Jasper Johns

pittore statunitense

Jasper Johns (Augusta, 15 maggio 1930) è un pittore statunitense ed è considerato uno tra i maggiori esponenti del New Dada insieme a Robert Rauschenberg.

BiografiaModifica

Primi anniModifica

Jasper Johns nasce nel 1930 ad Augusta (Georgia), ma cresce ad Allendale (Carolina del Sud), seguito da nonni e zii in seguito al divorzio dei suoi genitori; relativamente a questo periodo della sua vita dirà: "nel luogo dove sono cresciuto non c'erano artisti e non c'era arte, quindi non sapevo veramente cosa significasse. Pensavo che significasse che sarei stato in una situazione differente rispetto a quella in cui stavo"[1][2]. In un’intervista rilasciata nei primi anni Sessanta, racconta che già all’età di tre anni comincia a disegnare senza più smettere, e che a cinque anni decide di diventare un artista. Studia in Columbia fino alla quarta elementare, poi si sposta in vari Stati assieme alla madre, il patrigno e i suoi fratellastri, terminando la formazione superiore a Sumter (Carolina del Sud)[3]. Tra il 1947 e il 1948 frequenta la University of South Carolina per un totale di tre semestri, poi su invito dei suoi stessi insegnanti d'arte si trasferisce a New York dove nel 1949 studia alla Scuola di Design Parsons per un semestre[4]. Successivamente lavora come corriere e come commesso.

Anni CinquantaModifica

All'inizio degli anni Cinquanta presta servizio nell'esercito e viene anche inviato sul campo a Sendai (Giappone) nel contesto della guerra di Corea, facendo ritorno a New York nel 1953[4]. Grazie ad una borsa di studio per veterani si iscrive all'Hunter College, ma a seguito di un incidente capitatogli il primo giorno lascia gli studi[5].

Tra 1953 e 1954 lavora presso la libreria Marboro Books. Grazie alla scrittrice Suzi Gablick ha modo di conoscere l'artista Robert Rauschenberg, con il quale nasce una lunga storica relazione di amicizia e anche di reciproca influenza artistica. Nel 1954 Johns conosce inoltre i compositori Morton Feldman e John Cage (col quale tra l'altro fa ritorno in Giappone qualche anno più tardi) e il ballerino e coreografo Merce Cunningham[5].

Verso la metà del decennio l'artista decide di distruggere tutte le sue precedenti opere (ricomprerebbe persino quelle vendute per poterle eliminare) e solo quattro di esse si salvano da questa operazione: tale azione corrisponde all'inizio di un nuovo periodo, di un cambiamento radicale e di una rinascita[6]. Concepisce dunque uno stile artistico originale e personale, contrapposto a quello gestuale del cosiddetto Espressionismo astratto, e che contribuirà alla nascita di movimenti come la Pop art, il Minimalismo e l’Arte concettuale. Realizza il primo Target with Four Faces, la prima serie di Numbers 1,2, 5 e 7, e la prima bandiera White Flag alla quale faranno seguito nel corso degli anni numerose altre versioni scomposte, invertite, moltiplicate o desaturate tra dipinti, stampe, disegni. Fa ricorso a icone e soggetti chiari e noti per potersi concentrare sulla tecnica di realizzazione e sulla lavorazione manuale dell’opera[7].

Nel 1955 assieme a Rauschenberg fonda la ditta Matson Jones - Custom Display all'interno della quale i due svolgono l'attività di designer di vetrine di negozi, lavorando ad esempio per Tiffany&Co e per Bonwit Teller l'anno successivo. Nell'ambito di uno di questi allestimenti viene esposta White Flag[5].

Nel maggio del 1957 partecipa ad una mostra collettiva presso la Galleria di Leo Castelli, poi nel 1958 alla stessa galleria espone nuovamente le sue opere nell'ambito di una personale. Alfred Barr, primo direttore del Moma - Museum of Modern Art, rimane colpito da Target with Plaster Casts (1955), nonostante esso prima di essere esposto sia stato oggetto di dibattiti e critiche poiché ritenuto troppo provocatorio per poter essere esposto in un museo. Il Moma ad ogni modo acquista ben tre opere dell'artista. Target with Four Faces compare sulla copertina della nota rivista Artnews. Nello stesso 1958 le opere di Johns vengono esposte per la prima volta in Europa in occasione della XXIX Biennale di Venezia. L'artista inizia dunque ad imporsi sulla scena artistica americana ed europea: nel 1959 espone a Parigi e a Milano. Sempre nel 1958 realizza le prime sculture in metallo, ovvero Flashlight I e Lightclub I[5].

Dopo il successo ottenuto in seguito alla personale da Castelli del 1958, Johns decide di affrontare un nuovo percorso il cui inizio è rappresentato dall’opera False Start (1959) dove l'artista passa dalla tecnica dell'encausto a quella della pittura a olio, a favore di una stesura del colore a più strati, con pennellate più incostanti. Barr rimane perplesso di fronte a questa nuova opera in quanto la distribuzione del colore si avvicina molto all’arte dell’Espressionismo astratto, nei confronti della quale Johns era sempre stato ostile[8].

Anni SessantaModifica

All'inizio degli anni Sessanta Johns inizia a interessarsi al motivo della carta geografica degli Stati Uniti (anch'essa oggetto di più versioni come la bandiera) e al tema delle impronte del corpo umano; inizia inoltre a dedicarsi alla lavorazione del bronzo in scultura. Nel 1961 si reca per la prima volta in Europa in occasione dell'esposizione delle sue opere presso la Galerie Rive Droite di Parigi e in seguito partecipa alla mostra Le Nouveau Réalisme à Paris et à New York che si tiene nella stessa galleria[5]. Diversamente dal periodo precedente, la sua arte diviene tendente all'autobiografismo, più complessa e disorientante. In molte opere utilizza grandemente il colore grigio (anche in omaggio al pittore René Magritte) come in Canvas e Gray Alphabets, nelle quali domina un livello espressivo malinconico.

Nelle opere degli anni Sessanta Johns inserisce più spesso righe, scale cromatiche o termometri che rendono l'idea della misurazione, come si denota dall'opera Periscope (1963). Durante questi anni collabora con lo scrittore e curatore artistico Frank O'Hara col quale organizza una raccolta di immagini e poesie, e inoltre cita una sua poesia nell'opera In Memory of My Feelings - Frank O'Hara (1961). Nel 1963 Johns partecipa alla mostra Pop Art USA presso l'Oakland Art Museum in California e diviene uno dei capi fondatori della Foundation for Contemporany Performance Arts Inc[9]. Nel 1964 crea la sua opera di maggiori dimensioni realizzata fino a questo momento che, secondo Kirk Varnedoe, costituisce un compendio di tutto il lavoro d'arte di Johns. Nello stesso anno tiene una retrospettiva con oltre 170 sue opere presso il Jewish Museum di New York, poi ripetuta in Inghilterra e California, e partecipa alla XXXII Biennale di Venezia e al Documenta III di Kassel[5]. Sempre nel 1964 infine, in occasione del Flag Day, il gallerista Leo Castelli decide di regalare al presidente John Kennedy una versione di bronzo di Flag (1960), scelta che Johns trova orribile in quanto vede strumentalizzata la sua arte. Nel 1969 pubblica su Art in America il testo Thoughts on Duchamp e in seguito consegue la laurea ad honorem in Lettere Classiche presso l'Università del South Carolina. Alla fine del decennio lo storico dell'arte Max Kozloff pubblica una monografia su di lui intitolata Jasper Johns[10].

Anni SettantaModifica

Tra il 1974 e il 1982 il cosiddetto tratteggio incrociato (o in inglese cross hatchings) diviene lo schema principale delle sue pitture[10]. Esso compare per la prima volta in Untitled (1972) ma è rappresentato al meglio da Scent (1973-1974), dove si manifesta il crescente interesse dell'artista verso le tecniche della grafica, unite ai temi della sessualità e della morte. Gli stessi temi si possono trovare anche nel successivo dipinto Between the Clock and the Bed (1981) che si rifà all'omonimo dipinto realizzato da Edvard Munch[11]. Nel 1973 incontra a Parigi il drammaturgo Samuel Beckett per discutere sulla possibile collaborazione per la realizzazione del libro artistico Foirades/Fizzles, pubblicato poi nel 1976[12]. Nella seconda metà del decennio tiene una grande retrospettiva presso il Whitney Museum di New York poi replicata a Colonia, Parigi, Londra, Tokyo, San Francisco. In seguito il museo newyorkese acquista L'opera Three Flags per un milione di dollari, ovvero la cifra più alta mai pagata fino ad allora per un artista americano ancora vivente, e nel corso degli anni Ottanta le sue opere raggiungeranno costantemente prezzi elevatissimi[10]. Nel 1978 viene eletto Accademico d'Onore dell'Accademia delle arti del disegno di Firenze (e successivamente Accademico Emerito nel 1987 e nel 1993)[13][14]. Tra il 1979 e il 1981 torna ad utilizzare oggetti come coltelli, forchette, cucchiai all'interno delle sue opere e si interessa anche a nuove forme di rappresentazione oggettiva come i motivi tantrici[10].

Anni OttantaModifica

A partire dagli anni Ottanta, le opere di Johns iniziano ad essere caratterizzate da una forte impostazione psicologica e privata come si vede in In the Studio (1982), in Perilous Night (1982) e in Racing Thoughts (1983) dove l'artista fa riferimento a un disturbo mentale che in questi anni lo affligge[15]. Cambia anche lo stile pittorico, introducendo immagini a doppia lettura, citazioni di altri artisti, effetti trompe l'œil. Tra il 1980 e il 1982 diviene membro dell'Académie Royale des Beaux-Arts di Stoccolma e dell'American Academy of Arts and Sciencesdi Boston[10]. Tra il 1985 e il 1986 dipinge Four Seasons, tradizionalmente riconosciute come le età della vita, che prima espone nella Galleria di Leo Castelli a West Broadway e in seguito gli garantiscono la vittoria del gran premio alla Biennale di Venezia del 1988. Nel 1989 è nominato 38° membro della South Carolina Hall of Fame, riservato ai personaggi più illustri del suo Paese, ed entra a far parte dell'American Academy of Arts and Letters[16]. Gli è inoltre dedicato il documentario - Jasper Johns: Ideas in Paint di Rick Tejada-Flores (1989).

Ultimi anniModifica

Nel corso degli anni Novanta è insignito di vari premi, tra i quali per esempio la National Medal of Arts che gli viene consegnata presso la Casa Bianca dal presidente George Bush (1990)[16]. Tiene svariate mostre tra cui una retrospettiva al Moma di New York con successive tappe a Colonia e Tokyo (1996-1997), Jasper Johns: New Paintings and Works on Paper al San Francisco Museum of Modern Art cui fanno seguito le esposizioni alla Yale University Art Gallery ed il Museum of Art di Dallas (1999), una mostra presso il Walker Art Center che prosegue in altri centri degli Stati Uniti, Spagna, Scozia e Irlanda (2003), e infine Jasper Johns: Prints from the Low Road Studio presso la Galleria di Castelli (2004)[16].

Alla fine del secolo si apre una nuova fase della pittura di Johns tendente allo "svuotamento" della superficie pittorica, come si vede ad esempio nella serie Catenary (1999)[17].

Negli ultimi anni si è ritirato principalmente a Sharon (Connecticut) e sull'isola di St Martin, nelle Indie occidentali francesi, dove è proprietario di uno studio costruito per lui dall'architetto Philip Johnson[16].

StileModifica

Ci sono diversi modi per inquadrare l'artista. Per prima cosa, Johns è considerato uno dei principali esponenti del New Dada, corrente artistica americana che si rifà all'arte Dada dell'inizio del secolo, e che come essa inserisce i cosiddetti ready-made duchampiani (semplici oggetti) all'interno dell'opera d'arte[18]. Questa corrente è inoltre molto vicina al contemporaneo Nouveau Réalisme francese, nel quale vengono utilizzati oggetti desunti dalla realtà quotidiana più banale. L'inserimento del ready-made all'interno dell'opera è quindi anche una soluzione al problema della rappresentazione del reale e del quotidiano. L'artista in persona afferma che nelle sue opere si trovano quegli oggetti che si guardano, ma che in realtà non si vedono[19][20].

L'uso di oggetti poco manipolati e semplicemente inseriti nell'opera si lega anche al fatto che Johns rifiuta l'arte dell'Espressionismo astratto, e quindi intende ridurre al minimo la componente gestuale del proprio intervento privilegiando gli aspetti formali e costitutivi dell'immagine in sé[21]. Questa posizione ostile si manifesta già nell’opera Target with Plaster Casts dove la presenza di calchi di parti del corpo umano potrebbero alludere alla presunta opposizione tra arte “astratta” e arte “figurativa”[22]. Anche l’opera Painting with Two Balls funge da attacco al mito della pittura americana legata alla generazione di artisti come Jackson Pollock e Willem de Kooning: le due palle dipinte infatti alludono a una descrizione ironica di se stesso, contro la tipica virilità ostentata in modo teatrale dagli altri artisti americani[8].

Infine, Johns è considerato l'artista che dà inizio alla Pop Art ma senza esserne cosciente[23].

Un'altra caratteristica dell'arte di Johns è quella di tenere aperto il quesito sulla distinzione o nesso tra realtà e rappresentazione, immagine reale e immagine dipinta; molte sue opere infatti, a partire dalle Flags, sono caratterizzate da una presentazione distaccata e tautologica di un oggetto comune i cui confini vanno a coincidere con i limiti della tela. Ciò che importa all'artista è l'intensità con cui ciò che già si conosce dell'oggetto influisce su ciò che vediamo in esso; egli stesso infatti per dipingere una bandiera o un bersaglio non ha bisogno di un modello, dal momento che gli è sufficiente l'dea che ha dell'oggetto nella mente. Soprattutto le opere aventi per soggetto bandiere, lettere o bersagli, quindi, giocano sull’ambivalenza tra l’oggetto in sé e la sua rappresentazione. Molto spesso, riferendosi alle sue Flags, egli pone la domanda retorica: "È una bandiera o un quadro?"[24].

TecnicheModifica

EncaustoModifica

L'encausto è una tecnica a cui Johns ricorre molto spesso per realizzare le sue opere. Tale tecnica risale all’antico Egitto e consiste nel miscelare pigmenti e cera fusa nella cosiddetta encaustizzazione in modo da permettere la loro fusione, alla quale Johns è solito aggiungere poi pezzetti di stoffa o ritagli di giornale. Il risultato finale è al limite del figurativo, tuttavia mantiene visibili le tracce della manipolazione dell'artista, della tessitura delle stoffe o dei testi stampati sulla carta[25], permettendo all'opera di aprirsi a più piani di lettura tra la presentazione e la rappresentazione di un'immagine. La superficie delle opere risulta seducente ed affascinante, oltre che nuova, originale ed attuale nell'ambito dell'arte statunitense negli anni in cui Johns ne fa uso[26].

Tradizionalmente, la cosiddetta cera punica utilizzata per l’encausto è ottenuta dall'ebollizione di cera calda in acqua di mare, alla quale si aggiungono poi acqua, calce spenta e colla; il composto disciolto in acqua e ancora caldo viene gettato sul colore e subito miscelato, steso sull’opera, lasciato seccare, e infine nuovamente scaldato per permettere ai pigmenti di riemergere in superficie. Questa tecnica permette di aggiungere qualunque tipo di pigmento e non ha bisogno di tempi di esecuzione molto rapidi; inoltre è molto duratura nel tempo dal momento che la cera non è soggetta a ossidazione[27].

OpereModifica

  • Flag (1954-55)
  • White Flag (1955)
  • Target with plaster casts (1955)
  • Target with four faces (1955)
  • Numbers in Color (1958-59)
  • Three Flags (1958)
  • Painting With Two Balls (1960)
  • Painted Bronze (1960)
  • Map (1961)
  • Target (1961)
  • In Memory of My Feelings - Frank O'Hara (1961)
  • Fool's House (1962)
  • Periscope (1963)
  • The Critic Sees (1964)
  • According to What (1964)
  • Harlem Light (1967)
  • Memory Piece (Frank O'Hara) (1970)
  • Scent (1973-1974)
  • Between the Clock and the Bed (1981)
  • In the Studio (1982)
  • Perilous Night (1982)
  • Racing Thoughts (1983)
  • The Seasons (1987)
  • Green Angel (1990)
  • Catenary (Manet-Degas) (1999)
  • Regrets (2013)

PremiModifica

NoteModifica

  1. ^ Jasper Johns compie novant'anni. Il racconto di "Flag" in un'intervista degli anni 70, su ArtsLife, 15 maggio 2020. URL consultato il 26 marzo 2021.
  2. ^ » JOHNS JASPER AADFI, su aadfi.it. URL consultato il 30 aprile 2021.
  3. ^ Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, p. 92.
  4. ^ a b www.metmuseum.org, https://www.metmuseum.org/toah/hd/john/hd_john.htm. URL consultato il 24 aprile 2021.
  5. ^ a b c d e f Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, p. 93.
  6. ^ G. Boudaille, Jasper Johns, Rizzoli International, 1989, New York, p. 10..
  7. ^ Jasper Johns compie novant'anni. Il racconto di "Flag" in un'intervista degli anni 70, su ArtsLife, 15 maggio 2020. URL consultato il 1º maggio 2021.
  8. ^ a b Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, p. 30.
  9. ^ History of the Foundation for Contemporary Arts, su www.foundationforcontemporaryarts.org. URL consultato il 5 maggio 2021.
  10. ^ a b c d e Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, p. 94.
  11. ^ B. Hess, Johns, in Taschen Italia, 2007, pp. 39-65.
  12. ^ www.metmuseum.org, https://www.metmuseum.org/art/collection/search/342146. URL consultato il 5 maggio 2021.
  13. ^ Elenco degli Accademici d'Onore dell'Accademia delle Arti del Disegno, aadfi.it. URL consultato il 14 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2015).
  14. ^ » JOHNS JASPER AADFI, su aadfi.it. URL consultato il 29 aprile 2021.
  15. ^ Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, pp. 69-76.
  16. ^ a b c d Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, p. 95.
  17. ^ Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, p. 86.
  18. ^ Paola Campanella, Dada e New Dada | Arte contemporanea | FotoArteArchitettura.it, su FotoArteArchitettura. URL consultato il 1º maggio 2021.
  19. ^ Maria Marinelli, Il vero secondo Jasper Johns exibart.com, su exibart.com, 18 novembre 2017. URL consultato il 9 aprile 2021.
  20. ^ » JOHNS JASPER AADFI, su aadfi.it. URL consultato il 30 aprile 2021.
  21. ^ » JOHNS JASPER AADFI, su aadfi.it. URL consultato il 30 aprile 2021.
  22. ^ Barbara Hess, Johns, Taschen, 2007, p. 30.
  23. ^ Edward Lucie Smith e Nicholas James, Aspects of Jasper Johns, in Visual Art Reaserch, vol. 219.
  24. ^ Barbara Hess, Johns,, Taschen, 2007, p. 7.
  25. ^ A. Del Puppo, L'arte contemporanea. Il secondo Novecento, Einaudi, 2013..
  26. ^ Edward Lucie-Smith e Nicholas James, Aspects of Jasper Johns, in Cv/Visual Arts Research, vol. 219, 2016-02-XX, pp. 1–32. URL consultato il 30 aprile 2021.
  27. ^ La tecnica dell'encausto, su dipintiastratti.it.

BibliografiaModifica

  • G. Boudaille, Jasper Johns, Rizzoli International, New York, 1989, ISBN 0847811433.
  • B. Hess, Johns, Taschen Italia, 2007, ISBN 978-3-8228-4998-9.
  • M. Salman, Target with Four Faces (1955) By Jasper Johns (B. 1930), in “Neurosurgery”, 2010, Vol. 67, No. 6. pp. 1463-1465.
  • A. Del Puppo, L'arte contemporanea. Il secondo novecento, Einaudi, Torino, 2013.
  • E. Lucie-Smith, N. James, Aspetcs of Jasper Johns, in Visual Arts Research, 2016, Vol. 219, pp.1-33.

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