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BiografiaModifica

OriginiModifica

Nato dal fiorentino Bartolomeo di Jacopo di Martino Carucci e da Alessandra di Pasquale di Zanobi[2], il padre di Pontormo era stato pittore a sua volta, nella bottega del Ghirlandaio, ma di lui non si conoscono opere. La nascita del primogenito Jacopo avvenne il 24 o il 25 maggio del 1494, ma qualche anno dopo (nel 1499) il padre morì, seguito dopo pochi anni anche dalla madre, che lo lasciò orfano a soli dieci anni, nel 1504[3].

Jacopo fu affidato alla porta dei Pupilli, la magistratura fiorentina che si occupava dei beni degli orfani, e preso in custodia dalla nonna materna Brigida, che gli fece dare istruzione e a tredici anni lo mandò a Firenze, dove poi visse praticamente tutta la vita[3].

FormazioneModifica

Secondo Vasari, a Firenze Pontormo frequentò le botteghe dei principali artisti allora attivi, come Piero di Cosimo (verso il 1510), Andrea del Sarto, Mariotto Albertinelli e Fra Bartolomeo, e inoltre instaurò sporadici contatti anche con Leonardo da Vinci. Tali notizie sono confermate da influssi stilistici nelle opere giovanili, che svanirono gradualmente, con l'eccezione di quelli legati ad Andrea del Sarto[2]. Nella bottega di quest'ultimo infatti Pontormo lavorò dal 1512 e realizzò le prime opere indipendenti. Le fonti ricordano una piccola Madonna annunciata e una predella per la pala dell'Annunciazione di San Gallo del Sarto, dipinta in collaborazione col Rosso e andata probabilmente distrutta nell'alluvione del 1557. Ne resta la descrizione vasariana: «un Cristo morto con due Angioletti che gli fanno lume con due torce e lo piangono, e dalle bande in due tondi, due Profeti, i quali furono così praticamente lavorati, che non paiono fatti da giovinetto, ma da un pratico maestro»[3]. Alcuni hanno riferito a Pontormo anche la pittura di alcune figure nella pala, come l'ignudo seduto sui gradini dell'architettura dello sfondo[4].

Il debutto ufficiale fu alla Santissima Annunziata, interessata in quegli anni da un intenso programma di decorazione, di cui resta un'abbondante documentazione[5]. Gli importanti lavori di decorazione legati alla visita di Leone X a Firenze gli procurarono del lavoro. Cosimo di Andrea Feltrini, specialista di grottesche, era stato incaricato di decorare l'arcone d'ingresso dell'Annunziata con varie figure, ma la strettezza dei tempi rese necessario il ricorso ad aiuti, tra cui il diciannovenne Jacopo, che realizzò così le figure della Fede e della Carità, oggi molto danneggiate (gli originali sono al Museo di San Salvi, mentre in loco si conservano copie). L'opera ebbe un notevole successo, scatenando anche qualche invidia del maestro Andrea del Sarto[6].

Fu proprio Andrea che dovette affidare a due dei suoi allievi più promettenti, il Rosso e appunto Pontormo, la realizzazione di due lunette con Storie della Vergine nel Chiostrino dei Voti, ciclo in larga parte realizzato da Andrea del Sarto stesso negli anni precedenti[2]. Pontormo creò così la Visitazione (1512-1513), dal saldo impianto monumentale.

Il rapporto dialettico di emulazione di Andrea del Sarto, in cui il giovane Pontormo vedeva colui che era riuscito in un certo grado ad armonizzare lo sfumato leonardesco, la plasticità michelangiolesca e la classicità di Raffaello, durò circa fino alla fine del secondo decennio del secolo[2].

Al 1515 circa viene ipotizzato un primo soggiorno a Roma, basato solo su dati stilistici nelle sue opere, in cui si leggono riferimenti alla volta della Cappella Sistina di Michelangelo e alle prime due delle Stanze vaticane di Raffaello. Nel frattempo si inizia a notare infatti un crescente astro su Pontormo da parte del Buonarroti, riscontrabile in opere come la Sacra conversazione di san Ruffillo e, soprattutto, la Veronica, in cui trovano espressione stilemi di chiara derivazione michelangiolesca, quali il moto a serpentina, le pose a contrapposto di figure simmetriche, la colorazione accesa e cangiante[7].

Creazione di un linguaggio originaleModifica

Vasari dà un ritratto entusiasta del giovane Pontormo, che era molto promettente, una specie di bambino prodigio nella pittura; anche i grandi Raffaello e Michelangelo riconoscevano l'eccezionale talento del Pontormo e gli avevano previsto una luminosa carriera artistica. Proprio questa lo avrebbe portato successivamente, secondo Vasari, ad abbandonare i "buoni modelli" della pittura e ad avventurarsi in sperimentazioni e innovazioni che al tempo non vennero comprese e che lo stesso Vasari giudicava bizzarre, smodate, eccessive. Oggi il giudizio di Vasari è ampiamente superato dalla critica, che vede in questi anni la fondamentale elaborazione di uno stile pittorico proprio, autonomo rispetto alla tradizione e decisamente anti-classico[8].

Tra le opere che meglio rappresentano questo passaggio, spiccano sicuramente i quattro pannelli per le Storie di Giuseppe ebreo (1517-1518 circa), parte di una decorazione più ampia destinata alla Camera nuziale Borgherini, assieme ad opere di Andrea del Sarto, di Francesco Granacci e del Bacchiacca. In queste opere si nota un tentativo riuscito di rompere gli schemi tradizionali, con scene più affollate e scandite nello spazio con più complessità. Ispirandosi alle stampe nordiche che proprio allora iniziavano circolare con frequenza anche a Firenze (soprattutto di Luca da Leida e Albrecht Dürer), l'artista ruppe con la tradizione tutta italiana di organizzare l'immagine attorno a un fulcro centrale, spargendo i personaggi ai quattro angoli del dipinto, in gruppi però sempre coordinati con sapienza, in modo da guidare, anche grazie alle particolari pose dei personaggi, l'addentrarsi dell'occhio dello spettatore in profondità. Andò sperimentando inoltre l'uso di colori accesi e brillanti, in mezze tonalità inusuali[8].

A Poggio a CaianoModifica

 
La Pomona, Villa di Poggio a Caiano

Dal 1519 Pontormo venne arruolato dalla famiglia Medici per prendere parte alla decorazione del salone della villa di Poggio a Caiano. Committente era Ottaviano de' Medici, per conto di Leone X e del cardinale Giulio, futuro Clemente VII. Per celebrare i fasti della casata medicea Paolo Giovio aveva sviluppato un programma di episodi della storia romana, che adombravano glorie e personaggi della famiglia. Lavoravano agli affreschi anche Andrea del Sarto e Franciabigio, autori di una grande scena su una parete ciascuno, ma di lì a poco, nel 1521, la morte del papa sospese tutte le attività[9].

A Pontormo era stata commissionata innanzitutto una lunetta, con un episodio tratto dalle Metamorfosi di Ovidio raffigurante Vertumno e Pomona, un tema quindi più legato all'otium della vita rustica piuttosto che a un episodio storico-celebrativo. Ancora una volta l'artista dimostrò di saper rinnovare gli schemi tradizionali, collocando le due divinità in basso, alle estremità, e popolando la lunetta di personaggi armoniosamente disposti attorno all'oculo[9].

Alla Certosa di FirenzeModifica

Come appuntò con precisione Vasari, tra la fine del 1522 e il 1523 un focolaio di peste fece sì che Pontormo si allontanasse in via precauzionale dalla città, recandosi, accompagnato dal solo allievo Bronzino, nella Certosa del Galluzzo, dove trovò ospitalità dai monaci e ricevette vari incarichi, a cui attese fino al 1527. In particolare iniziò la decorazione delle lunette del chiostro con Scene della Passione, completandone cinque su sei (l'Inchiodamento alla croce restò a livello di disegno preparatorio). In queste opere è più che mai evidente l'influenza delle incisioni di Dürer (in particolare la serie della Piccola Passione), che gli causò poi la disistima di Vasari stesso, che lo descrisse come notevolmente peggiorato rispetto alla sua gioventù: la maniera tedesca era dopotutto vista con sospetto negli anni della Controriforma in cui scriveva Vasari, facendo sospettare simpatie luterane[10]. Pinelli inoltre riscontrò similitudini nelle scene con un'altra opera nordica, la Passione di Hans Memling a quell'epoca a Santa Maria Nuova, istituzione pure retta dallo stesso priore della Certosa, Leonardo Buonafede[11].

In generale tali influenze si manifestano nei profili allungati e negli abbigliamenti dei personaggi, nonché la drammatica pateticità delle espressioni: con tali ricerche l'artista riuscì però a sciogliere tutti i legami con la tradizione fiorentina, arrivando a una nuova e liberissima sintesi formale[10].

Al termine della decorazione ad affresco l'artista realizzò una grande tela con la Cena in Emmaus, destinata al refettorio della foresteria o alla dispensa. In tale opera è rappresentato l'esatto momento in cui Gesù, nello spezzare il pane, rivela sé stesso ai due discepoli astanti: uno solleva il capo mentre l'idea sta balenando nella sua mente, l'altro versa invece il vino dalla brocca ancora inconscio. La rappresentazione dell'istante, unita a un realismo mai visto prima (nelle suppellettili, nelle reali mani e piedi dei personaggi, negli animali sotto il tavolo) e a un'accentuazione dei volumi dovuta allo sfondo scuro (ad esempio nelle apparizioni dei monaci certosini dietro Gesù), ne fanno un'opera di straordinaria modernità, anticipatrice delle ricerche di Caravaggio, Velázquez e Zurbarán[12].

La Cappella CapponiModifica

La sua carriera come pittore comunque proseguì, sempre a Firenze, e nel 1525 Jacopo venne chiamato a far parte dell'Accademia del Disegno.

Dal 1526 al 1528 le sue ricerche formali raggiunsero il culmine nella decorazione della Cappella Capponi nella chiesa di Santa Felicita. Affrescati i tondi nei pennacchi e il lato est con la collaborazione del giovane Bronzino, dipinse per l'altare la pala con il Trasporto di Cristo al sepolcro dove, eliminato ogni riferimento spaziale, inserì undici personaggi in uno spazio indistinto, con gesti enfatici e volti dolenti, sottolineati dall'uso di colori puri e da una luce irreale[2].

Nel 1529 fu in grado di comprarsi una casa per abitare e lavorare, iniziando così a operare in una bottega propria. Racconta il Vasari che la sua casa era un rifugio: "alla stanza dove stava a dormire e talvolta a lavorare si saliva per una scala di legno, la quale, entrato che egli era, tirava su con una carrucola acciò che niuno potesse salire da lui senza sua voglia o saputa". Anche per questi suoi atteggiamenti un po' bohémien, il Pontormo incarna un tipo di artista decisamente moderno.

Dal 1536 fu ingaggiato nuovamente da Cosimo I de' Medici per gli affreschi della villa medicea di Castello (opere perdute), e si dice che, per la volontà di finire da solo tutti gli affreschi, Pontormo si sia rinchiuso per cinque anni dietro un tramezzo di legno.

Il confronto con MichelangeloModifica

 
Il Giocatore sgambettante
 
Due nudi affrontati
 
L'Ermafrodito

Dal terzo decennio del Cinquecento fino alla sua ultima fase artistica, Pontormo intensificò la riflessione sulle opere di Michelangelo, con la ferma volontà di riuscire a superarlo. Lunghi studi preparatori dimostrano la ricerca della perfezione formale, ma poi i risultati finali, in qualche modo, frustravano le sue aspettative[2].

In opere come i Diecimila martiri (1529-1530) è evidente il richiamo alla Battaglia di Cascina, con la figura dell'imperatore seduto in primo piano che ricorda il Ritratto di Giuliano de' Medici duca di Nemours del Buonarroti nella Sagrestia Nuova. Un riferimento alla Madonna Medici si trova invece nella Madonna col Bambino e san Giovannino degli Uffizi (1534-1536 circa), mentre opere su cartone michelangiolesco sono il Noli me tangere e Venere e Amore[13].

Il tema del nudo in movimento caratterizzato da torsioni del corpo si ritrova nei disegni preparatori per il completamento degli affreschi del salone della villa di Poggio a Caiano, impresa affidata nel 15321 da Ottaviano de' Medici su incarico di Clemente VII e mai portata a termine. Secondo la testimonianza di Vasari, Pontormo doveva rappresentare un Ercole e Anteo, una Venere e Adone e un gruppo di Ignudi che giocano a calcio fiorentino, riferimento ai recenti eventi dell'assedio, con la partita giocata sotto il fuoco nemico in piazza Santa Croce il 15 febbraio 1530. Dell'impresa restano i disegni del cosiddetto Giocatore sgambettante, collegabile a un disegno michelangiolesco di Tizio, e della sanguigna coi Due nudi affrontati, entrambi al Gabinetto dei disegni e delle stampe[14].

Altra imprese non andata in porto fu la decorazione della loggia della villa di Castello (1538-1543), della quale resta il disegno dell'Ermafrodito (sempre al Gabinetto Disegni e Stampe), in cui si trova il tema dell'ambiguità sessuale[14]. In queste opere si nota una sovversione delle regole del nudo michelangiolesco, dove al posto del vigoroso plasticismo le figure appaiono ora gonfie ora svuotate, al posto della descrizione anatomica attenta subentra un'evocazione più espressiva e personale delle membra e della loro consistenza[14].

Il coro di San LorenzoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: coro di San Lorenzo.

Dal 1546, il Pontormo lavorò per dieci anni - fino alla morte - alla decorazione del coro della chiesa di San Lorenzo, che era la chiesa della famiglia dei Medici[2]. Alla morte del Pontormo, furono portati a termine dal Bronzino, suo allievo di poco più giovane, e suo fedele amico per molti anni. Gli affreschi vennero distrutti nel 1738, in seguito al rimaneggiamento del coro, ma se ne conservano testimonianze scritte, come la stroncatura del Vasari, sia numerosi studi preparatori. L'insolita iconografia cristologica fa riferimento al trattatello cripto-protestante il Beneficio di Cristo, allora tollerato e che faceva capo agli ambienti della Riforma Cattolica: in esso si proclamava la fiducia nella salvezza individuale attraverso la sola fede. Lo stesso testo manoscritto era in possesso del simpatizzante riformista Pier Francesco Riccio, segretario particolare del duca Cosimo I de' Medici, maggiordomo di corte, cappellano della chiesa di San Lorenzo e delegato ducale alla politica artistica, quindi determinante nell'assegnazione al Pontormo del ciclo.

Gli affreschi degli ultimi vent'anni di vita del Pontormo sono quasi tutti perduti o rovinati, sia quelli nella villa di Castello che quelli nella villa di Careggi.

Negli ultimi due anni di vita (1554-1556), il Pontormo tenne anche un diario, Il libro mio, molto scarno e pieno di appunti di vita quotidiana, da cui emerge comunque la sua personalità bizzarra e cólta al contempo. Venne sepolto il 2 gennaio 1557 nella cappella di San Luca della basilica della Santissima Annunziata, per cui morì probabilmente il 31 dicembre 1556 o il 1º gennaio 1557.

OpereModifica

Opere pittoricheModifica

L'abitudine del Pontormo a non datare e spesso a non firmare le proprie opere provoca numerose incertezze sulla loro datazione.

Qui di seguito sono elencate le opere pittoriche del Pontormo, divise approssimativamente in tre gruppi: opere giovanili (fino al 1519), opere della maturità (1519–1530), opere fino vecchiaia (dal 1530 alla morte).

Opere giovanili (fino al 1519)Modifica

Immagine Titolo Data Dimensioni Tecnica e supporto Luogo, città e Paese di conservazione Attribuzione e note
  Leda e il cigno 1512-1513 circa 55×40 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
Attribuzione incerta
  Fede e Carità 1513 400×500 cm affresco (staccato)  
Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, Firenze, Italia
  Episodio di vita ospedaliera 1514 circa 91×150 cm affresco (staccato)  
Galleria dell'Accademia, Firenze, Italia
  Sacra conversazione di san Ruffillo 1514 circa 223×196 cm affresco (staccato)  
Cappella di San Luca, Basilica della Santissima Annunziata, Firenze, Italia
  Visitazione 1514-1516 circa 392×337 cm affresco  
Chiostrino dei Voti, Basilica della Santissima Annunziata, Firenze, Italia
  Veronica 1515 307×413 cm affresco  
Cappella dei Papi, Basilica di Santa Maria Novella, Firenze, Italia
  Putti e stemma dei Medici
(quattro riquadri nella volta)
1515 affresco  
Cappella dei Papi, Basilica di Santa Maria Novella, Firenze, Italia
  Angioletti
(quattro tondi nella volta)
1515 affresco  
Cappella dei Papi, Basilica di Santa Maria Novella, Firenze, Italia
  Dio Padre benedicente
(tondo al centro della volta)
1515 affresco  
Cappella dei Papi, Basilica di Santa Maria Novella, Firenze, Italia
  Dama col cestello di fusi 1516-1517 circa 76×54 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
Attribuzione incerta, forse opera di Andrea del Sarto
  Giuseppe venduto a Putifarre
(Parte dei pannelli per la Camera nuziale Borgherini)
1516-1517 circa 58×50 cm olio su tavola  
National Gallery, Londra, Regno Unito
[15]
  Supplizio del fornaio
(Parte dei pannelli per la Camera nuziale Borgherini)
1516-1517 circa 58×50 cm olio su tavola  
National Gallery, Londra, Regno Unito
[16]
  Giuseppe riceve richieste d'aiuto dai fratelli
(Parte dei pannelli per la Camera nuziale Borgherini)
1516-1517 circa 35×142 cm olio su tavola  
National Gallery, Londra, Regno Unito
[17]
  Giuseppe in Egitto
(Parte dei pannelli per la Camera nuziale Borgherini)
1517-1518 circa 93×110 cm olio su tavola  
National Gallery, Londra, Regno Unito
[18]
  San Quintino 1517 150×100 cm olio su tela  
Museo Civico, Sansepolcro, Italia
  Ritratto di un gioielliere 1517-1518 circa 69×50 cm olio su tavola  
Museo del Louvre, Parigi, Francia
  Pala Pucci 1518 214×195 cm olio su cartone  
Chiesa di San Michele Visdomini, Firenze, Italia
  Ritratto di un musicista 1518-1519 circa 88×67 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  Ritratto di Cosimo il Vecchio 1518-1519 circa 86×65 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  Sant'Antonio abate 1519 circa 78×66 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  San Giovanni Evangelista e san Michele Arcangelo 1519 circa 173×59 cm
(ognuno)
olio su tavola  
Chiesa di San Michele Arcangelo, Pontorme, Empoli, Italia

Opere della maturità (1519–1530)Modifica

Immagine Titolo Data Dimensioni Tecnica e supporto Luogo, città e Paese di conservazione Attribuzione e note
  Vertumno e Pomona 1519-1521 circa 461×990 cm affresco  
Villa Medici, Poggio a Caiano, Italia
  Adorazione dei Magi 1519-1521 circa 85×190 cm olio su tavola  
Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze, Italia
  Ritratto di due amici 1522 circa 88×68 cm olio su tavola  
Fondazione Giorgio Cini, Venezia, Italia
  Sacra Famiglia con san Giovannino 1522-1524 circa 120×98 cm olio su tavola  
Ermitage, San Pietroburgo, Russia
  Orazione nell'orto 1523-1525 circa 300×290 cm affresco  
Certosa di Galluzzo, Firenze, Italia
  Cristo davanti a Pilato 1523-1525 300×292 cm affresco  
Certosa di Galluzzo, Firenze, Italia
  Andata al Calvario 1523-1525 300×292 cm affresco  
Certosa di Galluzzo, Firenze, Italia
  Deposizione dalla croce 1523-1525 300×290 cm affresco  
Certosa di Galluzzo, Firenze, Italia
  Resurrezione 1523-1525 232×291 cm affresco  
Certosa di Galluzzo, Firenze, Italia
  Cena in Emmaus 1525 230×173 cm olio su tela  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  Ritratto di giovinetto 1525-1526 circa 85×61 cm olio su tavola  
Museo di Palazzo Mansi, Lucca, Italia
  Affreschi del Tabernacolo di Boldrone 1525-1526 circa
(cronologia molto incerta)
307×127 cm
(San Giuliano)
307×175 cm
(Crocifissione)
307×127 cm
(Sant'Agostino)
affreschi (staccati)  
Accademia delle Arti del Disegno, Firenze, Italia
   Natività di san Giovanni Battista 1526 circa 54 cm di diametro olio su tavola (desco da parto)  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  San Girolamo penitente 1525-1528 circa 105×80 cm olio su tavola  
Landesmuseum, Hannover, Germania
  Madonna col Bambino e san Giovannino 1525-1528 circa 87×67 cm olio su tavola  
Galleria di Palazzo Corsini al Parione, Firenze, Italia
Attribuzione incerta, forse opera di Agnolo Bronzino
  Dio Padre 1525-1528 affresco Non più esistente, distrutto
  San Matteo 1525-1526 70 cm di diametro olio su tavola  
Cappella Capponi, Chiesa di Santa Felicita, Firenze, Italia
  San Luca 1525-1526 70 cm di diametro olio su tavola  
Cappella Capponi, Chiesa di Santa Felicita, Firenze, Italia
  San Giovanni 1525-1526 70 cm di diametro olio su tavola  
Cappella Capponi, Chiesa di Santa Felicita, Firenze, Italia
  Deposizione 1526-1528 313×192 cm tempera su tavola  
Cappella Capponi, Chiesa di Santa Felicita, Firenze, Italia
  Annunciazione 1527-1528 368×168 cm affresco  
Cappella Capponi, Chiesa di Santa Felicita, Firenze, Italia
  Visitazione di Carmignano 1528-1530 circa 202×156 cm olio su tavola  
Propositura dei Santi Michele e Francesco, Carmignano, Italia
  Madonna col Bambino, sant'Anna e quattro santi 1528-1529 circa 228×176 cm olio su tavola  
Museo del Louvre, Parigi, Francia
  Diecimila martiri 1529-1530 circa 65×73 cm olio su tavola  
Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze, Italia
  Alabardiere 1529-1530 circa 92×72 cm olio su tavola, trasferito su tela  
Getty Museum, Los Angeles, Stati Uniti d'America
  Ritratto di giovane uomo con cappello rosso 1530 circa  
National Gallery, Londra, Regno Unito

Opere della seconda maturità e ultimi capolavori (dal 1530)Modifica

Immagine Titolo Data Dimensioni Tecnica e supporto Luogo, città e Paese di conservazione Attribuzione e note
  Noli me tangere
(Da un cartone di Michelangelo Buonarroti)
1531-1532 circa 172×134 cm olio su tavola  
Casa Buonarroti, Firenze, Italia
Attribuzione incerta, forse opera di Agnolo Bronzino
  Dama in rosso con cagnolino 1532-1535 circa 89×70 cm olio su tavola  
Städelsches Kunstinstitut und Stadtische Galerie, Francoforte sul Meno, Germania
Attribuzione incerta, forse opera di Agnolo Bronzino
  Venere e Amore
(Da un disegno di Michelangelo Buonarroti)
1532-1534 circa 128×197 cm olio su tavola  
Galleria dell'Accademia, Firenze, Italia
  Ritratto di Alessandro de' Medici 1534-1535 circa 100×81 cm olio su tavola  
Philadelphia Museum of Art, Filadelfia, Stati Uniti d'America
  Ritratto di Alessandro de' Medici 1534-1535 circa 35.3×25.8 cm olio su tavola  
Art Institute of Chicago, Stati Uniti d'America
Ritratto di gentiluomo con libro 1534-1535 circa 88×71 cm olio su tavola  
Collezione-Fondazione Francesco Federico Cerruti per l'Arte, in deposito a lungo termine al Castello di Rivoli, Italia
[19]
  Madonna col Bambino e san Giovannino 1534-1536 circa 89×73 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  Cacciata di Adamo ed Eva 1535 circa 43×31 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  Ritratto di Maria Salviati con Giulia de' Medici 1539 circa 88×71 cm olio su tavola  
Walters Art Museum, Baltimora, Stati Uniti d'America
  Ritratto di monsignor Della Casa 1540-1543 circa 102×80 cm olio su tavola  
National Gallery of Art, Washington D.C., Stati Uniti d'America
  Madonna del Libro 1540-1545 circa 120×102 cm olio su tavola Collezione privata
  Ritratto di Maria Salviati 1543-1545 circa 87×71 cm olio su tavola  
Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia
  Scena di sacrificio 1545 circa 85×148 cm olio su tela  
Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli, Italia
  Affreschi del Coro di San Lorenzo 1546-1556 affreschi Non più esistenti, distrutti

DisegniModifica

Oltre alle opere qui menzionate, Pontormo ha lasciato circa 400 disegni, da alcuni dei quali si possono ricostruire parzialmente anche le opere perdute.

Qui segue una galleria di alcuni dei suoi disegni:

Opere letterarieModifica

Fortuna criticaModifica

Il Pontormo, che pure ebbe protettori importanti come i Medici, non ebbe nel tempo l'apprezzamento che invece fu tributato a suoi contemporanei come Andrea del Sarto, Fra Bartolomeo o il Franciabigio. Dopo le note del Vasari, che non ne apprezzò le opere più mature, le citazioni di Pontormo furono per molti secoli rare e poco interessate, segno del disinteresse che fino ai primi del '900 circondò questo pittore e le sue opere.

Ai primi del Novecento, alcuni piccoli saggi dimostrano una inversione di tendenza; ma fu soprattutto un saggio dello storico d'arte Frederik Mortimer Clapp a suscitare un nuovo interesse per il Pontormo e più avanti anche per altri esponenti del manierismo fiorentino, in maniera analoga a quanto era accaduto pochi anni prima a El Greco.

Solo a quel tempo infatti, dopo la maturazione delle esperienze dell'impressionismo, dell'espressionismo e del cubismo, cominciarono ad essere rivalutate le anticipazioni del linguaggio pittorico moderno, liberato dall'obbligo di riprodurre fedelmente la realtà e dall'ideale rinascimentale dell'armonia della natura. Della maturità di Pontormo, talvolta etichettato come "artista della crisi", sono apprezzate le prospettive audaci e talvolta bizzarre, i gesti stilizzati e lontani dall'idea di naturalezza, le vesti drappeggiate in modo artificioso, le espressioni impaurite o pensose dei suoi ritratti: che è proprio quello che invece il Vasari giudicava severamente.

La sua figura è stata ricordata nel film Pontormo - Un amore eretico, in cui Pontormo, interpretato da Joe Mantegna, viene ritratto nella sua maturità. Il titolo del film fa riferimento all'ultima fatica del pittore (coro di San Lorenzo), documentabile solo per i disegni preparatori.

NoteModifica

  1. ^ Iacopo Carrucci Detto Il Pontormo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 28 maggio 2019.
  2. ^ a b c d e f g Marchetti Letta, cit., p. 6.
  3. ^ a b c Le Vite, Iacopo da Puntormo, 1568.
  4. ^ Marchetti Letta, cit., p. 8.
  5. ^ Si conserva una documentazione dettagliata di quegli anni nel Libro delle ricordanze del Convento della Nunziata (1510-1559), nel Libro delle Notizie di padre Eliseo Biffoli (dal 1587) e nel Libro di Camarlingo, prezioso registro dei pagamenti del convento dal marzo 1509 al 1516; cit. in Marchetti Letta, p. 6.
  6. ^ Marchetti Letta, cit., p. 9.
  7. ^ Marchetti Letta, cit., p. 15.
  8. ^ a b Marchetti Letta, cit., p. 18.
  9. ^ a b Marchetti Letta, cit., p.32.
  10. ^ a b Marchetti Letta, cit., p. 36.
  11. ^ AA.VV., Bronzino, Mandragora, Firenze 2010, p. 56.
  12. ^ Marchetti Letta, cit., p. 40.
  13. ^ Marchetti Letta, cit., p. 49.
  14. ^ a b c Marchetti Letta, cit., p. 51.
  15. ^ Joseph sold to Potiphar - about 1515, Pontormo, su nationalgallery.org.uk.
  16. ^ Pharaoh with his Butler and Baker - about 1515, Pontormo, su nationalgallery.org.uk.
  17. ^ Joseph's Brothers beg for Help - about 1515, Pontormo, su nationalgallery.org.uk.
  18. ^ Joseph with Jacob in Egypt - probably 1518, Pontormo, su nationalgallery.org.uk.
  19. ^ https://www.castellodirivoli.org/opera/ritratto-gentiluomo-libro/

BibliografiaModifica

  • Elisabetta Marchetti Letta, Pontormo, Rosso Fiorentino, Firenze, Scala, 1994, ISBN 88-8117-028-0.
  • Ludovica Sebregondi (a cura di), Pontormo e Rosso Fiorentino a Firenze e in Toscana, Firenze, Maschietto Editore, 2014, ISBN 978-88-6394-065-7.
  • Fabio Obertelli “La deposizione di Pontormo”, Teleducato.it, 05/11/2014

Voci correlateModifica

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