Il kudurru era un tipo di documento in pietra utilizzato come pietra di confine e come registro delle concessioni di terra ai vassalli dei Cassiti nell'antica Babilonia tra il XVI e il XII secolo a.C.[1]. La parola in lingua accadica significa "frontiera" o "confine" (cf. ebraico גדר "gader", recinto, limite; arabo جدر "jadr", جدار "jidar" 'muro'; pl. جدور "judur"). I kudurru sono le sole opere d'arte rimaste del periodo di dominazione dei Cassiti in Babilonia, con esempi esposti al Louvre e al Museo Nazionale Iracheno.

Kudurru babilonese di tarda età cassita ritrovato vicino a Baghdad dal botanico francese André Michaux (Cabinet des Médailles, Parigi)

I kudurru registravano le concessioni di terra dal re ai vassalli come memoria della sua decisione. L'originale veniva conservato in un tempio mentre la persona a cui era concessa la terra riceveva una copia di argilla da usare come pietra di confine per confermarne la proprietà legale.

I kudurru potevano contenere immagini simboliche di divinità che proteggevano il contraente e il contratto, maledicendo la persona che avesse rotto il contratto. Alcune di queste opere avevano anche un'immagine del re che concedeva la terra. Quando contenevano molte immagini i kudurru venivano incisi su grandi lastre di pietra.

NoteModifica

  1. ^ Paul G. Bahn, The Atlas of World Archaeology, New York, Checkmark Books, 2000, p. 78, ISBN 0-8160-4051-6.

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