal 1963), editore Silvio Forza (Casa Editrice Edit), direttore Laura Marching. ([2])
  • El Clivo (Pola, dal 1971), editore Comunità degli Italiani di Pola, direttore Fabrizio Radin.
  • Il Gazzettino della Dante Albonese, bimestrale (Albona), editore Società Dante Alighieri, direttore Tullio Vorano.
  • Panorama, quindicinale (Fiume, dal 1952), editore Silvio Forza (Casa Editrice Edit), direttore Mario Simonovich. (Sito)
  • El Portigo (Gallesano), editore Comunità degli Italiani di Gallesano, direttore Luana Moscarda.
  • La Trifora, semestrale (Dignano, dal 2007), editore Comunità degli Italiani di Dignano, direttore Carla Rotta.
  • Unione Italiana (Croazia), mensile (Fiume, dal 1998), direttore Maurizio Tremul.
  • La Voce del Popolo, quotidiano (Fiume, dal 1944), editore Silvio Forza (Casa Editrice Edit Fiume), direttore Errol Superina. (Sito)

NoteModifica

  1. ^ Secondo il dato del censimento del 2001.
  2. ^ (HR) Ufficio Centrale di Statistica (Državni Zavod za Statistiku), Censimento 2001, Popolazione per etnia per comuni, su http://www.dzs.hr. URL consultato il 10/06/2017.
  3. ^ Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Wien, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971
  4. ^ (DE) Jürgen Baurmann, Hartmut Gunther e Ulrich Knoop, Homo scribens : Perspektiven der Schriftlichkeitsforschung, Tübingen, 1993, p. 279, ISBN 3484311347.
  5. ^ Dizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 730), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970
  6. ^ Croatian Bureau of Statistics - Census of Population, Householdes and Dwellings, 2011
  7. ^ Censimento 2001
  8. ^ Censimento 2001
  9. ^ “Il passaporto sotto al cuscino” Come hanno ottenuto la “doppia cittadinanza” gli italiani di Slovenia e Croazia e perché? Intervista a Maurizio Tremul, esponente della minoranza italiana in Istria., su salto.bz.
  10. ^ Altro gruppo etnico originariamente di lingua romanza è quello dei Morlacchi, popolazione storica derivante - secondo le teorie maggioritarie - dalle antiche popolazioni latinizzate dell'entroterra dalmata, successivamente slavizzate.
  11. ^ Tutti i dati in Š.Peričić, O broju Talijana/talijanaša u Dalmaciji XIX. stoljeća, in Radovi Zavoda za povijesne znanosti HAZU u Zadru, n. 45/2003, p. 342
  12. ^ Uso governativo della lingua italiana a Fiume
  13. ^ Reazioni scandalizzate per il rifiuto governativo croato ad autorizzare un asilo italiano a Zara
  14. ^ Zara: ok all'apertura dell'asilo italiano
  15. ^ Aperto “Pinocchio”, primo asilo italiano nella città di Zara
  16. ^ L'italiano con modello C a breve in una scuola di Zara, su editfiume.info. URL consultato il 9 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2018).
  17. ^ Fonte:Censimento 2001
  18. ^ Censimento 2011

BibliografiaModifica

  • Bartoli, Matteo. Le parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia. Tipografia italo-orientale. Grottaferrata 1919.
  • Benussi, Bernardo. L'Istria nei suoi due millenni di storia. Treves-Zanichelli. Trieste 1924.
  • Corni, Gustavo. L'esodo degli Italiani da Istria e Dalmazia, in Hannes Obermair, Sabrina Michielli (a cura di), Erinnerungskulturen des 20. Jahrhunderts im Vergleich - Culture della memoria del Novecento a confronto. Città di Bolzano, Bolzano, 2014, pp. 73–69. ISBN 978-88-907060-9-7
  • Mileta, Olinto. Popolazioni dell'Istria, Fiume, Zara e Dalmazia (1850-2002). Edizioni A.D.ES. Trieste, 2005
  • Monzali, Luciano. Italiani di Dalmazia. Dal Risorgimento alla Grande Guerra vol 1. Le Lettere. Firenze, 2004
  • Perselli, Guerrino. I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936. Centro di ricerche storiche - Rovigno, Trieste - Rovigno 1993.
  • Petacco, Arrigo. L'esodo, la tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. Mondadori, Milano, 1999.
  • Vignoli, Giulio. I territori italofoni non appartenenti alla Repubblica Italiana agraristica. Giuffrè, Milano, 1995.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica