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Jia Ruskaja

danzatrice, coreografa e insegnante italiana
Jia Ruskaja

Jia Ruskaja nata Evgenija Borisenko (Kerč', 6 gennaio 1902Roma, 19 aprile 1970) è stata una danzatrice, coreografa, insegnante e direttrice didattica italiana. Lo pseudonimo "Jia Ruskaja", che significa “Io Russa”, fu usato per la prima volta da Anton Giulio Bragaglia.

Indice

BiografiaModifica

Fuggì dalla Russia appena dopo la rivoluzione d'ottobre, in compagnia del padre, un ufficiale dell'esercito imperiale russo. Dopo gli studi di danza intrapresi in Crimea, passò alla facoltà di medicina a Ginevra. Sposò nel 1920 Evans Daniel Pole, da cui ebbe un figlio. Arrivò in Italia nel 1921, dove si unì in matrimonio con Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera, ottenendo poi la cittadinanza italiana nel 1935.

Iniziò il lavoro artistico con un recital di "azioni mimiche e danze", e in seguito, al Teatro dell'Esposizione di Milano, interpretò Sumitra di Carlo Clausetti: apparve poi nel film Giuditta e Oloferne di Baldassarre Negroni. Ma non smise di danzare e negli anni 30 aprì alcune scuole a Milano. Alla fine potrà contare su un teatro all'aperto di oltre 2000 posti. Si dedicò anche alla coreografia, creando la Danza del sacrificio, dall'Ifigenia in Aulide su musica di Ildebrando Pizzetti (1935), e Il Ratto di Persefone, su musica di Ennio Porrino (1937). Una sua scuola vinse il "lauro" d'argento alle Olimpiadi di Berlino del 1936.

Nel 1940 fondò la Regia Scuola di danza, riservata alle donne - inizialmente annessa all'Accademia d'arte drammatica e divenuta autonoma nel 1948 con la denominazione di Accademia Nazionale di Danza - che dirigerà sino al 1970.

La sua tomba si trova nel Cimitero Acattolico di Testaccio a Roma.

RiconoscimentiModifica

Fra i vari:

  • Premio Minerva d'Oro nel 1962
  • Premio Internazionale Isabella d'Este nel 1965.

OpereModifica

  • La danza come un modo d'essere, prefazione di Marco Ramperti, Milano, I.R.A.G., 1927; ristampa Milano, Alpes, 1928.
  • Precisazione sulla ginnica della Danza intesa come elemento base dell'educazione fisica femminile, «Il Cigno» n. 2, 1953, pp. 57-59.

BibliografiaModifica

  • Giampiero Tintori, Duecento anni di Teatro alla Scala. Cronologia opere-balletti-concerti 1778-1977, Bergamo, Ed. Grafica Gutenberg, 1979.
  • Flavia Pappacena, L'orchesticografia di Jia Ruskaja, «Chorégraphie», V, n. 10, 1997, pp. 53-84.
  • Patrizia Veroli, La danzatrice della nuova Italia, in Baccanti e dive dell'aria. Donne danza e società 1900-1945, Edimond, Città di Castello 2001, pp. 145-181.
  • Patrizia Veroli, Dancing Fascism. Bodies, Practices, Representations, in Discourses in Dance, vol. 3, issue 2, 2006, pp. 45-70; ried. in lingua it., in una versione riveduta e integrata, La danza in Italia durante il fascismo. Corpi, pratiche, rappresentazioni, in S. Paolini Merlo (a cura di), Le pioniere della nuova danza italiana. Le autrici, i centri di formazione, le compagnie, ABEditore, Milano, 2016, pp. 163-188.

FilmografiaModifica

  • Scuola di danze classiche e di ginnastica ritmica di Yia Ruskaja (sic) al Teatro dal Verme, in Stramilano presentato da Za Bum, regia di Corrado d'Errico, muto, 1929, 16 minuti.
  • Fanciulle e danze. Dimostrazione dei metodi didattici della Scuola di danze classiche di Yia Ruskaja in Milano, Coreografie di Jia Ruskaja, regia di Angelo Jannarelli e Guido Albertelli, s.d. [1940-41], 39 minuti (il filmato documenta le seguenti coreografie della Ruskaja: Ottocento romantico, Momento musicale, Salomé, Prima lettera d'amore, Mattinata boschereccia).
  • La scuola d'arte di Jia Ruskaja, «La Settimana INCOM», n. 261, 10 marzo 1949 (Archivio Istituto Luce).
  • Jia Ruskaja. La danza come modo di essere, regia e coreografia di Jia Ruskaja, 25', sonoro, anni '50.

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