Khalil al-Sakakini

Khalil al-Sakakini (in arabo: خليل السكاكيني‎; Gerusalemme, 23 gennaio 1878Il Cairo, 13 agosto 1953) è stato un poeta, insegnante e giornalista palestinese.

Khalil al-Sakakini

BiografiaModifica

Khalil al-Sakakini nacque in una famiglia araba cristiana a Gerusalemme il 23 gennaio 1878. Ricevette la sua istruzione a Gerusalemme presso scuole cristiane.[1]

Più tardi, al-Sakakini si recò nel Regno Unito e da lì negli Stati Uniti d'America per raggiungere il fratello Yusif, venditore ambulante a Filadelfia. Durante il suo soggiorno di nove mesi in America, Khalil Sakakini scrisse per riviste letterarie arabe sulla costa orientale e realizzò traduzioni per il professor Richard Gottheil della Columbia University. Si mantenne insegnando arabo e lavorando in una fabbrica nel Maine; lavorò anche come venditore ambulante. Al suo ritorno in Palestina nel 1908, Khalil Sakakini lavorò come giornalista per il quotidiano gerosolimitano al-Asmai', insegnò arabo e fece da tutore agli espatriati statunitensi presso la American Colony.[1][2]

La moglie Sultana morì nell'ottobre 1939 e fu sepolta nel cimitero greco-ortodosso sul monte Sion; Sakakini scrisse varie poesie in suo onore.[3]

Durante la guerra arabo-israeliana del 1948, la famiglia Sakakini fu una delle ultime ad abbandonare il quartiere Katamon. Pochi giorni prima che la città venisse divisa, la famiglia si trasferì a Il Cairo, dove Khalil venne invitato dallo scrittore egiziano Taha Hussein ad unirsi all'Accademia di lingua araba.[4]

La morte improvvisa del figlio per un infarto nel 1953 fu un colpo devastante. Khalil Sakakini morì tre mesi dopo, il 13 agosto 1953.[4] La figlia Hala curò i diari del padre, pubblicati nel 1955.

CarrieraModifica

 
Khalil al-Sakakini nel 1906

Nel 1909, Khalil Sakakini fondò la Scuola Dusturiyya ("Scuola Nazionale"), che divenne nota per il suo approccio nazionalista arabo. Sakakini propose profonde riforme nel metodo educativo; vennero eliminati i voti per gli studenti e venne posto l'accento sullo studio della musica e sull'atletica. Introdusse anche nuovi metodi di insegnamento dell'arabo, facendone la principale lingua di insegnamento al posto del turco ottomano.[2]

Sakakini guidò un movimento di riforma volto a cambiare la Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme, iniziativa per la quale nel 1913 scrisse un opuscolo intitolato Il Rinascimento ortodosso in Palestina, che portò alla sua scomunica dalla Chiesa. Le autorità ottomane lo arrestarono l'ultimo giorno del dominio ottomano a Gerusalemme nel 1917, dopo aver dato rifugio ad un concittadino gerosolimitano di origine statunitense.[5] Dopo il rilascio, Sakakini si unì alla Rivolta araba, per la quale compose un inno.[6]

Nel 1919, Sakakini iniziò a lavorare per le autorità educative palestinesi, per poi divenire ispettore per l'istruzione in Palestina, incarico ricoperto per dodici anni, fino alle sue dimissioni per protesta contro la nomina di Herbert Samuel come Alto Commissario della Palestina mandataria.[7] Dopo aver lavorato come preside scolastico a Il Cairo, tornò in Palestina nel 1926. Lavorò per i giornali al-Muqtataf, al-Hilal e al-Siyassa al-Usbu'iyya, scrisse poesie patriottiche e prese parte a manifestazioni politiche. Nel 1925 fondò la Scuola Wataniyya e nel 1938 il Nahda College a Gerusalemme. Nel maggio 1934 Sakakini costruì la sua casa nel quartiere Katamon che fu completata in tre anni.[8]

PensieroModifica

Per tutta la sua vita, Khalil Sakakini abbracciò la cultura europea. Avendo una nonna greca, sviluppò un interesse per la cultura greca, tanto che si soprannominò "Socrate".[9]

Espresse idee umaniste e progressiste. Si definì un nazionalista arabo e sostenne il panarabismo e l'unione della Palestina alla Siria. Condannò il sionismo come grande minaccia già prima della prima guerra mondiale.[10][11][12]

NoteModifica

  1. ^ a b Segev, p. 27.
  2. ^ a b (EN) Salim Tamari, A Miserable Year in Brooklyn: Khalil Sakakini in America, 1907 - 1908, Institute of Jerusalem Studies, febbraio 2003.
  3. ^ Segev, pp. 447–448, 466–467.
  4. ^ a b Segev, pp. 502–503, 507.
  5. ^ Segev, pp. 14.
  6. ^ Segev, pp. 77–81.
  7. ^ Segev, pp. 147.
  8. ^ Segev, pp. 187, 270.
  9. ^ Segev, p. 108.
  10. ^ (EN) Emanuel Beška, Khalil al-Sakakini and Zionism before WWI, su academia.edu.
  11. ^ (AR) كتاب السكاكيني حياته مواقفه وآثاره " ليوسف أيوب حداد, su arabtimes.com.
  12. ^ Segev, p. 152.

BibliografiaModifica

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