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L'ora della verità (film 1952)

film del 1952 diretto da Jean Delannoy
L'ora della verità
L'ora della verità (film 1952).png
Michèle Morgan e Jean Gabin in una scena del film
Titolo originaleLa Minute de vérité
Paese di produzioneFrancia, Italia
Anno1952
Durata108 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico
RegiaJean Delannoy
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'ora della verità (La minute de vérité) è un film del 1952, di produzione franco-italiana diretto da Jean Delannoy.

TramaModifica

Il dottor Pierre Richard è chiamato a soccorrere il giovane artista Daniel che ha appena tentato il suicidio. Prestandogli i primi soccorsi scopre una foto che ritrae il moribondo teneramente abbracciato a Madeleine sua moglie. Una volta tornato a casa Pierre chiede dei chiarimenti alla moglie che ammette di aver fatto conoscenza del pittore 8 anni prima. Daniel ha cercato in tutti i modi di convincerla a lasciare il marito e sposarsi con lui ma lei alla fine ha deciso di rompere questa relazione. L'ospedale chiama per informare Pierre che Daniel è morto durante la notte, questo evento tragico può diventare l'occasione per la rinascita dell'amore della coppia?

ProduzioneModifica

È il primo film interpretato da Jean Gabin sotto la direzione di Jean Delannoy e rappresenta il primo grande successo della seconda parte della sua carriera. I due personaggi maschili principali hanno il nome di due futuri attori del cinema francese: Pierre Richard e Daniel Prévost. Trattandosi di una coproduzione di questo film esistono due versioni, solo per la versione italiana il ruolo del pittore è stato interpretato da Walter Chiari che nella versione francese si limita ad una breve apparizione.

CriticaModifica

«[...] L'ordito del film è fin troppo abile. Se si fosse accontentato, entro il racconto di una vita coniugale, di aprire e poi di più o meno sanare la parentesi di un adulterio, ogni istante e ogni notazione si sarebbero acuiti a darci, dal loro nascere al loro divenire, accenni, stati d'animo, situazioni; e con un loro respiro. Qui, invece, il grosso strappo drammatico si ha subito: tentato suicidio e scoperta. Allora, con tutte le civetterie e i pericoli dei continui incastri che deve avere un racconto incorniciato, i due protagonisti, così esplicitamente dichiarati, con quel loro riandare, e persino precisare, e persino discutere, più che protagonisti possono talvolta apparire, a seconda dei casi, o testimoni o parti lese. C'è qualcosa di processuale, in questa rievocazione; ed è un processo del quale fin dall'inizio si conosce la sentenza, che il dipanarsi del film confermerà. Questa intelligente, un po' voluta, e un po' artificiosa architettura toglie a parecchi istanti la calda e sofferta umanità che dovrebbero avere; e giova invece a notazioni allusive che non vogliono né giustificare né assolvere Maddalena, ma chiarire il suo animo e i suoi sensi, con parecchi tocchi che sarebbero calzanti, per la loro esatta intuizione, anche nelle pagine di un buon romanzo.
Alle prese con questo difficile e intelligente copione la regia del Delannoy si prodiga con un non meno intelligente e superiore mestiere. Ma mestiere. Quando avrebbe dovuto ora approfondire, ora aereare, caratteri e situazioni; e far maggiormente vibrare questi parigini e retrospettivi tristi amori, soprattutto donando maggior estro e rilievo alla figura del pittore, molto volonterosamente interpretata dal Chiari, ma qua e là opaca, persino un po' inerte. Pure la Morgan poteva essere più vibrante, un po' meno statica; ottimo invece il Gabin, che risulta il più vero protagonista di questo film che comunque si stacca dall'ordinario, e merita di essere veduto e discusso, anche se alla fine lasci l'impressione di un intarsio, e un po' geometrico.»

(Mario Gromo su La Stampa del 6 gennaio 1953[4])

NoteModifica

  1. ^ Presente solo nell'edizione francese
  2. ^ Presente solo nell'edizione italiana
  3. ^ Walter Chiari interpreta questa parte solo nell'edizione francese
  4. ^ La recensione

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