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L'Idea Nazionale

periodico italiano
L'Idea Nazionale
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàsettimanale (1911-1914)
quotidiano (1914-1925)
Formatolenzuolo
Fondazione1º marzo 1911
Chiusuradicembre 1925
Sedevia dell'Orso, Roma
EditoreAssociazione Nazionalista Italiana (1911-1914), poi «L'Italiana»
 

L'Idea Nazionale fu un periodico italiano fondato a Roma nel 1911. Fu pubblicato fino al dicembre 1925.

StoriaModifica

Nato come settimanale vicino alle posizioni dell'Associazione Nazionalista Italiana, fu fondato da Enrico Corradini insieme con Luigi Federzoni, Roberto Forges Davanzati, Francesco Coppola e Maurizio Maraviglia[1]. Come data d'inizio delle pubblicazioni fu scelto l'anniversario della Battaglia di Adua (1º marzo 1896). Nel 1911 l'Associazione sostenne l'intervento italiano contro l'Impero ottomano in Libia e nelle isole dell'Egeo; il giornale intraprese una campagna di stampa a favore dell'entrata in guerra.

Per i primi tre anni «L'Idea Nazionale» ebbe periodicità settimanale. Nel 1914 si decise di trasformarla in quotidiano. A tale fine, il giornale cercò finanziamenti presso gli industriali di orientamento nazionalista e protezionista[2]. Il 14 maggio 1914 si costituì la nuova società editrice, «L'Italiana» (capitale sociale di 700.000 lire suddivise in 140 quote)[3]. A condurre le trattative fu un industriale vicino all'Associazione nazionalista: Dante Ferraris, industriale metallurgico e vicepresidente della Fiat. Le sovvenzioni provennero dai settori siderurgico, meccanico e zuccheriero: Max Bondi, Emilio Bruzzone (Società siderurgica di Savona e Società italiana per l'industria dello zucchero indigeno), Emanuele Vittorio Parodi, Ernesto Breda, Carlo Esterle (Edison (azienda)). Dante Ferraris fu presidente del primo consiglio d'amministrazione, affiancato da un comitato politico presieduto da Pier Ludovico Occhini[4].

Dal 2 ottobre 1914 il giornale uscì con cadenza quotidiana. «L'Idea Nazionale» sostenne l'intervento italiano nella Prima guerra mondiale. Nel marzo del 1915, quando la campagna interventista si fece più accesa, il quotidiano pubblicò numerosi articoli dei suoi opinionisti che invitavano il governo a entrare senz'altro in guerra. Nella campagna interventista si distinsero tutti i dirigenti dell'Associazione nazionalista, e in particolare Corradini, Rocco, Coppola. Il 20 ottobre 1915, a causa del rapporto sempre più stretto di Corradini con i fratelli Perrone, proprietari dell'Ansaldo (tramite il loro cognato Pier Lorenzo Parisi, banchiere), Ferraris lasciò la società. Di fatto i fratelli Perrone divennero i principali finanziatori del giornale, pur senza poterlo controllare in maniera completa[5].

Nel 1918, quando l'Associazione Nazionalista firmò il Patto di Roma accettando l'emancipazione delle nazionalità dell'Impero asburgico, dirigenti come Francesco Coppola e alcuni intellettuali vicini all'associazione, come Piero Foscari, abbandonarono «L'Idea Nazionale» per protesta. Nel febbraio 1920 la società editrice venne messa in liquidazione; fu rilevata da Alfredo Rocco (dietro di lui c'erano i fratelli Perrone, che da alcuni mesi non accettavano più la linea politica di Corradini e, così, strinsero ancora di più il controllo sul quotidiano). Rocco divenne presidente e amministratore delegato della nuova società editrice, denominata semplicemente «Società editrice de "L'Idea Nazionale"»[6]. Il giornale assunse Attilio Tamaro come nuovo redattore capo; Corradini e altri dirigenti lasciarono la testata. Nel 1922, quando l'Ansaldo fallì e i Perrone interruppero i finanziamenti, il giornale riuscì a sopravvivere grazie ai finanziamenti di altri industriali, ma Rocco lasciò la direzione, che tornò a Roberto Forges Davanzati. Nel giornale, inoltre, rientrò Corradini[7].

Dal 1924 uscì il supplemento illustrato «L'Idea coloniale», rivista di 6-8 pagine diretta da Ferdinando Nobili Massuero, con Guido Cortese redattore responsabile.

Il 28 dicembre 1925 il quotidiano fu assorbito dalla «Tribuna». Da allora L'Idea nazionale apparve sotto la testata[8]. Roberto Forges Davanzati, direttore dell'Idea Nazionale, passò a dirigere «La Tribuna».

DirettoriModifica

Settimanale
  • ...
Quotidiano

FirmeModifica

NoteModifica

  1. ^ Franco Gaeta, CORRADINI, Enrico, in Dizionario biografico degli italiani, XXIX, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1983. URL consultato il 17 ottobre 2016.
  2. ^ Alberto Mario Banti, Storia della borghesia italiana. L'età liberale, Donzelli, p. 331.
  3. ^ Giulia Simone, Il Guardasigilli del regime, FrancoAngeli, Milano 2012, pag. 202.
  4. ^ Giulia Simone, Il Guardasigilli del regime, cit., pagg. 202-203.
  5. ^ Erminio Fonzo, Storia dell'Associazione nazionalista italiana (1910-1923), Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 2017, pp. 121-129, ISBN 978-88-495-3350-7.
  6. ^ Rimase in carica fino al dicembre 1922, quando viene chiamato da Benito Mussolini a far parte del suo governo.
  7. ^ Erminio Fonzo, Storia dell'Associazione nazionalista italiana (1910-1923), Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 2017, pp. 283-288, ISBN 978-88-495-3350-7.
  8. ^ La sottotestata «L'Idea nazionale» sopravvisse fino al 25 luglio 1943.
  9. ^ Nelle note tipografiche del giornale non compare il nome del direttore.
  10. ^ Rocco era presidente e amministratore delegato della società editrice, quindi la carica non poteva che essere temporanea.
  11. ^ Giulia Simone, Il Guardasigilli del regime, cit., pag. 206.
  12. ^ Continuò a curare la critica teatrale anche sulla «Tribuna».

Collegamenti esterniModifica

  • Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: «L'Idea Nazionale» (raccolta digitale dal 1911 al 1925)