Kyrie eleison

preghiera antica della liturgia cristiana.
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Kyrie eleison (o Kyrie, come viene generalmente abbreviato) è una preghiera della liturgia cristiana.

La locuzione originale è scritta in greco (Κύριε ἐλέησον) e Kyrie eleison è la traslitterazione dell'espressione usata nella liturgia in latino. Nella lingua italiana è stata tradotta per la liturgia con Signore, pietà; tuttavia, con maggiore aderenza, potrebbe essere tradotta anche come Signore, abbi benevolenza.

Generalmente la formula è pronunciata secondo la pronuncia itacistica del greco, suonando così: [ˈkirie eˈlɛjson], o anche [ˈkirje eˈlɛjzon]; secondo la pronuncia erasmiana dovrebbe invece pronunciarsi: ['kyrie eˈleɛːson].

Vi sono espressioni simili in alcuni salmi e all'interno dei Vangeli: il Kyrie è la più antica testimonianza di uso liturgico cristiano, risalente al IV secolo nella chiesa di Gerusalemme, e al V secolo nella messa di rito romano. È usato come preghiera litanica e risposta a determinate invocazioni nel rito romano nella messa e in altre celebrazioni. È usato anche nel rito ambrosiano.

StoriaModifica

Il Kyrie eleison compare per la prima volta in Oriente, nella liturgia delle Chiese di Antiochia e Gerusalemme, dopo la metà del IV secolo. Entra a far parte della liturgia romana nel primo terzo del V secolo. Nel 529 il Concilio di Vaison presieduto da san Cesario introduce il Kyrie eleison nella liturgia delle diocesi della Provenza, accogliendo l'uso romano.[1]

Il Kyrie eleison era associato ad altre formule, che costituiscono una serie di orazioni per diverse necessità, analoga sia all'Oratio fidelium della Liturgia dei presantificati del Venerdì santo sia all'ektenia del rito bizantino. Un esempio documentato di queste orazioni è la Deprecatio gelasiana, composta fra il 466 e il 540 circa: ad ogni orazione si rispondeva con l'invocazione Kyrie eleison.[2]

L'uso di alternare il Kyrie eleison con il Christe eleison era sconosciuto in Oriente e risale al tempo di papa Gregorio Magno o forse è ancora più antico.[3]

Le orazioni che accompagnavano il Kyrie eleison erano tralasciate nella messa feriale, in cui però il Kyrie eleison veniva ugualmente cantato. A poco a poco le orazioni furono abbandonate in tutte le messe; nei documenti dal VI al IX secolo non se ne fa più menzione. [4]

Il numero di nove invocazioni di Kyrie eleison è attestato per la prima volta da Giovanni Arcicantore nel VII secolo, che riferisce anche di come il canto fosse divenuto prolixus e non potesse più essere lasciato al popolo. Già nel Medioevo questa articolazione in nove elementi è associata a un rimando alla Santissima Trinità, sebbene si possa anche notare che corrisponde alle nove orazioni dell'Oratio fidelium della Liturgia dei presantificati.[5]

Uso del KyrieModifica

 
Una composizione liturgica per il Kyrie eleison.

Nella messaModifica

Nel rito tridentino, nelle messe lette il Kyrie viene recitato dopo le preghiere ai piedi dell'altare subito dopo l'antifona d'introito; nelle messe cantate la schola lo esegue immediatamente dopo che aver eseguito l'introito, mentre il sacerdote con i ministri compie i riti iniziali e recita le stesse parti sottovoce. In seguito alla riforma liturgica del 1969, non vi è più la sovrapposizione di cerimonie e preghiere dette dal sacerdote con i ministri e il canto.

Nella messa tridentina ogni invocazione viene ripetuta per tre volte (secondo l'interpretazione tradizionale sono rivolte tre al Padre, tre al Figlio e tre allo Spirito Santo): questo numero è riccamente simbolico: il totale di nove è il numero dei cori angelici, e connette il Kyrie all'Inno angelico (Gloria in excelsis), che nelle feste viene cantato immediatamente dopo il Kyrie.

Nel rito romano riformato da Paolo VI il simbolismo legato alla triplice ripetizione e al numero 9 è stato perso riducendo a sei le ripetizioni (due per ogni invocazione). Inoltre, il Kyrie segue immediatamente l'atto penitenziale che può essere eseguito in tre forme diverse; se si usa la terza forma ne diventa l'elemento costitutivo al posto del Confiteor. In questo caso è sostituito dalla triplice invocazione Kyrie eleison - Christe eleison - Kyrie eleison intervallata da brevi tropi che esprimono richieste di perdono e conclusa dalla formula di assoluzione sacerdotale che termina normalmente gli atti penitenziali. Per la celebrazione in lingua italiana l'espressione Kyrie eleison è stata tradotta con Signore, pietà e Christe eleison (Χριστἐ ἐλέησον) con Cristo, pietà, per quanto sia sempre possibile usare la forma originaria in greco, anzi con la terza edizione del Messale romano nell'atto penitenziale si deve usare obbligatoriamente la forma in greco.[6] L'attuale collocazione del Kyrie presenta un carattere penitenziale, aspetto ancor più accentuato se si usa la traduzione italiana, mentre originariamente questo aspetto era secondario, come dimostra anche il ricco sviluppo musicale che il testo conosce nella tradizione musicale gregoriana. Il significato originario è invece quello conservato dal rito bizantino, traducibile con Signore, mostraci la tua benevolenza.

Nel rito ambrosiano il Kyrie viene detto all'atto penitenziale e ripetuto tre volte al termine della messa, prima della benedizione finale. Durante l'atto penitenziale si ha la triplice invocazione «Kyrie eleison - Kyrie eleison - Kyrie eleison» (senza il Christe eleison) in forma responsoriale; prima della benedizione a conclusione della messa, si dice subito dopo la risposta dell'assemblea «E con il tuo spirito». Il rito ambrosiano prevede anche una particolare invocazione, chiamata canto dei 12 Kyrie, che si usa al posto dell'atto penitenziale dopo le processioni della domenica delle Palme e della festa della presentazione del Signore al tempio.

In entrambi i riti il Kyrie si può usare come risposta alle intenzioni della preghiera universale o preghiera dei fedeli.

Nel rito bizantino in lingua greca l'acclamazione Kyrie eleison viene cantata numerose volte dai fedeli in risposta alle orazioni del celebrante (ektenia) all'inizio della Divina Liturgia. Nella traduzione in antico slavo ecclesiastico diviene Господи, помилуй (Hospodi pomiluj).

Nelle litanieModifica

Il Kyrie è la prima supplica con cui iniziano le litanie dei santi e le altre litanie che nel corso dei secoli si sono sviluppate su tale modello (ad esempio le litanie al Santissimo Nome di Gesù, le litanie al Sacro Cuore di Gesù, le litanie mariane, le litanie di uno o più santi). Viene recitato o cantato in forma alternata tra la guida e i fedeli.

TestiModifica

Nella versione classica tradizionale, il Kyrie è strutturato in tre invocazioni che si dicono tre volte ciascuna:

«Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.

Christe, eleison. Christe, eleison. Christe, eleison.

Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.»

Nelle litanie e nella messa con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II le tre invocazioni si dicono due volte ciascuna. Inoltre, con la riforma è stata introdotta la formula in lingua italiana, che si può usare al posto di quella originale. In entrambi i casi si recita o canta tra la guida e tutti.

(EL)

«Kyrie, eleison. ℟. Kyrie, eleison.

Christe, eleison. ℟. Christe, eleison.

Kyrie, eleison. ℟. Kyrie, eleison.»

(IT)

«Signore, pietà. ℟ Signore, pietà.

Cristo, pietà. ℟ Cristo, pietà.

Signore, pietà. ℟ Signore, pietà.»

A partire dal 2020, con la terza edizione del Messale romano in lingua italiana, si è data la preferenza alla versione originale come risposta alla terza formula dell'atto penitenziale, mentre rimane la possibilità di scelta tra le due formule quando si usa la prima e la seconda formula dell'atto penitenziale.

MusicaModifica

Canto gregorianoModifica

Nel canto gregoriano le partiture per il Kyrie eleison per la messa si trovano nel Kyriale, un libro liturgico che, oltre a essere edito separatamente, entra a far parte anche del Graduale Triplex, del Graduale Simplex e del Liber Usualis. Nel Graduale Romanum del 1961 sono presenti trenta Kyrie diversi, uno per ognuna delle diciotto messe del Kyriale, più uno perché il Kyrie della Missa XVII si può cantare su due toni diversi, più altri undici Kyrie ad libitum. Benché per alcuni Kyrie sia prevista un'indicazione sul tempo liturgico o sulle feste in cui si possono cantare, ognuno può essere cantato lecitamente in ogni giorno dell'anno.

Nella messa, sullo stesso tono del primo Kyrie eleison si canta anche l'Ite missa est.

Per le litanie il canto del Kyrie eleison è meno ornato: la notazione si trova a fianco di quella delle altre invocazioni.

PolifoniaModifica

Il Kyrie è una delle parti delle messe polifoniche, ed è compreso anche nella Missa brevis e nella messa di requiem.

Centinaia di compositori diversi hanno messo in musica il Kyrie. Generalmente il canto a più voci permette la sovrapposizione delle nove invocazioni, a volte la loro moltiplicazione. Nella sua esecuzione durante la messa tridentina, il Kyrie segue il canto dell'Introito. Insieme questi due brani si protraggono per un tempo abbastanza lungo, che copre la processione di ingresso, le preghiere ai piedi dell'altare, l'incensazione, la recita a bassa voce dell'introito e del Kyrie.

Per evitare di avere momenti di silenzio durante questi riti iniziali, specialmente quando vengono compiuti con solennità, i compositori hanno composto ''Kyrie'' della durata che in alcuni casi supera i 10 minuti, in cui le invocazioni sono ripetute innumerevoli volte.

Usi nella musica contemporaneaModifica

NoteModifica

  1. ^ Righetti, p. 170
  2. ^ Righetti, pp. 170-171
  3. ^ Righetti, p. 172
  4. ^ Righetti, pp. 172-173
  5. ^ Righetti, pp. 172-174
  6. ^ Conferenza Episcopale Italiana (a cura di), Messale Romano riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II promulgato da papa Paolo VI e riveduto da papa Giovanni Paolo II (PDF), Terza edizione italiana, Roma, Fondazione di Religione Santi Francesco d'Assisi e Caterina da Siena, 2020 [1973], pp. 313-318. URL consultato il 27 febbraio 2021.

BibliografiaModifica

  • Mario Righetti, Manuale di storia liturgica, vol. III, Milano, Àncora, 1949, pp. 170-174

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