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In diritto penale lo ius puniendi è la situazione giuridica soggettiva attiva di cui è titolare lo stato nel rapporto giuridico che sorge tra lo stesso e l'autore di un reato in conseguenza di quest'ultimo.

Indice

ConcezioniModifica

Ius puniendi come diritto soggettivoModifica

Il termine latino ius puniendi è letteralmente traducibile con 'diritto di punire', tuttavia è dibattuto in dottrina se si tratti di un vero e proprio diritto soggettivo. Chi sostiene la tesi affermativa vede nello ius puniendi il diritto dello Stato ad applicare la pena, al quale corrisponde un obbligo dell'autore del reato.

Secondo Karl Binding tale diritto alla pena nasce dalla trasformazione del diritto dello Stato ad essere obbedito dai cittadini, nel momento in cui viene leso da un'azione od omissione contraria alla norma primaria; il diritto dello Stato all'obbedienza va distinto dal diritto soggettivo, dello Stato o di altri soggetti, che la norma primaria è intesa a tutelare (ad esempio, il diritto di proprietà nel caso di una norma che vieta il furto).

Secondo Arturo Rocco, invece, il diritto soggettivo violato che si trasforma in ius puniendi non è un generico diritto all'obbedienza, ma il diritto all'obbedienza della specifica norma primaria che comanda o vieta un certo comportamento, riflesso dell'interesse dello Stato a conservare e difendere la propria esistenza, posta in pericolo dalla lesione o minaccia di un interesse, anche individuale, la cui tutela è condizione necessaria per la medesima. Rocco aggiunge che lo ius puniendi consiste in un diritto assoluto dello Stato sulla persona dell'autore del reato, il quale ha il correlato obbligo di assoggettarsi alla pena, e che l'oggetto del relativo rapporto giuridico consiste in quella restrizione della libertà o altro diritto che è la pena.

Ius puniendi come potestàModifica

Le critiche alla tesi dello ius puniendi come diritto soggettivo, avanzate da molti autori (ad esempio, Enrico Ferri e Francesco Antolisei), si appuntano sull'inadeguatezza di questa categoria a caratterizzare il rapporto tra stato e autore del reato. In alternativa è stata proposta per lo ius puniendi la natura di potestà attribuita a determinati organi dello Stato e, quindi, di potere-dovere; a fronte di tale potere il privato non si trova in una situazione soggettiva di obbligo ma di mera soggezione.

Analoga è la posizione di Hans Kelsen il quale, coerentemente con la sua impostazione teorica che riduce il diritto soggettivo a mero riflesso della norma che comanda o vieta e, quindi, del dovere da essa posto, sostiene che la norma penale impone al soggetto cui è diretta il dovere di tenere o non tenere il comportamento e, nello stesso momento, allo Stato il dovere di sanzionare il comportamento contrario; gli atti con i quali, in ottemperanza a quest'ultimo dovere, vengono applicate le sanzioni sono provvedimenti di organi dello Stato, in relazione ai quali prevale l'aspetto della funzione – quindi della potestà – su quello del diritto soggettivo.

TitolaritàModifica

Negli attuali ordinamenti giuridici titolare dello ius puniendi è soltanto lo Stato. Non è, però, sempre stato così: la situazione attuale, infatti, è il risultato di un processo evolutivo in esito il quale lo Stato ha affermato il monopolio dello ius puniendi nei confronti dei singoli consociati – ai quali è oggi vietato farsi giustizia da sé tramite la vendetta – e di altre istituzioni (come, ad esempio, i gruppi familiari).

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