Jefri Bolkiah

politico bruneiano

Jefri Bolkiah (Brunei Town, 6 novembre 1954) è un principe e politico bruneiano.[1][2] Fu ministro delle finanze del suo paese dal 1986 al 1998.[1] Ricoprì anche l'ufficio di presidente dell'Agenzia per gli investimenti del Brunei (BIA) che investe gran parte della ricchezza del paese[3] ed è responsabile degli investimenti all'estero.[4]

Jefri Bolkiah
Prince Jefri of Brunei by Reginald Gray.jpg
Principe del Brunei
Nome completo Pengiran Muda Haji Jefri Bolkiah ibni Al-Marhum Sultan Omar Ali Saifuddien III
Nascita Istana Dar ul-Hana, Kampong Tumasek, Brunei Town, 6 novembre 1954 (68 anni)
Padre Omar Ali Saifuddien III
Madre Pangiran Anak Damit
Coniugi Pangiran Nur Hayati
Puan Fatimah binti Abdullah (?-?, div.)
Puan Jefridah binti Mohammed (?-?, div.)
Ayen Munji (1995-2001, div.)
Puan Salma binti ‘Abdu’llah, nata Claire Kelly (dal 2003)
Figli Pangiran Muda Haji ‘Abdu’l Hakeen Jefri Bolkiah
Pangiran Anak Hamida Jamal ul-Bolkiah
Pangiran Muda Haji Bahar Jefri Bolkiah
Pangiran Anak Hassan Jefri Bolkiah
Pangiran Muda Haji Faiq Bolkiah
Religione Musulmano sunnita
Mohamed Bolkiah
Prince Jefri of Brunei by Reginald Gray.jpg

Ministro delle Finanze e
presidente dell'Agenzia per gli investimenti del Brunei
Durata mandato 20 ottobre 1986 –
23 febbraio 1997
Monarca Sultano Hassanal Bolkiah
Predecessore -
Successore Hassanal Bolkiah

Sulla scia della crisi finanziaria asiatica del 1997, il sultano fece controllare i libri contabili della BIA da organi esterni e in seguito il governo del Brunei accusò il principe Jefri di aver sottratto 14,8 miliardi di dollari.[5] Egli negò le accuse ma nel 2000 accettò di consegnare al governo le sue proprietà personali, in cambio dell'immunità penale e dell'autorizzazione a mantenere una residenza personale nel sultanato.[6]

Dopo numerose controversie legali e appelli, nel 2007 il Consiglio privato britannico stabilì che questo accordo era esecutivo.[3] Le sue diverse dispute legali con lo stato bruneiano sono diventate il caso legale più costoso della storia legale britannica.[7] Il principe Jefri è noto per il suo stile di vita stravagante.[6] Le sue partecipazioni personali includevano una vasta collezione d'arte, il gioielliere britannico Asprey, il New York Palace Hotel, l'Hotel Bel-Air a Los Angeles e il Plaza Athénée a Parigi.[7] Ha tre mogli, è divorziato da altre tre[8] e ha diciotto figli.[9]

BiografiaModifica

Il principe Jefri Bolkiah nacque all'Istana Dar ul-Hana, Kampong Tumasek, Brunei Town del 6 novembre 1954. È figlio di Omar Ali Saifuddien III, il 28º sultano del Brunei, e della sua seconda moglie, Suri Seri Begawan Raja Isteri Pengiran Anak Damit. È fratello del sultano Hassanal Bolkiah. Venne educato al Victoria Institution di Kuala Lumpur. Fu ministro della cultura, dei giovani e dello sport dal 1984 al 1986 e ministro delle finanze e presidente dell'Agenzia per gli investimenti del Brunei dal 1986 al 1997.

Problemi legali con il BruneiModifica

Il principe Jefri ebbe una serie di problemi legali con lo stato del Brunei che diedero origine alla battaglia legale più costosa del mondo.[10] Il Brunei è uno stato ricco di gas e petrolio governato da una monarchia assoluta.[11] Il sultano ha il controllo su ogni aspetto della vita nel paese.[12] Suo fratello era, un tempo, l'uomo più ricco del mondo.[13] Jefri, come ministro delle finanze del sultanato,[3] era responsabile della gestione delle entrate derivanti dalla produzione di petrolio e gas attraverso l'ente statale denominato Agenzia per gli investimenti del Brunei,[14] di cui era presidente.[15]

Il principe Jefri possedeva anche una rete di società di investimento denominata Amadeo gestita da suo figlio Hakim,[15] che venne utilizzata per acquistare la società di beni di lusso Asprey, costruire un parco di divertimenti e realizzare altri progetti in Brunei.[13] Nel luglio del 1998 il gruppo Amadeo collassò sotto il peso di un debito di 10 miliardi di dollari.[16] Tra il 1983 e la metà del 1998 circa 40 miliardi di dollari statunitensi di quelli che venivano chiamati "trasferimenti speciali" venivano ricavati dai conti dell'Agenzia per gli investimenti del Brunei.[3]

Venne avviata un'indagine indipendente sulle circostanze di questi trasferimenti speciali. Si arrivò a scoprire che 14,8 miliardi di dollari erano finiti sui conti del principe Jefri, 8 miliardi di dollari sui conti del sultano e 3,8 miliardi di dollari su conti governativi; la destinazione, lo scopo e i destinatari dei trasferimenti rimanenti non vennero stabiliti.[3] A causa della natura segreta dell'amministrazione statale e della confusione su dove iniziassero e finissero le finanze della famiglia reale e le finanze dello Stato, stabilire il vero corso degli eventi fu molto difficile.[13]

Il principe Jefri fu accusato di appropriazione indebita di fondi statali per pagare i propri investimenti personali, acquistati attraverso l'Agenzia per gli investimenti del Brunei e la sua azienda Amedeo. Venne così rimosso dai suoi uffici di governo.[17][18]

Nel febbraio del 2000, il governo bruneiano tentò di ottenere un ordine di congelamento delle attività all'estero del principe Jefri. Il principe contestò il provvedimento a New York.[17] A seguito di lunghi negoziati, nel maggio del 2000 il principe firmò un accordo transattivo,[3] i cui termini non furono mai resi pubblici.[16] Tuttavia, il principe affermò che il sultano gli aveva assicurato che poteva mantenere determinate proprietà per mantenere il suo stile di vita, cosa che l'Agenzia per gli investimenti del Brunei negò.[3][16]

In conformità con l'accordo di transazione firmato nel 2000, il principe iniziò a restituire i suoi beni allo Stato. Tra essi vi erano più di 500 proprietà, sia in Brunei che all'estero, oltre 2000 auto, 100 dipinti, cinque barche e nove aerei.[16] Nel 2001, diecimila lotti dei beni del principe Jefri furono messi all'asta.[19]

Tuttavia, l'Agenzia per gli investimenti del Brunei affermò che il principe non aveva rispettato l'accordo non rendendo noti tutti i suoi conti e negando il prelievo di denaro dai conti congelati[10] e riavviò i procedimenti giudiziari per ottenere il pieno controllo delle attività del principe. Dopo una serie di ricorsi,[12] questo finalmente raggiunse il Consiglio privato di Londra, che può fungere da più alta corte d'appello del Brunei grazie allo status di ex protettorato di cui gode il peese.[20]

Il Consiglio privato respinse le motivazioni del principe Jefri, descrivendo la sua tesi secondo la quale l'accordo gli consentiva di conservare un certo numero di proprietà come "semplicemente incredibili"[21] e decise a favore del governo e dell'Agenzia; di conseguenza l'appello del principe fu respinto e gli fu ordinato di restituire il resto dei suoi beni al Brunei.[3]

La decisione del Consiglio privato non pose fine al contenzioso tra il principe e l'Agenzia. Quest'ultima riaprì il procedimento in Malaysia e nelle Isole Cayman e riuscì a ottenere il controllo anche dell'Hotel Bel-Air di Los Angeles e del New York Palace Hotel di Manhattan.[22]

L'Agenzia riaprì il contenzioso collaterale presso l'Alta corte britannica. Dopo la vittoria nel Consiglio privato, l'Agenzia chiese alla corte di stabilire se il principe Jefri dovesse essere considerato colpevole di oltraggio alla corte per presunti errori nella compilazione della lista delle sue attività finanziarie. Il procedimento per oltraggio doveva iniziare con un'udienza nel giugno del 2008. Il principe non vi partecipò in quanto era a Parigi.[10][23] Il giudice Peter Smith non decise sulla colpevolezza del principe Jefri ma emise un mandato per il suo arresto.[24] A novembre del 2010, il mandato sembrava essere ancora in vigore, il che significa che il principe sarebbe stato arrestato qualora fosse entrato nel Regno Unito.[25]

Nell'ottobre del 2009 venne diffusa la notizia che il principe Jefri era stato autorizzato a tornare in Brunei.[7]

Altre questioni legaliModifica

Nel 1997 Shannon Marketic, ex Miss USA, accusò, tra gli altri, il principe Jefri e il sultano di aver portato lei e molte altre donne in Brunei con false promesse, di averle confinate in un harem e di essere stata abusata dai membri della corte reale.[26] Il caso fu sollevato in un tribunale americano, ma successivamente ritirato, perché Jefri era ritenuto in possesso di immunità diplomatica.[27]

Nel febbraio del 1998, il principe Jefri fu citato in giudizio dai suoi ex soci in affari Bob e Rafi Manoukian per 80 milioni di sterline per due affari immobiliari che sostengono che il principe abbia rinnegato;[28] i Manoukian affermarono che era accompagnato da prostitute di tutto il mondo e che conduceva uno stile di vita selvaggiamente stravagante.[29] Il principe contestò queste affermazioni.[27][30]

Nel 2006, il principe avviò un procedimento legale contro i suoi ex consiglieri, l'avvocato Thomas Derbyshire e sua moglie Faith Zaman, sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti d'America,[31] accusandoli di avergli sottratto dei fondi.[32] La coppia lavorava per lui dal 2004, aveva ottenuto l'autorità su un certo numero di società del principe e venne accusata di utilizzare i proventi delle vendite di proprietà a proprio vantaggio e di addebitare le spese personali alle carte di credito aziendali.[33] Tuttavia, sostennero che il denaro non era stato sottratto, che tutti gli acquisti contestati erano destinati all'uso del principe e della sua famiglia[34] e presentarono una domanda di risarcimento per 12 milioni di dollari che sostenevano fossero dovuti.[33] Si stima che il caso sia costato 60 milioni di dollari al Brunei per le controversie, nonostante il valore della causa fosse stato di 7 milioni di dollari[35] e che il principe Jefri sia un testimone chiave dello Stato del Brunei, che lo ha ripetutamente portato in tribunale[36] contestando la sua conformità agli ordini del tribunale e mettendo in discussione la sua veridicità.[21]

Nel novembre del 2010 trapelarono le immagini delle statue che il principe aveva fatto fare e che ritraevano lui e della sua fidanzata, Micha Raines, mentre facevano sesso.[37][38][39] Vari dettagli, come le precedenti accuse dell'Agenzia alla credibilità del principe Jefri, la ricchezza del principe Jefri, del sultano e dello stato del Brunei, l'avere diverse mogli, le immagini delle statue e il mandato di arresto britannico del principe furono banditi dall'essere menzionato in aula in quanto il giudice Ira Gammerman dichiarò che erano irrilevanti per il caso.[40][41] Dopo quasi sei settimane di processo, la giuria emise un verdetto unanime[42] contro il principe su tutte le accuse tranne una.[43] Al principe e al New York Palace Hotel fu ordinato di pagare in totale 21 milioni di dollari ai Derbyshires.[44] Il Brunei dichiarò che intendeva presentare appello.[43]

Il consulente legale e portavoce del principe è David Sandy,[5] partner di Simmons & Simmons.

Vita privataModifica

Si sposò sei volte. Tre di queste unioni terminarono con un divorzio. Ha ancora tre mogli.[8] Ha diciotto figli.[5][6] Affrontò una serie di accuse, comprese azioni legali delle donne presumibilmente coinvolte,[15] di avere pagato delle donne per avere rapporti sessuali con lui.[26][45] Si dice che abbia tenuto un harem con fino a quaranta donne per diversi anni. Tra esse vi era la scrittrice Jillian Lauren, che sulle sue esperienze scrisse il libro Some Girls: My Life in a Harem.[46][47] Jillian affermò che al principe piaceva essere chiamato "Robin" dalle donne dell'harem e che questo nome che era anche la targa di una delle sue Bentley Continental R.

I suoi beni costosi includevano un Boeing 747 privato,[48] una grande collezione d'arte che comprende opere di Édouard Manet, Pierre-Auguste Renoir e almeno ventuno opere di Edgar Degas, una collezione di 2000 auto di lusso tra cui una straordinaria Aston Martin appositamente commissionata,[49] un certo numero di proprietà tra cui l'Hotel Plaza Athénée a Parigi e l'Hotel Bel-Air a Los Angeles,[9] il New York Palace Hotel a Manhattan e altri alloggi a Parigi, Las Vegas e St John's Lodge a Regent's Park a Londra,[6] aziende come il produttore di beni di lusso Asprey e uno yacht chiamato Tits (realizzato dopo gare d'appalto denominate Nipple 1 e Nipple 2).[15] Le sue attività vennero stimate in 1,5 miliardi di dollari.[9] Negli anni 2000, a causa dei suoi problemi legali fu costretto a vendere molti dei suoi beni e venne esiliato dal Brunei.[6] A settembre del 2009 sembra che gli sia stato permesso di tornare in patria e fu visto in pubblico con la famiglia reale.[7]

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Hashim Jalilul Alam Aqamaddin Omar Ali Saifuddien II  
 
Zaida binti Pengarah Digadong Tuan Laman Awang Sulaiman  
Muhammad Jamalul Alam II  
Pengiran Siti Fatima Pengiran Anak Saiful Rijal *  
 
Pian Jamaliah *  
Omar Ali Saifuddien III  
Pengiran Anak Saiful Rijal Pengiran Anak Muhammad Yusuf  
 
Pengiran Anak Sarbanum  
Pengiran Anak Fatima  
Pian Jamaliah  
 
 
Jefri Bolkiah  
Pengiran Muda Besar Omar Hashim Jalilul Alam Aqamaddin *  
 
Pengiran Anak Chandra Kesuma  
Pengiran Anak Abdul Rahman  
Pengiran Anak Siti Khadija Pengiran Muda Besar Muhammad Jamalul Alam  
 
Pengiran Anak Saleha  
Pengiran Anak Damit  
Radin Haji Hassan Radin Haji Muhammad Daud  
 
Hajah Saleha  
Pengiran Fatima  
Hajah Zainab Radin Haji Abdul Rahman  
 
Dayang Siti Amina Mekah  
 

Onorificenze[50]Modifica

Onorificenze del BruneiModifica

  Collare dell'Ordine famigliare reale della Corona del Brunei
  Membro di I Classe dell'Ordine famigliare del Brunei
— 26 dicembre 1970
  Medaglia del sultano Hassanal Bolkiah
— 1º agosto 1968
  Medaglia per il servizio nelle forze armate
— 1975
  Medaglia per il giubileo d'oro del sultano del Brunei
— 5 ottobre 2017

Onorificenze straniereModifica

  Membro di I Classe dell'Ordine del re Abd al-Aziz (Arabia Saudita)
  Cavaliere dell'Ordine di Mugunghwa (Corea del Sud)
  Grande Medaglia Gwanghwa dell'Ordine al merito del servizio diplomatico (Corea del Sud)
  Cavaliere Gran Comandante dell'Ordine della Corona di Johor (Johor)
— 1989[51]
  Gran Comandante Onorario dell'Ordine della Corona del reame (Malaysia)
  Membro di I Classe dell'Ordine della Sovranità (Marocco)
  Gran Cavaliere dell'Ordine del Sultano Ahmad Shah di Pahang (Pahang)
  Gran Cavaliere dell'Ordine di Cura Si Manja Kini (Perak)
  Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito)
— 3 novembre 1992
  Cavaliere Gran Compagno dell'Ordine del Sultano Salahuddin Abdul Aziz Shah (Selangor)
  Membro di I Classe dell'Ordine di Nila Utama (Singapore)
  Cavaliere di Gran Cordone dell'Ordine dell'Elefante Bianco (Thailandia)

NoteModifica

  1. ^ a b Ministry of Finance, in The Government of Brunei Darussalam Official Website. URL consultato il 27 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2011).
  2. ^ Sultan of Brunei Sacks Brother, BBC News, 29 luglio 1998. URL consultato il 15 ottobre 2010.
  3. ^ a b c d e f g h His Royal Highness Prince Jefri Bolkiah and others v. The State of Brunei Darussalam and Brunei Investment Agency Privy Council Appeal No 69 of 2006, Judgment of the Lords of the Judicial Committee of the Privy Council (RTF), su privy-council.org.uk, 8 novembre 2007. URL consultato il 20 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2010).
  4. ^ Royal riches and family embarrassment, BBC News, 9 agosto 1998. URL consultato il 15 ottobre 2010.
  5. ^ a b c Mark Maremont, Royal Dispute Over Billions in Brunei Nears a Resolution, Wall Street Journal, 25 settembre 2009. URL consultato il 19 ottobre 2010.
  6. ^ a b c d e Is the party over for runaway billionaire Prince Jefri of Brunei?, The Daily Telegraph, 14 giugno 2008. URL consultato il 20 ottobre 2010.
  7. ^ a b c d Richard Kay, Sultan of Brunei buries the hatchet with his playboy brother, Mail Online, 28 settembre 2009. URL consultato il 20 ottobre 2010.
  8. ^ a b Jared Savage, From corner shop princess to billionaire wife, nzherald.co.nz, 16 marzo 2008. URL consultato il 1º ottobre 2010.
  9. ^ a b c Mark Maremont, Will the Prince Turn Pauper? Billions Later, Jefri's in a Royal Mess, in The Wall Street Journal, 1º marzo 2008. URL consultato il 2 ottobre 2010.
  10. ^ a b c Andrew Alderson, Prince Jefri blames brother Sultan of Brunei for family feud, The Telegraph, 14 giugno 2008. URL consultato il 19 ottobre 2010.
  11. ^ East and Southeast Asia: Brunei, in The World Factbook, CIA, 3 novembre 2010. URL consultato il 5 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 24 dicembre 2018).
  12. ^ a b Andrew Pierce, Sultan's brother told to repay billions, London, The Times, 7 marzo 2006. URL consultato il 22 ottobre 2010.
  13. ^ a b c Mark Landler, The Royal Treatment; Ruling Family Feuds as Oil Income Drops in Brunei, The New York Times, 27 agosto 1998. URL consultato il 22 ottobre 2010.
  14. ^ Ministry of Finance, in Official Website, The Government of Brunei Darussalam. URL consultato il 15 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2010).
  15. ^ a b c d David Usborne, The Brunei royal family: The Sultan, his brother and an £8 billion family feud, The Independent, 9 febbraio 2006. URL consultato il 10 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2010).
  16. ^ a b c d A Scandal's Sting Eases in Brunei, BW Online, 17 novembre 2000. URL consultato il 15 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2012).
  17. ^ a b Ned Temko, Battle royal for riches of the Sultan, The Observer, 29 luglio 2007. URL consultato il 15 ottobre 2010.
  18. ^ Roger Mitton, 'Everyone Was Shocked', in Asiaweek, vol. 26, n. 9, 10 marzo 2000. URL consultato il 15 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2011).
  19. ^ Ignatius Stephen e Alex Spillius, Prince Jefri's shame goes under the hammer, The Telegraph, 12 agosto 2001. URL consultato il 10 ottobre 2010.
  20. ^ Brunei Darussalam country brief, su dfat.gov.au, Department of Foreign Affairs and Trade, Australian Government. URL consultato il 10 ottobre 2010.
  21. ^ a b Template:Cite BAILII URL consultato il 9 novembre 2010.
  22. ^ Dominic Walsh, New York Palace joins Dorchester stable, London, The Times, 28 luglio 2008. URL consultato il 10 ottobre 2010.
  23. ^ Arrest warrant for Brunei prince, BBC News, 12 giugno 2008. URL consultato il 1º ottobre 2010.
  24. ^ Transcript of proceedings of 11 June 2008, Brunei v. Bolkiah, High Court of Justice, Chancery Division, Claim No. HC00007888 (PDF), su graphics.thomsonreuters.com, thomsonreuters.com. URL consultato il 9 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2011).
  25. ^ Mark Hosenball, The fresh Prince of Brunei, reuters.com, 4 novembre 2010. URL consultato il 9 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2010).
  26. ^ a b Potentate Power: Sultan Swats Sex Slave Suit, su thesmokinggun.com, The Smoking Gun, 14 luglio 1997. URL consultato il 23 ottobre 2010.
  27. ^ a b Profligate Prince Jefri, in Newsweek, 10 aprile 2010. URL consultato il 1º novembre 2010.
  28. ^ Kathy Marks, Richest man's brother branded a liar in case that could expose secrets of Brunei royalty, in The Independent, 10 febbraio 1998. URL consultato il 29 ottobre 2010.
  29. ^ Kate Watson-Smyth, Brother of world's richest man 'had unlimited tastes', in The Independent, 13 febbraio 1998. URL consultato il 10 ottobre 2010.
  30. ^ Steve Boggan, Prince Jefri of Brunei settles out of court in pounds 180m claim, in The Independent, 16 marzo 1998. URL consultato il 10 ottobre 2010.
  31. ^ Dominic Kennedy, Sultan's brother stole $37.5bn, claim barristers, in The Australian, 16 gennaio 2007. URL consultato il 15 ottobre 2010.
  32. ^ David Randall, The Prince, his yacht, the property deals - and a very bitter court case, in The Independent, 3 dicembre 2006. URL consultato il 14 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2010).
  33. ^ a b Jon Swaine, British couple 'stole millions from Brunei prince', The Daily Telegraph, 11 novembre 2010. URL consultato il 15 novembre 2010.
  34. ^ Dominic Kennedy, 'Drop case or we will spill your secrets', in The Times, London, 28 dicembre 2006. URL consultato il 15 ottobre 2010.
  35. ^ Jose Martinez, Prince Jefri Bolkiah of Brunei, spent $60 million to litigate a court case worth only $7 million, in Daily News, 8 novembre 2010. URL consultato il 9 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2010).
  36. ^ Mark Hosenball, Special Report: A prince, a sultan, diamonds and a lawsuit, Reuters, 4 novembre 2010. URL consultato il 9 novembre 2010.
  37. ^ Prince of Brunei wants graphic sex statues of himself barred from New York courtroom, in Mail Online, 6 novembre 2010. URL consultato il 6 novembre 2010.
  38. ^ http://www.nydailynews.com/new-york/micha-raines-model-prince-jefri-bolkia-sex-statue-collection-takes-stand-court-case-article-1.455628
  39. ^ .. Prince Jefri doesn't want jurors to see pics .., New York Post, Dareh Gregorian, 3 novembre 2010
  40. ^ Dareh Gregorian, Judge bans prince porn, New York Post, 11 novembre 2010. URL consultato il 15 novembre 2010.
  41. ^ Casa De Meadows Inc. v. Faith F. Zaman, 601685- 2007, New York State Supreme Court (Manhattan)
  42. ^ British Lawyers Represented by Baker & Hostetler LLP Prevail in Legal Battle With the Sultan of Brunei and Prince Jefri Bolkiah, su bakerlaw.com, Baker Hostetler, 20 dicembre 2010. URL consultato il 22 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2011).
  43. ^ a b Jon Swaine, British couple win legal dispute with Sultan of Brunei's playboy brother, The Daily Telegraph, 16 dicembre 2010. URL consultato il 22 dicembre 2010.
  44. ^ Ed Pilkington, Brunei prince loses embarrassing lawsuit against financial advisers, The Guardian, 16 dicembre 2010. URL consultato il 22 dicembre 2010.
  45. ^ Karen S. Schneider, Suing the Sultan, su people.com, People, 23 giugno 1997. URL consultato il 12 ottobre 2010.
  46. ^ Jennifer Wright, Interview With a (Former) Harem Girl: We Talk To Jillian Lauren About 'Some Girls', su thegloss.com, 23 aprile 2010. URL consultato il 10 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 17 luglio 2011).
  47. ^ Jillian Lauren, Some Girls: My Life in a Harem, New York, Plume, 2010, ISBN 978-0-452-29631-2.
  48. ^ Dan Sabbagh, Playboy of the Eastern World, Londra, The Times, 28 luglio 2010. URL consultato il 15 ottobre 2010.
  49. ^ David Dowsey (2007). Aston Martin: Power, Beauty and Soul. Peleus Press. ISBN 9780957875951.
  50. ^ Royal Ark, su royalark.net.
  51. ^ Senarai Penuh Penerima Darjah Kebesaran, Bintang dan Pingat Persekutuan Tahun 1989. (PDF), su istiadat.gov.my. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2019).

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