Apri il menu principale
Jean-Andoche Junot
General Jean Andoche Junot.jpg
Il generale Jean-Andoche in un ritratto di Henri Félix Emmanuel Philippoteaux.
23 ottobre 1771 – 29 luglio 1813
SoprannomeLa Tempesta
Nato aBussy-le-Grand
Morto aMontbard
Dati militari
Paese servitoFrancia Prima Repubblica francese
Francia Primo Impero francese
Forza armataFrancia Armata rivoluzionaria francese
Francia Grande Armata
Anni di servizio17901813
GradoGenerale di divisione
Feriteferita alla testa (Battaglia di Lonato)
GuerreGuerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche
voci di militari presenti su Wikipedia

Jean-Andoche Junot duca di Abrantès, detto La tempesta (Bussy-le-Grand, 23 ottobre 1771Montbard, 29 luglio 1813) è stato un generale francese.

Indice

Gli inizi e l'amicizia di NapoleoneModifica

Nato da una famiglia borghese, aveva appena intrapreso gli studi giuridici a Parigi allorché scoppiò la Rivoluzione. Si arruolò nell'armata dal 1790, nel battaglione dei volontari della Côte-d'Or. Divenuto presto sergente dei granatieri, partecipò all'assedio di Tolone nel 1793, nel corso del quale incontrò Napoleone del quale divenne segretario.[1] Durante la prima Campagna d'Italia Junot si distinse per la sua bravura, venendo ricompensato con l'incarico di portare al Direttorio le bandiere catturate al nemico, venendo anche promosso al grado di colonnello. Fu gravemente ferito a Lonato, (1796) fatto che gli causò un cambiamento di carattere rendendolo molto irritabile. Seguì Napoleone in Egitto (1798-99) come aiutante di campo[2] e vi fu promosso generale di brigata. Partecipò alla campagna di Siria comportandosi con gran valore. Ferito ancora in battaglia, fu catturato dagli inglesi e tornò in Francia (14.6.1800) come invalido.
Non partecipò al colpo di Stato del 18 brumaio e poco dopo sposò Laura Permon (17841838).[3]

Il periodo da governatoreModifica

Nel 1801 fu nominato generale di divisione e governatore militare di Parigi. Tuttavia Napoleone lo sostituì mandandolo ad Arras per addestrare un nuovo corpo di granatieri: espresso il suo malcontento per il trasferimento, fu inviato nel 1805 come ambasciatore in Portogallo ma fece in tempo a rientrare per partecipare alla battaglia di Austerliz. Nel 1806, a seguito di alcune vicende di denaro legate ad un suo amico banchiere, fu nuovamente allontanato da Parigi ed inviato come governatore a Parma, con l'incarico di reprimere un'insurrezione. Rientrato a Parigi l'anno successivo e reintegrato nel suo incarico di governatore militare della capitale, fu presto nuovamente rimosso a causa del suo modo fastoso di vivere, ben al di sopra delle proprie disponibilità, avendo già dilapidato somme enormi ed essendo oberato dai debiti.[4]

L'avventura ibericaModifica

Gli fu così affidata a settembre 1807 l'armata del Portogallo, con l'incarico di occupare Lisbona e prendere prigioniero il reggente e futuro re Giovanni VI e catturare la flotta portoghese ancorata alla foce del Tago.[5]. Partito da Salamanca in novembre, dopo una marcia che fece epoca, effettuata in tempi sorprendentemente brevi (500 chilometri circa in due settimane) ed in condizioni di totale mancanza di rifornimenti che riuscì a procurarsi solo ad alcune miglia da Lisbona saccheggiando la piccola cittadina di Abrantes sul fiume Tago, conquistò la capitale all'inizio di dicembre.[6] ma il re era già fuggito, sia pur da due soli giorni, grazie all'intervento della flotta inglese, che lo aveva imbarcato trasportandolo con la corte in Brasile. Anche la flotta portoghese aveva levato le ancore. Ad agosto dell'anno successivo Junot affrontò le truppe inglesi di sir Arthur Wellesley, futuro duca di Wellington, sbarcato con 9.000 effettivi alla foce del fiume Mondego. Le truppe di occupazione francese, disperse fra le varie province portoghesi per mantenere l'ordine pubblico, subirono numerose sconfitte in piccoli scontri con gli inglesi. Quando il futuro duca di Wellington ricevette altri rinforzi che portarono il suo organico a quasi 15.000 uomini, Junot diede battaglia nei pressi della città di Vimeiro(20.8.1808): la manovra di aggiramento da lui tentata non riuscì e sir Arthur inflisse ai francesi una severa sconfitta (2.000 tra morti e feriti e 13 cannoni catturati, contro poco più di 700 inglesi fuori combattimento), costringendoli ad arroccarsi a Torre Vedras ove non rimase altro che la resa. Tuttavia Junot riuscì a negoziare abilmente grazie alla sprovvedutezza e all'ingenuità dei due comandanti in sottordine del Wellesley, gli anziani generali Sir Hew Dalrymple e Sir Harry Burrard inviati a rilevarlo, ottenendo il rimpatrio per sé, i suoi soldati ed il relativo equipaggiamento sulle navi inglesi (Convenzione di Sintra), in cambio della totale evacuazione del paese da parte dei francesi. Questo procurò ai suoi interlocutori una messa in stato d'accusa e una severa reprimenda, ed evitò a Junot la corte marziale. Alla fine del 1808 l'Armata del Portogallo fu sciolta e trasformata in VIII° Corpo d'armata dell'Armata di Spagna, affidato al comando dello stesso Junot.

La Grande Armée e la fineModifica

Tornato in Francia, combatté con la Grande Armée nella Campagna d'Austria del 1809 e nel 1810 tornò nella penisola iberica con l'armata comandata dal Masséna, ma subì anche questa volta la sconfitta ad opera del Wellesley e rimase gravemente ferito. Partì nuovamente nel 1812 per la Campagna di Russia come aiutante di campo di Napoleone, ma qualche tempo dopo la defezione di Girolamo Bonaparte gli fu affidato il comando dell'VIII° Corpo d'armata. Partecipò a quasi tutte le battaglie, una volta fu severamente ripreso da Napoleone per non aver ostacolato sufficientemente la ritirata dell'esercito russo dopo la vittoriosa battaglia di Smolensk, ma poi nella battaglia della Moscova guidò l'VIII° Corpo d'armata con competenza e bravura.[7] Rientrato in Francia, si vide ritirare il comando e nel 1813 fu inviato in Illiria come governatore. Lì il suo comportamento rivelò irrimediabili segni di insanità mentale, per cui fu rimpatriato e costretto a ritirarsi presso il padre in Borgogna. Qui una sera, in un accesso di pazzia, si lanciò da una finestra rompendosi una gamba e tentò di amputarsela con un coltello da cucina: morì dieci giorni dopo a causa di complicazioni infettive. La sua salma fu inumata a Montbard.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Allorché fu allestita la prima batteria contro gli inglesi su disposizione di Napoleone, questi chiese che gli fosse messo a disposizione un sergente od un caporale che sapesse leggere e scrivere. Gli fu assegnato Junot al quale, nel corso del bombardamento e della risposta dell'artiglieria inglese, Napoleone dettò al Junot una lettera. Appena questi ebbe terminato, una granata inglese esplose molto vicino ai due ed una zolla di terra sollevata dall'esplosione finì sulla lettera. Senza scomporsi per il grave pericolo appena corso, Junot avrebbe esclamato (secondo Las Cases): «Bene! Così non avrò bisogno di sabbia per asciugare l'inchiostro!» La calma dimostrata nel frangente impressionò molto favorevolmente Napoleone e fece la fortuna di Junot.
  2. ^ Fu proprio un'incauta affermazione di Junot, sfuggitagli qualche giorno dopo la Battaglia delle Piramidi (fine luglio 1798) che portò Napoleone al corrente di una relazione che, in sua assenza, la moglie Giuseppina aveva intessuto con un giovane ufficiale. La notizia fu uno dei motivi, anche se non il solo, che fece maturare in Napoleone la decisione di rientrare in patria
  3. ^ Laura Junot era una bella donna, colta, vivace e stravagante, gran frequentatrice ed animatrice di salotti, divenuta famosa per le sue Memorie ed altri scritti.
  4. ^ Alla dilapidazione delle fortune di Junot non fu estranea la moglie Laura.
  5. ^ Nel frattempo Napoleone concludeva con Manuel Godoy il Trattato di Fontainebleau (27 ottobre) con il quale Francia e Spagna si accordavano per spartirsi il Portogallo.
  6. ^ Per questa impresa ricevette il titolo di duca di Abrantès,
  7. ^ Disse di lui il Bonaparte: «Junot nella Campagna di Russia mi deluse molto: non lo si riconosceva più, commise gravissimi errori che ci costarono molto cari.»

BibliografiaModifica

  • David G. Chandler, Le Campagne di Napoleone, Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 1998, ISBN 88-17-11577-0

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN100270669 · ISNI (EN0000 0000 7730 5196 · LCCN (ENn85290990 · GND (DE119485125 · BNF (FRcb120014134 (data) · CERL cnp01321125