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BiografiaModifica

Di famiglia ebrea ucraina, cresce nel quartiere del Queens, a New York, e studia alla School of Cinematic Arts della University of Southern California. Esordisce nel 1994, a soli 25 anni, con il noir Little Odessa, riuscendo a mettere insieme un cast d'eccezione per un'opera prima di un autore sconosciuto: Tim Roth, Vanessa Redgrave, Maximilian Schell e Edward Furlong. Il film, presentato in concorso alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, vince il Leone d'argento - Premio speciale per la regia e la Coppa Volpi per la miglior attrice non protagonista e permette al giovane regista di guadagnarsi la fama di nuovo "wonder boy" del cinema americano e di essere paragonato addirittura a Martin Scorsese.

Malgrado questo successo, Gray fatica a realizzare il suo progetto successivo, e rifiuta diverse proposte degli studios[1] per portare avanti la propria idea di cinema. Si devono attendere sei anni per vedere la sua opera seconda, prodotta dalla Miramax, The Yards: il film, presentato in concorso al Festival di Cannes,[2] pur vantando un altro cast di assoluto rilievo (Mark Wahlberg, Joaquin Phoenix, Charlize Theron, James Caan, Faye Dunaway e Ellen Burstyn) e un budget decuplicato rispetto a Little Odessa, non riesce però a ripetere l'exploit dell'esordio.

Nel 2007 Gray realizza il suo terzo film, I padroni della notte, di nuovo presentato in concorso a Cannes ed interpretato da Wahlberg e Phoenix, stavolta anche produttori del film. Nel cast sono presenti anche Robert Duvall ed Eva Mendes. Con il successivo Two Lovers, nel 2008, cambia radicalmente genere, passando dal noir metropolitano dei suoi primi tre lavori al dramma sentimentale, ispirato a Dostoevskij, scegliendo ancora come protagonista Phoenix, oltre a Gwyneth Paltrow. Del 2013 è C'era una volta a New York, interpretato nuovamente da Phoenix, questa volta al fianco di Marion Cotillard.

FilmografiaModifica

RegistaModifica

SceneggiatoreModifica

ProduttoreModifica

NoteModifica

  1. ^ Mariuccia Ciotta, Cattive compagnie , Il Manifesto 21/5/00
  2. ^ (EN) Official Selection 2000, festival-cannes.fr. URL consultato il 6 luglio 2011.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN51969382 · ISNI (EN0000 0000 8130 9413 · LCCN (ENno2001019956 · GND (DE129579866 · BNF (FRcb15022111p (data) · WorldCat Identities (ENno2001-019956
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