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Józef Piłsudski

rivoluzionario, politico e militare polacco
Józef Piłsudski
Pilsudski 1910 1920 LOC hec 14263 restored.jpg

Capo dello Stato della Polonia
Durata mandato 14 novembre 1918 –
11 dicembre 1922
Capo del governo Ignacy Daszyński
Jędrzej Moraczewski
Ignacy Paderewski
Leopold Skulski
Władysław Grabski
Wincenty Witos
Antoni Ponikowski
Artur Śliwiński
Julian Nowak
Predecessore -
Successore Gabriel Narutowicz (come Presidente)

Dati generali
Partito politico Indipendente
Firma Firma di Józef Piłsudski
Józef Klemens Piłsudski
Pilsudski portrait.jpg
Ritratto del maresciallo Piłsudski
NascitaZułów, 5 dicembre 1867
MorteVarsavia, 12 maggio 1935 (67 anni)
Cause della mortecancro
Luogo di sepolturaCattedrale del Wawel di Cracovia
Dati militari
Paese servitoPolonia Polonia
Forza armataOrzełek legionowy.svg Legioni Polacche
POL Wojska Lądowe.svg Esercito polacco
Anni di servizio1914-1923
1926-1935
GradoMaresciallo di Polonia
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra polacco-ucraina
Guerra polacco-lituana
Guerra sovietico-polacca
Altre carichePolitico, Rivoluzionario
"fonti nel corpo del testo"
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Józef Klemens Piłsudski (IPA: [ˈjuzɛf ˈklɛmɛns pʲiwˈsutskʲi]) (Zułów, 5 dicembre 1867Varsavia, 12 maggio 1935) è stato un rivoluzionario, generale e politico polacco.

Leader delle forze armate polacche e (1926-1935) della Seconda Repubblica di Polonia, fu una delle più importanti figure politiche polacche della sua era, ed è considerato il padre della riconquistata indipendenza polacca, 123 anni dopo la terza spartizione della Polonia.

BiografiaModifica

Gli inizi dell'attività politicaModifica

 
Roma, monumento a Piłsudski

Proveniente da una famiglia della piccola nobiltà polacca, Piłsudski studiò medicina all'Università di Charkiv (Ucraina) ed entrò nel movimento socialista rivoluzionario, facendo poi parte della corrente indipendentista del Partito Socialista Polacco. Arrestato dalla polizia russa (1900), riuscì ad evadere (1901) e ad espatriare poi in Galizia (allora provincia dell'Impero austro-ungarico). Qui, contrariamente al movimento dei democratico-nazionali di Roman Dmowski, filorusso e antitedesco, auspicò il crollo della Russia con l'aiuto tedesco per ottenere l'indipendenza polacca.

La prima guerra mondialeModifica

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Piłsudski organizzò le legioni polacche che combatterono a fianco degli Imperi Centrali (Austria-Ungheria e Germania) contro la Russia. Il 5 novembre 1916 gli Imperi Centrali proclamarono l'indipendenza del Regno di Polonia, ma come semplice stato fantoccio da utilizzare in funzione antirussa. Nel 1917 Piłsudski ottenne un seggio nel Consiglio di Stato del nuovo regno, ma rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà, volgendosi così anche contro gli Imperi Centrali, che lo fecero arrestare e internare a Magdeburgo fino alla fine della guerra.

L'indipendenza polacca e la guerra con la RussiaModifica

Nel novembre 1918, sconfitti gli Imperi Centrali, Piłsudski rovesciò il Consiglio di Reggenza da essi istituito per governare la Polonia e assunse la guida della nuova Repubblica Polacca. Con il Trattato di Versailles (1919) la Polonia ottenne il riconoscimento dell'indipendenza e inoltre l'acquisto della Galizia, della Posnania e di uno sbocco al mare (il Corridoio Polacco) con il porto di Gdynia. Nominato capo dello Stato (1919), Piłsudski cercò di costituire una federazione con lituani, ruteni e ucraini - il progetto Międzymorze - approfittando della debolezza russa: nominato comandante dell'esercito col grado di Maresciallo di Polonia (marzo 1920), invase l'Ucraina fino a Kiev (guerra sovietico-polacca). La controffensiva dell'Armata Rossa fu respinta alle porte di Varsavia grazie ad una manovra a tenaglia dell'esercito polacco presso un'ansa della Vistola (agosto 1920). Gli alleati occidentali (Gran Bretagna, Francia) si limitarono all'appoggio verbale. La guerra si concluse con il Trattato firmato a Riga, il 18 marzo 1921.

Il colpo di Stato del 1926 e il regime dei colonnelliModifica

Dopo l'entrata in vigore della Costituzione parlamentare (1921) e la vittoria elettorale dei democratico-nazionali (1922), Piłsudski si ritirò dalla politica, ma vista la crescente tensione interna tra crisi politico-economica e conflitti etnici, attuò, ispirandosi alla marcia su Roma di Benito Mussolini[1], un colpo di Stato (14 maggio 1926) con cui assunse poteri dittatoriali. Sanacja (Risanamento) era il nome della coalizione politica creata da Piłsudski dopo il colpo di Stato. Cumulando le cariche di Primo ministro (1926-1928, 1930), ministro della Guerra (1926-1935) e capo di Stato Maggiore, governò dittatorialmente con l'appoggio dell'esercito, e nel 1935 promulgò una nuova Costituzione (democrazia articolata) che aboliva di fatto il sistema parlamentare[2]. In politica estera, per salvaguardare l'indipendenza della Polonia dalle mire dei suoi vicini, cercò sempre di impedire il risorgere della potenza tedesca e dell'espansionismo russo: dopo l'ascesa dei nazisti di Adolf Hitler (gennaio 1933), sembrò volersi accordare con la Francia per una guerra preventiva alla Germania, ma poi concluse un patto di non aggressione con il Reich (1934). Morì di cancro a Varsavia nel 1935 e fu sepolto nella Cattedrale del Wawel di Cracovia.

Durante la seconda guerra mondiale, dopo aver invaso il suo Paese e preso Cracovia, i tedeschi resero omaggio alla sua tomba[3].

OnorificenzeModifica

Onorificenze polaccheModifica

  Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca
— 1921
  Gran Maestro dell'Ordine Virtuti Militari
  Gran Maestro dell'Ordine della Polonia Restituta

Personalmente è stato insignito dei titoli di:

  Gran Croce e Stella dell'Ordine Virtuti Militari
  Croce di Commendatore dell'Ordine Virtuti Militari
  Croce di Cavaliere dell'Ordine Virtuti Militari
  Croce d'Oro dell'Ordine Virtuti Militari
  Croce d'Argento dell'Ordine Virtuti Militari
  Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta
  Croce di Commendatore con Stella dell'Ordine della Polonia Restituta
  Croce e Medaglia d'Indipendenza con spade
  Croce al valore (4)
  Croce al merito (4)
  Croce al Merito delle Forze Centrali di Lituania
  Nastro al Valore e al Merito della Slesia

Onorificenze straniereModifica

  Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)
  Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Croce dell'Aquila (Estonia)
  Croce della Libertà per il comando militare di I Classe (Estonia)
  Croce della Libertà per il servizio civile di I Classe (Estonia)
  Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Rosa Bianca (Finlandia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
  Gran Cordone dell'Ordine dei fiori di Paulownia (Giappone)
  Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Corona Ferrea (Impero Austro-Ungarico)
  Cavaliere di I classe dell'Ordine di Lāčplēsis (Lettonia)
  Gran Croce dell'Ordine della Torre e della Spada (Portogallo)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Alessandro (Regno di Bulgaria)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Carol I (Regno di Romania)
  Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Regno di Romania)
  Membro di II Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Regno di Romania)
  Membro di III Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Regno di Romania)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella dei Karađorđević - classe militare (Regno di Serbia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia (Regno d'Italia)
  Gran Croce con decorazione gialla dell'Ordine al Merito Militare (Spagna)
  Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica ungherese (Ungheria)
  Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
  Médaille militaire (Francia)
  Croce di guerra Cecoslovacca del 1918 (Cecoslovacchia)

NoteModifica

  1. ^ Dr. Chodakiewicz reviews new book on Piłsudski (in inglese)
  2. ^ V. PERNA, Storia della Polonia tra le due guerre. Xenia Edizioni, Milano 1990.
  3. ^ Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, a cura di Renzo De Felice, 11ª ed., Milano, BUR Storia, 2010, p. 343 (6 settembre 1939).

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Collegamenti esterniModifica

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