Janus Pannonius

poeta ungherese

Janus Pannonius, alias umanistico di Ivan Česmički (croato) e Csezmicei János (ungherese), noto anche come Giano Pannonio, o Giovanni da Csezmicze o da Cesinge (Čazma, 29 agosto 1434Medvedgrad, 27 marzo 1472), è stato un vescovo cattolico, poeta e umanista ungherese,[1][2] noto come autore poetico in latino.[3]

Janus Pannonius
vescovo della Chiesa cattolica
Andrea Mantegna - Portrait d'homme.jpg
Andrea Mantegna, Ritratto virile (presunto ritratto di Janus Pannonius, 1470 circa); tempera su cartone, 24x19 cm, National Gallery of Art, Washington
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Incarichi ricopertiVescovo di Pécs (1459-1472)
 
Nato29 agosto 1434 a Čazma
Ordinato presbiteroin data sconosciuta
Nominato vescovo5 novembre 1459 da papa Pio II
Consacrato vescovoin data sconosciuta
Deceduto27 marzo 1472 (37 anni) a Medvedgrad
 

Introdusse la letteratura umanistica in Ungheria.[3]

BiografiaModifica

 
Busto di Janus Pannonius, nel cortile interno di palazzo Maldura a Padova
 
Statua di Janus Pannonius (1972) a Pécs
 
Tomba ed epitaffio di Janus Pannonius (scolpiti da Sándor Rétvári) nella Cattedrale di Pécs

Nato nel 1434 a Čazma nel Regno di Ungheria (attuale Croazia), Pannonius fu inviato a studiare in Italia da suo zio l'arcivescovo János Vitéz[2] (Ivan Vitez od Sredne). Fu a Ferrara, come allievo di Guarino Veronese, nel 1447;[3] nel 1454 si trasferì all'Università di Padova, dove studiò diritto canonico laureandosi nel 1458[3] (è uno dei 40 antichi studenti stranieri ritratti da Gian Giacomo Dal Forno nel Palazzo del Bo).[4] Mentre era a Padova compose panegirici e poesie satiriche e descrittive, come la celebre Gara dei venti. Fu amico di Andrea Mantegna, che lo ritrasse insieme a Galeotto Marzio, e a cui Pannonius dedicò un'elegia.[3]

Al rientro in patria divenne vicario episcopale di Varadino (Varaždin).[2] Nel 1459 fu nominato vescovo di Cinquechiese (Pécs),[3] cattedra che tenne fino alla morte, continuando comunque l'attività letteraria in latino, scrivendo epigrammi ed elegie.

Nel 1465 fu inviato a Roma da re Mattia Corvino per perorare la causa della guerra contro gli Ottomani; durante il soggiorno romano compose il poema epico Annales, perduto.[3] Rientrato in patria, Pannonius partecipò assieme allo zio Vitéz a una cospirazione contro il re, che tuttavia fallì. Morì nel castello di Medvedgrad nei pressi di Zagabria nel marzo 1472,[3] mentre tentava di fuggire in Italia, a 37 anni;[2] è sepolto nella cattedrale di Pécs.

La produzione letteraria di Pannonius rispecchiò la sua versatile personalità e humanitas di artista colto in varie discipline e sensibile alle bellezze del mondo, abbracciando una vasta gamma di sentimenti, dal dolore per la morte della madre al rimpianto per la bella e colta terra che gli fu da patria spirituale, dallo sdegno contro i falsi poeti alla commozione per la natura, dall'angoscia di fronte al destino umano ai dubbi metafisici.[5]

OpereModifica

  • Panegyricus in laudem Baptistae Guarini Veronensis, 1512.
  • Elegiarum aureum opusculum, 1514.
  • Epigrammi lascivi, in I Taschinabili, traduzione di Gianni Toti, Roma, Edizioni Fahrenheit 451, 1993, ISBN 88-86095-03-1.

NoteModifica

  1. ^ EI.
  2. ^ a b c d Janus Pannonius, in Sapere.it, De Agostini. URL consultato l'8 febbraio 2022.  
  3. ^ a b c d e f g h Del Negro 2015,  p. 171.
  4. ^ Janus Pannonius, su 800 anni unipd, 6 dicembre 2018. URL consultato l'8 febbraio 2022.
  5. ^ le muse, VIII, Novara, De Agostini, 1967, p. 522.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe (József) Huszti, GIANO Pannonio, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932.
  • Piero Del Negro (a cura di), Clariores. Dizionario biografico dei docenti e degli studenti dell'Università di Padova, Padova, Padova University Press, 2015.

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