Jimena Díaz

nobildonna spagnola
Jimena Díaz
Ciclo cidiano Doña Jimena.jpg
Statua di Doña Jimena a Burgos.
Signora di Valencia
In carica 1099 –
1102
Nascita 24 luglio 1046
Morte Burgos, 1116
Sepoltura ignota (prima sepoltura)
1921 (seconda sepoltura)
Luogo di sepoltura Chiesa di San Pietro di Cardeña (prima sepoltura)
Cattedrale di Burgos (seconda sepoltura)
Padre Diego Fernández de Oviedo
Consorte Rodrigo Diaz di Bivar
Figli Cristina Rodríguez
Maria Díaz de Vivar
Diego Rodríguez
Diego Rodriguez Díaz de Vivar
Maria del Sol Díaz de Vivar

Jimena Díaz, detta anche Doña Jimena (Jimena anche in spagnolo, in galiziano, in aragonese, in asturiano e in portoghese, Ximena in catalano e in basco; 24 luglio 1046Burgos, 1116), moglie di Rodrigo Díaz de Vivar "el Cid", fu signora consorte di Valencia dal 1093 al 1099 e signora di Valencia dal 1099 al 1102.

Origine[1]Modifica

Figlia del conte di Oviedo e delle Asturie, Diego Fernández e della contessa Cristina Fernández. La madre era figlia di Fernando Gundemárez (1002-1052) e di Jimena Alfónsez (1004-1057) principessa del León, figlia del re del León Alfonso V e della principessa Urraca di Navarra, figlia del re di Navarra e conte d'Aragona Garcia II Sanchez il Tremolante. Jimena ed il re di León e Castiglia Alfonso VI erano cugini in quanto avevano gli avi, Alfonso V (rispettivamente bisnonno e nonno) e Garcia II il Tremolante (rispettivamente trisavolo e bisnonno) in comune.

BiografiaModifica

 
Rappresentazione di Jimena ed il Cid durante le fiestas di Burgos

Nel mese di luglio del 1074 Jimena sposò Rodrigo Díaz de Bivar, noto come il Cid Campeador che, in quegli anni godeva ancora della stima e della fiducia del re di León e Castiglia Alfonso VI. Nel 1081, il Cid fu mandato in esilio e Jimena, con i figlioletti, rimase in Castiglia ad attendere il ritorno del marito, che avvenne nell'autunno del 1086. Dopo tre anni il Cid venne incolpato della perdita del castello di Aledo, in Murcia e, nel 1090, Alfonso lo condannò all'esilio per la seconda volta, senza concedergli un regolare processo, dopo avergli confiscato tutti i beni e imprigionato la moglie ed i figli. Il Cid riuscì a liberare moglie e figli, che questa volta lo seguirono nella via dell'esilio.

 
La penisola iberica nel 1100, in rosa la signoria di Valencia dopo la morte del Cid

Jimena andò a Saragozza col marito, che si mise al servizio dell'emiro al-Muqtadir. Dopo che il Cid ebbe conquistato Valencia divenendone il signore, Jimena lo seguì a Valencia. Nel 1099, alla morte del Cid, Jimena divenne signora di Valencia, rinforzò le difese e continuò a difenderla strenuamente dagli attacchi degli Almoravidi dell'emiro ʿAlī b. Yūsuf e vedendo che, con le sue sole forze, non avrebbe potuto resistere a lungo, chiese l'aiuto del cugino, il re di León e Castiglia Alfonso VI.

Alfonso arrivò con l'esercito leonese-castigliano, nel 1102, ma giudicando le difese in troppo cattivo stato dichiarò la città indifendibile e decise di rientrare in Castiglia, per difenderla da un attacco degli Almoravidi. Valencia venne abbandonata, dopo essere stata data alle fiamme. Jimena ed i suoi soldati seguirono Alfonso trasportando il corpo del marito, che venne tumulato a Burgos, nella chiesa di San Pietro di Cardeña.

Jimena si ritirò nel monastero di San Pietro di Cardeña di Burgos, dove morì nel 1116; fu sepolta vicino al marito nella chiesa di San Pietro di Cardeña. Durante la Guerra d'indipendenza spagnola (1808-1814), i soldati francesi profanarono la tomba del Cid; i suoi resti furono recuperati e, nel 1842, traslati nella cappella della Casa Concistoriale di Burgos. Nel 1921, i resti di Jimena furono traslati nella Cattedrale di Burgos, unitamente a quelli di suo marito.

Discendenza[2]Modifica

Jimena al Cid diede tre figli:

Nella cultura popolareModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pp. 865-896

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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