Kęstutis

sovrano lituano
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Kęstutis
Kiejstut.JPG
Kęstutis
Granduca di Lituania
In carica 1345 –
15 agosto 1382 (in co-regno con il fratello Algirdas fino al 1377 e poi con il nipote Jogaila dal 1381 al 1382)
Predecessore Jaunutis
Successore Jogaila
Duca di Trakai
In carica 1337 - 1382
Predecessore carica creata
Successore Skirgaila
Nascita Senieji Trakai, circa 1297
Morte Krėva, 15 agosto 1382
Casa reale Gediminidi
Padre Gediminas
Madre Jewna
Consorte Birutė
Figli Vitoldo
Sigismund Kęstutaitis
Danutė di Lituania
Religione Paganesimo

Kęstutis (Senieji Trakai, 1297 circa – Krėva, 15 agosto 1382) fu sovrano della Lituania e del ducato di Trakai. Governò il Granducato di Lituania dal 1345 al 1382 insieme al fratello Algirdas e alla morte di questi con il nipote Jogaila (1381-1382). Il nome Kęstutis deriva da un'antica forma del nome Kęstas che è a sua volta il diminutivo di nomi lituani quali Kęstaras e Kęstautas dove il Kęs-ti sta per far fronte.[1]

Primi anni e ripartizione del GranducatoModifica

 
La fortezza di collina di Senieji Trakai, dove si celebrò il matrimonio tra il granduca Kęstutis e Birutė

Kęstutis nacque attorno al 1297 dal granduca Gediminas e dalla sua consorte Jewna: fu suo fratello minore Jaunutis (1300 circa-dopo il 1366) ad ereditare il titolo di Granduca di Lituania alla morte del padre.[2] Di concerto con il fratello Algirdas, Kęstutis cospirò per togliergli il trono e il loro tentativo ebbe successo: alla presa del potere seguì la scissione del territorio in due sfere distinte, una concentrata sulla parte ovest e una sulla parte est:[nota 1] la costituzione del ducato di Trakai fu un'immediata conseguenza a tale scelta politica, volta a una gestione più efficiente dei domini.[3][4] Mentre infatti Algirdas consolidava il proprio potere a oriente, Kęstutis organizzò le difese della Lituania occidentale e della Samogizia in modo da poter resistere agli assalti dei cavalieri teutonici (attivi in quegli anni in maniera di gran lunga maggiore a qualsiasi altra fase della crociata lituana):[5] si cimentò inoltre a guidare diverse incursioni contro le popolazioni germaniche confinanti.

Duumvirato lituanoModifica

 
Resti del castello della penisola di Trakai costruiti da Kęstutis

Kęstutis ricorse sia alle armi che alla diplomazia nella difesa dei confini occidentali del proprio paese e, nel 1349, per evitare ulteriori scontri con i cavalieri teutonici, strinse un accordo con Papa Clemente VI per la cristianizzazione della Lituania, ricevendo in cambio promesse di corone reali sia per sé che per i propri figli. [6][7] Algirdas rimase volontariamente in disparte durante queste negoziazioni, tanto era preso nel mantenere l'ordine nella parte rutena dei propri domini.[8]

L'intermediario nei negoziati fu Casimiro III di Polonia,[9] autore poi di un inaspettato assalto contro la Volinia e Brėst nell'ottobre del 1349:[10] per via di tale evento, i piani di Kęstutis andarono a monte. Durante la guerra che seguì con i polacchi, Luigi I d'Ungheria strinse un accordo di pace con Kęstutis formalizzato il 15 agosto 1351, in virtù del quale Kęstutis garantiva la sua conversione al cristianesimo e supporto militare al Regno d'Ungheria in cambio della corona reale.[11][12] L'intesa venne suggellata con un rito pagano,[nota 2] ma Kęstutis non aveva intenzione di conformarsi a quanto statuito e scappò sulla strada per Buda.[13]

Prigioniero dei crociatiModifica

 
Castello di Malbork, dove Kęstutis venne tenuto prigioniero in 1361

Nel marzo 1361, Kęstutis fu catturato dai crociati dopo una battaglia combattuta vicino ai laghi della Masuria: da lì, venne trasferito al castello di Malbork.[14] Stando a quanto riportano le fonti, Kęstutis, all'epoca sessantenne, fu sconfitto in duello solo da tre cavalieri esperti. I negoziati sulla liberazione di Kęstutis furono organizzati due volte, senza risultati concreti: il riscatto chiesto dai crociati per il nobile dovette risultare molto probabilmente troppo alto. Kęstutis fu in grado di sfuggire alla reclusione circa sei mesi più tardi.[15] Con l'aiuto del suo servitore Alfas, scavò un buco in un muro spesso tre metri nel tempo e abbandonò la fortezza su cavalli bardati con insegne teutoniche. La fuga venne ben pianificata e si presume che Algirdas e Birutė, la moglie di Kęstutis, abbiano contribuito in maniera notevole affinché essa si realizzasse.[16]

Guerra civile e morteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile lituana (1381-1384).

Algirdas morì nel 1377 e gli succedette al comando il figlio maggiore Jogaila, nato dal suo secondo matrimonio con Uliana di Tver'. Kęstutis e suo figlio Vitoldo continuarono a riconoscere l'autorità del nipote e cugino anche quando questi venne apertamente sfidato dal fratellastro Andrei di Polock, nato dal primo matrimonio di Algirdas con Maria di Vicebsk (morta prima del 1349).[17] Frattanto, l'Ordine proseguì la propria lotta contro i lituani pagani e sia Jogalia che suo zio provarono di stabilire una tregua. Il 29 settembre 1379 a Trakai Kęstutis e Jogaila riuscirono nell'intento: si trattò dell'ultimo accordo che i due avrebbero stretto insieme, la cui durata prevista era decennale.[18] Nel febbraio 1380, Jogaila strinse un accordo con l'Ordine livoniano della durata di cinque mesi perché venissero protetti i suoi confini.[17][18][19]

Sempre nello stesso anno, il 31 maggio, Jogaila siglò un accordo con l'Hochmeister Winrich von Kniprode che prese il nome di trattato di Dovydiškės secondo il documento, Jogaila si impegnava a non intervenire in difesa di Kęstutis e dei suoi figli quando i cristiani li avrebbero attaccati.[19] Non sarebbe stata considerata una violazione del trattato il fornire l'aiuto considerato necessario perché suo zio e i suoi cugini non s'insospettissero.[20] Il motivo reale per cui questo accordo venne stretto non è mai stato del tutto chiaro: qualche storico attribuisce la responsabilità a sua madre Uliana, mentre altri puntano il dito contro il suo consigliere Vaidila (morto nel 1381).[21] Un punto di vista alternativo, forse più esauriente, tiene conto del contesto storico e si concentra sulla differenza generazionale: Kęstutis era vicino agli ottanta anni di vita ed era determinato a non accettare il cristianesimo (come era accaduto sin da quando si erano affermati i Gediminidi), mentre suo nipote era ne aveva cinquanta di meno ed era altrettanto determinato a trovare un modo per modernizzare il proprio paese e a convertirlo.[22] Un altro filone storiografico focalizza l'attenzione sul nemico comune localizzato a est, la Moscovia: il trattato avrebbe mirato a indebolire il fratellastro Andrei e l'altro fratellastro Demetrio I Staršij oltre che il granduca Demetrio di Russia.[23] Messo in sicurezza il fronte occidentale, Jogaila si alleò con il Khanato dell'Orda d'Oro contro il Granducato di Mosca in quella che sarebbe poi divenuta nota come battaglia di Kulikovo.[17]

 
Vitolo e Kęstutis fatti prigionieri da Jogaila. Olio su tela di Wojciech Gerson

Forti del trattato siglato, i cavalieri teutonici razziarono il ducato di Trakai e la Samogizia per ben due volte[17] e nell'agosto del 1381 la Commanderia di Ostróda comunicò a Kęstutis l'accordo segreto stretto da suo nipote con i suoi nemici. Nello stesso mese, egli si fece forte della ribellione di Polack contro Skirgaila, uno dei fratelli di Jogaila, il quale era troppo lontano per poter sedare la rivolta e la sua assenza gettò le fondamenta per conquistare Vilnius, allora capitale.[19] Kęstutis divenne granduca e suo nipote Jogaila venne catturato sulla strada del ritorno: solo dichiarandosi fedele allo zio venne rilasciato e gli venne restituito il patrimonio, incluse anche le città di Krėva e Vicebsk.[17] Kęstutis riprese intanto la sua guerra di lunga data contro i cavalieri teutonici razziando la Varmia e tentando di espugnare Georgenburg (Jurbarkas).[23]

 
Kęstutis sul monumento al Millenario della Russia monument in Velikij Novgorod

Il 12 giugno 1382, con Kęstutis lontano a combattere un altro dei suoi nipoti, Kaributas (dopo il 1350-dopo il 1404) nella città di Novhorod-Sivers'kyj e suo figlio Vitoldo si trovava a Trakai, i residenti di Vilnius, sobillati dal mercante Hanul di Riga, (morto fra il 25 febbraio 1417 e il 12 dicembre 1418) permisero alle armate di Jogaila di entrare di soppiatto nel centro abitato.[17][19] I mercanti erano infatti del tutto insoddisfatti delle politiche mercantili di Kęstutis (soprattutto con riferimento ai pesanti dazi imposti per le merci che entravano e uscivano dalla Livonia, cuore pulsante della Terra Mariana)[19] e Jogaila colse la situazione a proprio vantaggio per riprendersi il trono e riallearsi con i cavalieri teutonici.[24] Fu allora che Kęstutis si mosse per radunare i propri alleati in Samogizia, proprio quando in contemporanea suo figlio Vitoldo reclutava uomini a Hrodna e suo fratello minore Liubartas nel Principato di Galizia-Volinia.[25]

Nell'agosto del 1382 le armate di Kęstutis e Jogaila si incontrarono a Trakai per un combattimento che non iniziò mai,[17][19] perché entrambe le parti acconsentirono a negoziare. Kęstutis e Vitoldo si recarono nell'accampamento di Jogaila dove vennero immediatamente arrestati e spediti al castello di Krėva.[19] I soldati reclutati dall'anziano nobile lituano fecero gradualmente ritorno alle terre d'origine. Il 15 agosto circa Kęstutis fu trovato morto nella sua cella da Skirgaila;[26] subito dopo, si diffuse la voce che si fosse suicidato, ma è incerto se Jogaila avesse assunto un qualche ruolo o meno.[27][28] Fu organizzato per lui un funerale pagano (l'ultimo nella storia del continente europeo)[29][30] in grande stile e il suo corpo venne bruciato insieme ai suoi cavalli e alle sue armi a Vilnius.[28][29][30] Vitoldo riuscì a sfuggire alla cattura travestendosi con abiti femminili[26] e continuò a combattere contro il cugino fino a che non divenne granduca nel 1392.

LascitoModifica

 
Sigillo di Kęstutis del 1379
 
Litas commemorativo dedicato a Kęstutis

Kęstutis è un nome maschile popolare in Lituania. Mikalojus Konstantinas Čiurlionis dedicò un'ouverture sinfonica a Kęstutis nel 1902.[31] Petras Tarasenka, storico e archeologo lituano scrisse un racconto intitolato Pabėgimas (La fuga) nel 1957, in cui si descrivevano le concitate fasi della fuga di Kęstutis dalla prigionia dell'Ordine teutonico nel castello di Marienburg. Un monumento a Kęstutis fu eretto a Prienai, nel sud della Lituania, nel 1937 e poi restaurato nel 1990. Il "Battaglione motorizzato di fanteria granduca Kęstutis" delle forze militari terrestri lituane trae spunto proprio dalla figura del sovrano medievale. Uno dei distretti militari in cui operavano i partigiani lituani nel corso della rioccupazione sovietica dei paesi baltici venne nominato in onore del nobile distretto militare di Kęstutis.

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ Benché la massima espansione territoriale del Granducato avvenne solo quando Vitoldo (figlio proprio di Kęstutis) salì al potere nel 1401, erano già innumerevoli i chilometri quadrati facenti capo a Vilnius: si trattava di regioni geografiche oggi distribuite tra Lituania, Bielorussia, Polonia orientale, Ucraina e parte della Russia europea.
  2. ^ Uccise un toro lanciandogli un coltello.

BibliograficheModifica

  1. ^ (EN) Kęstutis, su wordpress.com. URL consultato il 21 agosto 2020.
  2. ^ Kiaupa, p. 118.
  3. ^ Rowell, p. 254.
  4. ^ Kiaupa, p. 85.
  5. ^ (EN) William L. Urban, The Samogitian Crusade, Centro di studi e ricerca lituano, 1989, p. 122, ISBN 978-09-29-70003-8.
  6. ^ (EN) Andrew Rawson, A Clash of Thrones: The Power-crazed Medieval Kings, Popes and Emperors of Europe, The History Press, 2015, p. 139, ISBN 978-07-50-96678-8.
  7. ^ Kiaupa, p. 120.
  8. ^ Frost, p. 125.
  9. ^ Basilevsky, p. 178.
  10. ^ Rowell, p. 269.
  11. ^ Rowell, p. 144.
  12. ^ Kiaupa, p. 54.
  13. ^ (EN) Constantine Rudyard Jurgėla, History of the Lithuanian Nation, Lithuanian Cultural Institute, Historical Research Sect., 1948, p. 94.
  14. ^ (EN) William L. Urban, The Teutonic Knights: A Military History, Greenhill, 2003, p. 176, ISBN 978-18-53-67535-5.
  15. ^ (EN) Charles W. Ingrao e Franz A. J. Szabo, The Germans and the East, Purdue University Press, 2008, p. 53, ISBN 978-15-57-53443-9.
  16. ^ Inga Baranauskienė, La fuga di Kęstutis, su viduramziu.istorija.net. URL consultato il 21 agosto 2020.
  17. ^ a b c d e f g Kiaupa, pp. 124-126.
  18. ^ a b (EN) Constantine Rudyard Jurgėla, History of the Lithuanian Nation, Lithuanian Cultural Institute, Historical Research Sect., 1948, p. 104.
  19. ^ a b c d e f g Frost, p. 30.
  20. ^ (LT) Ignas Jonynas, Dovydiškės sutartis, in Lietuviškoji enciklopedija, VI, Kaunas, Spaudos Fondas, 1937.
  21. ^ (EN) Joseph B. Koncius, Vytautas the Great, Grand Duke of Lithuania, Miami, Franklin Press, 1964, pp. 21-23.
  22. ^ (EN) V. Stanley Vardys, Christianity in Lithuania, vol. 34, n. 3, Lituanus, autunno 1988. URL consultato il 21 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2020).
  23. ^ a b (LT) Zenonas Ivinskis, Lietuvos istorija iki Vytauto Didžiojo mirties, Roma, Accademia lituana cattolica di scienze, 1978, pp. 271-279.
  24. ^ (EN) Andrew Rawson, A Clash of Thrones: The Power-crazed Medieval Kings, Popes and Emperors of Europe, The History Press, 2015, p. 140, ISBN 978-07-50-96678-8.
  25. ^ (EN) Mečislovas Jučas, The Battle of Grünwald, National Museum, 2009, p. 116, ISBN 978-60-99-50745-3.
  26. ^ a b Frost, p. 31.
  27. ^ (EN) V. Stanley Vardys, Lithuania: The Rebel Nation, Routledge, 2018, p. 12, ISBN 978-04-29-96771-9.
  28. ^ a b (EN) Stasys Samalavičius, An Outline of Lithuanian History, Diemedis Leidykla, 1995, p. 34.
  29. ^ a b (EN) Richard A. Fletcher, The Barbarian Conversion: From Paganism to Christianity, University of California Press, 1999, p. 505, ISBN 978-05-20-21859-8.
  30. ^ a b (EN) Suniti Kumar Chatterji, Balts and Aryans in Their Indo-European Background, Indian Institute of Advanced Study, 1968, p. 48.
  31. ^ (EN) George N. Rhyne e Bruce Friend Adams, The Supplement to The Modern Encyclopedia of Russian, Soviet and Eurasian History, Academic International Press, 2005, p. 112, ISBN 978-08-75-69142-8.

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