Apri il menu principale

L'Aquila

comune italiano
(Reindirizzamento da L’Aquila)
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi L'aquila (disambigua).
L'Aquila
comune
L'Aquila – Stemma L'Aquila – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
L'Aquila – Veduta
Facciata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
SindacoPierluigi Biondi (FdI) dal 28-6-2017
Territorio
Coordinate42°21′14.43″N 13°23′31.17″E / 42.354008°N 13.391992°E42.354008; 13.391992 (L'Aquila)Coordinate: 42°21′14.43″N 13°23′31.17″E / 42.354008°N 13.391992°E42.354008; 13.391992 (L'Aquila)
Altitudine714 m s.l.m.
Superficie473,91 km²
Abitanti69 377[2] (30-6-2019)
Densità146,39 ab./km²
FrazioniVedi elenco
Comuni confinantiAntrodoco (RI), Barete, Barisciano, Borgorose (RI), Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Crognaleto (TE), Fano Adriano (TE), Fossa, Isola del Gran Sasso d'Italia (TE), Lucoli, Magliano de' Marsi, Ocre, Pietracamela (TE), Pizzoli, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Santo Stefano di Sessanio, Scoppito, Tornimparte
Altre informazioni
Cod. postale67100
Prefisso0862
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066049
Cod. catastaleA345
TargaAQ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 514 GG[3]
Nome abitantiaquilani
Patronosan Massimo, sant'Equizio, san Pietro Celestino, san Bernardino da Siena
Giorno festivo10 giugno
PIL(nominale) 1,8 mld [1]
PIL procapite(nominale) 25 708 [1]
MottoImmota Manet
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
L'Aquila
L'Aquila
L'Aquila – Mappa
Posizione del comune dell'Aquila nella sua provincia
Sito istituzionale

L'Aquila (IPA: /ˈlakwila/[4], pronuncia[?·info], Aquila fino al 1863 e Aquila degli Abruzzi fino al 1939) è un comune italiano di 69 377 abitanti[2], capoluogo dell'omonima provincia e della regione Abruzzo.

I nuclei di Amiternum e Forcona, i principali centri urbani anticamente presenti nella zona dell'odierna L'Aquila, hanno origini sabino-vestine, trovandosi presso il confine dei territori occupati dai due popoli italici. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nella conca aquilana si formarono diversi piccoli agglomerati urbani, detti castelli, che secondo la leggenda si federarono per la fondazione della nuova città nel 1254. Sotto il dominio asburgico dei secoli XVI-XVII visse un periodo di altalenante crescita economica che sarà però bruscamente interrotta dal terremoto del 1703, che per molti anni riporterà la città nella decadenza. Conobbe infatti un nuovo sviluppo economico e culturale soltanto nell'Ottocento.

Nonostante i forti terremoti del 1461, del 1703 e del 2009, in città è ancora presente un ampio patrimonio storico che mostra un primo strato medievale testimoniato soprattutto dalle Mura cittadine, uno rinascimentale che caratterizza numerosi palazzi e chiese e infine il barocco e il neoclassico delle ricostruzioni post sisma settecentesche.

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 
La Fontana luminosa e il Gran Sasso alle spalle
 Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia dell'Aquila.

L'Aquila sorge nell'omonima conca, inserita fra le dorsali orientali e centrali dell'Appennino centrale abruzzese, sulle sponde del fiume Aterno a un'altitudine di 721 metri sul livello del mare, che la rende terza tra i capoluoghi di provincia italiani più alti.

Il centro storico sorge su di un altopiano in posizione centrale rispetto alla conca; numerose frazioni sono situate sul declivio o sulla sommità dei colli circostanti, tra le quali Aragno, Roio, Pianola, Bagno, San Giacomo e Collebrincioni. Nel secondo dopoguerra, l'espansione urbanistica si è concentrata nella periferia occidentale della città, in una zona a carattere prevalentemente pianeggiante, estendendosi in maniera disomogenea lungo la direttrice est-ovest seguendo il corso del fiume.

Il territorio comunale, suddiviso in 12 consigli territoriali di partecipazione[5], è uno dei più estesi d'Italia; nei suoi 467 km² incorpora numerosi paesi e frazioni che fino al 1927 erano comuni autonomi (Paganica, Arischia, Bagno, Camarda, Preturo, Roio, Sassa).

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica dell'Aquila.

In base alle medie climatiche ufficiali 1951-2000 pubblicate dall'ARSSA Abruzzo, relative alla stazione meteorologica del centro storico, la media annua delle temperature minime si attesta a +6,5 °C, la media annua delle massime a +17,3 °C, mentre la temperatura media annua è pari +11,9 °C. La massima assoluta, di +40 °C, è stata rilevata il 27 agosto 1960, mentre l'estremo negativo è di -17,8 °C, registrato il 17 febbraio 1956; inoltre è stato rilevato un -22,3 °C il 16 febbraio 1929[6][7]. Il valore termico più basso registrato nel territorio comunale spetta però alla stazione meteorologica dell'Aeronautica Militare (Italia)[8] situata presso l'Aeroporto dell'Aquila-Preturo, che il giorno 11 gennaio 1985 arrivò a toccare i -23,4 °C[9]. Le precipitazioni sono di 713 mm annui con 92 giorni piovosi, mentre sono 68 i giorni di gelo durante l'anno[10].

 
Vista del Gran Sasso dal centro cittadino

Origine del nomeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Immota manet.

Quando fu scelto il sito per la fondazione della città, si individuò un luogo chiamato Acquilis o Acculi o anche Acculae, per l'abbondanza delle sorgenti che vi si trovavano. La zona era in una posizione strategica tra i due poli entro i quali doveva nascere il nuovo centro urbano e cioè i due centri di Forcona e Amiternum. Acculi, vicina anche al fiume Aterno, corrisponde all'attuale Borgo Rivera, dove oggi si trova la fontana delle 99 cannelle; al tempo della fondazione vi era in quell'area una chiesa con un monastero, Santa Maria ad Fontes de Acquilis (o de Aquila).

Fu dunque scelto per la nuova città il nome di Aquila, che riprendeva il toponimo già esistente, ma che richiamava anche l'emblema dell'aquila imperiale: secondo il diploma di fondazione attribuito all'Imperatore Corrado IV. Nello stemma della città appare infatti un'aquila. Lateralmente appare la scritta Immota manet e inoltre l'abbreviazione PHS[11].

Il motto "Immota manet" significa "Resta ferma". L'espressione è forse tratta da un verso del poeta latino Virgilio, che attribuisce alla quercia la capacità di radicarsi fortemente e dunque di restare ferma, ben salda. Il PHS è un vero mistero. Alcuni parlano di un errore di trascrizione del cristogramma IHS; altri pensano che significhi "Publica Hic Salus", cioè "qui [c'è] la salute pubblica".

Suggestiva un'altra tesi, affacciata alcuni anni fa in un convegno, ma non più dibattuta, secondo la quale PHS starebbe per "post hanc stragem", riferendosi alla rinascita dopo un sisma (dopo la strage, resta ferma, resiste).

La città, originariamente chiamata "Aquila", divenne dopo l'unità d'Italia "Aquila degli Abruzzi" e cambiò nuovamente nome durante il regime fascista, acquisendo l'attuale "L'Aquila".

L'articolo davanti al toponimo

Il regio decreto nº 1891 del 23 novembre 1939 introdusse l'articolo (maiuscolo) e l'apostrofo, modificando il nome della città in "L'Aquila"[12]. Il cambiamento di denominazione ha creato un'ambiguità linguistica sulla correttezza delle espressioni "dell'Aquila", "di L'Aquila", "de L'Aquila" o simili[13]. In realtà, nello stesso decreto del 1939, è stato definito come nome ufficiale della provincia quello di "Provincia dell'Aquila", cosa che elimina ogni possibile dubbio[12].

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Aquila.

OriginiModifica

La conca aquilana era abitata già nei tempi più antichi. Prima della conquista da parte di Roma, tutta la valle dell'Aterno fu luogo di insediamento per i Sabini e per i Vestini[14], i cui territori confinavano proprio nel punto dove in futuro sarebbe sorta la città.

Dopo la conquista dei Romani, avvenuta nel III secolo a.C., nella località oggi nota come San Vittorino (pochi chilometri a ovest dell'Aquila), venne fondata la città di Amiternum, di cui, ancora oggi si possono visitare i resti di un teatro e di un anfiteatro, testimoni dell'importanza assunta nel tempo dalla città. Qui nacque uno dei maggiori storici romani, Sallustio, di cui oggi è presente una statua in Piazza Palazzo; fu sede di diocesi insieme alle vicine città di Forcona e Pitinum[15]. In seguito, sopravvissuta alla caduta dell'Impero Romano d'occidente, Amiternum visse un periodo di grande decadenza, fino a essere completamente abbandonata nel X secolo.

Nel frattempo, il territorio aquilano veniva inglobato nel Ducato longobardo di Spoleto e venne per la prima volta scisso dall'Abruzzo meridionale, che era invece finito sotto il controllo del Ducato di Benevento, con numerose ripercussioni sull'economia della zona. Una delle attività economiche principali delle terre che costituiranno la futura città era, infatti, l'allevamento ovino, che comportava la transumanza, cioè l'annuale spostamento delle greggi, che venivano portate a svernare nel Tavoliere delle Puglie. Con la divisione dell'Abruzzo lo svolgersi transumanza (come ogni altro tipo di trasporto terrestre) divenne più difficoltoso, provocando la decadenza economica del territorio.

Sarà la conquista normanna, avvenuta nel XII secolo, a portare nuovo sviluppo a questi territori, e la riunificazione di tutto l'Abruzzo (conquistato da re Ruggero II tra il 1139 e il 1153) riporterà stabilità nella regione. Durante il periodo normanno si assiste al fenomeno dell'incastellamento, di cui sono esempi il castello di San Pio delle Camere e il castello di Ocre; quest'ultimo occupava una posizione strategica nella vallata dell'Aterno ed era proprietà dei conti dei Marsi. Un altro importante fattore di sviluppo economico fu la diffusione delle abbazie cistercensi, tra cui quella di Santo Spirito d'Ocre[16].

Fondazione della cittàModifica

Nel 1229 gli abitanti di questi castelli si ribellarono al feudalesimo imposto dai baronati normanno-svevi[17]. Dopo essersi rivolti a papa Gregorio IX, ottennero il permesso di fondare la città, ma l'iniziativa non si concretizzò[17]. Gli aquilani ottennero nuovamente il permesso della costruzione di una nuova grande città, in funzione anti-feudale[17], di cui è rimasta testimonianza nel cosiddetto Diploma di Federico II[17]: nel documento conservato, in duplice copia negli archivi cittadini, si esortano i castelli degli antichi contadi di Amiternum e Forcona a unirsi per formare un unico centro[18].

Le vicende della fondazione dell'Aquila sono raccontate da Buccio di Ranallo da Poppleto (autore di una Cronica rimata che narra la storia della città dal 1254 fino al 1362). Importanti testimonianze sulla storia dell'Aquila e del territorio abruzzese sono riportate nei manoscritti dello storico settecentesco Anton Ludovico Antinori. Le contrastanti notizie riguardanti il numero dei castelli che contribuirono alla fondazione della città impediscono ancora oggi di quantificarlo con certezza: la tradizione vuole che siano stati novantanove, ma il numero effettivo sembra essere sulla settantina. A ricordo della fondazione, la campana della Torre Civica (la Reatinella) batte ancora oggi 99 rintocchi e il primo grande monumento della città, la fontana delle 99 cannelle, contribuisce ad alimentare questa leggenda.

La leggenda della fondazione narra che 100 castelli della conca aquilana, stanchi delle continue dominazioni, decisero di riunirsi per fondare la città dell'Aquila come città libera, ovvero priva di signori feudali. Ogni castello avrebbe fondato in città una piazza, una chiesa e una fontana, per un totale così di 100 piazze 100 chiese e 100 fontane, ma all'ultimo momento un castello rinunciò preferendo ritirarsi. Gli altri 99 castelli però avrebbero proseguito l'opera di costruzione della città, che così dall'epoca avrebbe avuto 99 piazze, 99 chiese e 99 fontane[19].

Un altro mito è quello che legherebbe L'Aquila all'Ordine dei Cavalieri templari. In effetti le architetture religiose della zona aquilana dei secoli XII e XIII presentano spesso numerose iconografie e simbologie riferibili a Crociati o all'Ordine dei Templari: le tracce di questo passato sono state oggetto di ricerche e speculazioni scientifiche (per esempio quelle sulla simbologia della basilica di Collemaggio), anche alla luce del forte legame che Pietro del Morrone, poi papa Celestino V, ebbe con i Templari stessi[20].

La distruzione ad opera di Manfredi e la ricostruzioneModifica

Gestita da un podestà e da un libero consiglio, ebbe organizzazione autonoma e propri statuti[21]. Contribuirono all'ascesa dell'Aquila la posizione strategica e la crescente importanza in ambito religioso, suggellata dal trasferimento della sede vescovile da Forcona all'Aquila nel 1257 ad opera di papa Alessandro IV.

Nel 1259, colpevole di essere rimasta fedele alla Chiesa nella contesa tra papato e impero, fu rasa al suolo da Manfredi di Sicilia. Venne ricostruita su autorizzazione di Carlo I d'Angiò, chiamato in soccorso della Chiesa, minacciata dagli Svevi e dalle incursioni dei saraceni, dal Papa francese Jacques Pantaleon de Troyes, eletto al soglio pontificio, a Viterbo, con il nome di Urbano IV. La città dell'Aquila riconoscente, si sottomise spontaneamente al nuovo conquistatore, riacquistando nel tempo il prestigio e la preminenza precedentemente perduti.

Celestino V e il giubileo aquilanoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Perdonanza.

Nel 1288 l'eremita Pietro da Morrone, decise di edificare all'Aquila la basilica di Santa Maria di Collemaggio, autorevole esempio di arte romanica e monumento simbolo della città. Proprio nella basilica da lui fortemente voluta, l'eremita venne incoronato papa con il nome di Celestino V il 29 agosto 1294.

Nell'agosto del 1294, Papa Celestino V emanò una Bolla con la quale concedeva un'indulgenza plenaria e universale a tutta l'umanità. Bolla ancora oggi valida, che anticipò di sei anni l'introduzione dell'anno santo, avvenuta per volere di papa Bonifacio VIII nel 1300 e può essere quindi considerato il primo giubileo della storia.

La Bolla Inter sanctorum solemnia di Celestino V, oggi nota come la Bolla della Perdonanza, poneva come condizioni per l'ottenimento del perdono: l'ingresso nella basilica nell'arco di tempo compreso tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno e l'essere "veramente pentiti e confessati". La porta di Celestino V, situata sul lato settentrionale della basilica è dunque a tutti gli effetti una Porta santa[22].

Il MedioevoModifica

Il primo consiglio cittadino fu composto dai sindaci dei vari villaggi e la città non ebbe una propria esistenza giuridica riconosciuta fino al regno di Carlo II di Napoli, che nominò un camerlengo come responsabile dei tributi. Da quel momento, le tasse furono pagate da tutta la città in quanto tale, mentre, in precedenza, erano pagati dai singoli villaggi.

In questo periodo L'Aquila fu teatro di una serie di violente lotte tra alcune delle famiglie che si contendevano il potere, tra cui è opportuno citare i Pretatti e i Camponeschi. La contesa durò circa un decennio con la vittoria di questi ultimi.

Successivamente, il Camerlengo acquisì anche il potere politico, divenendo presidente del consiglio cittadino (che ebbe vari nomi e composizione nel corso dei secoli). La città, autonoma, anche se compresa nel regno di Sicilia, poi regno di Napoli, (salvo un breve periodo in cui fece parte dello Stato Pontificio), fu governata da una diarchia composta dal consiglio e dal capitano regio, cui si aggiunse, nel XIV secolo proprio il conte Pietro Camponeschi che, da privato cittadino, divenne il terzo membro di una nuova triarchia.

I terremoti del Trecento e l'assedio di FortebraccioModifica

La città dell'Aquila sorge su un territorio ad alta sismicità, e fin dalla sua fondazione è stata funestata da numerosi e distruttivi eventi tellurici. Il primo terremoto di cui si abbia notizia risale al 13 dicembre 1315.

Un forte terremoto si verificò il 9 settembre 1349: si stima che abbia avuto un'intensità pari a magnitudo 6,5 della scala Richter e che abbia prodotto danni valutabili nel X grado della scala Mercalli. Furono sbrecciati e atterrati ampi tratti delle mura cittadine e crollarono moltissime case e chiese. Le vittime furono ottocento[23] e, poiché all'epoca gli abitanti dell'Aquila erano meno di diecimila, si trattò di quasi il 10% della popolazione. La gran polvere che si alzò gravò sulla città per molto tempo, impedendo il salvataggio repentino di coloro che erano stati travolti dalle macerie[24]. La difficile e laboriosa ricostruzione scoraggiò una parte della popolazione, che preferì tornare ai villaggi e castelli dai quali erano venuti i loro avi. Di fronte all'esodo massiccio della popolazione e alla conseguente prospettiva di veder prematuramente cancellata L'Aquila dalle città del Regno, Camponeschi fece presidiare le mura cittadine e ne fece chiudere con tavoloni di legno le brecce[23].

Contemporaneamente, le vicende politiche stavano trascinando Aquila verso una sanguinosa guerra. La città, rimasta fedele alla casa reale degli Angiò-Durazzo, venne individuata come obiettivo sensibile durante la guerra contro gli aragonesi. Questi ultimi assoldarono Braccio Fortebraccio da Montone, promettendogli la signoria dell'Aquila nel caso in cui fosse riuscito a prenderla. Dopo un anno di assedio (1423-1424) Aquila, anche se stremata ed esausta, ne uscì vincente: si affrancò così dal potere regio e rafforzò il suo ordinamento sociale che venne liberato dai vincoli feudali, preparandosi così a un periodo di rinascita.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dell'Aquila.

Il Rinascimento all'AquilaModifica

Il Quattrocento corrisponde all'età d'oro della città dell'Aquila. Terminata la ricostruzione, prosperò grazie ai suoi commerci, specialmente della lana, estendendo le proprie relazioni fino a Firenze, Genova e Venezia e, ancora oltre, in Francia, Paesi Bassi e Germania, diventando in breve tempo la città più importante del Regno dopo Napoli[senza fonte].

Tenne, a vario titolo, una Zecca della Moneta sin dal 1382, sotto Ludovico I d'Angiò, istituzione rinnovata anche dagli Aragonesi e gli Spagnoli, mentre è del 1458 la licenza di istituire l'Università, che nella sua struttura attuale risale al 1952. Nel 1482 Adam Burkardt, allievo di Johannes Gutenberg, vi impiantò una tipografia, assicurando larga diffusione di opere preziose[25].

In questo tempo la città fu famosa anche per la prolungata dimora di tre grandi santi francescani: San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano e San Giacomo della Marca. Alla morte di San Bernardino, avvenuta in città il 20 maggio 1444, la popolazione chiese e ottenne da papa Eugenio IV il permesso di custodirne le spoglie. Venne così edificata allo scopo la basilica di San Bernardino nel 1472. Le guerre con Rieti, le lotte intestine tra famiglie e i continui terremoti causarono, sul finire del secolo, l'inizio di una nuova decadenza.

 
Il Portale d'Ingresso del Forte spagnolo con lo stemma di Carlo V

Decadenza e dominazione spagnolaModifica

Il 26 novembre 1461 si verificò un nuovo violento sisma di intensità stimata in magnitudo 6,4 della Scala Richter e distruttività pari al X grado della Scala Mercalli. Successivamente alla scossa principale del 26 novembre, seguì una serie di eventi sismici che si protrassero per circa due mesi, con ulteriori forti scosse il 4, il 17 dicembre, 3 e il 4 gennaio successivi. Le fonti riportano della pressoché totale distruzione di Onna, Poggio Picenze, Castelnuovo e Sant'Eusanio Forconese.

Nel frattempo, il Regno di Napoli, e con esso Aquila, era passato agli Aragonesi. Nel 1527 la cittadinanza aquilana si ribellò al nuovo dominatore, provocando l'immediata rappresaglia spagnola. Il viceré Filiberto di Chalons la devastò e la separò dal suo contado. Inoltre, inflisse una multa pesantissima, che superava ogni possibilità degli aquilani e con questo denaro contribuì alla costruzione del Forte spagnolo, sul cui portale campeggia la scritta Ad reprimendam aquilanorum audaciam, ovvero "per la repressione dell'audacia degli aquilani", minaccioso avviso, finalizzato a scoraggiare ogni possibile successiva ribellione. In seguito, la città tentò faticosamente di rialzarsi, ma la sua ripresa venne nuovamente rallentata dai terremoti del 1646 e del 1672.

Il terremoto del 1703Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto dell'Aquila del 1703.

Nel Settecento la città fu interessata da uno sciame sismico, che culminò con un violentissimo terremoto che, ancora una volta, la rase al suolo. La prima scossa della lunga sequenza si verificò il 14 ottobre 1702, ma la maggiore venne registrata il 2 febbraio del 1703 e si stima che abbia avuto una magnitudo 6,7 della Scala Richter causando devastazioni stimate nel X grado nella Scala Mercalli.

Quasi tutte le chiese e gli edifici pubblici cittadini crollarono o riportarono gravissimi danni[26]. Si stima che nelle varie scosse che colpirono la città, quell'anno siano morte oltre 6.000 persone[27]. Le chiese di San Bernardino (di cui rimasero in piedi solo il coro, la facciata e le mura laterali), San Filippo, la Cattedrale di San Massimo, San Francesco, Sant'Agostino e tutti i palazzi della città risultarono rasi al suolo oppure pesantemente danneggiati[28].

Dall'arrivo dei francesi all'unità d'ItaliaModifica

 
La Basilica di San Bernardino in una incisione di Strafforello Gustavo (1899)

La ricostruzione avvenne secondo lo stile dell'epoca, il barocco. A questo periodo risale la costruzione della Chiesa delle Anime Sante con la cupola del Valadier e degli interni delle basiliche di San Bernardino e Santa Maria di Collemaggio.

La pace di Vienna (1738) pose fine alla dominazione austriaca seguita alla spagnola e verso la fine del secolo la città venne occupata dai francesi napoleonici. Anche questa volta, un'insurrezione provocò la reazione degli occupanti e Aquila venne di nuovo devastata e saccheggiata. In particolare, a questo periodo risale il furto del dipinto dell'Annunciazione di Raffaello Sanzio, contenuto nella Chiesa di San Silvestro e dell'urna contenente le spoglie di San Bernardino, custodita all'interno della basilica omonima.

Durante il Risorgimento gli aquilani parteciparono attivamente ai moti[quali moti? quando?], sotto la guida di Pietro Marrelli, che il 20 novembre del 1860 ospitò all'Aquila, nel Convento di San Giuseppe, Giuseppe Mazzini in persona[29].

Il capoluogo degli AbruzziModifica

Con l'unità d'Italia, fu assegnato alla città il ruolo di capoluogo della regione geografica degli Abruzzi e Molise (fino al 1970 le regioni non esisteranno come ente amministrativo italiano, venendo considerate solamente come regioni statistiche). In quell'occasione il nome della città fu modificato in Aquila degli Abruzzi (1861).

Nel 1927, nell'ambito del riordino provinciale disposto dal regime fascista, vennero istituite le province di Pescara e di Rieti: quest'ultima in massima parte composta dai territori ceduti da parte aquilana dell'intero Circondario di Cittaducale, per un totale di 1362 km² e 70.000 abitanti circa[30], mentre alla provincia pescarese venivano ceduti i comuni di Bussi sul Tirino e Popoli.

Nel 1939 la città, in seguito all'accorpamento di otto piccoli comuni limitrofi voluta dal podestà Adelchi Serena[31] del 1927, prende il definitivo nome di L'Aquila[32]. Nel 1947 Lucoli, dopo essere stato per 20 anni parte del comune aquilano, fu l'unico comune a tornare autonomo, a differenza degli altri sette comuni soppressi che nonostante le proteste degli anni trenta, quaranta e cinquanta, in particolare a Paganica, resteranno parte della città.

Nel 1970 nasce ufficialmente la Regione Abruzzo. La scelta iniziale di situare il capoluogo regionale a Pescara provoca numerose reazioni e polemiche in città. Ne seguiranno anche veri e propri disordini e scontri di piazza, i cosiddetti Moti dell'Aquila, prevalentemente guidati e sponsorizzati dai partiti locali di estrema destra del tempo. L'accordo finale riconoscerà alla città il ruolo di capoluogo dell'Abruzzo[33], condividendolo con Pescara che però ospiterà molti uffici ed assesorati regionali (fra cui quelli della sanità, dei trasporti e del turismo) e regolari riunioni di Giunta e Consiglio.

Il terremoto del 2009Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto dell'Aquila del 2009.
 
Il Palazzo del Governo dopo il sisma, simbolo della distruzione

Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, dopo diversi mesi di lievi scosse localizzate e percepite in tutta la zona dell'aquilano, L'Aquila è stata colpita da un terremoto di magnitudo 6.3 Mw (5.9 Ml secondo la scala Richter) e tra l'8º e il 9º grado della Scala Mercalli, con epicentro situato nel territorio di Roio in località Colle Miruci al confine con Lucoli[34]. Il bilancio finale è stato di 309 vittime e oltre 1.500 feriti, mentre la quasi totale evacuazione della città ha portato a 65.000 il numero degli sfollati.

Nei giorni successivi al sisma principale altre forti scosse, pur se di intensità minore, hanno colpito l'aquilano: una forte scossa di magnitudo 5.6 MW alle ore 19.47 del 7 aprile 2009, una di magnitudo 5.4 MW alle ore 2:52 del 9 aprile 2009 e una di 5.2 MW alle ore 21:38 del 9 aprile 2009.

Il sisma ha riversato la sua forza sull'abitato e sui paesi limitrofi, tra i quali Onna, Roio, Villa Sant'Angelo, Castelnuovo, Tempera, San Gregorio e Paganica. Il capoluogo stesso presenta crolli anche totali in molte zone e gravissimi danni alla maggior parte degli edifici di valore storico e culturale. Le chiese principali risultano gravemente danneggiate o quasi completamente crollate. Particolare rilevanza ha avuto la mancata resistenza e quindi il danneggiamento talvolta irreversibile della maggioranza degli edifici pubblici, sia antichi che moderni: ad esempio il moderno polo d'Ingegneria, il Palazzo del Governo (sede della Prefettura), la Casa dello studente di via XX Settembre, l'ospedale San Salvatore e molti palazzi signorili del Settecento e dell'Ottocento.

SimboliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma dell'Aquila.

StemmaModifica

«D'argento all'aquila dal volo abbassato di nero, coronata, rostrata, linguata e armata d'oro, accostata alla scritta PHS in capo e IMMOTA MANET ai fianchi»

GonfaloneModifica

«L'ornamento comprende, oltre il civico stemma, le insegne degli storici Quarti di San Marciano, Santa Maria Paganica, San Pietro e Santa Giusta, i quali anticamente designavano anche le parti extra moenia del territorio comunale e che sono eretti a comporre il simbolo dell'unità comunale»

OnorificenzeModifica

  Titolo di Città

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Urbanistica dell'Aquila.
Il centro storico
 
Veduta aerea della periferia orientale dell'Aquila (il Torrione)

L'Aquila è città a fondazione quadrata con due strade che si incrociano perpendicolarmente. Le due strade principali sono Corso Vittorio Emanuele II (che porta a Piazza Duomo) e Corso Umberto I, che diventa poi Via San Bernardino, in direzione della Basilica di San Bernardino. Il punto di incontro di queste due vie principali viene chiamato dagli aquilani i Quattro Cantoni. Il centro storico, posto su un colle rialzato rispetto alla conca circostante, si presenta compatto, interamente racchiusa entro la cinta muraria medievale che si conserva quasi interamente intatta e con alcuni vuoti ben localizzati proprio a ridosso delle mura. Le principali porte di accesso al nucleo storico della Città sono Porta Napoli, Porta Castello, Porta Roma e Porta San Sebastiano.

Fondata nella prima metà del XIII secolo, la città si compose immediatamente dei cosiddetti Quattro Quarti dell'Aquila, ossia il San Giorgio, il Santa Maria Paganica, il San Pietro Coppito e il San Giovanni d'Amiterno. Per molti secoli sia le chiese che i palazzi nobili ebbero il destino legato a dei borghi del circondario, detti "castelli", i cui signori costruirono la città, come il rione San Pietro per il borgo di Coppito, il rione Santa Maria legato a Paganica, il piccolo centro con la chiesa del Carmine legato ad Assergi, il Borgo Rivera legato prima a Lucoli e poi ai signori De Rivera, e così via. In seguito al terremoto dell'Aquila del 1703 gran parte della città medievale andò distrutta, e furono progettati, assieme ai nuovi palazzi, i principali assi viari, gli attuali corso Vittorio Emanuele II e corso Umberto I.

Il decreto "Grande Aquila"

La prima rottura del perimetro storico della città avvenne nel 1927, con la realizzazione, durante il fascismo, dell'area degli impianti sportivi di Viale Gran Sasso in località Assergi. Ci fu inoltre l'approvazione del Regio Decreto Grande Aquila, con l'abolizione dello status di comune autonomo per otto località: Lucoli (diventato nuovamente comune nel '47), Bagno, Roio, Arischia, Camarda, Paganica, Preturo e Sassa. Con tale decreto inoltre fu abolito il Circondario di Aquila, confluito nella provincia dell'Aquila, con la perdita del territorio dell'ex Circondario di Cittaducale, passato dall'Abruzzo al Lazio, alla neo costituita provincia di Rieti.

Sviluppo moderno dei nuovi quartieri

L'espansione urbanistica si è sviluppata prevalentemente nel dopoguerra, soprattutto negli anni sessanta e settanta in seguito all'apertura della tratta autostradale per Roma, e si è concentrata nella parte nord-occidentale della città (Pettino), portando in pochi anni alla saturazione della porzione urbana racchiusa dalla stessa autostrada. Lo sviluppo successivo è avvenuto in modo centrifugo a partire dal nucleo storico e ha interessato tutte le direzioni fatta eccezione per la parte sud-occidentale della città, dove scorre l'Aterno.

I nuovo rioni costituiti furono il Torrione, presso il Forte spagnolo, il cui nome proviene da una costruzione medievale alle porte del quartiere. Il secondo quartiere maggiore fu l'agglomerato di Torretta, presso il cimitero comunale e lo stadio Fattori, sorto dall'area del tratturo L'Aquila-Foggia di località Sant'Elia. L'ultimo grande nucleo urbano costituito, fu l'area urbana di Pettini-Pile-San Sisto, legata all'espansione della frazione Coppito. Ai piedi del Monteluco di Roio, venne costruita nel 1964 l'Università.
A Preturo fu costruito lo scalo aeroportuale aquilano, l'Aeroporto dell'Aquila-Preturo.

 
Veduta aerea del centro dell'Aquila

Dopo il terremoto dell'Aquila del 2009, la zona di Pettino e Preturo furono individuate dal piano d'emergenza come terreno fertile per la ricostruzione di un nuovo centro, con la collaborazione del Progetto C.A.S.E. La nuova zona Peep aquilana dunque si è sviluppata nel territorio di Pettino, con l'apertura di numerosi alberghi, centri commerciali e l'inaugurazione del nuovo Ospedale San Salvatore. La struttura urbanistica dell'Aquila consta oggi su di un centro storico, una periferia compatta nelle immediate vicinanze del centro storico comprendente i quartieri Pettino, Santa Barbara, Strinella, Torrione e una periferia semicompatta presente soprattutto nell'area nord-occidentale della città e comprendente i quartieri di Coppito, Pile, Sant'Antonio, Torretta. Il resto del territorio comunale presenta numerosissimi borghi e frazioni disseminati in maniera non omogenea nell'hinterland aquilano.

Suddivisioni storicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Quarti dell'Aquila.
 
L'Aquila nel 1703

Legata alle vicende che portarono alla fondazione dell'Aquila, è la suddivisione della città in quattro Quarti facenti ognuno riferimento a un castello di riferimento. Ogni Quarto è caratterizzato da una sua bandiera, da uno stemma in scudetto sannitico e da un colore.

 
Costa Masciarelli del quarto San Giorgio
  • Quarto di San Giorgio, o di Santa Giusta, rappresentato dalla chiesa capoquarto di Santa Giusta, attraversato da Costa Masciarelli, corso Federico II e Porta Bazzano. Il percorso si snoda fuori le mura, lungo la villa comunale e sul viale di Collemaggio. Il fulcro centrale è la Piazza Duomo.
  • Quarto di San Giovanni, o di San Marciano, comprende la piazza Duomo, la zona della chiesa capoquarto di San Marciano, e il costolone di Colle San Giovanni, che porta a Borgo Rivera, con la fontana delle 99 cannelle.
  • Quarto di Santa Maria, è il quarto più grande della città, che si snoda dal Forte spagnolo a Piazza Duomo, lungo il corso Vittorio Emanuele, abbracciando anche la zona di San Bernardino, e il corso Umberto, giungendo in piazza della chiesa capoquarto di Santa Maria Paganica, e nella zona di San Silvestro.
  • Quarto di San Pietro, comprende via Roma e la sede dell'Arcivescovado presso il complesso parrocchiale di San Domenico. La chiesa capoquarto è quella di San Pietro Coppito.

Suddivisioni amministrativeModifica

Il territorio del Comune dell'Aquila, uno dei più estesi d'Italia, è suddiviso in 12 consigli territoriali di partecipazione[5] ognuna delle quali elegge un Presidente e un proprio Consiglio[35].

FrazioniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Frazioni dell'Aquila.
 
Piazza Umberto I a Paganica

La città possiede 59 frazioni, che abbracciano un territorio molto vasto, 6 delle quali un tempo, fino al decreto del 1927, comuni autonomi. È il caso di Arischia, Camarda, Bagno, Paganica, Roio Piano, Preturo e Sassa. Anche Lucoli fu inclusa, ma nel 1947 riacquistò il titolo di comune. Le frazioni aquilane, per organizzazione amministrativa e territoriale, sono suddivise nei quattro Quarti principali del centro. Le più popolose sono Pettino, presso la zona moderna dell'ospedale "San Salvatore", Paganica, con oltre 5.000 abitanti, Roio, centro importante per la sede distaccata della Facoltà di Ingegneria dell'Università, Bagno Grande, comprendente vari borghi vicini l'un l'altro, con un sito archeologico romano dell'antica Forcona, Preturo, altro centro dislocato in vari borghi, dove è stato costruito l'Aeroporto dei Parchi, e Sassa. Secondo nucleo industriale della città è presente in contrada Bazzano,. Il centro di Assergi è molto frequentato per la vicinanza al parco di Campo Imperatore e agli impianti sciistici, mentre San Vittorino è nota per la presenza del sito archeologico di Amiternum, il nucleo romano originario dell'Aquila.

L'elenco propone le frazioni maggiori.

L'Aquila Nord

L'Aquila Est

L'Aquila Sud

  • Bagno (Civita di Bagno, Bagno Grande-Piccolo, Vallesindola)
  • Roio (Poggio, Colle, Roio Piano)
  • Collefracido

L'Aquila Ovest

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

L'ultimo dato, aggiornato al 31 dicembre 2018, attesta a 69.478[2] gli abitanti residenti del Comune dell'Aquila.

Abitanti censiti[36]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati ISTAT al 1 di gennaio 2015 la popolazione straniera residente era di 4.605 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania 1.602 2,2%

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto aquilano, Dialetto sabino e Dialetti d'Abruzzo.

Il dialetto della città dell'Aquila, così come quelli di tutta la parte occidentale della provincia, si distingue nettamente dai restanti dialetti abruzzesi, inserendosi nel gruppo aquilano del dialetto sabino, appartenente ai dialetti italiani mediani. Tratto qualificante di questo gruppo dialettale è la conservazione delle vocali finali atone. In particolare nel dominio reatino-aquilano, area tradizionalmente conservativa, viene tuttora mantenuta la distinzione fra -o e -u finali, a seconda dell'originaria matrice latina: ad esempio all'Aquila si ha cavaju per "cavallo" (latino: caballus), ma scrio per "io scrivo" (latino: scribo).

Tradizioni e folcloreModifica

La Perdonanza CelestinianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Perdonanza Celestiniana.

La "Perdonanza Celestiniana" si svolge ogni anno nei giorni del 28 e 29 agosto.

Il nome Perdonanza deriva dalla Bolla del Perdono che papa Celestino V emanò dall'Aquila alla fine di settembre del 1294.

Sei anni prima della bolla di Papa Bonifacio VIII, che istituiva l'anno santo ufficiale della Chiesa, all'Aquila era nato il Giubileo per festeggiare la Bolla; un Giubileo che, per un giorno, si ripete ogni anno. La bolla è oggi conservata nella cappella blindata della torre del Palazzo Comunale[37]. Gli antichi statuti civici vollero che, proprio perché erano stati i cittadini a proteggere il prezioso documento, fosse l'autorità civile a indire la Festa del Perdono, rispettando, comunque, il dettato di papa Celestino. E ancora oggi è il sindaco del capoluogo abruzzese a leggere la bolla del Pontefice, poco prima dell'apertura della porta santa della basilica di Collemaggio da parte di un cardinale designato dalla Santa Sede.

 
Manoscritto originale della Bolla del Perdono

L'apertura della porta santa, la sera del 28 agosto, è preceduta da un lungo corteo storico (circa 1.000 figuranti in costume d'epoca, che nel primo pomeriggio parte dal Palazzo Comunale verso Collemaggio.

La bolla del Perdono rimane esposta per un giorno intero all'interno della basilica di Collemaggio e viene riportata in Comune la sera del 29 agosto, dopo la chiusura della porta santa, operata dall'arcivescovo dell'Aquila.

Processione del Cristo MortoModifica

La processione del Cristo Morto all'Aquila è una delle tradizioni cristiane più antiche della città. Nel 1954 l'artista Remo Brindisi e padre Fedele Brindisi realizzarono 16 dei 20 simulacri che vengono ancora oggi portati in processione. L'inizio del percorso parte della basilica di San Bernardino, attraversando le vie principali del centro, e ogni anno il feretro di Gesù deposto è scortato da varie associazioni di medici, chirurghi, avvocati, insieme ai quattro stendardi dei Quarti storici, sotto la musica del Misere del teatino Saverio Selecchy, che viene intonato anche nella processione che si tiene a Chieti, con 200 cantori. Dopo il terremoto del 2009, per motivi di sicurezza, il percorso tradizionale della processione è cambiato, e solitamente vengono effettuate le tappe via San Bernardino, corso Vittorio Emanuele, Piazza Duomo, via Indipendenza, via Battisti, corso Federico II, corso Vittorio Emanuele, via san Bernardino, rientro in basilica.
Le origini della processione risalgono al XVI secolo, quando si svolse per la prima volta nell'anno 1505-1506, come descritto nelle Memorie istoriche della Città dell'Aquila di Emidio Mariani, quando la Confraternita di San Leonardo fece realizzare le figure per la celebrazione. Nei secoli successivi le varie confraternite della città disputarono annualmente il percorso da fare e chi avrebbe dovuto scortare il feretro, fino a vere e proprie liti, con emanazione di editti. Il rito ebbe termine nel 1768, proibito da re Ferdinando IV di Borbone per questioni di ordine pubblico, e solo nel 1954 per interessamento dei Frati Minori di San Bernardino il rito venne ripristinato.

Altre ricorrenzeModifica

Festa patronale di San Massimo
si tratta della festa patronale, anche se oscurata dalla più importante celebrazione della Perdonanza. Si celebra il 10 giugno, e ricorda il santo patrono di Aveia (oggi Fossa, a pochi chilometri di distanza dalla città), venerato da sempre in città, quando nel 1256 le sue reliquie furono traslate nella Cattedrale di San Massimo in Piazza Duomo. Dopo il terremoto del 2009, le celebrazioni si sono spostate nella Basilica di San Giuseppe Artigiano, poco distante dal Duomo. Il programma prevede varie messe, l'adorazione delle reliquie, alcuni spettacoli religiosi, e manifestazioni in Piazza del Duomo.
Festa compatronale di San Bernardino
si celebra il 19-20-21 maggio, nella Basilica. Si tratta principalmente di una festa religiosa che prevede pellegrinaggi nel sepolcro del santo, e la sfilata processionale per le vie del quartiere.
Festa di Sant'Agnese

il giorno di sant'Agnese (21 gennaio) c'è la festa delle Malelingue. Negli ultimi anni è diventato anche un evento mediatico, con un convegno al quale hanno partecipato anche numerosi uomini politici.

EconomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia dell'Abruzzo.

Nella seconda metà del XX secolo L'Aquila, come il resto della regione, è passata da un'economia tradizionalmente agricola allo sviluppo del commercio e del turismo, soprattutto invernale. Grazie alla presenza di numerosi enti e al ruolo amministrativo che la città ricopre, è particolarmente sviluppato il settore pubblico. A partire dalla metà degli anni 2000 e poi a seguito del terremoto del 2009 la città ha subito un deciso impulso alla modernizzazione, specie nelle periferie ovest ed est, con realizzazione di centri commerciali, strade a scorrimento veloce ed i nuovi nuclei abitativi temporanei post emergenza. Tali nuove sistemazioni urbanistiche hanno provocato numerose critiche della cittadinanza: i nuovi nuclei abitativi, sorti per lo più in zone periferiche o interamente agricole della città sono spesso privi di tutti i servizi che caratterizzavano la precedente vita cittadina dei residenti, che come nuovo punto di riferimento quotidiano hanno potuto rivolgersi solo ai centri commerciali, acuendo nella popolazione il senso di perdita, non solo materiale ma anche delle precedenti convenzioni sociali[38][39][40].

IndustrieModifica

L'Aquila è stata sede di un polo industriale ed elettronico che nel momento del suo massimo sviluppo, durante gli anni settanta, con la sola Italtel ha dato lavoro a 5000 dipendenti (la metà circa donne).[41]

Tra il finire degli anni settanta e gli anni ottanta l'area ha attratto anche l'industria farmaceutica (Sanofi-Aventis, Dompè e Menarini), inoltre, nella zona di Bazzano, sono sorti i siti industriali di Scoppito-Sassa Scalo, Genzano-Pile e Bazzano-San Demetrio ne' Vestini che hanno richiamato aziende come Intecs e Thales Alenia Space.

Con la fine dell'IRI il polo ha perso importanza per l'economia cittadina e questo ha spostato l'occupazione sempre più verso il settore del terziario pubblico.

TerziarioModifica

Nel settore pubblico, L'Aquila esercita il ruolo amministrativo di capoluogo dell'omonima provincia e di capoluogo di regione. È inoltre sede dell'Università dell'Aquila.

TurismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Turismo in Abruzzo.

Il settore turistico ha vissuto, negli ultimi anni, una netta ripresa. Si divide principalmente in una parte culturale, legata al patrimonio artistico e architettonico della città, e una sportivo-naturalistica, legata agli sport montani e l'escursionismo.

 
Scorci del centro storico

Per il suo carattere medievale e per il gran numero di chiese e palazzi storici, il centro dell'Aquila riceve la maggior parte delle presenze turistiche della zona: tra i monumenti più visitati vi sono la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, la Basilica di San Bernardino e il Forte spagnolo, sede del Museo nazionale d'Abruzzo.

Nei dintorni dell'Aquila è presente inoltre l'area archeologica della città romano-sabina di Amiternum, di cui è possibile osservare i resti tra cui un teatro e un anfiteatro di età augustea.

A seguito del recente terremoto i centri storici dell'Aquila e dei borghi circostanti sono stati dapprima chiusi e, successivamente, parzialmente riaperti: i principali monumenti della zona rimangono inaccessibili ai non addetti con notevoli conseguenze per l'economia locale. Parallelamente, si è però assistito al fenomeno del turismo da terremoto, legato all'effetto dei danni del terremoto sugli edifici della città, causato anche dall'amplificazione che l'evento ha avuto sui media nazionali e internazionali. Nel 2014 è stata riaperta la Basilica di San Bernardino e nel dicembre 2015 il MUNDA (Museo Nazionale d'Abruzzo), presso la fontana delle 99 cannelle.

Altro flusso turistico è invece legato alle attrattività naturalistiche dell'area. Nel comprensorio aquilano infatti insistono il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco naturale regionale Sirente-Velino e il Parco territoriale attrezzato delle Sorgenti del Fiume Vera. Nei dintorni della città si trovano inoltre il Lago Sinizzo e le Grotte di Stiffe, grotta geologicamente attiva ma aperta ai turisti; più distante dall'Aquila è il Lago di Campotosto che d'inverno si presenta spesso completamente ghiacciato. Nella zona vi sono diverse aree verdi come la Pineta di Roio e quella di San Giuliano (parzialmente distrutta da un grave incendio nel 2007). L'area è inoltre un polo di attrattivo per gli sport invernali: gli impianti di Campo Imperatore, Campo Felice e, più distanziata, Ovindoli che insieme costituiscono il comprensorio sciistico delle Tre Nevi, sono una nota meta turistica con presenze da tutte le regioni del centro Italia.

Infrastrutture e trasportiModifica

Trasporto su gommaModifica

Le principali arterie di collegamento stradale sono:

Trasporto su rotaiaModifica

FerrovieModifica

 
Stazione dell'Aquila

La città è attraversata dalla linea ferrovia Terni – Sulmona, a binario unico e non elettrificata. Il servizio ferroviario sulla tratta è gestito da FCU tra Terni e L'Aquila e da Trenitalia nel tratto L'Aquila – Sulmona.

Le stazioni nel territorio comunale sono:

Fra il 1922 e il 1935 operò anche la Ferrovia L'Aquila-Capitignano, pensata anche per una prosecuzione verso Teramo, ma mai completata. Era anche in progetto il collegamento con Roma, ma anche questo non venne mai realizzata. L'infrastruttura prevedeva altre tre stazioni nel territorio del comune dell'Aquila: quella di testa, nei pressi della stazione RFI, è stata restaurata e riconvertita a sede dell'Archivio di Stato mentre le altre due, nelle località di Coppito e San Vittorino, sono tuttora presenti seppur abbandonate.

Metropolitana di superficieModifica

Nel tentativo di limitare il traffico privato di automobili tra il centro e la zona Ovest, era in costruzione una linea di ferrovia metropolitana di superficie che avrebbe dovuto collegare l'Ospedale e l'Università, siti in Coppito, con il centro cittadino. L'esecuzione del progetto subì vari ritardi sia per problemi legati alla progettazione che al tracciato. La metropolitana dell'Aquila sarebbe dovuta passare per viale della Croce Rossa, la Fontana Luminosa fino al parcheggio di Collemaggio.

La fattibilità dell'opera apparve subito irrealistica, anche al Ministero dei beni culturali[42] che espresse perplessità sul passaggio di mezzi di considerevoli dimensioni fra le strette vie del centro storico, ma i lavori comunque iniziarono per poi interrompersi dopo breve tempo. Il terremoto del 2009 segnò la fine del progetto, spostando le priorità della città (che oggi si trova a far fronte a penali e contenziosi burocratici con le ditte coinvolte, dopo che l'appalto dell'opera fu ritirato).

Trasporto pubblicoModifica

I trasporti pubblici sono gestiti dall'AMA (Azienda mobilità aquilana), con sede e capolinea nel Terminal di Collemaggio. Le principali linee urbane hanno partenza dal Terminal stesso, che funziona anche da parcheggio di scambio.

Traffico e parcheggiModifica

 
Piazza Duomo

Il centro storico dell'Aquila era quasi interamente zona a traffico limitato prima del terremoto del 2009, mentre poi, nelle zone aperte al transito, è diventato accessibile alle autovetture.

In via Giacomo Caldora si trova il terminal bus di Collemaggio, che ospita anche il principale parcheggio cittadino, disposto su tre livelli sotterranei. Dal terminal si può raggiungere piazza Duomo mediante un sistema di tappeti mobili sotterraneo lungo circa 500 metri.

Aeroporto dei parchiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto dell'Aquila-Preturo.

L'Aquila dispone di un piccolo scalo aeroportuale che è stato adeguato nel 2009 per ricevere traffico civile. L'aeroporto dei Parchi, situato nella frazione di Preturo a circa 6 km a ovest della città è stato infatti il principale scalo del G8 del 2009, rinnovato per l'occasione dal Governo Berlusconi. Non fa parte dei 31 scali di interesse nazionali individuati dal Ministero delle infrastrutture[43].

La struttura è dotata di una pista in conglomerato bituminoso lunga 1410 m e larga 23, l'altitudine è di 671 m /2201 piedi, l'orientamento delle piste è RWY 18-36. L'aeroporto effettua attività principalmente per voli VFR.

Numerose furono nel corso degli anni le polemiche relative all'opportunità di realizzare uno scalo all'Aquila e sul suo effettivo ritorno economico[44]. Lo stesso gestore dello scalo finì sotto l'attenzione della magistratura per traffico illecito di rifiuti all'interno delle aree aeroportuali[45], fino alla risoluzione della concessione da parte del comune del 2018 per inadempienze contrattuali e mancati investimenti[46].

Dal 13 aprile 2015 l'aeroporto è chiuso al traffico fatta eccezione per i voli di emergenza.

Strutture sanitarieModifica

Il policlinico "San Salvatore" è il principale presidio sanitario della città, si trova nella parte ovest della città tra i quartieri di Pettino e Coppito.

Fondato nel XV secolo, l'antico ospedale ha avuto la sua sede storica, fino alla fine del Novecento, nel monastero di San Basilio, nell'omonima piazza.

Negli anni sessanta venne avviata la progettazione del nuovo polo ospedaliero nell'area di Coppito. Negli anni successivi viene avviato il progressivo trasferimento dei reparti nella nuova sede e, quindi, iniziato un ampio intervento di recupero del vecchio complesso di San Basilio, oggi adibito a centro congressi.

L'edificio è stato danneggiato dal terremoto del 2009: evacuato e dichiarato inagibile al 90% subito dopo il sisma, fu oggetto di una inchiesta parlamentare già nel 2000, sotto la lente di ingrandimento per le numerose polemiche relative ai grandi costi di costruzione.

Progettato nel 1967 dall'architetto Marcello Vittorini, venne costruito a blocchi a partire dal 1972 da diverse imprese con una serie di appalti e subappalti, per una spesa di 12 miliardi di lire per 1100 posti letto[47]. Nel 1992, i poliambulatori iniziarono la loro attività, ma l'edificio rimase parzialmente incompiuto, con travi a vista e pilastri abbandonati. L'ultima tranche di lavori fu eseguita per piccoli lotti (il laboratorio d'analisi, la farmacia, poi nel 1998 le sale operatorie) fino all'inaugurazione finale del 1999, con una spesa finale di circa 200 miliardi di lire stanziati in 20 anni da Cassa del Mezzogiorno, Regione Abruzzo, Ministero dei lavori pubblici, Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per 350 posti letto[47].

AmministrazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci dell'Aquila ed Elezioni comunali all'Aquila.
 
La torre di Palazzo Margherita vista da Piazza Duomo

Dallo Statuto[48] comunale si ricavano le descrizioni dello stemma, del bollo e del gonfalone.

GemellaggiModifica

L'Aquila è gemellata con:

Enti e istituzioniModifica

Tra le istituzioni di cui L'Aquila è sede vi sono:

CulturaModifica

BibliotecheModifica

Nel territorio comunale sono presenti i seguenti archivi e biblioteche[53]:

  • Archivio di Stato
  • Biblioteca dell'Agenzia Regionale per la Promozione Culturale
  • Biblioteca Arcivescovile "Cardinale Carlo Confalonieri"
  • Biblioteca della Camera di Commercio
  • Biblioteca del Club Alpino Italiano
  • Biblioteca del Consiglio Regionale d'Abruzzo "Ignazio Silone"
  • Biblioteca del Convento di San Bernardino
  • Biblioteca del Convento di Santa Chiara
  • Biblioteca del Convento di San Giuliano
  • Centro Documentazione Ambientale L'Aquila (Biblioteca, Emeroteca)
  • Biblioteca della Deputazione di Storia "Anton Ludovico Antinori"
  • Biblioteca della Giunta Regionale "Benedetto Croce"
  • Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi
  • Biblioteca dei Salesiani
  • Biblioteca San Pio X
  • Biblioteca della Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli
  • Mediateca Regionale "Giovanni Tantillo"
  • Mediateca del Museo Sperimentale d'Arte Contemporanea
  • Sistema Bibliotecario dell'Università dell'Aquila

IstruzioneModifica

Nel territorio comunale sono presenti le seguenti scuole medie superiori:

  • Istituto d'istruzione superiore "Domenico Cotugno"
    • Liceo classico, linguistico, scienze umane, scienze umane (opzione economico-sociale), musicale e coreutico (sezione musicale)
    • Convitto nazionale "Domenico Cotugno"
  • Istituto d'istruzione superiore "Andrea Bafile"
    • Liceo scientifico nuovo ordinamento, liceo scientifico (opzione scienze applicate)
    • Liceo artistico "Fulvio Muzi"
  • Istituto d'istruzione superiore "Amedeo d'Aosta"
    • liceo scientifico (opzione scienze applicate), istituto tecnico (settore tecnologico)
  • Istituto d'istruzione superiore "Savoia-Rendina"
    • Istituto tecnico (settore economico, settore tecnologico)
  • Istituto d'istruzione superiore "Ottavio Colecchi"
    • Istituto tecnico (settore tecnologico), istituto professionale
  • Istituto professionale "Leonardo da Vinci"

Università e ricercaModifica

Università degli Studi dell'AquilaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Università degli studi dell'Aquila.

L'Aquila è sede di una Università, la più antica d'Abruzzo, e conta oltre ventimila iscritti (dato posteriore al terremoto). Comprende le facoltà di Biotecnologie, Economia, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Psicologia, Scienze della Formazione, Scienze Matematiche Fisiche e Naturali e Scienze Motorie. È sede della laurea magistrale di Eccellenza Europea in Ingegneria matematica[54]. L'attività di ricerca viene svolta attraverso 18 dipartimenti e due centri di eccellenza: il CETEMPS (Centro di Eccellenza per l'integrazione di tecniche di Telerilevamento e Modellistica numerica per la Previsione di eventi Meteorologici Severi)[55] e il DEWS (Design Methodologies for Embedded controllers, Wireless interconnect and System-on-a-chip)[56]. L'Università comprende al suo interno anche un centro linguistico e un centro di microscopia; gestisce il Giardino botanico alpino di Campo Imperatore e l'orto botanico adiacente la basilica di Santa Maria di Collemaggio. Gli impianti sportivi dell'Università, gestiti dal Centro Universitario Sportivo Italiano (CUS) e sono situati in località "Centi Colella".

Dopo il terremoto del 2009 alcune facoltà sono state localizzate nell'ex sede della Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli e in altre strutture nella zona industriale. Per ovviare al calo delle iscrizioni e favorire la rinascita dell'ateneo, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha predisposto l'abolizione delle tasse universitarie fino al 2012. Difficoltà si registrano invece per quanto riguarda la residenzialità universitaria e i servizi per gli studenti.

Nel 1994 L'Aquila è fra le otto città fondatrici dell'Unione degli universitari[57] ad oggi il più grande sindacato universitario italiano.

 
Interno della sede dell'Accademia

Accademia di Belle ArtiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Accademia di belle arti dell'Aquila.

La città è sede di un ateneo pubblico dedicato all'alta formazione artistica. Fondata nel 1970, per circa vent'anni l'Accademia ha trovato spazio all'interno di Palazzo Carli Benedetti, in pieno centro storico, prima di essere trasferita nella moderna struttura di Via Leonardo Da Vinci progettata da Paolo Portoghesi.

L'Accademia dispone di 7 facoltà (Pittura, Scenografia, Decorazione, Scultura, Restauro, Grafica e Fotografia) articolati in un triennio di base e un conseguente biennio specialistico suddiviso in quattro indirizzi (Arti visive, Grafica, Decorazione e Restauro); comprende inoltre una scuola di formazione per i docenti.

 
Osservatorio astronomico di Campo Imperatore, presso Assergi

Istituto Superiore di Scienze ReligioseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Istituto superiore di scienze religiose.

Dal 1979 è presente in città un ateneo privato collegato alla facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense di Roma che ha come scopo la formazione dei fedeli all'arricchimento della propria vita cristiana e alla loro partecipazione all'evangelizzazione. L'istituto prevede una laurea di primo livello e una magistrale in Scienze Religiose suddivise in quattro indirizzi: pedagogico-didattico, pastorale-liturgico, bioetica e beni culturali. Gestisce inoltre la Biblioteca "Carlo Confalonieri".

Conservatorio Alfredo CasellaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Conservatorio Alfredo Casella.

Nato nel 1967 come sezione staccata del Conservatorio di Santa Cecilia, l'Istituto ottenne l'anno dopo il riconoscimento giuridico e la piena autonomia didattica, prendendo il nome di Alfredo Casella, uno dei protagonisti del rinnovamento musicale italiano, fondatore con D'Annunzio e Malipiero della Corporazione delle Nuove Musiche, la sezione italiana della Società Internazionale di Musica Contemporanea. Nella sua storia quarantennale, il Conservatorio aquilano ha tenuto fede ai propositi e all'ispirazione dei suoi fondatori (Macarini Carmignani, Guaccero, Razzi) che, nel pieno della contestazione studentesca, intesero indicare nuovi itinerari musicali senza traumatiche rotture col passato e in intelligente apertura al futuro[58].

Laboratori Nazionali del Gran SassoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

Di grande rilievo internazionale sono i laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) e realizzati sotto il massiccio omonimo con una copertura di roccia di oltre 1400 metri, dove vengono realizzate importanti ricerche nel settore della Fisica delle Particelle. Tra gli esperimenti qui svolti si possono annoverare quelli sui decadimenti rari o quelli sulle particelle di materia oscura provenienti dall'universo. La struttura ha collaborazioni permanenti con centri in Germania, Giappone, Stati Uniti e con il CERN di Ginevra.

Altre strutture di formazione e ricercaModifica

 
Sede del "Gran Sasso Science Institute" nel Palazzo dell'ex GIL
  • Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli: è stata un importante centro di formazione e di ricerca appartenente prima alla STET, passata poi alla Societa Tils (Telecom Italia Learning Services, controllata da Telecom Italia), poi ceduta nel giugno 2006 alla TILS Holding, società partecipata da Cegos e da Camporlecchio Educational. La scuola ha avuto un ruolo importante nella formazione di quadri tecnici nel settore delle Reti di Comunicazione e grazie alla SSGRR molte tecnologie (ad esempio il Videotel) vennero introdotte all'inizio degli anni 80, in via sperimentale all'Aquila prima che in altre zone d'Italia. Dopo un lungo periodo critico conclusosi con le vicende giudiziarie che hanno portato il 28 aprile 2009 all'arresto di Renzo Bracciali, amministratore delegato della TILS, la maggior parte del personale è stata assorbita in Telecom Italia, mentre il marchio è stato rilevato da altri dipendenti che ne hanno riavviato le attività di formazione con una nuova società, sempre all'Aquila.
  • Gran Sasso Science Institute: è una scuola superiore universitaria a statuto speciale, nata nel 2012 come istituto di ricerca e di alta formazione dottorale dipendente dall'INFN, stabilizzata e resa autonoma nel 2016[59].
  • Centro Studi "Karl Heinrich Ulrichs": centro di studi sociali per l'omosessualità legato alla figura di Karl Heinrich Ulrichs, l'importante pensatore che ha vissuto ed è sepolto all'Aquila;
  • Istituto per le Tecnologie della Costruzione[60]: istituto dedicato alla prevenzione sismica e al rischio di vulnerabilità degli edifici che fa capo al Consiglio Nazionale delle Ricerche;
  • Parco Scientifico e Tecnologico d'Abruzzo[61].

La struttura, sopravvissuta al sisma, ha ospitato per cinque anni dal 2009 il Rettorato dell'Università degli Studi dell'Aquila e alcuni corsi universitari, tra i quali Economia e Amministrazione delle Imprese, inoltre ha fornito anche alloggi per gli universitari. Attualmente la struttura risulta essere in vendita[62].

Inoltre in città viene organizzata tutti gli anni (a maggio o giugno) la Future Web Conference[63], un evento gratuito di un giorno in cui vengono presentate le ultime novità nello sviluppo delle tecnologie per il web.

MuseiModifica

Museo nazionale d'Abruzzo

Uno dei principali poli museali d'Abruzzo è il Museo nazionale d'Abruzzo che abbina a una grande quantità di reperti la cornice del cinquecentesco Forte spagnolo, dove è situato[64]. Il museo, costituitosi dall'unione del Museo civico con il Museo diocesano, è diviso in una sezione archeologica, che comprende i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi di Amiternum e Peltuinum, una sezione artistica, una sezione di oreficeria e, infine, una piccola sezione di arte contemporanea. Simbolo del museo è lo scheletro di un Archidiskodon Meridionalis Vestinus, un gigantesco animale di epoca preistorica simile a un mammut. All'interno del castello sono inoltre un auditorium e una galleria espositiva. Dopo il terremoto dell'Aquila del 2009 il museo per una gran parte è inaccessibile. Dal dicembre 2015 il museo[65] è stato riaperto presso la sede provvisoria dell'ex mattatoio dell'Aquila in località Borgo Rivera nei pressi della monumentale Fontana delle 99 cannelle.

Casa museo Signorini Corsi

A pochi passi dal corso, lungo Via Patini si trova questo caratteristico museo che comprende un'importante collezione di mobili, dipinti e monete rinascimentali custodite all'interno di quella che era la casa di una delle più influenti famiglie aquilane. Il museo si costituì nel 1967 l'avvocato Luigi Signorini Corsi consegnò al Comune la sua collezione d'opere d'arte con la sola condizione che non venisse modificata la localizzazione in modo da costituire un tipico esempio di appartamento di rappresentanza aquilano. Tra i dipinti si segnalano Madonna con il bambino e San Giovannino di stretto ambito leonardesco, la Natività con fuga in Egitto attribuibile al Botticelli e Martirio di San Lorenzo di Battistello Caracciolo.
 
La Madonna di Fossa, conservata nel Museo Nazionale

Museo archeologico di Santa Maria dei Raccomandati

Ha sede nell'ex convento che dà su Corso Vittorio Emanuele e ospita un'importante collezione archeologica. All'interno del complesso si trova la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati[66], ricostruita nel 1825, contenente un affresco cinquecentesco della Madonna. Restaurato a partire dal 1997 e mai aperto ufficialmente, il museo negli ultimi anni ha svolto le funzioni di spazio espositivo, spesso utilizzato dall'amministrazione per importanti mostre temporanee.

Museo sperimentale d'arte contemporanea

Meglio noto con l'acronimo MuSpAC, raccoglie opere e organizza mostre permanenti di artisti contemporanei di levatura internazionale. La sua sede storica è in via Paganica, in pieno centro storico, ma dal 2009 si è trasferito temporaneamente in via Ficara[67].

Museo di Scienze Naturali e Umane

Situato nella località di San Giuliano (a qualche km dall'Aquila), è articolato in diverse sezioni con esemplari di fauna e flora abruzzese, fossili e reperti archeologici.

Museo delle ceramiche

Il recente restauro del complesso conventuale di San Domenico ha permesso il ritrovamento e il recupero di una notevole quantità di materiali ceramici cronologicamente compresi tra il duecento (epoca di fondazione della città) e il novecento. L'esposizione documenta la fitta rete di contati commerciali e culturali intessuta dai monaci domenicani.

ArteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Abruzzo § Storia dell'arte e Arte in Abruzzo.

Epoca romana e pre-romanicaModifica

Il nucleo antico della zona aquilana era Amiternum, città romana dei Sabini situata in località San Vittorino. L'architettura della città risale al I secolo a.C., quando venne dotata di un vasto complesso di monumenti, come terme, anfiteatri e ville[68]. Aveva impianto ortogonale, su cui passava la via Salaria da Roma, e la via Cecilia in mezzo al centro urbano. L'anfiteatro ha un chiaro stile imperiale, molto simile al Colosseo, così le ville e il teatro alla greca.

 
Mascheroni della fontana delle 99 cannelle, opera del 1272 di Tancredi di Pentima

Presso la frazione si trova la chiesa di San Michele Arcangelo, risalente all'VIII secolo, proprietà originario dell'abbazia di Farfa. Si tratta di uno dei rari esempi di arte pre-romanica del territorio aquilano, assieme alla primitiva Cattedrale di San Massimo a Forcona, in località Civita di Bagno. La chiesa ha uno strato originale, che consta in catacombe cristiane, dove fu martirizzato il vescovo Vittorino di Amiterno; mentre la chiesa superiore ha connotazioni duecentesche, con affreschi trecenteschi. Ha pianta a croce latina.

La Cattedrale primaziale di San Massimo si trova nell'antica città vestina di Forcona, di cui resta un complesso termale di età imperiale del I secolo. La chiesa ha pianta rettangolare con tre absidi esterne, e imponente torre campanaria. L'interno era a tre navate, con colonne ricavate dai templi romani.

Il Medioevo e il RinascimentoModifica

La città nuova di Aquila fu fondata, secondo le cronache di Buccio di Ranallo, nel 1254, avente dunque uno stile prettamente duecentesco e medievale. Delle primitive chiese poco rimane, poiché ricostruita in gran parte nel 1349 dopo un grave terremoto. Anche della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, una delle più antiche chiese aquilane, risalente al 1288, si sa solo che fu costruita da artisti provenienti da Sulmona, dalla Badia Morronese. Nel restauro post-terremoto operò l'artista Giovanni da Sulmona, che pose le basi del gotico aquilano, ritenuto il più rappresentativo della regione[69]. Sostanzialmente lo stile usato nel XIII secolo per le primitive chiese aquilane, come San Pietro Coppito - Santa Maria Paganica - Santa Giusta - San Silvestro - San Marciano e infine la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, fu il romanico per la facciata bianca, in pietra del Gran Sasso, caratterizzata da un semplice portale in lunetta affrescata e un rosone a raggi.

 
Soffitto ligneo della Basilica di San Bernardino, realizzato dopo il sisma del 1703

Gli interni furono nella maggior parte cambiati dopo il terremoto del 1349, caratterizzati da un impianto gotico a tre navate con colonnati ad arcate a sesto acuto, e pareti affrescate, come dedotto dai primi restauri post-sisma 2009 nella chiesa di San Pietro a Coppito.

L'arte medievale locale, al livello scultoreo, si concentrò sulla realizzazione di statue votive in legno dipinto, specialmente Madonne col Bambino, molte delle quali custodite nel MUNDA (Museo Nazionale d'Abruzzo). Nel XV secolo a cavallo tra Medioevo e Rinascimento fu operativo il pittore Saturnino Gatti, affrescatore di molte chiese aquilane e del circondario; mentre lo scultore Silvestro dell'Aquila realizzò nel Duomo il Sepolcro del Cardinale Amico Agnifili, unico elemento non distrutto dal terremoto del 1703.

Lo stile gotico abbracciò anche le architetture civili aquilane, come la Casa di Jacopo di Notar Nanni, il Palazzetto dei Nobili in Piazza Santa Margherita e le Cancelle presso la Piazza Duomo. Di rilevanza sono anche le Mura dell'Aquila, composte dalle originali porte gotiche, le più rilevanti Porta Leoni, Porta Tione e Porta Rivera. Nel 1272, come principale opera pubblica aquilana, fu costruita la Fontana delle 99 cannelle da Tancredi de Pentima, in puro stile gotico, celebrando la leggenda dei 99 castelli fondatori della città nei relativi mascheroni.

Dopo la morte in città di San Bernardino da Siena, si costruì la seconda importante basilica cittadina, la Basilica di San Bernardino, realizzata nel 1524 da Cola dell'Amatrice in stile rinascimentale, con interno tardo-barocco post 1703, realizzato dal maestro Ferdinando Mosca di Pescocostanzo, di gusto napoletano. Nel 1517 fu completato l'imponente mausoleo di Celestino V da Girolamo Pittoni. La maggior parte delle chiese aquilane risentì dello stile rinascimentale, specialmente la chiesa di Santa Maria Paganica e il complesso di San Domenico, anche se successivi interventi vennero effettuati dopo la distruzione del 1703. Al livello di architettura civile l'epoca rinascimentale fu molto proficua grazie all'operato di Margherita d'Austria; di simbolico fu costruito il Forte spagnolo (Castello Cinquecentesco) nel 1534 dall'architetto Pedro Luis Escrivà, con la demolizione di una parte delle mura medievali e del vecchio castello. Alcune porte, come la Porta Bazzano in particolare, furono restaurate secondo il gusto attuale, con l'aggiunta dello stemma del casato austriaco. Fu ricostruito quasi completamente anche il Palazzo Margherita, in origine Palazzo del Capitano, conservando l'antica torre dell'orologio medievale.

Per quanto concerne l'architettura civile, furono realizzati il Palazzo Farinosi Branconi della famiglia Branconio, il Palazzo Fibbioni, il Palazzo Carli Benedetti e il Palazzo Porcinari nel 1574.

Il Barocco e la ricostruzione dopo il 1703Modifica

 
Giulio Cesare Bedeschini, San Massimo d'Aveia nelle vesti di arcivescovo, 1613 ca., Museo Nazionale d'Abruzzo all'Aquila

Durante l'epoca barocca, continuò lo sviluppo urbano al livello architettonico, con la costruzione di nuovi palazzi. Per quanto concerne l'arte cristiana, fu ampiamente restaurata la Chiesa di Sant'Agostino, anche se nel 1710 sarà nuovamente ricostruita da Giovanbattista Contini, assieme alla chiesa delle Anime Sante in Piazza Duomo, all'epica San Giuseppe dei Minimi.

 
Il Palazzo Pica Alfieri (XVIII secolo)

Dopo il grave terremoto dell'Aquila del 1703, gran parte del patrimonio edilizio cittadino andò distrutto o fortemente danneggiato. La ricostruzione di tutte le chiese, perlopiù all'interno, avvenne sotto un aspetto barocco. Sebastiano Cipriani nel 1711 si occupò della ricostruzione della Cattedrale, andata completamente distrutta dopo il terremoto, anche se il progetto della facciata fino al XX secolo rimase incompiuto, venendo sbrigativamente terminato nel 1933. L'attività artistica, in città, proprio per la grave distruzione tellurica, poté riprendere avvio con i tipici sperimentalismi napoletani e romani dell'architettura, come può dimostrarsi il caso del rifacimento totale della chiesa di Sant'Agostino nel 1710 ad opera di Giovan Battista Contini, con l'impianto ellittico, o la chiesa del Suffragio in Piazza Duomo. Nel 1583 si era stabilito in città Giulio Cesare Bedeschini, allievo del Cigoli, capostipite di una famiglia di pittori che col fratello Giambattista e col figlio Francesco tennero aperta una bottega molto viva all'Aquila per tutto il XVII secolo. Di Giulio Cesare famose sono le tele all'interno del Duomo dei Quattro Santi Patroni de L'Aquila, poi si hanno opere di Baccio Ciarpi, seguace di Caravaggio e maestro di Pietro da Cortona, conservate nella chiesa di San Silvestro (Battesimo di Costantino, 1617), nel Duomo e nella chiesa di Santa Giusta. Si ricordano ancora Giacomo Farelli, pittore di ambito napoletano, che nel 1676 affrescò l'interno del santuario della Madonna di Roio, poi Carlo Ruther, imitatore del Rubens, che dipinse le tele della Basilica di Collemaggio.

 
Bestie da soma di Teofilo Patini (1886)

Nel pieno '700 si registra l'attività del pittore teatino Donato Teodoro, attivo anche nel teramano, il quale dipinse altre tele per il Duomo di San Massimo, poi Bernardino Ciferri per Santa Maria del Suffragio, Girolamo Cenatiempo, attivo dal 1705 al 1740 per il soffitto da dipingere nel cantiere di San Bernardino, sopra gli intagli di Ferdinando Mosca pescolano (1732), e il veneziano Vincenzo Damini dal 1737 al 1749.

La Basilica di San Bernardino fu decorata dal Maestro Ferdinando Mosca di Pescocostanzo quanto al soffitto nel primo ventennio del '700, e la Basilica di Collemaggio nel 1715, sempre dalle maestranze del borgo della Majella, ossia Panfilo Ranalli, subì il restauro dell'interno, con la realizzazione del soffitto a cassettoni lignei. Fu realizzato anche l'Organo della basilica di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila da Luca Neri da Leonessa. Verso la fine del secolo inoltre venne avviato un piano regolatore che dava più spazio all'attuale Corso Vittorio Emanuele II, che già dal Medioevo costituiva il principale asse viario della città fino al Castello, passando per Piazza Duomo, assieme all'attuale Corso Umberto I.

Dall'Ottocento a oggiModifica

 
La Fontana Luminosa, realizzata da Nicola D'Antino

Nel XIX secolo fu realizzato il Palazzo del Convitto presso l'ex convento francescano coi portici sul Corso Vittorio Emanuele e la facciata su Piazza Palazzo, sede della Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi, e inoltre fu progettata la facciata della Cattedrale, in stile neoclassico, da Giambattista Benedetti (1851). Il progetto tuttavia fu completato negli anni '30 del '900, venendo privato di molti ornamenti del disegno originario, mantenendo comunque i due campanili gemelli, ma non i fregi della facciata e la cupola presso il presbiterio. Al livello di architettura civile, nella metà del XIX secolo furono costituiti ufficialmente i due principali viali cittadini del Corso Vittorio Emanuele e il Corso Umberto I con le facciata dei palazzi gentilizi Cappa-Cappelli, Gatti, Paone Tatozzi, Lucentini-Bonanni, Quinzi (sede dell'istituto tecnico), Pica Alfieri, e fu realizzato il Palazzo dell'Emiciclo in stile classico nel 1888 da Carlo Waldis, sopra l'antico convento dei Cappuccini di San Michele dentro le mura. Quest'ultimo, insieme al Palazzo Centi, rappresenta un vero trionfo dell'arte neoclassica aquilana, e dell'Abruzzo.

In ambito pittorico, tra la seconda metà dell'Ottocento e il primo Novecento, all'Aquila si distinse Teofilo Patini di Castel di Sangro, che già a Napoli era divenuto famoso per le sue tele di denuncia sociale riguardo le misere condizioni degli abitanti delle montagne abruzzesi, per il duro lavoro nei campi, e per le modeste aspettative di vita. Per L'Aquila Patini realizzò le tele di Bestie da soma (1886), Pulsazioni e palpiti (1888), dipinse il soffitto della biblioteca provinciale con L'Aquila nella forma allegoria dell'uccello rapace, e Gloria di San Massimo presso il Duomo, andata purtroppo distrutta nel sisma del 2009.

Nel primo '900 la Basilica di Santa Maria di Collemaggio dovette subire restauri sulla facciata per un crollo dovuto al terremoto di Avezzano del 1915; sempre nello stesso anno fu costruita la Villa Silvestrella dalla famiglia Palitti, in stile neogotico e liberty, e sempre intorno a questi anni iniziò a popolarsi la piana del Campo di Fossa a sud del Corso Federico II, con villette in stile eclettico e rievocativo, sino alla costruzione di palazzi di rappresentanza negli anni del Ventennio, come l'ex Casa del Balilla, la Casa della Giovane Italiana, e la chiesa parrocchiale di Cristo Re (1935).

Durante il fascismo L'Aquila ebbe un nuovo sviluppo edilizio e monumentale di stampo razionalista. Nel 1927, a fianco della Chiesa delle Anime Sante, fu costruito in stile liberty il Palazzo delle Poste e Telegrafi, nel 1928 veniva inaugurato nella villa pubblica il Monumento ai caduti di Nicola D'Antino, nel 1934 sempre da questo artista fu realizzato il suo capolavoro della Fontana Luminosa, collocata davanti l'ingresso al corso Vittorio Emanuele, in stile razionalista e rievocativo, ispirato alla tradizione abruzzese delle donne che raccolgono l'acqua con la conca di rame. Sempre dal D'Antino furono restaurati i due efebi del complesso della Fontana Vecchia di Piazza Duomo. Altri architetti come Achille Pintonello e Vincenzo Di Nanna nel 1937 modificarono l'ingresso al corso, con la costruzione di due palazzi di architettura simile: la Casa del Combattente e il Palazzo Leone. Presso il corso Vittorio Emanuele fu realizzato il Palazzo INA. Fuori la città invece fu inaugurata la Palestra della Piscina Comunale.

Gli anni sessanta e settanta furono caratterizzati da un cospicuo restauro dello storico patrimonio aquilano, principalmente religioso. L'architetto Mario Moretti si occupò di "smantellare" l'apparato barocco post-sisma 1703 di quasi tutte le chiese medievali aquilane, meno il Duomo e Sant'Agostino, per cercare di recuperare l'originalità gotica. Tali interventi a Collemaggio, Santa Giusta, San Silvestro, San Pietro Coppito e a San Domenico destarono proteste per la distruzione della pur originale arte barocca, come soffitti a cassettoni lignei e stucchi.
Dopo il terremoto dell'Aquila del 2009, l'opera principale e rappresentativa del segno della ricostruzione sono la Cappella delle Vittime del 2009 e l'Auditorium del Parco, presso il Castello, realizzato da Renzo Piano nel 2012.

 
Piazza Palazzo, già Piazza del Municipio, e monumento a Gaio Sallustio Crispo

MusicaModifica

In città opera il Conservatorio Alfredo Casella, nato come sede staccata del celebre Santa Cecilia di Roma, ma poi resosi autonomo, che dal 1967 unisce all'attività didattica l'organizzazione di concerti nel territorio. Il conservatorio aveva la sua sede storica di fianco alla basilica Santa Maria di Collemaggio; dopo il terremoto la scuola è stata collocata in una struttura temporanea in Via Francesco Savini.

 
Ennio Morricone, cittadino onorario dell'Aquila

Da 60 anni è inoltre presente in città la Società Aquilana dei Concerti Bonaventura Barattelli, diretta per molti anni dal compositore aquilano Nicola Costarelli, e che nelle sue numerose stagioni ha spesso ospitato concerti di artisti internazionali.

Operano in città anche i Solisti Aquilani, gruppo cameristico, e l'Istituzione Sinfonica Abruzzese.

Le altre associazioni del territorio:

  • L'Associazione Musicale "Corale L'Aquila", coro polifonico a quattro voci miste, con esperienza decennale e un repertorio musicale molto vasto e diversificato;
  • L'Associazione Musicale Corale Novantanove, interprete di polifonia sacra e profana;
  • L'Associazione Musicale "Schola Cantorum San Sisto", con un repertorio dagli albori della polifonia sacra e profana a brani rinascimentali e con oltre trent'anni di attività corale;
  • L'insieme vocale aquilano "Le Cantrici di Euterpe" che si dedicano all'esecuzione filologica della musica antica
  • Il Coro Cappella Ars Musicalis, per sole voci femminili, con un repertorio classico e tradizionale;
  • Il Coro Gran Sasso, per voci miste, con mezzo secolo di attività e con numerosi concerti all'attivo;
  • Il Coro della Portella, per sole voci maschili, particolarmente vocato al canto popolare e alpino.

Auditorium dell'Aquila:

  • Auditorium del Castello, Via Benedetto Croce*
  • Auditorium della Guardia di Finanza, Piazza VI Aprile
  • Teatro Comunale, Piazza del Teatro*
  • Ridotto del Teatro Comunale
  • Auditorium del Parco, Viale delle Medaglie d'oro
  • Auditorium "Casella"

*attualmente inagibile

LetteraturaModifica

 
Sallustio, storico romano

Nell'86 a.C. la città di Amiternum dette i natali allo storico romano Gaio Sallustio Crispo, che scrisse le opere De coniuratione Catilinae e il Bellum Iugurthinum, in cui in primo piano vengono proposte non più figure nobili della Roma patrizia, ma i cosiddetti homini novi della classe media. Il periodo inoltre in cui furono scritte le opere fu un epoca di grande trasformazione della Repubblica romana, viste le continue lotte civili dopo la dittatura di Silla, e i vari tentativi di Catilina di entrare con la forza in senato, osteggiato da Cicerone, che difendeva la virtù del mos maiorum, e la corruzione del senato romano, colpevolmente in ritardo nel suo intervento durante la guerra contro Giugurta in Numidia. Seguì a Sallustio, ad Amiterno, la nascita del politico e letterato Appio Claudio Cieco, il famoso costruttore della "Via Appia". La sua raccolta di massime a carattere moraleggiante e filosofeggiante, le Sententiae, fu particolarmente apprezzata dal filosofo greco Panezio, nel II secolo a.C. Secondo un'informazione fornita da Cicerone[70], Appio risentì dell'influsso filosofico dei pitagorici e dell'commedia nuova greca, per la formulazione delle sue massime di sapienza.

Nell'epoca medievale il personaggio letterario aquilano di maggior levatura fu lo storico Buccio di Ranallo, che scrisse una parte del corpus delle Cronache aquilane: la cronaca, in forma di poema in versi, sulla storia della città, L'Aquila, dalla sua fondazione, che ipotizza nel 1254 al 1362, fu scritta, probabilmente a partire dal 1355[71], in quartine di 1256 versi alessandrini monorimi intercalati da 21 «vigorosi sonetti politici»[71], intesi, questi ultimi, alla pacificazione dei contrasti intestini tra le fazioni cittadine. Fu anche autore di una Leggenda di Santa Caterina d'Alessandria, commissionatagli da una compagnia di pietà.

 
Testa di Anton Ludovico Antinori, storico dell'Aquila e di Lanciano

Seguì nel XVIII secolo lo storico Anton Ludovico Antinori, vescovo aquilano e lancianese, che si occupò della rielaborazione delle Cronache aquilane, con particolare attenzione ai fatti del Quattrocento.

Nell'Ottocento fu il patriota e filologo Emidio Cappelli a rappresentare la cultura cittadina. Si occupò di scrittura in versi, ispirandosi a Francesco Petrarca. Il suo capolavoro è La bella di Camarda (1857), novella sotto forma di poema in versi, che racconta le vicende di una ragazza del borgo aquilano di Camarda, Lucia, amante del soldato Nicandro, costretto a partire per la campagna napoleonica in Russia.

Nel nuovo millennio ha raggiunto notorietà nazionale il giornalista e conduttore televisivo Bruno Vespa, il quale nella giovane età si occupò delle vicende aquilane, come la scrittura di un compendio storiografico, e l'opuscolo Abruzzo aperto (1974) quando fu inaugurata l'Autostrada dei Parchi da Roma, che attraversa L'Aquila e Teramo. Dopo il terremoto del 2009, Vespa è tornato a occuparsi della sua città dal punto di vista culturale e promozionale nei suoi progammi televisivi.

TeatroModifica

La struttura principale teatrale aquilana è il teatro comunale presso la Basilica di San Bernardino (in origine teatro "Vittorio Emanuele"), realizzato tra il 1857 e il 1872, seguito dal Ridotto del Teatro comunale, un piccolo foyer attiguo questa struttura, dal moderno "Auditorium del Parco" di Renzo Piano del 2012 per ospitare eventi e concerti.

L'attività teatrale cittadina si poggia sul Teatro Stabile d'Abruzzo (TSA), uno dei 18 teatri stabili italiani. Fondato nel 1963 da Luciano Fabiani, Errico Centofanti, Giuseppe Giampaola, inizialmente col nome di Teatro Stabile dell'Aquila.

Attualmente il TSA è diretto da Alessandro Preziosi. Le rappresentazioni degli spettacoli ospitati si tengono nel bel Teatro Comunale, struttura costituita da due sale di 600 e 150 posti.

Il Teatro Stabile d'Innovazione L'Uovo (con sede nell'ex chiesa di San Filippo Neri) invece si rivolge particolarmente a un pubblico giovanile e ai ragazzi, con una produzione della propria compagnia e con una stagione teatrale con attori d'avanguardia e comici. L'attività si svolge nel Teatro San Filippo, chiesa riadattata a sala teatrale.

 
Auditorium del Parco

Altre istituzioni stabili sono l'Associazione Teatrale Abruzzese e Molisana (ATAM), che propone una sua stagione e distribuisce spettacoli nelle sale minori delle due regioni, e la compagnia TeatroZeta, dal 2011 riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come compagnia di produzione. In Piazza San Marco ha sede, invece, il Teatro Sant'Agostino, spazio amatoriale spesso a ingresso libero in cui opera spesso la Retrobottega dei Guitti, associazione teatrale interamente formata da studenti universitari. Questo teatro, anch'esso ricavato da una chiesa sconsacrata, è stato fortemente colpito nel terremoto del 2009, e parte di esso è caduto sulla Prefettura, causandone la distruzione.

Si ricordano infine ulteriori compagnie teatrali la compagnia "Il Draghetto", il Teatro Dedalus e "Il piccolo resto".

Teatri dell'Aquila:

  • Teatro Comunale, Piazza del Teatro*
  • Teatro Sant'Agostino, Piazza San Marco*
  • Teatro San Filippo, Via Cavour*
  • Ridotto del Teatro Comunale
  • Gran TeatroZeta Parco delle Arti, Via Rodolfo Volpe

*attualmente inagibile

CinemaModifica

La città dell'Aquila è appara protagonista nella pellicola La roccia incantata (1950) di Giulio Morelli, con Dina Sassoli, tratta da un soggetto di Cesare Zavattini. I luoghi delle riprese e dell'ambientazione sono stati il centro, di cui sono visibili la Piazza del Duomo, il corso Vittorio Emanuele (portici del Convitto Nazionale), la fontana delle 99 cannelle, la scalinata monumentale di San Bernardino, alcune chiese (Santa Maria Paganica e San Silvestro), e il sagrato di Santa Maria di Collemaggio; mentre altri luoghi sono stati il santuario della Madonna di Roio, Campo Imperatore e Assergi, il paese della protagonista della storia, di cui sono stati girate ampie panoramiche del centro, e della piazza principale con la chiesa dell'Assunta.

Altri film girati all'Aquila e dintorni sono stati L'orizzonte degli eventi (2005) di Daniele Vicari con Valerio Mastandrea, girato e ambientato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, L'amore non basta (2007), in parte girato all'Aquila, e poi dopo ilo terremoto del 2009 i documentari Draquila - L'Italia che trema (2010) di e con Sabina Guzzanti e Il giorno della Shoah (2009) di Pasquale Squitieri con Giorgio Albertazzi. Nel 2019 esce per la Rai la serie tv L'Aquila - Grandi speranze per la regia di Marco Risi, che narra le vicende di alcune famiglie aquilane colpite dal terremoto del 2009.

Il primo evento dedicato al cinema in città fu il Cineforum Primo Piano, fondato da Gabriele Lucci a metà degli anni settanta. Nel 1981, sempre per opera di Lucci, nacque l'Istituto Cinematografico dell'Aquila, ente stabile di produzione e diffusione della cultura cinematografica in Italia e all'estero.

Con la manifestazione "Una Città in Cinema", per anni grandi professionisti del cinema mondiale hanno portato la loro esperienza e le loro abilità all'Aquila, radunandosi nella kermesse incentrata sull'aspetto tecnico del cinema. Contando su tali esperienze, nei primi anni novanta, Gabriele Lucci ha promosso la fondazione dell'Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell'Immagine, scuola di alta formazione di livello universitario, nata con il concorso dell'Istituto Cinematografico, della Regione Abruzzo e del Comune dell'Aquila, che all'insegnamento di docenti ha associato grandi professionisti del cinema e della comunicazione multimediale.

 
Rocca Calascio, usata come set di Ladyhawke (1985)

L'Istituto Cinematografico, chiamato "La Lanterna Magica", custodisce inoltre un prezioso fondo culturale, la "Cineteca dell'Aquila", con un patrimonio di circa 1.500 pellicole, talune copie uniche o assai rare, richieste dai festival di tutto il mondo, dagli Istituti Italiani di Cultura, da enti e associazioni che operano in campo culturale nel settore cinematografico. È attiva presso l'ente anche una mediateca, con 15.000 titoli tra video, libri, pubblicazioni e riviste in campo cinematografico, con un servizio in convenzione regionale che mediamente raggiunge i 500 prestiti al giorno. Il 21 dicembre l'Istituto Cinematografico propone l'iniziativa Notte Noir, un programma di eventi nella notte più lunga dell'anno.

Le due istituzioni citate hanno sede nel Palazzo dell'Immagine, nel Parco di Collemaggio, e costituiscono un vero e proprio centro dell'immagine multimediale e audiovisiva. Nel complesso è inoltre insediata l'Abruzzo Film Commission, ente fondato dal Comune dell'Aquila e dalle più importanti istituzioni stabili cittadine, per la promozione dell'Abruzzo, dei suoi centri storici, del suo patrimonio ambientale e delle sue valenze naturali, come set per le produzioni cinematografiche, televisive e pubblicitarie.

Molti, infatti, sono stati i film girati nell'aquilano, fra le sue montagne e i numerosi borghi di rilevante interesse architettonico come Santo Stefano di Sessanio, Capestrano, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, Bominaco e Fontecchio: nel castello di Rocca Calascio, il più alto d'Italia, fu girato ad esempio negli anni ottanta il film Ladyhawke, con Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer, Matthew Broderick e Loris Loddi mentre, più recentemente, nella piana di Campo Imperatore sono state girate alcune scene del blockbuster italiano Così è la vita, con Aldo, Giovanni e Giacomo e Marina Massironi, e tra Castel del Monte e Castelvecchio Calvisio il film The American, con George Clooney e Grant Heslov. Sempre a Campo Imperatore, negli anni sessanta fu girato il film di Pietro Germi Serafino con Adriano Celentano.

CucinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina abruzzese.
 
Antipasto tipico

La tradizione gastronomica aquilana è molto legata alla cucina di montagna e alla tradizione culinaria abruzzese.

I primi piatti si distinguono per l'uso di formati di pasta tipici dell'Abruzzo come i "maccheroni alla chitarra"[72], i ravioli, le "fregnacce" (pasta sfoglia tagliata male), accompagnati da sughi della tradizione in genere a base di salsa di pomodoro e carne di agnello o con brodi vegetali o di pollo. Tipico primo piatto dell'area dell'aquilano sono gli "anellini alla pecoraia", una pasta a forma di anello servita con una salsa di pomodoro e vegetali vari a cui si aggiunge la ricotta di pecora. Eredità della cucina povera sono i piatti a base di legumi come le "sagne" servite con ceci o fagioli oppure le lenticchie e le patate.

Le carni usate per cucinare sughi e secondi sono legate alla tradizione pastorale dell'Abruzzo: quindi sono molto usate le carni ovine. Ricetta tipica aquilana è quella della pecora alla cottora. Non mancano, ovviamente, gli arrosticini, peraltro diffusi anche nel resto della regione.

La zona di Navelli, ai margini della conca aquilana, è inoltre famosa sin dal Medioevo per la produzione di una eccellente qualità di zafferano, importato dagli spagnoli nel XVI secolo[73], che ha ottenuto recentemente la certificazione DOP.

Rinomata anche per la produzione dolciaria di torroni (qui hanno sede numerose aziende storiche del settore) e delle tipiche Ferratelle dolci fatti con stampi in metallo dal tipico disegno a rombi in rilievo.

I prodotti tipici locali e del circondario aquilano, anticamente legati all'agricoltura, all'allevamento, alla pastorizia delle zone limitrofe, che tutt'oggi in parte sopravvivono, sono[74]:

EventiModifica

  • Festival della Partecipazione: si tiene dal 17 al 10 luglio nell'Auditorium di Renzo Piano, con conferenze, interviste, concerti, spettacoli vari.
  • Mercato Europeo: si tiene in Piazza Duomo dal 18 al 20 maggio, con varie esposizioni internazionali.
  • L'Aquila Jazz: si tiene nei primi giorni di settembre nel centro storico, oppure nel piazzale della Basilica di Collemaggio, con serate di concerti che vedono impegnati artisti internazionali.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti e luoghi d'interesse dell'Aquila.
   
   
I quattro stemmi così come appaiono collocati nel gonfalone (in senso orario a partire dall'angolo in alto a sinistra: San Pietro, Santa Maria, San Marciano, Santa Giusta)

Il centro storico è circondato ancora oggi dalle mura medievali, con le loro numerose porte di accesso. Si suddivide in quattro cosiddetti Quarti, dedicati ai santi patroni dei castelli rappresentanti, ossia Quarto San Giorgio, il Quarto Santa Maria, il Quarto San Pietro e il Quarto San Giovanni d'Amiterno. Ognuno di questi rioni ha una chiesa simbolica capoquarto, la chiesa di Santa Giusta per il primo, la chiesa di Santa Maria Paganica per il secondo, la chiesa di San Pietro a Coppito per il terzo e la chiesa di San Marciano per l'ultimo.

  • Quarto di Santa Giusta: precedentemente detto di San Giorgio dal nome del patrono, cambiò il nome in questo dopo il 1349, quando venne rifatta la chiesa di Santa Giusta dai castellani di Bazzano. Il Quarto è detto "forconese" perché volge verso la città romana di Forcona, insieme al Quarto di Santa Maria, fu colonizzato dal 1254 al 1265 dai castellani di Bazzano, Ocre, Torre, Goriano Valli, Bagno, Fontecchio, Tione degli Abruzzi, è caratterizzato dall'accesso est da Porta Bazzano, che immette in via Fortebraccio, una delle coste rinascimentali volute dall'architetto Fonticulano, insieme a Costa Picenze e Costa Masciarelli per agevolare le strade che portavano alla Piazza del Duomo, mentre via Fortebraccio a Piazza Bariscianello, dove inizia la scalinata monumentale di San Bernardino. I luoghi di interesse sono la chiesa madre di Santa Giusta, la chiesa di San Flaviano, il convento della Madonna degli Angeli, la chiesa di Santa Maria di Picenze; in una parte rimasta sino ai primi del Novecento pressoché disabitata, ossia l'attuale via Crispi, anticamente strada di Porta Napoli, nel 1888 fu realizzato il Palazzo dell'Emiciclo in stile neoclassico sopra il monastero di San Michele, e altre abitazioni eclettiche e razionaliste, come l'ex Casa del Balilla, la chiesa di Cristo Re, la Casa della Giovane Italiana, l'Albergo del Parco, la villa pubblica col Monumento ai caduti, risalendo sino all'ingresso del Corso Federico II, dove si trovano il Palazzo dell'INPS, e presso Piazza San Marco le due chiese di San Marco di Pianola e il complesso di Sant'Agostino, col Palazzo del Governo, ricavato dal monastero.
 
Facciata del monastero del Corpo di Cristo in via Sassa
 
Santa Maria di Forfona (Piazza Matteotti)
  • Quarto di Santa Maria: è l'unico quarto a non avere delle strade su Piazza Duomo, è il secondo quarto "forconese" della città, che si sviluppa per tutta la parte nord del centro, includendo il Parco del Castello, con il Forte spagnolo del 1534. Fu colonizzato dai castelli di Paganica, Assergi, Guasto, Genca, Camarda, Tempèra, Collebrincioni, Navelli, Tussio. Il Quarto è uno dei più tardi realizzati nella città, e si dotò di un sistema viario più moderno ad assi ortogonali che andavano a confluire tutti in Piazza Santa Maria Paganica, con la chiesa capoquartiere, il Palazzo Ardinghelli e il Palazzo Cappa. A sud confina con il Quarto di San Pietro mediante il Corso Umberto I e via Roma, in maniera orizzontale, mentre verticalmente è separato da questi da via Cascina. Il Quarto è compreso tra tre nuclei che lentamente si sono fusi: il locale di Paganica con la chiesa e i palazzi di rappresentanza alto borghese e nobiliare degli Ardinghelli, dei Cappa e dei Camponeschi, il locale di San Silvestro colonizzato dalla famiglia Branconio da Collebrincioni, con i palazzi di rappresentanza, e poi l'area dell'accesso al Corso Vittorio Emanuele II dal parco del Castello, che verso est andava a terminare in una zona prevalentemente disabitata, dove dal 1444 iniziarono i lavori della Basilica di San Bernardino. Nel 1534 con la costruzione del maniero spagnolo, una porzione a nord del quarto fu atterrata, insieme alle mura, che infatti in questa parte sono totalmente assenti, e riprendono da Porta Leoni. Di interesse ci sono i palazzi affacciati all'ingresso del corso dal piazzale della Fontana Luminosa di Nicola D'Antino (1934), la Casa del Combattente e Palazzo Leoni appunto, poi Palazzo Lucentini Bonanni, Palazzo Paone Tatozzi, la piazzetta della Regina Margherita con la Fontana del Nettuno, l'ex convento di Santa Maria dei Raccomandati col museo archeologico, e l'intersezione col Quarto di San Pietro mediante i Quattro Cantoni all'incrocio con il Corso Vittorio Emanuele sud, parte dell'altro quarto, del Corso Umberto I che parte dal Palazzo Burri Gatti e dai portici del Convitto Nazionale, mentre dall'altra parte si trova via San Bernardino con in affaccia il Palazzo Fibbioni e i portici del Palazzo INAIL. A nord del locale Paganica, oltre alla casa di Buccio di Ranallo e di Jacopo di Notar Nanni poste in questa zona, si trovano i grandi complessi monastici di San Basilio Magno, di Sant'Amico delle monache Agostiniane, di Sant'Agnese (oggi ex ospedale di San Salvatore), mentre nel locale San Silvestro si trovano le chiese di San Silvestro e della Misericordia.
 
Portale della chiesa di San Silvestro
  • Quarto di San Pietro: quarto detto "amiternino" posto a nord-ovest in quanto sorge verso la città romana di Amiternum, come il Quarto di San Marciano; è stato fondato nel 1254, con la partecipazione dei castelli di Poppleto (o Coppito), Arischia, Barete, Pizzoli, Sassa, Pettino. Si sviluppa lungo due principali direttrici orizzontali: via Roma che parte da ovest, da Porta Barete, corrispettiva di Porta Bazzano dall'altra parte del centro; via Roma arriva sino all'intersezione dei Quattro Cantoni trasformandosi in via Andrea Bafile all'altezza del Palazzo Carli e dell'Annunziata, divenendo poi il Corso Umberto I da Piazza Santa Margherita, sino ai portici del Convitto. Il suo fulcro è Piazza San Pietro, con la chiesa di San Pietro a Coppito, il Palazzo Porcinari o Ciavoli-Cortelli, e il Palazzo Vastarini Cresi; lungo via Roma si affacciano varie strutture gentilizie settecentesche, la chiesa di San Paolo di Barete, l'ex monastero di Santa Teresa d'Avila, il Palazzo Carli, sino al 2009 sede del Rettorato universitrario; poi salendo verso l'incrocio dei Quattro Cantoni, si trovano le facciate di Palazzo Spaventa, della chiesa di Santa Margherita o dei Gesuiti, il Collegio dei Nobili, il Palazzo Pica Alfieri, il Palazzo Margherita sede del Municipio con la torre civica medievale, la Piazza del Palazzo con la statua di Sallustio. Il Quarto si sviluppa anche più a sud, lungo le strade di via Sallustio e via Sassa, dove si affacciano altri palazzi gentilizi, come le residenze dei Gaglioffi, che furono i signori del quarto, poi le chiese della basilica di San Giuseppe Artigiano, di Santa Caterina martire, di San Filippo Neri, la casa Signorini Corsi; mentre a sud di Piazza San Pietro sorge l'imponente complesso monumentale di San Domenico con l'ex convento sede attuale della Corte dei Conti, e la chiesa di San Quinziano o San Pietro di Sassa. Al termine di via Sassa sorge il monastero della Santissima Eucaristia o della beata Antonia di Firenze, sede delle Monache Osservanti.
    Il Quarto ha gli sbocchi in Piazza Duomo mediante la parte finale del Corso Vittorio Emanuele, di via Cavour e di via Teofilo Patini, oltre a via Sassa. Per la presenza dei principali organi amministrativi, come il Palazzo del Collegio dei Nobili e il Palazzo del Capitano, poi dal XVI secolo Palazzo Margherita, il quarto fu da sempre la sede del centro politico ed economico aquilano, a differenza di Piazza Duomo, che era quello sociale e mercantile.
  • Quarto di San Marciano: ultimo quarto amiternino, sorge nella parte sud-ovest del centro, collegato al Quarto di San Pietro mediante via Roio, e con il Quarto Santa Giusta mediante via Arcivescovado e via Indipendenza, che sfociano oltretutto in Piazza Duomo. Il quarto ha origini molto antiche, esisteva già prima della fondazione del 1254 nel piccolo villaggio di Acculae o "Acquili" così chiamato per la ricca presenza di falde acquifere, dove infatti nel 1272 verrà realizzata da Tancredi di Pentima la fontana delle 99 cannelle insieme al piazzale del borgo Rivera. Durante la fondazione, in loco esistevano già almeno due chiese: Santa Maria di Acculi e il monastero di Santa Chiara d'Acquili, sopra cui venne ricostruito il convento delle Clarisse. Il quarto fu colonizzato dai castellani di Roio, Sassa, Tornimparte, Lucoli, Pianola, il centro fu Piazza San Marciano, dove anticamente sorgeva la chiesa di San Giovanni di Lucoli, dal nome dell'abbazia presso questo castello, che fu atterrata dal terremoto del 1703, e rifatta daccapo dai castellani di Roio, e dedicata ai Santi Marciano e Nicandro; altre chiese sono quella di Santa Maria di Roio presso il Palazzo Dragonetti-Antonelli, poi quella di San Vito di Tornimparte in piazzale delle 99 cannelle, la chiesa dei Sette Dolori, la chiesa di San Francesco di Paola (edificata solo nel XIX secolo con il portale dell'antica chiesa di San Giovanni), e infine affacciata sulla piazza maggiore il Duomo di San Massimo con l'annesso palazzo vescovile, completamente rifatto nella metà del Settecento dopo la distruzione del sisma del 1703.
 
Chiesa di Sant'Agostino
 
Chiesa di San Silvestro
 
Chiesa di Santa Giusta
 
Interno dell'Oratorio di Sant'Antonio di Padova
 
Prospetto della chiesa dei Sette Dolori
 
Chiesa di Santa Maria della Misericordia

Architetture religioseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese dell'Aquila.

Le chiese in centro storico ancora attive sono oltre 60, indice del grande numero di chiese che la città ospitava in passato, alcune delle quali distrutte dai terremoti o nel piano regolatore della città degli anni '30. Oltre ai principali edifici del Duomo, della Basilica di Collemaggio, di San Bernardino da Siena, delle quattro chiese capoquartiere sono presenti i monasteri di Sant'Amico, del Corpo di Cristo, di San Basilio, di Santa Chiara e Santa Margherita dei Gesuiti, e restano anche le chiese dei "castelli" situate nelle varie contrade, come l'abbazia di Arischia dedicata a San Benedetto, la chiesa dell'Assunta di Paganica insieme all'eremo di Appari e al monastero delle Clarisse, l'abbazia di San Giovanni di Lucoli, il santuario della Madonna do Roio, la vecchia cattedrale di San Massimo a Civita di Bagno, prima sede della diocesi amiternina, la chiesa santuario di San Michele a San Vittorino, il convento di San Giuliano.

La leggenda del Santuario della Madonna di Roio

La statua, secondo la leggenda fu trovata da Felice Calcagno, un pastore di Lucoli, nel dicembre del 1578 in un bosco detto "Ruo" in locazione di Tressanti in Provincia di Foggia durante il periodo della transumanza. Il pastore aveva smarrito parte del suo gregge e pregò la Vergine per evitare il castigo da parte dei padroni; apparve al pastore una donna con un bambino in braccio e immersi in una luce abbagliante. La donna indicò al giovane il luogo dove riunire il gregge. Alcuni pastori, accorsi sul posto dopo la notizia del miracolo, trovarono una statua al posto della donna e vi riconobbero le sembianze della figura apparsa a Felice Calcagno, deciserò così di attendere la primavera per riportare con loro sul dorso di un mulo la statua ritrovata. Una volta che i pastori giunsero a Roio, il mulo che trasportava la statua si inginocchio nei pressi dell'attuale Santuario (è presente una lapide commemorativa lungo la Via Mariana) e non volle più muoversi. I pastori portarono a spalla la statua a Lucoli. Il giorno seguente la statua non era più a Lucoli, ma a Poggio di Roio, nella chiesa di San Leonardo nel luogo dove ora sorge il Santuario Mariano. Nel luogo dove il mulo si inginocchiò era presente una croce e per questo motivo alla Madonna fu dato il titolo di "Madonna della Croce". Oggi è conosciuta anche come "La Madonna della Transumanza".

Costruita alla morte di San Bernardino da Siena (1444) con finanziamenti di Jacopo di Notar Nanni banchiere, con l'intento di custodirne le spoglie, presenta una splendida facciata rinascimentale opera di Nicola Filotesio, forse ispirata al progetto di Michelangelo Buonarroti per la facciata di San Lorenzo a Firenze. Al suo interno, ricostruito dopo il terremoto del 1703 in stile barocco, sono il Mausoleo di M. Pereyra Camponeschi e il Mausoleo di San Bernardino (ambedue capolavori della scultura-architettura tardo quattrocentesca aquilana, opera di Silvestro dell'Aquila). Di notevole interesse l'impianto planimetrico longitudinale a tre navate ad archi a tutto sesto, che all'altezza del la cupola, si dividono, lasciando lo spazio della cupola molto più grande, a impianto ottagonale, e poi il presbiterio, più ristretto, accessibile da arco trionfale, con un monumentale altare marmoreo e con un tabernacolo ritraente il Trionfo di San Bernardino tra Cristo e San Giovanni di Capestrano. Presso la navata centrale si trova il monumentale soffitto ligneo dorato e dipinto, finemente lavorato dal maestro Ferdinando Mosca da Pescocostanzo (1723-27), e sulla controfacciata l'organo ligneo, anch'esso monumentale, intagliato e dorato, opera dei maestri pescolani. La basilica è posta sulla sommità di una monumentale scalinata con nicchie laterali disposte a intervalli regolari, a pochi passi da Corso Vittorio Emanuele II, che conduce alla discesa di via Fortebraccio.
Basilica romanica, costruita per volere di Pietro da Morrone nel 1288, è stata sede di incoronazione papale ed è sede di un giubileo annuale unico nel suo genere. Nel 1972 è stata sottoposta a un importante restauro con cui si sono eliminate le aggiunte barocche avvenute in seguito al terremoto del 1703 ed è stato riportato alla luce l'originario splendore romanico. Sul lato settentrionale presenta la prima Porta santa costruita al mondo[22]. È considerata uno dei principali esempi di arte romanica della regione, come dimostra la facciata caratterizzata dalle pietre rosse e bianche (originari colori dello stemma aquilano), dai portali tardo romanici a forte strombatura e arco a tutto sesto, e dai rosoni a raggiera con le colonnine finemente lavorate, motivi caratterizzanti delle principali facciate romaniche del centro aquilano. L'interno invece, a tre navate con arcate ogivali, presenta sul pavimento romboidale a bicromia rosso-bianco, tombe di cavalieri e vescovi, oltre a nicchie laterali con affreschi quattrocenteschi di Saturnino Gatti da Tornimparte, e alla cappella laterale dell'altare con il mausoleo di Celestino V (XVI secolo).
Intitolata ai santi Giorgio e Massimo, è la chiesa episcopale dell'Arcidiocesi dell'Aquila. Venne edificata nel XIII secolo e abbattuta dal terremoto del 1703[75]. Successivamente venne restaurata in stile barocco mentre la facciata è in stile neoclassico. Il progetto durò molti anni, e fu aperta al pubblico nel 1734, anche se la costruzione poté dirsi ultimata solamente negli anni 20 del XX secolo.
San Domenico sorge nel Quarto San Pietro, nel luogo in cui un tempo sorgeva il Palazzo Reale[76]; fu lo stesso re, Carlo II di Napoli, a donarlo ai frati domenicani e a patrocinare la realizzazione della chiesa chiamando dalla Provenza maestranze francesi per l'occasione, come testimonia l'originale facciata laterale e relativo portale[77]. Nel 1703, un violentissimo terremoto fece crollare il tetto della chiesa distruggendo l'interno e uccidendo seicento fedeli[76]; successivamente l'interno venne ricostruita in stile settecentesco. Di romanico-gotica restano solo la parte bassa della facciata con il portale strombato e due oculi ciechi, che in precedenza erano rosoni, e forse dove si trova il finestrone centrale v'era il terzo rosone; poi vi è l'abside posteriore tripartita con finestre di chiaro gusto gotico.
Chiesa capoquarto del rione storico di San Giorgio, nonché una delle più antiche della città, era inizialmente intitolata a San Giorgio da cui prende il nome l'intero quartiere. La chiesa, eretta nel trecento (dopo il terremoto del 1349), presenta una facciata a conci levigati con coronamento orizzontale, portale romanico e rosone con decorazioni floreali e umane[77]. Tipicità del romanico aquilano per quanto riguarda la facciata, l'impianto è a croce latina con bracci del transetto sporgenti, e tre absidi semicircolari con finestre gotiche; l'interno invece è suddiviso in tre navate, ma in stile tardo barocco, dopo i rifacimenti del XVIII secolo.
Chiesa barocca costruita nel 1713 sul lato più lungo di Piazza Duomo[78]. Presenta una caratteristica facciata concava (terminata nel 1774, con delle nicchie laterali contenenti delle statue di santi) e una piccola cupola, opera del Valadier. Seriamente danneggiata nel terremoto dell'Aquila del 2009 e ripristinata nel 2018-19, è probabilmente oggi il monumento cittadino più conosciuto in relazione al sisma, per la grande visibilità mediatica che ottenne il crollo della cupola centrale. L'interno a navata unica con cupola all'altezza del presbiterio, è decorato in stile tardo barocco romano (opera del Buratti del 1726), con altari laterali a cappella, dedicati a San Giuseppe, Santa Barbara, Sant'Antonio di Padova, San Giovanni Battista.
Chiesa capoquarto del rione storico di Santa Maria, sorge sul punto più elevato della città[77] e presenta un impianto settecentesco dovuto alla ricostruzione avvenuta dopo il terremoto del 1703. Il terremoto del 2009 ne ha provocato il crollo dell'abside e dell'intera copertura. La chiesa è una delle più grandi della città, di originale conserva la parte bassa dell'esterno con il portale strombato della facciata con il motivo della Madonna col Bambino nella lunetta, e un portale laterale anch'esso strombato nello stile romanico aquilano. La sopraelevazione è del XVIII secolo, con la cupola senza tamburo cilindrica; l'interno prima del 2009 aveva decorazioni sul soffitto di Carlo Patrignai, allievo di Teofilo Patini, è a navata unica, con cappella laterali separate da paraste ioniche.
Chiesa capoquarto del rione storico di San Pietro, sorge nell'omonima piazzetta abbelita da un grazioso fontanile a pianta dodecagonale. Eretta nel XIII secolo, la chiesa è un classico esempio di romanico aquilano, con la facciata a coronameno orizzontale, il portale ricco di decorazione e sovrastato da una finestra circolare e l'adiacente torre campanaria. Più volte danneggiata, nel corso della sua storia, da terremoti e ricostruita, è stata violentemente sfregiata dal terremoto del 2009[79]. Nel 2014 è stata ricostruita la facciata, mentre i lavori di ricostruzione totale sono ancora in corso.
Eretta nella prima metà del XIV secolo nella parte occidentale del Quarto Santa Maria dai castellano di Collebrincioni, e più volte restaurata in seguito a terremoti (1461 e 1703), la chiesa presenta un grande portale romanico a pietre di colore bianco e rosso, analoghe a quelle che ricoprono la facciata di Santa Maria di Collemaggio, sormontato da un grande rosone centrale. All'interno è presente una copia della Visitazione di Raffaello che sostituisce l'originale trafugata dagli spagnoli nel 1655 e oggi al Museo del Prado[80].
Chiesa del XIII secolo eretta dai castellani di Assergi nella parte est del Quarto Santa Maria. La chiesa subì varie modificazioni, e nel 1609 fu retta dalla Congrega della Beata Vergine del Carmelo, da cui il nome attuale, e subì rifacimenti all'interno. Dopo il terremoto del 1703 fu nuovamente modificata con uno schema barocco, che praticamente avvolge tutta la struttura, eccettuata la facciata bassa, che mostra ancora il tipico portale romanico aquilano a forte strombatura.
 
Interno della Basilica di San Giuseppe
 
Oratorio dei Minimi in via Roio
 
Chiesa di San Michele a San Vittorino
 
Interno del convento di San Giuliano
Chiesa risalente alla metà del XIV secolo, si trova nel Quarto San Pietro lungo via Sassa, ed è collegata mediante via Roio all'oratorio di San Giuseppe dei Minimi. La chiesa esistente è frutto di una quasi totale ricostruzione della chiesa trecentesca distrutta dal sisma del 1703, notevoli furono le modifiche planimetriche, con la rotazione della facciata verso via Sassa, e il rifacimento seguendo lo stile gesuitico romano. Il 20 maggio 2013 dopo essere stata velocemente restaurata dal sisma del 2009, è stata elevata al rango di basilica minore, la terza della città dopo quelle di Santa Maria di Collemaggio e San Bernardino[81]. La facciata è a capanna tripartita, con un porta le barocco. L'interno a tre navate è squisitamente barocco, con pochi richiami al Medioevo: solamente parte di un affresco quattrocentesco sull'altare, riaffiorato con il terremoto del 2009, e il Monumento a Pietro Lalle Camponeschi (opera di Gualtieri d'Alemagna), dichiarato "Monumento Nazionale". Curiose sono le recenti tele di Giovanni Gasparro, realizzate appositamente per il restauro della chiesa.
Oratorio fondato a metà del XVII secolo da esponenti della famiglia nobile locale Nardis (tuttora proprietaria) attorno a un'immagine considerata miracolosa di Sant'Antonio. Si trova in via San Marciano, tra il Duomo e Palazzo De Nardis. La chiesa ha una facciata laterale con due porte simmetriche, con una nicchia contenente la statua di Sant'Antonio a grandezza naturale, opera di Ercole Ferrata. Molte opere sono in maiolica di Castelli (TE).
 
Chiesa di San Flaviano
Chiesa del XIII secolo posta nella zona nord del Quarto Santa Giusta o San Giorgio, costruita dai castellani della Torre (Goriano Valle), durante la Fondazione, e poi rifatta nel 1349. La chiesa, per la presenza vicino alla parrocchia di Santa Giusta, subì l'influsso romanico trecentesco, e la facciata è molto simile alla chiesa capoquarto. L'interno fu invece profondamente modificato in ambito barocco, a causa della distruzione del terremoto del 1703, conservando però le tre navate, e alcune vetrate quattrocentesche, oggi traslate per sicurezza nel Museo Nazionale d'Abruzzo.
 
Chiesa di Santa Margherita
  • Monastero di San Basilio Magno
Si trova nel Quarto Santa Margherita, lungo le mura a nord-ovest del Forte spagnolo, in Piazza San Basilio. Il monastero è documentato già dall'XI secolo, citato nel 112 dal vescovo Dodone di Forcona; nel XIII secolo vi vissero le monache Benedettine e Celestine, che contribuirono a istituire anche una scuola per l'istruzione giovanile. Nel 1493 fu visitato da Giovanna d'Aragona e da Maria Pereyra Camponeschi. L'aspetto attuale è frutto di una ricostruzione quasi totale dopo il terremoto del 1703 ad opera di Rocco Cicchi e di Sabastiano Cipriani (1729-33): ha la struttura a pianta trapezoidale, la chiesa è longitudinale, addossa la facciata al prospetto settecentesco del monastero: è verticale e snella, divisa in due ordini da cornice, con un portale curvilineo schiacciato su mensole e il finestrone superiore. L'interno a navata unica è dominato da archeggiature, e dal lunettone dell'abside con decorazioni marmoree. L'altare marmoreo maggiore ha il timpano spezzato, con raffigurazioni dell'Eterno Padre, Gesù e i santi, mentre le pareti laterali hanno le cantorie decorate a oro.
In Piazza Santa Margherita (nel Quarto San Pietro) seguendo Corso Umberto I, è stata edificata nel XIII secolo dai castellani di Forcella. Nel 1636 si insediarono nella chiesa di Padri Gesuiti della Congrega di Sant'Ignazio, che iniziarono dei lavori di rifacimento, che non subirono interruzioni, anche dopo il sisma del 1703. Tuttavia dopo lo scioglimento della compagnia da parte di Innocenzo X, la chiesa rimase incompiuta nell'abside esterno e nella facciata non intonacata, lasciando integro solo il portale architravato. L'interno è riccamente decorato, opera del 1726, ha navata unica con volta a botte, affiancata da tre cappelle per lato, che danno un grande senso scenografico all'ambiente, a differenza dell'abside, completato in epoca più tarda. I principali dipinti ospitati sono le tele di Santa Margherita Alacoque, del Beato Claudio de la Colombière, e l'ordine di colonne marmoree realizzate nel 1717 da Gaetano Antonucci. Di interesse anche la cappella monumentale dedicata a Sant'Ignazio, opera di Gregorio Grassi, con tele riguardanti la sua vita.
Chiesa del quarto di San Pietro, posta al termine di via Roma, è documentata per la prima volta nel 1257, poi nel 1349 per i rifacimenti dopo un terremoto. L'aspetto attuale è del XVIII secolo, quasi interamente modificato rispetto all'antico impianto a causa dei danni del 1703. La facciata è stata ruotata verso via Roma, il portale è impreziosito da un cornicione cinquecentesco, forse la finestra dell'antico transetto, mentre l'interno ha impianto a croce greca.
Chiesa del XIII-XIV secolo, costruita durante la Fondazione dai castellano di Preturo e situata nel Quarto Santa Giusta a confine con San Marciano, posta nella piazza omonima, accanto alla barocca chiesa di Sant'Agostino. A causa di mancanza di fondi, dopo il terremoto del 2009 i lavori sono ancora fermi. Ha pianta rettangolare a navata unica, di cui la facciata rimane la parte originale del XIII secolo, caratterizzata da muratura in pietra bianca e portale trilobato con lunetta trecentesca affrescata. I due campanili laterali sono un'aggiunta del Settecento. La parte retrostante è decorata da un'abside.

Chiesa del XIII-XIV secolo situata in Piazza San Marco, accanto l'altra chiesa, ma completamente ricostruita da cima a fondo dopo il terremoto del 1703. Fino al 1807 ebbe un complesso conventuale degli Agostiniani sito nell'attuale adiacente Palazzo del Governo. Il progetto del 1710 venne conferito all'architetto Giovanbattista Contini, e fu terminato nel 1725. La struttura è a pianta ellissoidale (rarità abruzzese), coperto, nel vano centrale, dalla cupola, i cui assi ortogonali sono segnati dall'ingresso; inoltre dal grande coro e dalle cappelle. La chiesa presenta due facciate.

Chiesa capoquarto di San Giovanni d'Amiterno (o San Marciano), costruita dal castello di Roio durante la Fondazione; dopo il 1703 la chiesa assunse il titolo di parrocchia ufficiale del quartiere, essendo la vecchia chiesa di San Giovanni andata perduta. L'impianto, nonostante i terremoti del 1461 e 1703, si è mantenuto nello stile romanico medievale, simile a quello di Santa Giusta e San Pietro Coppito, con la conservazione del portale romanico a tutto sesto. La facciata è rivestita in pietra bianca e si presenta divisa da cornice marcapiano, incanalata tra lese e e tripartita verticalmente nella parte inferiore. Il portale è caratterizzato da capitelli finemente lavorati con in figura gli Evangelisti, l'Adorazione dei Magi. Sulla parte superiore troneggia il rosone centrale; il portale invece ha lunetta affrescata dalla protettrice aquilana della Madonna col Bambino, opera di Silvestro dell'Aquila (XV secolo). L'impianto interno è stato ridotto dopo il terremoto del 1703 a navata unica con diciassette edicole settecentesche.
  • Chiesa e convento di Santa Chiara d'Assisi: si trova sotto via XX Settembre, ed era coevo del monastero francescano di San Francesco a Palazzo lungo il corso Vittorio Emanuele. La chiesa fu costruita nel 1193 dal vescovo Oderisio di Forcona, e successivamente alla fine del Duecento il convento fu occupato dalle monache Clarisse. L'aspetto attuale della chiesa e convento, eccettuato il loggiato rinascimentale, è barocco, rifatto nel XVIII secolo. La chiesa è sede ancora delle Clarisse, mentre il convento ospita una ricca biblioteca. Vi si conserva anche una bottega per la produzione di ceramiche policrome, l'officina antica del maestro Francesco Stetta, proveniente dal paese teramano di Castelli.

Architetture religiose moderneModifica

  • Parrocchia di San Pio X: realizzata negli anni '60, nel quartiere Torrione, in via De Gasperi.
  • Chiesa di Santa Rita: nel quartiere di via Strinella, realizzata nel 1957, a pianta circolare.
  • Parrocchia di San Mario e compagni martiri: realizzata nel 2010, principale parrocchia del quartiere Torretta; si era costituita già negli anni '70 presso la chiesa di San Pio X.
  • Chiesa di Gesù Cristo dei Santi Ultimi Giorni: nei dintorni del Colle Maggio
  • Parrocchia di San Francesco d'Assisi: principale parrocchia del quartiere Pettino, è stata edificata nei primi anni 2000, essendo diventata l'antica cappella della Madonna di Pettino obsoleta, oltreché danneggiata nel 2009 (è stata riaperta nel 2015).
  • Chiesa di San Giovanni di Capestrano - nel quartiere Pettino, al confine con Arischia.

Architetture delle frazioniModifica

 
Chiesa di Santa Giusta fuori le mura (Bazzano)
 
Eremo della Madonna D'Appari (Paganica)

Sono un centinaio, qui sono elencate soltanto le chiese storiche di maggiori rilievo artistico.

Piccolo santuario romanico addossato a una parete rocciosa nella vallata del Gran Sasso, vicino alla frazione di Paganica. Eretto nel XII secolo sul luogo in cui, secondo la leggenda, vi fu l'apparizione della Vergine Maria, è oggi meta di camminate e pellegrinaggi. La struttura è attaccata al massiccio di pietra del Corno Grande, di notevoli dimensioni, e si apre con una struttura rettangolare slanciata, che termina a campanile a vela.
Si trova nella località omonima a nord dell'Aquila, e fu costruito a partire dal 1415 per volere di San Giovanni da Capestrano e San Bernardino. Nel 1703, danneggiato dal terremoto, subì profonde modificazioni all'interno. Nel 1902 fu dichiarato Monumento Nazionale, ospitando una ricca biblioteca di antichi codici medievali. L'esterno presenta una facciata a capanna, con porticato sopra al portale. Il centro della facciata è decorato da rosone, mentre sulla sinistra sorge il piccolo campanile a vela. Il chiostro esterno è rimasto nella forma originale, composto da arcate con contrafforti, e finestre a tutto sesto, attaccate l'una all'altra. Sulle pareti delle mura, all'interno del chiostro, vi sono 18 lunette riguardanti la vita di Giovanni da Capestrano. L'interno a navata unica possiede di originale molti affreschi di Saturnino Gatti (XV secolo).
Importante chiesa romanica dell'XI secolo, si trova in contrada San Vittorino, eretta sopra una cappella preesistente dove venne sepolto il cadavere del vescovo Vittorino di Amiterno. L'edificio, situato a poca distanza dall'antica città sabina di Amiternum, vanta una lunga storia legata al culto di san Vittorino, martire sotto Nerva e sepolto in questo luogo nel V secolo. Furono proprio gli abitanti di Amiternum a edificare in suo onore un santuario la cui presenza, sotto il nome di ecclesia sancti Victorini, è attestata già dall'anno 763 in un documento dell'abbazia di Farfa[82]. Tracce della chiesa di origine altomedievale sono visibili nei resti rinvenuti sotto l'abside e nella zona della cosiddetta chiesa vecchia posta a nord dell'attuale[83], databili tra l'VIII e il IX secolo, periodo in cui fu dedicata all'arcangelo Michele[84].
 
Abbazia di San Giovanni
 
Prospetto della chiesa di Santa Maria Assunta di Assergi
Chiesa principale di Bazzano posta nella parte alta, costruita nell'XI secolo presso la piccola grotta dove fu bruciata la martire Santa Giusta da Bazzano nel III secolo. La chiesa ha un impianto interno a tre navate, a forma basilicale, la cui abside termina nella roccia della grotta dove fu martirizzata la santa. Le pareti sono tutte affrescate, risalenti al XIII secolo. La facciata solenne è a capanna suddivisa orizzontalmente da cornici marcapiano, e verticalmente da colonnette, che si intersecano con le marcapiano. Il portale romanico è decorato sulla cornice, affiancato da due piccolissimi rosoni floreali. Il campanile è a vela. I castellani di Bazzano edificarono nel quarto di Santa Giusta, nella città aquilana, la chiesa omonima, dedicata sempre alla santa (XIII-XIV secolo).
Si trova nella località omonima, sopra al centro di Lucoli. Le sue origini risalgono al 1077. A seguito del terremoto del 1703 l'interno dell'abbazia fu trasformato in stile barocco, ma dopo un primo restauro nel 1835 e uno più recente nel 1994, la basilica è tornata al suo originario splendore. Di particolare importanza risultano essere gli affreschi rinvenuti proprio con l'ultimo restauro, attribuiti al De Litio, il chiostro e il portico. All'interno dell'abbazia si può ammirare anche l'organo del Farina (1500), ritenuto essere il più antico d'Abruzzo.
Parrocchiale del XIII secolo, situata al centro di Assergi, è legata al culto di San Franco Pellegrino, originario di Assergi, a cui sono stati attribuiti poteri taumaturgici. Chiese molto singolare e variegata, costruita sulle stesse mura del centro fortificato, il cui fenomeno di fusione è molto ben visibile guardando l'abside. La struttura rettangolare è a capanna tripartita, con un rosone centrale nella facciata a raggi, molto simile a quello della Basilica di Collemaggio. L'interno a tre navate è di gusto rinascimental-barocco.
  • Santuario di San Pietro della Ienca
Piccola chiesa nel territorio di Assergi, del XIII secolo, resa celebre dalla visita pastorale di Papa Giovanni Paolo II. La chiesetta è molto robusta e compatta, a pianta rettangolare, costruita in pietra, a navata unica. La facciata è preceduta da un piccolo giardino con fontanile di pietra per l'abbeveratoio delle pecore, e con una statua di bronzo di San Giovanni Paolo II.
  • Chiesa di San Giustino martire del Cimitero: si trova nel cimitero di Paganica, risalente al XIII secolo
  • Convento delle Clarisse di Paganica: intitolato a San Bartolomeo, è collegato alle monache Osservanti della beata Antonia da Firenze, le cui reliquie sono ospitate nel monastero dopo i danni del 2009 al monastero del Corpo di Cristo nel centro aquilano, in via Sassa.
  • Santuario della Madonna di Roio: in Poggio di Roio, è stato edificato nel XVII secolo in seguito a un'apparizione miracolosa.
  • Ex abbazia di San Benedetto: si trova nel centro di Arischia e ne è la parrocchia, fu edificata nel XII secolo sopra una preesistente fondata forse da Sant'Equizio abate, discepolo di Benedetto da Norcia. Dipendette dal monastero di Santo Spirito di Ocre sino al XV secolo.
  • Santuario della Madonna Fore. si trova presso il convento di San Giuliano nella periferia nord dell'Aquila. Fu realizzato nel XVII secolo in seguito a un'apparizione, sopra una preesistente cappella.
  • Ex abbazia dei Santi Crisante e Daria: si trova nel territorio campestre a nord di contrada Filetto, presso Camarda. Si tratta di una chiesa antichissima dell'XI secolo, benché rimaneggiata e privata dell'annesso cenobio originario. L'interno presenta un prezioso ciclo di affreschi romanici del XII-XIII secolo.

Architetture civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzi dell'Aquila.

Case e palazziModifica

 
Camera di Commercio - Palazzo del Convitto
 
Incrocio dei Quattro Cantoni (Corso Vittorio Emanuele)
 
Palazzetto dei Nobili
 
Palazzo Pica Alfieri
 
Palazzo Margherita
 
Palazzo Lucentini Bonanni (restauro 2015)
 
Palazzo Fibbioni (restauro 2014)
 
Casa di Buccio di Ranallo
 
Palazzo Camponeschi, ex Collegio dei Gesuiti di Santa Margherita
Particolare costruzione trecentesca, posta sulla centrale via Accursio attigua alla Chiesa di Santa Maria Paganica, con la caratteristica facciata a bifore e archi ogivali. Attualmente la casa ospita una galleria d'arte privata. Vi morì lo storico Buccio di Ranallo (nato a Poppleto oggi Coppito), che scrisse le Cronache aquilane, il primo resoconto storico, in forma di versi epici, riguardo la storia della città dalla fondazione nel 1254 sino al 1362.
La casa si trova in via Bominaco, nel Quarto Santa Maria: suddivisa in due blocchi, è un raro esempio di commistione fra gli stili medievali e rinascimentali; la facciata ha un portale a sesto acuto tipicamente tardogotico, con cornici e affisso lo stemma del casato di Nicola Notar Nanni. Il piano superiore invece è tipicamente rinascimentale, con cornici a tortiglione sulle finestre.
  • Le Cancelle
Si trovano in via Simeonibus, rimontate negli anni '30 nella posizione attuale, poiché prima si trovavano accanto il Duomo. Sono particolari archi ogivali legati fra loro, risalenti al XV secolo, inseriti alla base di un palazzo rinascimentale. Antico mercato del pesce, è in stato di abbandono dal 1830, dopo che in seguito alla infelice visita di re Ferdinando IV di Borbone nel 1796, si optarono vari progetti per lo spostamento delle logge del pesce nella città storica.
Si trova in Piazza del Palazzo, detta anche Piazza Sallustio. Le origini risalgono al 1294, quando vi era il cosiddetto "Palazzo di Giustizia o del Capitano", ospitante il Capitano che amministrava giuridicamente la città[85]. La torre medievale è pre-trecentesca, sebbene la struttura attuale risalga alla costruzione definitiva del 1310. Nel 1596 la regina Margherita d'Austria si recò all'Aquila, e ordinò all'architetto Girolamo Pico Fonticulano di ricostruire il palazzo in stile rinascimentale. Il palazzo conseguentemente assunse grande importanza, divenendo prima sede della provincia e poi del comune nel XIX secolo, quando la provincia si spostò in piazza San Marco. Danneggiato dal terremoto dell'Aquila del 2009, è rimasto puntellato fino al 2016, quando sono iniziati i lavori di ricostruzione.
Si trova in Piazza Santa Margherita, prospiciente il Palazzo Camponeschi. Sorge sul preesistente Palazzo della Camera; ampliato dal 1601 dall'architetto Giulio de Spazzina in direzione di piazza Santa Mrgherita, per la volontà della Congregazione dei Nobili. Il palazzo fu riedificato dopo il terremoto del 1703, nel periodo 1708-1715, ed era la sede dove venivano eletti i camerlenghi fino all'abolizione del feudalesimo. Esso è decorato da una intonacatura color arancio, e da una fontana posta all'entrata.
Il Palazzo dell'Esposizione, meglio conosciuto come "Emiciclo" per la forma a esedra della facciata, venne realizzato nel 1888 da Carlo Waldis sul luogo in cui sorgeva il convento di San Michele Arcangelo, nella zona degli orti a sud del Quarto Santa Giusta, presso Porta Napoli. Ha ospitato le principali mostre ed esposizioni cittadine prima di diventare sede del Consiglio Regionale. Il porticato, realizzato con dodici colonne doriche che sostengono un soffitto semplice, si conclude alle estremità con due edicole; inoltre è suddiviso nel mezzo da un corpo principale a balconata, con doppie colonne doriche. Il corpo superiore presenta un finestrone centrale, affiancato da due finestre laterali; al di sopra di queste ultime sono visibili due cavità semisferiche contenenti rispettivamente i busti di Bacco e Cerere.
Palazzo rinascimentale posto dietro all'abside di Santa Maria Paganica e costruito, su preesistenze medievali, da Silvestro dell'Aquila. Il cardinale Antinori suppone la sua costruzione nel 1494[86]. Nel settecento venne venduto alle monache di Santa Maria dei Raccomandati e inglobato nell'omonimo convento, oggi sede del Museo civico archeologico. Fino al terremoto del 2009 fu sede dell'Università degli Studi dell'Aquila, poi spostata a Scoppito. Essendo il palazzo legato alla chiesa di San Pietro Coppito, nel 1642 un'ala fu ceduta alle suore della Congrega di Santa Maria dei Raccomandati. Struttura scatolare che abbraccia via Accursio e il confine dei quarti Santa Maria-San Pietro, con interno adornato da un giardino e chiostro con pozzo centrale. L'ingresso è caratterizzato da una monumentale scala fiancheggiata da semicolonne scanalate sormontata da una grande arcata.
Il palazzo di stile barocco, sito in Piazza Santa Giusta di fronte all'omonima chiesa, venne edificato nel 1776 da Loreto Cicchi di Pescocostanzo ed è caratterizzato da una balconata di sei colonne in stile borromiano sovrastante il portale. Dal 2003 è sede della Presidenza della Regione Abruzzo. Tuttavia per i danni del terremoto del 2009, con i lavori di adeguamento dell'Emiciclo, il Consiglio della Regione dal 2'18 torna a svolgersi in questo palazzo, mentre l'attuale è in attesa di restauro. Il palazzo rispecchia uno degli esempi meglio riusciti di architettura tardo barocca aquilana.
Realizzato nel 1685 lungo via Andrea Bafile (anticamente via Roma), venne completamente restaurato in seguito al terremoto del 1703. Sorge su Piazza Santa Margherita e anch'esso porta in facciata una balconata barocca sorretta da quattro colonne. Ludovico Alfiero lo acquistò nel 1685, trasformandolo con lo stile barocco aquilano, rappresentato dall'artista Francesco Fontana. Si trova in piazza Santa Mrgherita, lungo via Roma; ha facciata principale tripartira, opera di Pietro Paolo Porani (1726), ed è caratterizzata da balconata sorretta da quattro colonnette, che sovrasta i due portali di ingresso.
Sorse nel XV secolo lungo l'attuale via Fortebraccio, come residenza gentilizia di villeggiatura, del proprietario Fabrizio Alfieri. Nel XVI secolo vi fu costruita a fianco la chiesa di Santa Maria degli Angeli; dopo il danneggiamento del terremoto del 1703, nel 1878 Barbara Micarelli fondò l'Istituto di Santa Maria degli Angeli, dando vita alla scuola d'infanzia femminile aquilana.
Il palazzo occupa l'intero isolato di via Fortebraccio e via Barbara Micarelli. La facciata è bipartita: la prima più antica a tre livelli, di carattere rinascimentale, e una bifora a due piani; la seconda facciata è cinquecentesca, con molti porticati e logge con arcate ogivali.
L'edificio è una storica residenza dei Bonanni, importante famiglia patrizia aquilana di origine toscana, baroni di Ocre. La sua realizzazione (il palazzo si trova tra Corso Vittorio Emanuele e via Castello) è riconducibile agli ultimi anni del XVI secolo, anche se il palazzo fu largamente rimaneggiato successivamente al terremoto del 1703. Lesionato nuovamente dal sisma del 2009, l'edificio è stato sottoposto a restauro a partire dal 2012 e riaperto al pubblico per la prima volta nel 2015, in occasione dell'Adunata nazionale degli alpini. L'edificio di architettura rinascimentale si presenta su tre livelli, con pesanti contrafforti sugli angoli; sull'angolo tra corso Vittorio Emanuele e la piazza, vi è lo stemma della famiglia Bonanni, con la scritta "D'oro al gatto passante di nero con la testa in maestà".
Il palazzo, compromesso dal terremoto del 2009, è stato riaperto nel 2015. La facciata principale è quella sul corso Vittorio Emanuele, volta frontalmente sul Palazzo Bonanni, e presenta una leggera curvatura convessa, che altera la simmetria; è caratterizzata inoltre da tre balconcini, uno dei quali posto centralmente, segnati da cantonali di pietra. Nella parte superiore si aprono finestre minori, e infine il palazzo è chiuso dal cornicione di coronamento.
L'edificio si trova in via San Marciano, è costruito su un preesistente palazzo medievale, di proprietà della famiglia Ranalli. La facciata storica su via Arcivescovado, mostra nell'accesso e negli archi a tutto sesto elementi di origine medievale: dopo il terremoto del 1703 infatti, il palazzo fu ricostruito e fuso completamente con la struttura preesistente. Annesso al palazzo si trova l'oratorio di Sant'Antonio di Padova.
Venne realizzato in Piazza Santa Maria di Paganica, su progetto dopo il terremoto del 1703, dall'architetto Francesco Fontana[87], ma edificato solamente tra il 1732 e il 1743 sul luogo di un vecchio complesso di impronta rinascimentale. Dopo la morte del proprietario Filippo Ardinghelli, i lavori si interruppero, e vennero completati in falso barocco. Esso si trova in via Santa Maria Paganica, volto frontalmente verso la chiesa, con un grande balcone sul piano superiore della facciata. Nei primi anni del Novecento è stata aggiunta la loggia centrale con doppia scalinata. Dopo i lavori di restauro a causa del sisma del 2009, dovrebbe ospitare una sede distaccata del Museo MAXXI.
Fu edificato dopo il terremoto del 1703, riformando l'asse del corso Vittorio Emanuele. Il palazzo sovrastò il diroccato palazzo Ciampella, e appartenne nella prima metà dell'Ottocento alla famiglia del Marchese Antonini, e successivamente a Francesco Cappelli. La struttura ha una tipica costituzione neo-rinascimentale unita ad elementi di neogotico ottocentesco. La facciata ha l'ingresso in bugnato con tre portali, mentre i livelli della struttura sono in tutto tre.
Sorge su uno dei principali assetti cittadini del centro cittadino, corso Vittorio Emanuele II. La struttura è stata costruita con chiaro gusto rinascimentale, e portale a tutto sesto in bugnato.
Risalente al XVI secolo., nel XIX secolo fu utilizzato come scuola e poi Cassa di Rsparmio, ceduto dal bancario Giulio Farinosi Branconi. Il palazzo, restaurato dopo il terremoto del 2009, è agibile, e ha una struttura manierista del Seicento, con richiami all'arte settecentesca; in seguito al terremoto del 1703 le due facciate hanno stili differenti.
Il palazzo fu costruito nell'Ottocento presso il convento di San Francesco a Palazzo (XIII secolo), ed è posto lungo corso Umberto I all'incrocio con il corso Vittorio Emanuele. Nel 1867 il convento è stato sconsacrato, e nel 1876-78 si sono completati i lavori di trasformazione del convento in sede del Convitto (liceo ginnasio) con biblioteca provinciale, dedicata al filosofo Salvatore Tommasi (che occupa in gran parte l'area dell'antica chiesa, che aveva la facciata volta su Piazza Palazzo). Altre ali del convento ospitavano la Camera di Commercio e la Cassa di Risparmio; nei primi anni del Novecento c'è stato il completamento dei portici all'altezza dell'incrocio dei due corsi del centro, infatti sono proprio i portici ad arco a tutto sesto a caratterizzare la parte a ovest del corso Vittorio Emanuele, appartenenti sia all'ex monastero Francescano che a Palazzo Federici, prospettante su Piazza Duomo.
La struttura risale al XIII secolo ed era la sede del monastero degli Agostiniani, attaccato alla chiesa omonima rivolta in Piazza San Marco (il Palazzo prospetta su Piazza della Repubblica), benché sia stata completamente ricostruita da Giovan Battista Contini dopo il terremoto del 1703. I lavori iniziarono nel 1707 e durarono fino al 1730. La facciata del palazzo è caratterizzata da un colonnato che sorregge l'architrave con la scritta "Palazzo del Governo". Il terremoto del 2009 ha gravemente danneggiato la struttura, diventata uno sei simboli del sisma. Dopo la ricostruzione della facciata nel 2012, i lavori sono ancora in fase di consolidamento.
  • Palazzo Regio dell'INAIL - Poste e Telegrafi
Sono due palazzi amministrativi costruiti rispettivamente fra il 1927 e il 1934. Il palazzo delle Poste è il più antico, costruito in stile liberty nella Piazza Duomo, accanto alla Chiesa delle Anime Sante, seguendo uno stile ancora eclettico che reinterpretava il classicismo greco-romano. Il palazzo dell'Istituto Nazionale Assicurazioni si trova invece in corso Vittorio Emanuele II, all'incrocio con via San Bernardino, ed è in marmo bianco seguendo lo stile razionalista. Ha una struttura rettangolare molto geometrica, senza la tipica torre littoria dell'architettura del regime, e ha un bassorilievo con figure antropomorfe di stampo neoclassico.
Si trova nella zona periferica aquilana, nella frazione di Pettino; edificato tra il 1990 e il '98, ospita molti uffici della Regione Abruzzo, in particolare dopo il terremoto che ha reso inagibili le altre sedi cittadine. Esso è intitolato allo scrittore marsicano Ignazio Silone. È caratterizzato da tre corpi di fabbrica, di cui due paralleli a via Leonardo Da Vinci, ad altezze diverse, e uno ortogonale posto sul fianco orientale; in facciata l'edificio si presenta a vetrata continua curvilinea, intersecata da due setti in laterizio. Il palazzo dispone di otto livelli per un'altezza massima di oltre 30 metri che lo rende uno degli edifici più alti in città.
Il mattatoio fu costruito nel Borgo Rivera, poco distante dalla chiesa di San Vito (XIII sec), nel 1934 e affacciato sul piazzale dell 99 cannelle. Il mattatoio fu successivamente abbandonato dopo gli anni '60, e recuperato in seguito al sisma del 2009, e usato come nuova sede momentanea del MUNDA: il Museo Nazionale d'Abruzzo dal dicembre 2015. La struttura è un complesso di casette contigue a capanna di colore ceruleo.

FontaneModifica

Diverse le fontane presenti nel capoluogo e nelle numerose frazioni:

È probabilmente il monumento più identitario della città. Costruita nel 1272 nell'area della Rivera, è opera dell'architetto Tancredi da Pentima[88]. In origine, la fontana era più semplice e aveva meno cannelle. Nel corso dei secoli è stata più volte rimaneggiata e ampliata, con l'aggiunta di nuovi lati, la sostituzione di conci corrosi dagli elementi atmosferici, del rivestimento in pietra bianca e rosa, la ricostruzione di altri mascheroni, la selciatura e, infine, la chiusura a cancellata.
Creata da Nicola D'Antino nel 1934 all'ingresso del corso Vittorio Emanuele dal piazzale del Castello, è una fontana a pianta circolare con al centro due nudi femminili in bronzo sorreggenti la caratteristica "conca abruzzese". Il piedistallo in marmo ha i tipici caratteri geomtrici del razionalismo e in origine aveva i fasci littori.
Sono le due fontane poste alle estremità di Piazza Duomo. Risalgono al XIV secolo, ma la forma attuale risale al restauro di Nicola D'Antino (1929-32). Alla base sono formate da una vasca circolare, con al centro una vasca più piccola, da basamento a due statue di bronzo raffiguranti due uomini che con un catino versano l'acqua.
Fu realizzata nel 1881 come opera di riqualificazione postunitaria del corso Vittorio Emanuele II, presso la Piazza Regina Margherita di Savoia. La statua centrale del Nettuno è in terracotta, dipinta in bronzo, posta su un basamento a roccia, inserita in una nicchia dove scorre l'acqua. La facciata monumentale dove si trova tale nicchia è una parte della vecchia chiesa di San Francesco a Palazzo, demolita nel 1876 per costruire il Palazzo del Convitto e della biblioteca provinciale.

Piazze e stradeModifica

 
Costa Masciarelli
Vicolo medievale che si sviluppa sul costolone più ripido del centro storico, quello che va da Piazza Duomo a Collemaggio. È caratterizzato da palazzi medievali, antichi portali, scorci e scalinate di assoluto valore artistico che lo rendono uno dei posti più belli e interessanti della città.
Famoso incrocio del Corso Vittorio Emanuele e Corso Umberto I, che raggruppa i quattro palazzi storici
Strada del centro storico, al confine tra Quarto San Giorgio e Quarto Santa Maria. La strada di aspetto rinascimentale è intitolata a Braccio da Montone, il capitano di ventura che assediò la città nel 1424 durante la Guerra dell'Aquila. Sorgono in questa strada il Palazzo Alfieri (XV secolo), il Palazzo Romanelli (XVI secolo), e l'accesso medievale dalle mura di Porta Bazzano (XIII secolo). La caratteristica principale è la Piazza Bariscianello che sta esattamente ai piedi della scalinata di San Bernardino (XV secolo).
  • Via San Bernardino e Scalinata
Assetto longitudinale dell'impianto rinascimentale, ospita la Basilica di San Bernardino, costruita a partire dal 1444. Le architetture più rilevanti sono il palazzo razionalista dell'INA, il Teatro Comunale (XVI secolo), ricostruito in stile liberty, ed all'estremo della via la Porta Leone del XIII secolo. La Scalinata si trova davanti alla basilica e porta a Piazza Bariscianello, ed è caratterizzata da due ordini di nicchie a grandezza d'uomo. Fino agli anni '60 sulla scalinata i pastori transumanti lasciavano il gregge a pascolare il muschio delle fessure.
Arteria principale cittadina, attraversa trasversalmente la città dalla Fontana luminosa fino a Piazza Duomo dove si unisce con viale Crispi. Affiancata per un lungo tratto da portici, è meta di passeggio e shopping. Tra gli svincoli principali vi è l'incrocio dei Quattro Cantoni, che portano al corso Umberto e alla Via San Bernardino[89]. I palazzi storici della via sono il Palazzo Fibbioni del XVI secolo, il Palazzo del Convitto (e della Biblioteca) in stile neoclassico, e il Palazzo Ciolina (XVII secolo).
  • Corso Umberto I
Il corso attuale, che dai Quattro Cantoni porta a Piazza Palazzo, risale al XX secolo. Il corso è composto di alcuni palazzi liberty, e il più interessante al livello architettonico è il Palazzo del Convitto, con i caratteristici portici.
La piazza maggiore della città, ospita dal 1303 il mercato cittadino. Su di essa si affacciano molti dei monumenti aquilani, fra cui la Cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio, la Chiesa delle Anime Sante ed il palazzo Arcivescovile.
Il palazzo delle Poste e Telegrafi, in stile liberty, fu inaugurato nel 1922, mentre il palazzo Federici, confinante con il corso Vittorio Emanuele, ha alla base i caratteristici portici comunali.
È una piazza alberata posta su Corso Umberto I contenente al centro la statua di Sallustio, lo storico romano nato ad Amiternum. Ospita Palazzo Margherita, la sede del Municipio, e il Palazzo della Provincia, sede della Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi. Originalmente vi era un castello collegato alle mura, rappresentato oggi dalla medievale Torre Civica.
  • Via XX Settembre
È uno slargo parallelo le mura, realizzato nel primo '900, che parte dalla via di Porta Napoli, e giunge fino alla via del Complesso di San Domenico. La parte del viale di Porta Napoli è caratterizzata dalla storica via di accesso, realizzata per Ferdinando II, e dalla chiesa di Santa Chiara.
  • Borgo Rivera
Il borgo risale al XIII secolo, quando fu costruita la Fontana delle 99 cannelle, lungo le mura di Porta della Rivera. Il rione è caratterizzato dunque dalla piazza della fontana, e da un piccolo tempio cristiano, la Chiesa di San Vito della Rivera. Nel 1934 circa fu costruito nella zona il mattatoio. La porta Rivera, semplice arco di pietra a tutto sesto, fa da ingresso al borgo.

Architetture militariModifica

 
Il Castello Cinquecentesco (Forte spagnolo)
 
Porta Leoni

L'elenco riporta solamente le fortezze militari e le mura della città, ma esempi di architettura medievali si hanno anche nei "castelli di Assergi, con la torre civica e le mura, nella torre di San Vittorino, nel colle castello di Pescomaggiore, nel borgo fortificato di Camarda, nel Palazzo Dragonetti di Pizzoli, nella chiesa fortificata di Santa Mara del Presepe di Paganica, sorta sopra il castello antico.

La fortezza, tuttora cinta da fossato, si trova posta nella parte settentrionale della città, a ridosso delle mura. Costruita dagli spagnoli, è una struttura a pianta quadrata con quattro bastioni agli angoli. È sede del Museo nazionale d'Abruzzo. La realizzazione è iniziata nel 1534 e terminata nel 1567, su progetto di Pedro Luis Escrivà[90]. Per la costruzione furono demolite le storiche Porta Paganica e Porta Barisciano, con l'edificazione della nuova Porta Castello. La fortezza non fu mai usata in azioni militari. La struttura è composta da nucleo centrale quadrato, con quattro bastioni angolari a forma di lanceolata, collegati da cortine. Il materiale è travertino, con ampio fossato, per cui la struttura è collegata a terra da un ponte in pietra presso l'accesso principale. Il grande portale è in pietra bianca, con sopra lo stemma dell'aquila bicipite, simbolo della Casa d'Asburgo. Il parco del castello fu realizzato negli anni '30.
È la torre simbolo del Palazzo Margherita. Fu costruita intorno al 1254 con la fondazione della città, e poi riedificata nel 1310, per il palazzo del capitano Francesco Di Crescenzo. Nel 1374 vi fu costruito uno dei primi orologi pubblici del Regno di Napoli[senza fonte]. Durante la costruzione del Palazzo voluto da Margherita d'Austria nel XVI secolo, la torre rimase inalterata nello stile, tranne uno stemma collocato in ricordo di Giuseppe Garibaldi, e degli stemmi riguardanti il regno di Svevia e di Carlo V. Sopra al cornicione vi è una lanterna centrale con la campana che suona l'ora.
  • Il Torrione
Gli studiosi ipotizzano che la struttura possa essere parte di una tomba romana del I secolo, oppure un pilastro di un antico acquedotto medievale del XIII secolo[91]. Il cosiddetto "Torrione" è comunque un lembo di una torre con alla base camera funebre. Si trova nel moderno rione omonimo, in via Cardinale Mazzarino. Il terremoto del 2009 ha fatto crollare 5 dei 15 metri di altezza della struttura.
  • Castello De Rivera
Si trova in località San Sisto, oggi popolata prevalentemente da palazzi risalenti agli anni '60. Il castello fu costruito nel XVI secolo come residenza gentilizia. Infatti non possiede elementi di fortificazione, tranne una torretta merlata per gli avvistamenti. Il portale è in bugnato, e l'interno ha un cortile con archi.
Nel 1276, a poco più di vent'anni dalla seconda fondazione della città, vennero realizzate le mura che ancora oggi cingono il centro cittadino. Sono state più volte rimaneggiate e restaurate nel corso dei secoli, con l'aggiunta di porte (quelle originali sono dodici), lo spostamento di alcuni tratti (come nel XVI secolo per far posto al Forte spagnolo e la demolizione di altri (nel Novecento con la creazione dell'area degli impianti sportivi e il Quartiere Eritrea).
  • Porte medievali
Le principali porte della città sono Porta Barete - Porta Bagno - Porta Paganica - Porta Leone - Porta Bazzano - Porta della Rivera - Porta Napoli e Porta Castello.
Porta Barete:
porta del Quarto San Pietro, costruita da doppia fortificazione con piazzale centrale, oggi non più esistente, avente un tempio tempo anche una torre di fortificazione. Nel 1823 ci fu un restauro neoclassico che murò parzialmente la porta, danneggiata inoltre dal terremoto del 2009. Un restauro del 2013 ha riportato alla luce la porta e la base della torre.
 
Porta Tione
Porta Leoni:
si trova all'estremo est di via San Bernardino (incrocio con via Atri), ed è estremo di uno degli assi longitudinali della città rinascimentale. È dedicata al capitano Leone di Cecco (XIII secolo), ed è costituita da un torrione con doppio arco alla base. Il Torrione ha due ordini di archi semplici con tetto a spiovente.
Porta Bazzano:
si trova all'ingresso di via Fortebraccio, percorrendola in salita verso San Bernardino. Risalente al XIII secolo, è stata restaurata in stile neoclassico nel 1823, inglobata in una monumentale cornice già esistente, con il ricco stemma degli Asburgo. Successivamente restaurata, la porta è suddivisa in due livelli da in cornicione marcapiano. Sopra all'arco campeggia lo stemma del casato austriaco, mentre la sommità è dotata di cornicione è balaustra.
Porta della Rivera:
si trova lungo le mura del quartiere Rivera, presso la fontana delle 99 cannelle. Compresa nel cosiddetto Quarto San Giovanni d'Amiterno, risale al XIII secolo ed è molto semplice, costruita con sola pietra, avente la forma di un normale arco a tutto sesto che si apre fra le mura.
Porta Napoli:
realizzata in onore di Ferdinando II delle Due Sicilie nel primo ventennio dell'Ottocento, è a guardia del il percorso di via Francesco Crispi. Realizzata nel 1820 con i resti della chiesa di San Francesco dei Porcinari. Ha arco a sesto acuto in pietra insalata tra lesene. Ai lati vi sono due muraglioni in stile tardo barocco.
Porta Castello:
si trova nella zona del Forte, ed è stata costruita nel XVI secolo, assieme alla realizzazione del castello aquilano. Realizzata in laterizio con rivestimento in pietra bianca, sormontato dagli stemmi della Casa d'Asburgo. Il tetto è a capanna.
Altre porte secondarie sono: Porta San Lorenzo - Porta Branconio - Porta Barisciano - Porta Tione - Porta Civita di Bagno - Porta Roiana - Porta Lucoli - Porta Stazione - Porta Santa Maria Maria. L'unica porta ad essere completamente manomessa, malgrado recenti progetto di ricostruzione in stile medievale, è Porta Barete al termine di via Roma, coeva lungo il tracciato orizzontale della città di Porta Bazzano. Nel XIX secolo è stata semi demolita per essere ricostruita in forme monumentali. Ma questo non è avvenuto.

Aree archeologicheModifica

Nella località di San Vittorino, a pochi chilometri dall'Aquila, si trovano i resti dell'antica città di Amiternum[92]. Tra i più interessanti vi è un anfiteatro del I secolo d.C., un teatro di età augustea e una villa di tarda età imperiale, con mosaici e affreschi. Vi sono inoltre resti di terme e di un acquedotto risalenti anch'essi all'età di Augusto; vicino all'abitato di San Vittorino, nel sottosuolo della chiesa di San Michele Arcangelo, si possono poi visitare le catacombe paleocristiane.
  • Forcona
Presso la frazione Civita di Bagno sono state ritrovate mura e terme di una città tardo romana e longobarda (IV secolo - VIII secolo), che nel primo medioevo era di rilevante importanza per la presenza della prima Cattedrale di San Massimo, di cui oggi si conservano ampi resti (le tre absidi, le colonne centrali, le mura del perimetro e il campanile.

Aree naturaliModifica

 
La piana di Campo Imperatore in inverno
Esteso parco nazionale costituito intorno al massiccio del Gran Sasso, meta ambita da turisti, naturalisti, escursionisti e sportivi d'ogni genere. Comprende anche parte del territorio del comune aquilano. Sul versante aquilano sorge l'altipiano di Campo Imperatore, caratterizzato da laghetti meteoritici e da una notevole diversità di flora e di fauna; è raggiungibile tramite una moderna funivia e ospita un'importante stazione sciistica comprendente 15 km di piste per lo sci alpino e oltre 60 km per lo sci nordico.
Detto anche "Tratturo Magno", è il più grande tratturo italiano, usato dai pastori transumanti per il viaggio in Puglia fino alla fiera di Foggia del mercato della dogana. Il percorso è un lungo sentiero sterrato di 244 km che i pastori percorrevano a partire da settembre, partendo dalla Basilica di Santa Maria di Collemaggio (la fiera del bestiame si teneva nella piazza del Forte spagnolo), per poi scendere alla contrada Sant'Elia, oggi divenuto quartiere moderno della città. Il tratturo prosegue fuori la città in direzione della conca di Navelli, scendendo lungo il fiume Aterno fino a Chieti, deviando successivamente verso il mare lungo il pendio della val di Sangro, traversando Vasto, Termoli e infine Foggia. Il tratturo a San Pio delle Camere si incontrava con il tratturo di Centurelle, mentre a Lanciano col tratturo di Cupello, che partiva dalla chiesa di Santa Maria Iconicella, giungendo alle porte del borgo vastese. Il tratturo aquilano in certe ricorrenze è ancora percorso perché in buona parte conservato, ed è in corso un piano di riqualificazione culturale.

Parchi cittadiniModifica

Tre sono storicamente le aree verdi della città. La maggiore è quella della Villa e Collemaggio, nella zona sud della città, dove è situato il "Parco del Sole". In pieno centro storico vi è invece il "Parco del Castello", intorno al Forte spagnolo con all'interno un'area giochi per bambini. Infine, nella zona ovest si trova "Piazza d'Armi" che comprende anche alcuni impianti sportivi, come la pista d'atletica.

  • Pinete e Parco naturale di Monteluco
    Nel territorio del comune sono presenti quattro pinete che si inerpicano rispettivamente su Monte Luco (Pineta di Roio)[93], sopra al convento di San Giuliano (Pineta di San Giuliano), sui tornanti del Passo delle Capannelle (Pineta di Arischia/Pizzoli), la Pineta di Pesco Croce e quella del Colle Cerasitto (le due Pinete di Bagno). Le prime tre hanno subito danni negli anni 2000 a causa di incendi boschivi dolosi e hanno alcuni itinerari escursionistici che le attraversano. A queste si aggiunge il Parco di Monte Luco, intorno la contrada di Colle di Roio, composto da un boschetto che circonda il Palazzo della Facoltà di Ingegneria dell'Università.
  • Parco del Vera
Area protetta di circa 30 ettari costituita intorno alle sorgenti del fiume Vera e attigua al centro abitato della frazione aquilana di Tempera. Il parco presenta un percorso pedonale e ciclabile che dalla frazione porta direttamente alle sorgenti, risalendo il corso del fiume.
 
Ingresso al Parco del Sole, presso Collemaggio

SportModifica

 
Lo stadio Tommaso Fattori

CalcioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: L'Aquila Calcio 1927.

L'Aquila Calcio 1927, nota semplicemente come L'Aquila Calcio, è la principale società calcistica della città. Dal 1933 al 2016 ha giocato le sue partite interne allo Stadio Tommaso Fattori, per poi trasferirsi nel nuovo Stadio Gran Sasso d'Italia-Italo Acconcia, e nel 1934 è stata la prima formazione abruzzese a conquistare la partecipazione al campionato di Serie B. Dopo molti anni tra i dilettanti, la squadra aquilana nel 1998 è tornata tra i professionisti e vi è rimasta fino al 2004, quando è stata radiata. Ripartita dal campionato regionale di Eccellenza, la squadra raggiunse nuovamente la Lega Pro nel 2013, ma dopo due campionati in cui sfiorò la zona playoff la squadra retrocedette nel 2016 in Serie D. Nell'estate del 2018 fu ufficializzata la mancata iscrizione al successivo campionato di Serie D per problemi finanziari, e la compagine societaria si sciolse.

Nello stesso anno una nuova società ha rilevato la squadra, che oggi partecipa nel campionato provinciale di Prima Categoria.

RugbyModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: L'Aquila Rugby 1936.

La squadra di Rugby a 15 locale, L'Aquila Rugby Club, venne fondata nel 1936 grazie a Tommaso Fattori costituendosi come Polisportiva L'Aquila Rugby, e partecipò nel 1948 al campionato italiano di I divisione. Nel 1951 venne promossa per la prima volta in Serie A e nel 1967 conquistò il suo primo scudetto. Con 55 partecipazioni nella massima serie, 5 scudetti, 2 coppe Italia e numerosi trofei di livello giovanile, fu la principale società rugbystica abruzzese. La squadra si è sciolta nell'estate del 2018 rinunciando all'iscrizione per il campionato successivo[94].

Altre squadre del circondario proseguono la tradizione sportiva cittadina: la Gran Sasso Rugby fondata negli anni duemila milita attualmente in Serie A-2, mentre la Polisportiva Paganica Rugby disputa il campionato di serie C pur vantando trascorsi in Serie A e B. La CUS L'Aquila Rugby invece è stata rifondata nel 2011 da alcuni ex-giocatori in collaborazione con alcuni studenti universitari.

 
Impianti della Funivia del Gran Sasso

Atletica leggeraModifica

Tra gli altri sport praticati in città spicca l'atletica leggera, in cui sono emersi numerosi atleti vincitori di titoli italiani, come Concetta Milanese, 7 volte campionessa italiana di getto del peso femminile, Fabio Andreassi, velocista campione italiano nella staffetta 4×100 metri, Gianni Lolli, velocista campione italiano juniores nei 100 m.

Lo stadio di atletica di Piazza d'Armi è stato riaperto, dopo le interruzioni dovute al sisma del 2009, il 14 maggio 2014, prendendo il nome di Stadio Isaia Di Cesare, tecnico sportivo aquilano[95].

Sport invernali, escursionismo e alpinismoModifica

Nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a circa 20 km dall'Aquila in località Campo Imperatore a 2200 sul livello del mare, è situato un importante complesso turistico e sciistico, noto come Campo Imperatore, rifugio in cui il 26 luglio 1943 fu portato Benito Mussolini che vi trascorse 48 giorni di prigionia. Ancora oggi sono a disposizione dei visitatori gli alloggi di prigionia del Duce. In provincia vi sono numerose stazioni sciistiche, fra le quali le più note Campo Felice e Ovindoli, nel Parco naturale regionale Sirente-Velino.

Rifugi in alta montagnaModifica

CiclismoModifica

All'Aquila aveva sede fino al 2012 la formazione ciclistica Acqua & Sapone[96]. Il comprensorio aquilano è stato inoltre più volte tappa del Giro d'Italia:

Edizione Tappa Percorso km Vincitore di tappa
1914 Bari > L'Aquila 428,0   Luigi Lucotti
1924 Foggia > L'Aquila 304,3   Giuseppe Enrici
1935 Porto Civitanova > L'Aquila 171,0   Gino Bartali
1936 Campobasso > L'Aquila 204,5   Gino Bartali
1950 15ª Perugia > L'Aquila 185,0   Giancarlo Astrua
1954 Napoli > L'Aquila 252,0   Carlo Clerici
1965 Perugia > L'Aquila 180,0   Guido Carlesi
1971 Pescasseroli > Gran Sasso[97] 198,0   Vicente López Carril
1985 14ª Frosinone > Gran Sasso[97] 195,0   Franco Chioccioli
1989 Roma > Gran Sasso[97] 179,0   John Carlsen
1999 Pescara > Gran Sasso[97] 253,0   Marco Pantani
2005 Celano > L'Aquila 215,0   Danilo Di Luca
2010 11ª Lucera > L'Aquila 262,0   Evgenij Vladimirovič Petrov
2019 Vasto > L'Aquila 185,0   Pello Bilbao

PattinaggioModifica

La città ha una grande tradizione nel pattinaggio di velocità, disciplina in cui ha dato i natali a tre campioni del mondo: Corrado Ruggeri (1968), Armando Capannolo (2002) e Gregory Duggento (2006). Principali impianti della città sono il Palazzetto dello sport e il complesso sportivo "Verdeaqua".

Nel settembre del 2004 L'Aquila ha ospitato insieme a Sulmona e Pescara i Campionati Mondiali di Pattinaggio, a cui hanno preso parte 46 rappresentative nazionali.

EquitazioneModifica

Piergiorgio Bucci, cavaliere campione italiano e vice-campione europeo nella disciplina del salto ostacoli, è aquilano di Paganica e ha iniziato la sua carriera agonistica nel Centro Ippico Saint Just di Paganica e nel Circolo Ippico Aterno dell'Aquila.

Altri sportModifica

Tra le altre società sportive operano in città la CUS Pallamano L'Aquila, attualmente in Serie B, e L'Aquila Basket che milita nel campionato di serie C1.

Sono inoltre presenti dei campi da golf in località Santi di Preturo.

NoteModifica

  1. ^ a b Filippo Tronca, I REDDITI ABRUZZESI: PRIMA PESCARA, L'AQUILA SECONDA E SEMPRE PIU' RICCA, su Abruzzo Independent, 5 maggio 2016. URL consultato il 27 marzo 2019.
  2. ^ a b c Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Luciano Canepari, Aquila, L’, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  5. ^ a b Sito web del Comune dell'Aquila, i Consigli territoriali di partecipazione
  6. ^ CETEMPS, Clima L'Aquila, su cetemps.aquila.infn.it. URL consultato il 14 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2011).
  7. ^ Agenzia per la protezione dell'ambiente, Annali Idrologici dell'Istituto Idrografico, Compartimento di Pescara, Anno 1929, parte I, p. 8 (GIF) [collegamento interrotto], su 193.206.192.243. URL consultato il 14 novembre 2011.
  8. ^ Aeronautica Militare Italiana, Aeronautica Militare Italiana, su clima.meteoam.it.
  9. ^ Dato fornito dal servizio meteorologico dell'Aeronautica Militare riportato in meteoaquilano.it
  10. ^ ARSSA Abruzzo, Dati L'Aquila, su arssa.abruzzo.it. URL consultato il 14 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 10 gennaio 2012).
  11. ^ Angelo Leosini, p. 31.
  12. ^ a b REGIO DECRETO 23 novembre 1939, n. 1891 - Rettifica delle denominazioni del Comune e della provincia di Aquila degli Abruzzi in «L'Aquila». (039U1891) (GU n.299 del 27-12-1939 ), su normattiva.it. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  13. ^ Uso delle preposizioni prima dei nomi propri che contengono un articolo, su accademiadellacrusca.it. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  14. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 106-107.
  15. ^ Secondo Lanzoni, la diocesi di Forconio o Forcona è la continuazione della soppressa diocesi di Aveia; Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. II, Faenza 1927, pp. 365-370.
  16. ^ A. Clementi, E. Piroddi
  17. ^ a b c d Alessandro Clementi, L'Aquila, Enciclopedia fridericiana, Vol. II, Istituto dell'Enciclopedia Italiana
  18. ^ L'Aquila, la storia, su tuttoabruzzo.it. URL consultato il 23 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2008).
  19. ^ L'Aquila e il numero 99, su luoghidavedere.it.
  20. ^ L'Aquila e i Cavalieri Templari, su iviagginellastoria.it.
  21. ^ La fondazione della città dell'Aquila:l'organizzazione della nuova Aquila, su tuttoabruzzo.it. URL consultato il 23 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2008).
  22. ^ a b cfr pag. 117, L'Italia - Abruzzo e Molise, Touring Editore, 2005
  23. ^ a b Notizie riportate sulle Cronache aquilane di Buccio di Ranallo e nei manoscritti di Anton Ludovico Antinori
  24. ^ G. Vittori, Stato dell'Aquila degli Abruzzi nei grandi periodi sismici del 1315, 1349 e 1461-62, in Bollettino della Società Abruzzese di Storia patria, VIII, L'Aternina, Aquila, 1896
  25. ^ La rinascenza aquilana [collegamento interrotto], su it.encarta.msn.com.
  26. ^ Terremoto de L'Aquila del 2 febbraio 1703 Archiviato l'11 aprile 2009 in Internet Archive.
  27. ^ Luigi Mammarella, L'Abruzzo ballerino. Cronologia dei terremoti in Abruzzo dall'epoca romana al 1915, Adelmo Polla editore, 1990, pp. 77-83
  28. ^ Un resoconto è tratto da una relazione dell'epoca, riportata nel capitolo «L'Aquila», scritto dallo studioso Walter Capezzali nel volume «L'Abruzzo nel Settecento», edito da Ediars
  29. ^ La storia dell'Aquila: il risorgimento, su tuttoabruzzo.it. URL consultato il 23 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2008).
  30. ^ Dato riscontrabile a pag. 78 di "Guida d'Italia; Abruzzo e Molise. Touring Club Italiano.Mondadori Printing S.p.A., agosto 2007"
  31. ^ Enrico Cavalli, La Grande Aquila. Politica, Territorio ed Amministrazione ad Aquila tra le due Guerre., L'Aquila, DASP-Colacchi, 2003, p. pag.83.
  32. ^ R.D. 23 novembre 1939, n. 1891
  33. ^ Statuto regionale (PDF), su regione.abruzzo.it.
  34. ^ Il terremoto secondo l'INGV Archiviato il 26 novembre 2009 in Internet Archive.
  35. ^ Regolamento dei Consigli Territoriali di Partecipazione (PDF), su trasparenza.comune.laquila.it.
  36. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  37. ^ "Nella Torre, costruita tra il 1254 e il 1374, fu allestita nel 1573 la Cappella della Madonna degli Angeli, ove è custodita la Bolla della Perdonanza, concessa da Celestino V nel 1294": Anna Maria Reggiani, Una città non comune, Mondoperaio, 5/2014, p. 53.
  38. ^ di S, ro Marinacci 06 aprile 2011, L'Aquila, ecco la città fantasma le vie spettrali, le piazze vuote, su Il Centro. URL consultato l'11 marzo 2019.
  39. ^ Centro deserto, new town in rovina. Sei anni dopo il terremoto L’Aquila è una città fantasma, su LaStampa.it. URL consultato l'11 marzo 2019.
  40. ^ Il Caffè Geopolitico, L'Aquila post-terremoto: una città destinata a morire?, su Cafébabel. URL consultato l'11 marzo 2019.
  41. ^ Donne in fabbrica, Luisa racconta l’Italtel, Cooperativa di Giornalisti IlCapoluogo.it, 8 marzo 2017. URL consultato il 7 luglio 2019..
  42. ^ Metro L’Aquila, a dieci anni dall’annuncio la città paga ancora i danni, su www.primadanoi.it. URL consultato l'11 marzo 2019.
  43. ^ Il governo riordina i cieli italianiVia al nuovo piano aeroporti, su Repubblica.it, 29 gennaio 2013. URL consultato l'11 marzo 2019.
  44. ^ di Giampiero Giancarli 26 febbraio 2014, Aeroporto L'Aquila, 4 indagati. Inchiesta sull'appalto di gestione, su Il Centro. URL consultato l'11 marzo 2019.
  45. ^ L'Aquila, sequestrata zona dell'aeroporto degli sprechi: da scalo a discarica abusiva, su Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2014. URL consultato l'11 marzo 2019.
  46. ^ 21 Settembre 2018, L'Aquila, il Comune toglie l'aeroporto all'Xpress, su Il Centro. URL consultato l'11 marzo 2019.
  47. ^ a b Fabrizio Caccia, "I ventisette anni di sprechi per l'ospedale che crolla", Corriere della Sera, 8 aprile 2009
  48. ^ PDF in file ZIP 187 KB Archiviato il 7 ottobre 2007 in Internet Archive.
  49. ^ Gemellaggio, su consbahiablanca.esteri.it.
  50. ^ Gemellaggio, su casertaweb.com.
  51. ^ Gemellaggio, su ilcapoluogo.it.
  52. ^ Gemellaggio, su comune.laquila.gov.it.
  53. ^ Regione Abruzzo, Biblioteche per Provincia
  54. ^ MATHMODS Mathematical Modelling in Engineering: Theory, Numerics, Applications
  55. ^ CETEMPS Centro di Eccellenza per l'integrazione di Tecniche di Telerilevamento e Modellistica Numerica per la Previsione di Eventi Meteorologici Severi
  56. ^ DEWS Archiviato il 20 novembre 2007 in Internet Archive. Design Methodologies for Embedded controllers, Wireless interconnect and System-on-a-chip
  57. ^ Udu - Unione degli Universitari dell'Aquila
  58. ^ http://www.consaq.it/conservatorio/informazioni-istituzione/storia-del-conservatorio.html
  59. ^ Stefano Dascoli, Gran Sasso Institute, la Giannini benedice nuova sede e promozione, in Il Messaggero, 24 giugno 2016. URL consultato il 24 giugno 2016.
  60. ^ Sito ufficiale, su cnr.it.
  61. ^ Sito ufficiale, non più attivo
  62. ^ News town: Reiss Romoli, i titolari chiedono i danni all'univaq per la mancata manutenzione
  63. ^ Sito ufficiale, su fwc.it.
  64. ^ Archidiskodon Meridionalis Vestinus, museonazionaleabruzzo.beniculturali.it. URL consultato l'11 agosto 2012.
  65. ^ Museo Nazionale d'Abruzzo, su www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it, 2 maggio 2016. URL consultato il 5 maggio 2016.
  66. ^ Sito Museo archeologico Santa Maria dei Raccomandati [collegamento interrotto], su geocities.ws.
  67. ^ Sito Museo sperimentale di arte contemporanea, su museomuspac.com (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2017).
  68. ^ Heinzelmann, Jordan, Murer 2008, pag. 9.
  69. ^ Orlando Antonini, p. 179
  70. ^ Tusculanae disputationes, IV, 2, 4.
  71. ^ a b Voce «BUCCIO di Ranallo» dal Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana, Roma (on-line)
  72. ^ Spaghetti alla chitarra aquilani, su globeholidays.net.
  73. ^ Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell'Aquila: storia dello zafferano
  74. ^ http://www.correrenelverde.com/cucina/cucinetipiche/cucinaaquilana.htm
  75. ^ Touring Club Italiano, pag.93
  76. ^ a b AA.VV., Sulle ali dell'Aquila - Viaggio nella storia della città, pag. 55
  77. ^ a b c Itinerari all'Aquila: Nel cuore antico della città tra le chiese capo quarto cfr. Maria Rita Acone, Nel cuore antico della città, tra le chiese capoquarto
  78. ^ Orlando Antonini, p. 131
  79. ^ cfr. Protezione Civile Nazionale, Scheda di valutazione e censimento dei danni: Complesso monumentale e Chiesa di San Pietro di Coppito (PDF), su terremotoabruzzo09.itc.cnr.it. URL consultato il 26 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2011).
  80. ^ Touring Club Italiano, L'Italia - Abruzzo e Molise, p. 106
  81. ^ Papa Francesco, una nuova basilica per L'Aquila, in Il Capoluogo, 25 maggio 2013. URL consultato il 25 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 17 dicembre 2013).
  82. ^ Dipartimento della Protezione Civile, Chiesa e catacombe di San Michele (PDF), su terremotoabruzzo09.itc.cnr.it. URL consultato il 21 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2013).
  83. ^ Touring Club Italiano, pag.124
  84. ^ Cultura In Abruzzo, La chiesa di San Michele a San Vittorino, su cultura.inabruzzo.it. URL consultato il 21 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2013).
  85. ^ Alessandro Clementi, Elio Piroddi, pag.44
  86. ^ A.L. Antinori, Annales, XVII secolo
  87. ^ Alessandro Clementi, Elio Piroddi, pag.139
  88. ^ Abruzzo Cultura, Fontana delle 99 cannelle, su cultura.regione.abruzzo.it. URL consultato l'8-12-10.
  89. ^ Simonetta Ciranna, pag.14-18
  90. ^ Dell'ordine cavalleresco di San Giovanni di Gerusalemme, che "annoverava i più esperti costruttori di castelli del mediterraneo", cfr. A. Sànchez-Gijon, Pedro Luis Escriva, caballero Valenciano, constructor de Castillos, Valencia 1995, pag.36
  91. ^ Luoghi del cuore: il Torrione, su iluoghidelcuore.it.
  92. ^ La città di Amiternum, su lagagransasso.it.
  93. ^ Pineta di Roio, su roio.it.
  94. ^ L'Aquila Rugby Club non parteciperà alla prossima Serie A, su On Rugby, 8 agosto 2018. URL consultato l'11 marzo 2019.
  95. ^ Inaugurata la nuova pista dell'Aquila, a Piazza D'Armi - da fidalabruzzo.org Archiviato il 26 novembre 2015 in Internet Archive.
  96. ^ Presentazione della formazione ciclistica Acqua & Sapone Archiviato il 20 ottobre 2012 in Internet Archive.
  97. ^ a b c d Arrivo sul Gran Sasso, nel territorio comunale dell'Aquila

BibliografiaModifica

  • AA. VV.Encyclopædia Britannica Article (breve testo pubblico in rete);
  • Enrico Cavalli, Le origini sociali dello sport e del calcio aquilano, L'Aquila, Biemme, 2011.
  • Domenico Chiodi, Storia del tennis Aquilano 1921/1995, L'Aquila, Gruppo Tipografico Editoriale, 1997;
  • Domenico Chiodi, L'Aquila cinquanta anni di calcio amatoriale, L'Aquila, Gruppo Tipografico Editoriale, 1995;
  • Domenico Chiodi, Storia del calcio Aquilano, L'Aquila, Gruppo Tipografico Editoriale, 1992;
  • Domenico Chiodi, Le 170 chiese di L'Aquila dal Duecento al Novecento, L'Aquila, Editrice Futura, 1988;
  • Alessandro Clementi, Storia dell'Aquila. Dalle origini alla prima guerra mondiale, Roma-Bari, Laterza, 1998, ISBN 88-420-5453-4;
  • Alessandro Clementi, L'università dell'Aquila dal placet di Ferrante I d'Aragona alla statizzazione. 1458-1982, Roma-Bari, Laterza, 1992, ISBN 88-420-3997-7;
  • Alessandro Clementi, Elio Piroddi, L'Aquila, Roma-Bari, Laterza, 1988, ISBN 88-420-2799-5;
  • Alessandro Clementi, L'arte della lana in una città del Regno di Napoli (sec. XIV-XVI), L'Aquila, Japadre, 1979, ISBN 88-7006-078-0;
  • Luigi Mammarella, L'Abruzzo ballerino. Cronologia dei terremoti in Abruzzo dall'epoca romana al 1915, L'Aquila, Adelmo Polla Editore, 1990;

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN123156197 · LCCN (ENn80113659 · GND (DE4099061-8 · WorldCat Identities (ENn80-113659
  Portale L'Aquila: accedi alle voci di Wikipedia che parlano dell'Aquila