L'ultimo dei Vikinghi

film del 1961 diretto da Giacomo Gentilomo
L'ultimo dei Vikinghi
L'ultimo dei Vikinghi (1961).png
Giorgio Ardisson in una scena del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1961
Durata103 min
Genereazione, avventura
RegiaGiacomo Gentilomo
SoggettoArpad DeRiso, Luigi Mondello, Guido Zurli
SceneggiaturaArpad DeRiso, Guido Zurli, Giacomo Gentilomo
ProduttoreRoberto Capitani, Luigi Mondello, Samuel Schneider
Casa di produzioneTiberius Film, Critérion Film, Galatea Film, Les Films du Cyclope
FotografiaEnzo Serafin
MontaggioGino Talamo
MusicheRoberto Nicolosi
ScenografiaSaverio D'Eugenio
CostumiMaria Luisa Panaro
Interpreti e personaggi

L'ultimo dei Vikinghi è un film del 1961 diretto da Giacomo Gentilomo. È conosciuto anche con il titolo L'ultimo dei Vichinghi.

TramaModifica

Ottavo secolo dopo Cristo: Harald e suo fratello Guntar tornano in Norvegia dopo una fortunata scorreria nel Mare del Nord durata tre anni, con la nave carica di bottino e prigionieri. Attraccati in patria, trovano il loro villaggio distrutto e vengono informati da un vecchio superstite che il loro padre Sigurd è stato assassinato da Sveno: il subdolo nobile infatti, tre anni prima, invitò Sigurd nel proprio castello dietro una falsa promessa di pace e, dopo averlo assassinato a tradimento, si proclamò Re di Norvegia inviando i suoi soldati nel villaggio dei Vichinghi per distruggerli e spezzare così la fiera resistenza pagana contro il suo dominio.

Harald quindi chiama a raccolta i capi dei clan Vichinghi affinché radunino la loro gente dispersa e si preparino alla guerra contro l'usurpatore: davanti alla sua gente radunata il nuovo Capo dei Vichinghi giura sul nome di Odino che si prenderà la propria vendetta su Sveno e proclama una faida di sangue contro la sua famiglia; sebbene la maggior parte di essi gli dia il proprio supporto, Harkon (ambizioso cugino di Sigurd) lo sostiene malvolentieri e, sobillato dalla moglie, comincia a tramare per provocare la morte di Harald.

Mentre i Vichinghi si preparano alla guerra la notizia del ritorno di Harald giunge al castello di Sveno, il quale sta attenendo con impazienza degli ambasciatori danesi per stipulare un'alleanza con il Re di Danimarca e rafforzare così il suo potere, offrendo come pegno di alleanza la mano di sua cugina Hilda. Fuori di sé e spaventato dalla possibile vendetta di Harald, il tiranno non ascolta le esortazioni alla prudenza del suo Consigliere Simon (il quale suggerisce di attendere l'arrivo dei Danesi e ottenere da loro rinforzi contro Harald) ed invia un esercito contro i Vichinghi al comando del suo Capitano Harlan dicendogli tuttavia di non azzardarsi a ritornare da sconfitto, pena la morte.

I Vichinghi tuttavia non si fanno cogliere impreparati e annientano l'esercito di Sveno in un'imboscata, catturando anche Harlan; quest'ultimo viene affidato ad Harkon affinché lo torturi e gli strappi informazioni sui piani di Sveno e quanti uomini ha al proprio comando l'usurpatore; nonostante venga torturato col fuoco Harlan rifiuta di tradire il proprio signore, ma si lascia scappare che Sveno è in attesa di ambasciatori danesi con i quali concludere un'alleanza così da schiacciare i Vichinghi. Sebbene tale notizia venga inizialmente accolta con sgomento (con Harkon che suggerisce addirittura di abbandonare la guerra vista la sproporzione di forze) Harald riesce a trasformare una pessima notizia in un'opportunità: infatti, sulla rotta del ritorno, lui e la sua ciurma hanno catturato una nave con il suo equipaggio e questi risultano essere appunto gli ambasciatori danesi attesi da Sveno.

Il Capo vichingo assume dunque l'identità del Principe Ragnar di Danimarca (cugino del Re) e, assieme ad alcuni compagni travestiti, utilizza la nave degli ambasciatori per raggiungere il castello di Sveno ed infiltrarvisi, così da carpire tutte le informazioni possibili sui piani dell'usurpatore. Harald viene accolto da Sveno e dalla Principessa Hilda, la quale rimane molto colpita dall'ospite, così come anche Harald rimane folgorato dalla bellezza della fanciulla.

Mentre Harald finge di negoziare l'alleanza tra Sveno e la Danimarca (promettendo addirittura seimila uomini per schiacciare la rivolta), Harkon libera il vero ambasciatore affinché raggiunga il castello di Sveno facendo saltare il travestimento di Harald che verrebbe certamente ucciso dall'usurpatore, spianando così ad Harkon la strada del comando. I Vichinghi ovviamente non riescono a spiegarsi come abbia fatto il prigioniero, vecchio e legato da catene di ferro, a liberarsi e comincia a serpeggiare l'ombra del tradimento, sebbene ovviamente Harkon cerchi di sminuire il fatto e suggerisca che ormai il danese è morto nella foresta preda di bestie selvatiche; Guntar ovviamente non è soddisfatto di questa spiegazione e, da solo, si lancia all'inseguimento del prigioniero.

Mentre tutto questo accade Harald viene trattato da Sveno come un ospite di riguardo, partecipando pure ad una battuta di caccia durante la quale salva la principessa Hilda da un orso abbattendolo con un'ascia. Ciò porta i due ad avvicinarsi ed Harald comincia a riconsiderare i suoi piani di sterminare tutta la famiglia di Sveno per vendetta. Tuttavia Simon nota che tra i due potrebbe esserci qualcosa, così suggerisce di trattenere colui che lui e Sveno credono il Principe Ragnar al castello, così da preservare la verginità di Hilda e salvaguardare l'alleanza che credono di aver stipulato con la Danimarca, in attesa dell'arrivo delle truppe danesi.

Harald accetta il compromesso, ordinando ai suoi compagni di raggiungere il campo dei Vichinghi con la principessa e attendere il suo arrivo, fiducioso di riuscire ad eludere la sorveglianza degli sgherri di Sveno e fuggire dal castello. Il vichingo è ignaro tuttavia che suo fratello Guntar è stato catturato dai soldati di Sveno ed è stato portato nelle segrete del castello e torturato brutalmente, sottoposto a crocifissione. Sveno conduce Harald nelle segrete, volendo esibire Guntar come un trofeo, e a stento il capo vichingo riesce a trattenersi dall'uccidere l'usurpatore mentre questi tortura il fratello. Una volta uscito dalle segrete tuttavia Harald ha una brutta sorpresa: Guthrum, l'ambasciatore danese liberato da Harkon, è riuscito a raggiungere il castello di Sveno e a rivelare l'inganno, così il capo vichingo si trova addosso tutta la guarnigione del castello, ma riesce comunque a raggiungere la cella di Guntar e a liberarlo, per poi optare per una fuga disperata lanciandosi in mare.

Mentre tutto ciò accade, al campo dei Vichinghi Harkon dichiara che ormai Harald è morto e non può più guidare il suo popolo e si proclama nuovo capo dei vichinghi, provvedendo ad imprigionare gli amici di Harald così da impedire che ostacolino la sua leadership. Mentre i Vichinghi stanno per acclamare Harkon, Harald si presenta all'assemblea con appresso il cadavere di Guntar (morto a causa delle ferite) e rivela a tutti il tradimento di Harkon, chiedendo una spada affinché venga pagato il prezzo del sangue; vistosi perduto, Harkon sguaina la spada e si getta contro Harald, ma viene da questi facilmente ucciso.

Dopo il funerale di Guntar, Harald e Hilda approfondiscono la reciproca conoscenza e il capo vichingo dichiara il proprio amore per la fanciulla, promettendole di sposarla una volta avuta la propria vendetta contro Sveno. L'usurpatore tuttavia non si dà per vinto ed invia una truppa di soldati a recuperare Hilda, così da portare a termine i suoi piani di alleanza con la Danimarca: i soldati di Sveno riescono a tendere un agguato alle donne vichinghe presso una pozza d'acqua dove queste stanno facendo il bagno e, dopo averne uccise diverse, rapiscono Hilda e la riportano al castello di Sveno, dove la fanciulla viene rinchiusa nei suoi appartamenti in attesa di andare in sposa al Re di Danimarca.

Harald decide quindi di guidare i Vichinghi, furibondi per l'uccisione delle loro donne, contro il castello di Sveno per liberare la sua amata e fare i conti con l'assassino di suo padre. Inizialmente l'usurpatore è felice di questo attacco poiché ritiene il proprio castello inespugnabile ed è convinto che i Vichinghi, poco esperti negli assedi, si faranno massacrare sotto le sue mura. Tuttavia i Vichinghi, grazie alle conoscenze apprese da Harald nei suoi viaggi all'estero, hanno in realtà costruito una grande torre d'assedio capace di lanciare tronchi infuocati dentro le mura: grazie alla loro macchina ossidionale i guerrieri di Harald riescono ad aver ragione dei difendosi e a dilagare nel castello ormai in fiamme. Harald si fa quindi strada combattendo fino agli appartamenti di Hilda e la salva dal morire bruciata, per poi dirigersi verso la sala del trono dove si prende finalmente la propria vendetta colpendo Sveno con un'ascia e recuperando la spada di suo padre.

Alla fine Harald, ormai riconosciuto dominatore della Norvegia, riprende il mare con Hilda al suo fianco mentre sullo sfondo il castello di Sveno brucia fino alle fondamenta.

Collegamenti esterniModifica

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