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L'antimiracolo

film documentario del 1965 diretto da Elio Piccon

I temiModifica

Girato nei territori di Lesina, San Nicandro Garganico e in altri paesi limitrofi, allo scopo di sensibilizzare il pubblico sul dramma vissuto dalla gente comune di queste zone. Si tratta di semplici pescatori dimenticati dal mondo e rimasti ad un livello di vita arcaico. L'antimiracolo è un documentario controcorrente, sia per l'impostazione ideologica e sia per la scelta delle tematiche affrontate. Nel film si documenta l'arretratezza di questi paesi, l'assoluta precarietà della vita quotidiana di queste popolazioni. In questi luoghi si vive sotto la soglia della povertà e la qualità della vita non è stata minimamente migliorata dai progressi e dalle invenzioni che, nell'Italia del centro-nord, hanno prodotto il cosiddetto miracolo economico.

TramaModifica

I fatti si svolgono a San Nicandro Garganico, città arretrata e misera, bagnata anch'essa dal lago. La trama percorre due storie di pescatori. Il primo, con i soldi che ha guadagnato all'estero, intende costruirsi una nuova barca con la quale cercherà di aprirsi, all'interno della laguna, invasa dalle alghe, una "strada" per poter pescare. Però il suo destino sarà crudele: sotto il sole, immerso nel fango perderà la vita annegando disperatamente nella "sua" laguna. Il secondo pescatore tenta di cambiare la sua vita in un modo che appare quasi assurdo. Con l'aiuto della famiglia cerca di costruire un campo dalla laguna. Dopo mesi di un lavoro durissimo dove porta terra e terra il piccolo campo emerge dall'acqua. Tuttavia anche in questo caso un destino tragico si abbatte su di lui. I temporali stagionali arrivano puntuali come ogni anno e in un solo giorno il campo viene distrutto. La rabbia, il dolore, il pianto prendono il sopravvento e il film si conclude con il pescatore che da colpi vani sull'acqua putrida della laguna.

ProduzioneModifica

Il regista, in diverse interviste, ha dichiarato di aver voluto imprimere sulla pellicola uno stato di fatto, una realtà, non molto lontano da Roma, assolutamente inquietante. La miseria esistenziale e psicologica della gente che vive in un piccolo paese del Gargano è stata ripresa con teleobbiettivi a lungo fuoco. Per questo Piccon non solo ha vissuto quattro mesi in questo piccolo paese, ma per girare il film si è nascosto fra i vicoli, dietro gli alberi per filmare tutto quello che accadeva quotidianamente. Piccon ha girato oltre 20 000 metri di pellicola e si è poi dedicato al montaggio ed alla sincronizzazione del suono. Il film è stato l'unico lungometraggio a rappresentare l'Italia alla mostra del cinema documentario di Venezia del 1965: ha ottenuto la targa Leone di San Marco alla Mostra del Cinema di Venezia.

RiconoscimentiModifica

Targa leone di San Marco alla XXVI Mostra del Cinema di Venezia

BibliografiaModifica

  • Nicola Lidio Savino, Lesina: lineamenti di storia e folklore, Reme-Graf, Foggia, 1985

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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