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John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough

politico inglese
John Spencer-Churchill
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John Spencer-Churchill

Lord presidente del Consiglio
Durata mandato 8 marzo 1867 –
9 dicembre 1868
Monarca Vittoria del Regno Unito
Predecessore Richard Temple-Nugent-Brydges-Chandos-Grenville, III duca di Buckingham and Chandos
Successore George Robinson, I marchese di Ripon

Lord luogotenente d'Irlanda
Durata mandato 11 dicembre 1876 –
4 maggio 1880
Monarca Vittoria del Regno Unito
Predecessore James Hamilton, I duca di Abercorn
Successore Francis Cowper, VII conte Cowper

Dati generali
Suffisso onorifico KG PC
Partito politico Tory
John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough
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John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough
Duca di Marlborough
Stemma
In carica 1857 –
1883
Predecessore George Spencer-Churchill, VI duca di Marlborough
Successore George Spencer-Churchill, VIII duca di Marlborough
Altri titoli conte di Sunderland
marchese di Blandford
Nascita Garboldisham Hall, Norfolk, 2 giugno 1822
Morte Berkeley Square, Mayfair, Londra, 4 luglio 1883
Dinastia Spencer
Padre George Spencer-Churchill, VI duca di Marlborough
Madre Lady Jane Stewart
Consorte Lady Frances Anne Vane

John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough (Norfolk, 2 giugno 1822Londra, 4 luglio 1883), è stato un nobile e politico inglese.

Indice

BiografiaModifica

Era il figlio maggiore di George, VI duca di Marlborough e della sua prima moglie, Lady Jane Stewart, figlia di George Stewart, VIII conte di Galloway. Nacque a Garboldisham Hall, Norfolk, il 2 giugno 1822. Fu educato a Eton dal 1835 al 1838 e all'Oriel College di Oxford[1]. Iniziò la sua carriera pubblica come tenente della milizia territoriale ("yeomanry") dell'Oxfordshire nel 1843, e prese il suo posto nella Camera dei Comuni come membro conservatore per Woodstock il 22 aprile 1844 (con il titolo di Marchese di Blandford), ma, in conseguenza del suo sostegno alle misure di libero scambio senza il consenso di suo padre, la cui influenza a Woodstock era fondamentale, fu obbligato a dimettersi il 1 maggio dell'anno successivo[1]. I duri contrasti tra padre e figlio primogenito erano una caratteristica ormai costante della famiglia ducale di Marlborough. Comunque, in occasione delle elezioni del nuovo parlamento nel 1847, fu rieletto per Woodstock e, sebbene non venisse eletto per il Middlesex nel 1852, mantenne il suo posto per il seggio di Woodstock ininterrottamente fino al 1857, quando divenne Duca di Marlborough, e fu nello stesso anno proclamato luogotenente dell'Oxfordshire, per iniziativa di lord Palmerston[1].

 
Il Gabinetto di Lord Derby nel 1867: il duca di Marlborough è il personaggio seduto in seconda fila al centro davanti al caminetto, con la testa appoggiata sulla mano.

Fu Lord sovrintendente della Casa Reale nel luglio 1866, consigliere privato il 10 luglio e Lord presidente del Consiglio dall'8 marzo 1867 al dicembre 1868, nel governo conservatore di lord Derby e, successivamente, in quello presieduto da Benjamin Disraeli. Tra i maggiorenti tory Marlborough fu sempre il maggior sostenitore di Disraeli, del quale divenne intimo amico[1]. Nel 1874, alla formazione del secondo gabinetto da questi presieduto, gli venne offerto il vicereame dell'Irlanda, ma il duca rifiutò. Il 28 novembre 1876 succedette tuttavia al Duca di Abercorn come luogotenente, incarico che lasciò al momento delle dimissioni del ministero Beaconsfield (Disraeli, ora nominato conte di Beaconsfield dalla regina Vittoria dopo il Congresso di Berlino) nel maggio 1880[1]. Per molti anni fu presidente della Shipwrecked Fishermen and Mariners' Royal Benevolent Society, che si occupava di assistere pescatori vittime di naufragi[1]. Morì improvvisamente di angina pectoris nella sua residenza di Londra al n. 29 di Berkeley Square, il 5 luglio 1883[1]. Dopo essere stato composto in una camera ardente a Blenheim Palace, fu sepolto nella cappella privata di famiglia il 10 luglio[1]. Fu anche un membro della Massoneria[2].

Nonostante fosse riuscito a ripristinare il prestigio del suo casato, compromesso dal padre e dal nonno, il VII duca di Marlborough fu comunque sempre attanagliato dalle difficoltà finanziarie, che lo costrinsero a svuotare Blenheim Palace dei suoi immensi tesori. Nel 1875 il duca vendette il Matrimonio di Amore e Psiche assieme alle famose gemme dei Marlborough all'asta per 10.000 sterline. Anche questo ad ogni modo non bastò a salvare le sorti della famiglia ed ancora una volta Blenheim fu dilapidata nella sua biblioteca. Nel 1880 venne costretto a chiedere al Parlamento il permesso di alienare parte delle fortune della villa (che ancora era intesa come un monumento nazionale celebrativo al suo antenato) col Blenheim Settled Estates Act del 1880. La prima vittima di questa vendita fu la grandiosa Sunderland Library che venne dispersa dal 1882, con volumi come Le Epistole di Orazio, stampate a Caen nel 1480, e le opere di Giuseppe Flavio, stampate a Verona nel 1648. I 18.000 volumi della biblioteca fruttarono più di 60.000 sterline. Le vendite continuarono a dilapidare la fortuna del palazzo: la Madonna Ansidei di Raffaello venne venduta per 70.000 sterline, il Ritratto di Carlo I a cavallo di Van Dyck fruttò 17.500 sterline ed infine un pezzo della collezione personale di Pieter Paul Rubens, raffigurante Rubens, sua moglie Helena Fourment ed il loro figlio Peter Paul, quadro donato dalla città di Bruxelles al I duca nel 1704, opera oggi presente al Metropolitan Museum of Art di New York City.[3].

 
Il duca con la famiglia nel 1864 a Blenheim Palace
 
la duchessa di Marlborough

Il duca fu, secondo il "Dictionary of National Biography": "un uomo pubblico sensibile, onorevole e industrioso"[1]. A lui Lord Beaconsfield l'8 marzo 1880 indirizzò la famosa lettera in cui annunciava lo scioglimento del parlamento, facendo appello ai collegi elettorali per un rinnovo di fiducia al governo[1]. La sua amministrazione dell'Irlanda fu popolare e dette impulso al commercio e all'economia del paese[1]. L'area di maggior interesse di Marlborough era quella dei rapporti con la Chiesa Anglicana, in particolare sulla difesa della purezza rituale della chiesa nazionale, in contrasto con pratiche cattolicizzanti (la cosiddetta dottrina "High Church"); in questa veste fu promotore nel 1856 di un disegno di legge che portava il suo nome, allo scopo di rafforzare la chiesa d'Inghilterra nelle grandi città attraverso la suddivisione delle parrocchie più estese, in modo da garantire una presenza più capillare della chiesa nazionale nel tessuto urbano, nel quale era minacciata dalla concorrenza sia dei cattolici, anche a causa della forte emigrazione irlandese nelle grandi città industriali inglesi, sia delle denominazioni non-conformiste (come quaccheri, unitariani e metodisti)[1]. La sua ultima apparizione pubblica avvenne il 28 giugno 1883, quando tenne un intervento in opposizione alla terza lettura del progetto di legge sulle vedove[1]. Aveva sposato, il 12 luglio 1843, lady Frances Anne Emily Vane Tempest, figlia maggiore di Charles Stewart, III marchese di Londonderry, ambasciatore britannico nell'Impero austriaco e fratello di lord Castlereagh, plenipotenziario britannico al Congresso di Vienna. La duchessa divenne famosa perché, durante la sua residenza in Irlanda istituì un fondo per la carestia, con il quale raccolse 112.484 sterline, che servirono per raccogliere semina per le patate, cibo e vestiti[1].

MatrimonioModifica

Sposò, il 12 luglio 1843, Lady Frances Anne Vane (15 aprile 1822 - 16 aprile 1899), figlia del III marchese di Londonderry e di sua moglie, Lady Frances Anne Emily Vane-Tempest. La coppia ebbe undici figli:

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Boase, George Clement "Churchill, John Winston Spencer" in Stephen, Leslie. Dictionary of National Biography 10. London: Smith, Elder & Co. 1887
  2. ^ Lord Randolph Churchill, Churchill Freemason, in Churchills who were Freemasons, freemasons-freemasonry/com. URL consultato il 30 luglio 2012.
  3. ^ Rubens, His Wife Helena Fourment (1614–1673), and Their Son Frans (1633–1678), Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 9 gennaio 2017.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN16101250 · ISNI (EN0000 0000 2431 6473 · LCCN (ENn81131858 · WorldCat Identities (ENn81-131858
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