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Kaizer Chiefs Football Club
Calcio Football pictogram.svg
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali Giallo, nero
Dati societari
Città Soweto
Nazione Sudafrica Sudafrica
Confederazione CAF
Federazione Flag of South Africa.svg SAFA
Campionato Premier Soccer League
Fondazione 1970
Presidente Sudafrica Kaizer Motaung
Allenatore Germania Ernst Middendorp
Stadio FNB Stadium
(94 796 posti)
Sito web www.kaizerchiefs.com/kc_home.asp
Palmarès
Titoli nazionali 12 Campionati sudafricani
Trofei internazionali 1 Coppa delle Coppe d'Africa
Si invita a seguire il modello di voce

Il Kaizer Chiefs Football Club è una società calcistica di Soweto, quartiere di Johannesburg, in Sudafrica. Milita in Castle Premiership, la massima divisione del campionato sudafricano di calcio.

La squadra, i cui giocatori sono soprannominati Amakhosi ("signori" o "capi" in lingua zulu) disputa le partite interne al FNB Stadium di Johannesburg ed è una delle più titolate e sostenute del paese in termini di tifosi, con circa 16 milioni di sostenitori in tutta l'Africa subsahariana. In bacheca annovera 12 campionati di massima serie (record) e una Coppa delle Coppe d'Africa. È divisa dall'Orlando Pirates da un'aspra rivalità. Tra i calciatori più celebri che hanno vestito la maglia del Kaizer Chiefs si ricordano Neil Tovey, Lucas Radebe, Patrick Ntsoelengoe, Gary Bailey, John Moshoeu, Shaun Bartlett, Steve Komphela, Siyabonga Nomvete e Doctor Khumalo.

Dopo il ritiro dalla CAF Confederation Cup 2005 il club fu bandito dalla CAF da tutte le competizioni internazionali fino al 2009. Si trattò della seconda sospensione nei confronti della squadra nel giro di poco tempo.

Dalla squadra prende il nome la band britannica indie/Britpop dei Kaiser Chiefs, dato che Lucas Radebe, ex calciatore del Kaizer, militò nel Leeds Utd, squadra del cuore dei membri della band, di cui Radebe vestì anche la fascia di capitano.

StoriaModifica

Il club venne fondato nel gennaio 1970 da Kaizer Motaung, che militava in quegli anni nel club statunitense degli Atlanta Chiefs. Egli chiamò la squadra Kaizer Chiefs unendo il suo nome a quello del suo club di appartenenza[1].

L'11 aprile 2001 all'Ellis Park Stadium 43 tifosi rimasero uccisi durante il derby di Soweto contro gli arcirivali dell'Orlando Pirates[2].

Nel 2001-2002 la squadra visse l'annata più fruttuosa della propria storia, vincendo quattro trofei in quattro mesi. Nell'estate del 2001 vinse il Vodacom Challenge (battendo in finale a Durban l'Asante Kotoko), poi si aggiudicò il BT Top Eight, la Coppa di Lega sudafricana e la Coppa delle Coppe d'Africa. Malgrado la successiva sconfitta contro l'Al-Ahly nella gara che assegnava la Supercoppa africana, il club fu premiato dalla CAF come "club dell'anno 2002".

PalmarèsModifica

Competizioni nazionaliModifica

1974, 1977, 1979, 1981, 1984, 1989, 1991, 1992, 2004, 2005, 2013, 2015
1983, 1984, 1986, 1988, 1989, 1997, 2001, 2003, 2004, 2007, 2009-2010, 2010

Competizioni internazionaliModifica

2001

Altri piazzamentiModifica

Secondo posto: 1996-1997, 1997-1998, 1998-1999, 2000-2001, 2013-2014
Terzo posto: 1999-2000, 2005-2006, 2008-2009, 2009-2010, 2010-2011, 2017-2018
Finalista: 1985, 1992, 2002, 2015
Finalista: 2002

StadioModifica

La squadra gioca le sue partite interne al FNB Stadium (94.796 posti). Per il campionato mondiale di calcio del 2010 la sua capienza è stata aumentata a 96.000 posti ed è stato ribattezzato Soccer City. È stato inoltre realizzato un nuovo impianto denominato Stadio Amakhosi, la cui costruzione ha avuto termine nell'aprile 2010, con una capienza di 55.000 posti.

RosaModifica

AllenatoriModifica

NoteModifica

  1. ^ Kaizer Motaung: Mr Kaizer Chiefs, su Southafrica.info. URL consultato il 29 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 13 giugno 2015).
  2. ^ Sudafrica, strage allo stadio, La Repubblica, 12 aprile 2001.
  3. ^ Mark Gleeson, 48 coaches in 41 years for Amakhosi, Sowtan, aprile 2012. URL consultato il 22 settembre 2012.

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Collegamenti esterniModifica

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