Italo Cucci

giornalista italiano

Italo Cucci (Sassocorvaro, 31 maggio 1939) è un giornalista, accademico e saggista italiano.

Italo Cucci

BiografiaModifica

Originario del Montefeltro, della famiglia Cucci di Majolo, discendente da parte materna del beato Matteo da Bascio, il fondatore dei Frati Cappuccini, è cresciuto a Rimini, dove ha iniziato la sua carriera giornalistica nel 1958 con il settimanale La Provincia. Al suo paese natale, Sassocorvaro, ha donato la sua ricca biblioteca che oggi porta il suo nome. È sposato con Grazia Vezzoli, e ha 4 figli: Francesca (1966), Benedetta (1967)[1], Ignazio (1981), Beatrice (1982). Vive nell'isola di Pantelleria.

Attività giornalisticaModifica

Ha esordito nel 1956 collaborando ad alcuni settimanali della Capitale (Lo Specchio, Il Meridiano, Qui Italia, la Folla, Reporter) diventando giornalista professionista nel 1966 al Resto del Carlino ed iscrivendosi all'Ordine dei Giornalisti della Sicilia; inviato sportivo, ha seguito il Tour de France del 1967 per conto di Stadio, diventando testimone della tragedia del ciclista inglese Tom Simpson[1] e dei mondiali di calcio maschili dal 1974 al 2010. Nel 1969, inviato per il «Guerin Sportivo», scrisse per primo che Eddy Merckx, che stava vincendo il Giro d'Italia, era stato trovato positivo all'antidoping[2].

Ha diretto i giornali in cui è stato redattore. Prima il Guerin Sportivo (tre volte, rinnovandolo totalmente dal 1975 e portandolo ai massimi storici della diffusione, 340.000 copie), poi Stadio (da condirettore), il Corriere dello Sport-Stadio (due volte), e il Quotidiano Nazionale (che raccoglie le testate La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, il quotidiano in cui ha mosso i primi passi durante la direzione di Giovanni Spadolini). Ha diretto anche il mensile Master e il settimanale Autosprint. Dopo l'esordio a Stadio (1963) è stato anche inviato speciale della “Gazzetta dello Sport” diretta da Gualtiero Zanetti. Da Germania 1974 a Sudafrica 2010 ha seguito dieci Mondiali di calcio e sei Olimpiadi.

Dal 2008 è direttore editoriale dell'agenzia di stampa Italpress[3], attraverso la quale collabora come editorialista per numerosi quotidiani nazionali e locali. È anche editorialista del quotidiano Roma di Napoli e di Avvenire. Sul quotidiano della CEI, cura settimanalmente la rubrica La barba al palo. Ha scritto per il Corriere della sera. Collabora con la RAI come opinionista/editorialista sportivo. Dal marzo 2012 è direttore del periodico Primato.

Dal 2016 è tornato a scrivere per il “Quotidiano Nazionale” (Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno) e dal 2018 ha ripreso la collaborazione al “Corriere dello Sport- Stadio” come editorialista.

Il 1º febbraio 2021 lancia la sua prima rubrica video sulle piattaforme multimediali: "La barba al palo"[4].

Attività accademicaModifica

Allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi, ha insegnato giornalismo alla Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) di Roma e Sociologia della comunicazione sportiva alla facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo. È stato collaboratore dell'Università La Sapienza di Roma, dell'Università degli Studi di Palermo, dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, all'Università di Udine (sede di Gorizia), nonché della LUMSA di Roma, dove ha tenuto seminari e lezioni sui vari aspetti dello sport. Fa parte delle giurie del Premio Prisco e del Premio Beppe Viola e da trent'anni del Premio Sport Civiltà dell'Associazione Veterani dello Sport a Parma, nonché delle commissioni d'esame dell'Ordine dei Giornalisti.

Premi e riconoscimentiModifica

Italo Cucci ha vinto numerosi premi sportivi e letterari, in particolare:

Nello stesso anno gli è stato assegnato il Premio «Bruno Roghi»;
  • Nel 1991 ha vinto il Premiolino-Giornalista del mese;
  • Nel 2000 il premio «Montale Fuori di casa»;
  • Nel 2004 ha vinto il Premio Bancarella Sport con il libro Un nemico al giorno. Storia di un giornalista;
  • Nel 2010 ha ricevuto il premio Caravella-Luciano Cirri;
  • Nel 2014 ha ricevuto:
il Premio Padre Pio a Morcone;
il Premio Giornalisti mediterranei
  • Nel 2015 ha vinto:
il Premio Ghirelli;
il Premio CONI con il libro Il capanno sul porto. Storia del Conte Alberto Rognoni;
  • Ha vinto il premio Testimone del tempo di Acquistoria;
  • Nel 2018 ha ricevuto il «premio Re Manfredi»;
  • Nel 2019 ha vinto:
il premio alla carriera Bruno Raschi, assegnato dal Bancarella Sport;
il Premio Ischia internazionale di giornalismo alla carriera;
il Premio Coni «Una penna per lo sport-Giorgio Tosatti» per una vita dedicata al giornalismo sportivo.

OpereModifica

Cucci ha scritto numerose biografie di campioni e storie sui Mondiali di Calcio e numerosi libri.

SaggiModifica

  • Tribuna Stampa - Storia critica del giornalismo sportivo (con Ivo Germano) che raccoglie l'esperienza ultradecennale d'insegnamento alla scuola di giornalismo della LUISS;
  • Bad Boys, raccolta degli articoli pubblicati sul quotidiano «Avvenire» nella rubrica "La barba al palo"[5].

CalcioModifica

  • Il mondo di Giacomo Bulgarelli, viaggio nostalgico fra fatti e personaggi del calcio dagli anni sessanta agli ottanta[6];
  • Moratti Inter. Album di famiglia, con prefazione di Massimo Moratti, Bertani, 2018;
  • Azzurro, NFC, 2020 (40 anni di Nazionale nelle foto di Alberto Sabattini).

BiografieModifica

  • Haller com’è;
  • Il borghese Bulgarelli;
  • Il capanno sul porto. Storia del Conte Alberto Rognoni e del suo tempo (Minerva, 2014);
  • Ferrari segreto (2015);
  • Boniperti. Storia del grande presidente della Juventus, con Salvatore Giglio e Nicola Calzaretta, prefazione di Giampiero Boniperti, presentazione di Alessandro Del Piero (EffeDi, Torino 2019);
  • Chiellini il gigante (NFC, 2020).

Romanzi e DiariModifica

  • Minuto per minuto;
  • Il mio mondo (sul Mondiale di calcio di Messico 1986);
  • Un nemico al giorno (autobiografia professionale)[7];
  • Elettroshock - E la chiamano depressione, scritto insieme al figlio Ignazio (Minerva Editoriale, 2014)[8];
  • Diario al tempo del coronavirus - Sport e vita (NFC, 2020).

CurateleModifica

  • Piloti che gente di Enzo Ferrari (Conti Editore, 1983);
  • Vincere è l'unica cosa che conta (Sperling&Kupfer, 2015), autobiografia di Franco Causio;
  • La favola della Juventus”, una storia fotografica di Salvatore Giglio (Pazzini Editore, 2019).

PrefazioniModifica

  • Prefazione a I fratelli di Arpad. Appunti di storia del calcio europeo attraverso la vita di alcuni protagonisti, di Biagio Angrisani, Areablu Edizioni, 2015.

FilmografiaModifica

Italo Cucci ha collaborato con Pupi Avati al soggetto e alla sceneggiatura del film Ultimo minuto con Ugo Tognazzi[9]. Ha contribuito al soggetto del film-TV Il grande Torino di Claudio Bonivento.

NoteModifica

  1. ^ a b «Corriere dello Sport-Stadio», 13 luglio 2019, pagina 47
  2. ^ La triste leggenda del Baronetto Drogato, su avvenire.it. URL consultato il 10 agosto 2020.
  3. ^ Prima on line
  4. ^ Italpress lancia ‘La Barba al palo’, nuova rubrica video di Italo Cucci dedicata ai principali eventi sportivi della settimana, su primaonline.it. URL consultato il 6 febbraio 2021.
  5. ^ I Bad Boys di Cucci e Fantantonio visti da Italo, playbologna.it. URL consultato l'8 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  6. ^ “Il mondo di Bulgarelli” nella penna di Italo Cucci, giornalisticalabria.it. URL consultato l'8 giugno 2014.
  7. ^ Ilenia Virgili, Italo Cucci in compagnia di ‘un nemico al giorno’, rivieraoggi.it. URL consultato l'8 giugno 2014.
  8. ^ Depressione: il racconto di Ignazio e Italo Cucci, gazzettadiparma.it. URL consultato l'8 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  9. ^ (EN) Ultimo minuto - Full Cast & Crew, IMDb. URL consultato l'8 giugno 2014.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN19078647 · ISNI (EN0000 0003 9596 1455 · SBN IT\ICCU\CFIV\028963 · LCCN (ENn2004101081 · WorldCat Identities (ENlccn-n2004101081