Jigorō Kanō e Yoshiyaki Yamashita eseguono il koshiki-no-kata, all'epoca conosciuto anche col nome di Kitō-ryū-no-kata essendo dedicato a tale scuola.

La Kitō-ryū (起倒流 Kitō-ryū?, Scuola dell'ascesa e della caduta) è un antico stile di arti marziali (koryū) di jūjutsu fondata da Toshinobu Ibaragi (俊房茨木?)[1] nel 16° Kan'ei (1639).

DescrizioneModifica

La Kitō-ryū include nage-waza (tecniche di proiezione), atemi-waza (tecniche di colpo), kansetsu-waza (tecniche di leva articolare) e shime-waza (strangolamenti). Simile a certi stili di aikijutsu, basa gran parte della sua filosofia su concetti come il ki (?) e l'abilità nel saperlo controllare ed usare. Inoltre, grande peculiarità dello stile è l'uso dei kuzushi come atto propedeutico all'applicazione delle nage-waza.

«Iikubo-sensei fu un grande maestro per Kanō e difatti continuò ad essere il suo insegnante fino al 18°-19° Meiji (1885–1886), ovvero fintanto che Kanō divenne lui stesso un insegnante. A quei tempi lui aveva 50 anni e Kanō non poteva succedergli vincendo contro di lui nel randori, ma nel 18° Meiji (1885) circa, grazie all'assidua pratica, Kanō acquisì particolari abilità nell'uso del principio del kuzushi e quindi provò ad applicare nel randori prima il kuzushi e poi il waza. Iikubo-sensei era uno specialista di nage-waza della Kitō-ryū, ma stranamente non riusciva a proiettare Kanō poiché questi aveva già capito profondamente il principio del kuzushi. Dopo quest'esperienza Kanō incominciò ad insegnare roppō-no-kuzushi (六方の崩し? kuzushi in 6 direzioni) e happō-no-kuzushi (八方の崩し? kuzushi in 8 direzioni) al Kōdōkan.

Dopo un po' Kanō riportò i risultati della sua ricerca ad Iikubo-sensei e questi ne confermò la validità. Di conseguenza suggerì a Kanō di fare randori con avversari più giovani mentre lui stesso non praticò più randori con Kanō, finché un giorno gli consegnò il diploma della Kitō-ryū insieme ad altre pergamene.»

(Toshirō Daigo)

NoteModifica

  1. ^ Non è possibile determinare con certezza la dizione del nome 「俊房」. La versione in inglese del testo di riferimento ad opera di Toshirō Daigo utilizza generalmente il più comune "Toshinobu", anziché "Toshifusa".