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La badessa e le brache del prete

novella del Decameron di Giovanni Boccaccio (IX, 2)
La badessa e le brache del prete
AutoreGiovanni Boccaccio
1ª ed. originale1350-1353
Genereracconto
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneMonastero in Lombardia, XIV secolo
SerieDecamerone
Preceduto daLa storia di Donna Francesca che umilia i suoi spasimanti
Seguito daCalandrino pregno

Delle brache della badessa[1] o La badessa e le brache del prete[2][3] è la seconda delle dieci novelle narrate durante la nona giornata del Decamerone, il secondo lunedì dall'inizio delle vicende in cui è ambientata l'opera.

Come già nel primo giorno il tema che può essere trattato è libero. Emilia infatti, la regina della giornata, dice che si può raccontare di ciò che più piace ("si ragiona ciascuno secondo che gli piace e di quello che più gli aggrada")

La novella della badessa è raccontata da Elissa che sceglie di parlare delle astuzie amorose e di celebrare coloro che grazie all'ingegno sono riusciti a capovolgere una situazione sfavorevole a loro favore senza ripercussioni negative.

Indice

TramaModifica

La novella è ambientata in un Monastero lombardo - non nominato ma descritto come famosissimo - dove una giovane suora Isabetta, una ragazza di nobile origine e dalla rara bellezza, incontra un giorno un giovane di cui si innamora perdutamente, venendo ricambiata. I due per lungo tempo non possono incontrarsi ("e non senza gran pena di ciascuno questo amore un gran tempo senza frutto sostennero") ma alla fine Isabetta trova il modo di far entrare di nascosto nottetempo il giovane nella propria cella. Per diverso tempo questi incontri notturni non trovano ostacoli, ma una notte i due vengono scoperti dalle monache che, prese dalla gelosia, decidono di coglierli sul fatto e di smascherare Isabetta di fronte alla badessa, madonna Usimbalda.

Recatesi dalla badessa, le monache le gridano dall'esterno di alzarsi, vestirsi e seguirle poiché una suora stava violando le regole del convento. Non potevano scegliere momento peggiore poiché anche la badessa era in compagnia di un uomo, un prete che a volte giungeva nelle sue stanze chiuso in un baule. Per evitare perciò che le suore si accorgano di lui e che entrino nella sua stanza, senza accendere le luci la badessa si veste in fretta e furia, ponendosi però per errore sul capo le brache del prete al posto del velo. Uscita di corsa si fa portare nella cella dove si trovavano i due amanti. Appena entrata nella cella, i due terrorizzati per essere stati scoperti rimasero immobili. Madonna Usimbalda, sotto gli occhi delle altre monache felici che la ragazza fosse stata smascherata, comincia a rimproverare la giovane e a dirle che con la sua condotta aveva per sempre disonorato quel monastero, conosciuto per la propria rispettabilità e santità e che per questo sarebbe stata severamente punita.

Mentre la badessa continuava a inveire su di lei, Isabetta, che aveva il capo abbassato in segno di penitenza, a un certo punto solleva lo sguardo notando così la strana cuffia della badessa. Capendo il fallo della badessa, riprese coraggio e chiede a essa di allacciarsi gentilmente la cuffia e poi di continuare. La badessa, che non riesce a comprendere tale richiesta, continua a sgridarla ma l'insistenza della ragazza era tale che alla fine anche le altre suore alzano lo sguardo e vedono che la loro badessa portava in capo dei pantaloni da uomo.

Quest'ultima, accortasi finalmente del suo errore, cambia subito la sua predica e dichiara che ai piaceri della carne è impossibile resistere e che da quel momento chiunque avesse voluto avrebbe potuto godere dei favori di un uomo. Così Isabetta e la badessa tornano ai loro rispettivi amanti lasciando senza parole le altre suore.

Livello tematicoModifica

La vicenda è incentrata sulla figura di Isabetta, una suora che non rispetta le regole del convento forse perché costretta a entrare in convento contro la propria volontà, probabilmente per volere dalla propria famiglia. Infatti difficilmente una ragazza di nobili origini e di bell'aspetto avrebbe scelto di rinchiudersi per sempre in convento di sua volontà.

Il tema principale oltre all'amore è quello della fortuna. La suora infatti si è salvata dalla scomunica e dal disonore a causa dell'errore commesso dalla badessa. Quest'ultima infatti se non fosse stata colta sul fatto non avrebbe mai smesso di interpretare il suo ruolo e nonostante fosse stata lei la prima a infrangere le regole avrebbe punito la ragazza senza pensarci due volte. La vicenda finisce in un modo comico poiché la badessa colta sul fatto invece di spiegare e di cercare una scusa confessa la sua colpa e permette da quel momento a chiunque di avere un amante andando completamente contro le regole della Chiesa.

Il linguaggio è molto semplice e facilmente comprensibile nonostante siano passati parecchi secoli. Boccaccio utilizza una forma molto scorrevole, evitando l'uso di figure retoriche troppo complesse e rendendo così il testo piacevole e fluido.

AdattamentiModifica

Nel XIX secolo la novella venne ripresa e adattata in un lepido poemetto milanese, in 41 ottave, di Tommaso Grossi, I bragh del confessor salven la monega. Novella (nota anche come I Colzon de Don Fotta Ciavenagh)[4]. Qui la giovane protagonista si chiama Isabella e non Isabetta, mentre la badessa si chiama Geltrude e non Usimbalda; inoltre il giovane amante della suora e il prete colto a letto con la badessa, anonimi nel Decamerone, si chiamano rispettivamente Battista e don Fotta Ciavenagh.

La novella è presente anche nel Decameron di Pasolini, ma contrariamente alla altre nove che vi vengono esplicitamente rappresentate, essa è introdotta con l'espediente narrativo di un cantastorie che Masetto si ferma ad ascoltare e che narra, in napoletano, proprio la vicenda di questa badessa[5].

La badessa e le brache del prete è una delle cinque novelle del Decameron scelte dai Fratelli Taviani per il loro film Maraviglioso Boccaccio del 2015.

NoteModifica

  1. ^ Titolo presente in: Filippo Sassetti, Lettere edite e inedite, Firenze, Le Monnier, 1855, p. 69.
  2. ^ Titolo presente in: Giovanni Boccaccio, Novelle amorose, Baldini Castoldi Dalai, 2005, ISBN 8884907098, p. 241.
  3. ^ I titoli sono diversi e apposti di volta in volta da chi riporta la novella, non esistendo un titolo "originale" (un altro esempio: La badessa che nel rimproverare le monache teneva le brache sulla testa, in Girolamo Morlini, Giovanni Villani (a cura di), Novelle e favole, ed. Salerno, 1983, ISBN 8885026524, p. 195). All'interno del Decamerone e in molte raccolte essa viene citata col prologo a mo' di titolo: Levasi una badessa in fretta e al buio per trovare una sua monaca, a lei accusata, col suo amante nel letto; ed essendo con lei un prete, credendosi il saltero de' veli aver posto in capo, le brache del prete vi si pose; le quali vedendo l'accusata e fattalane accorgere, fu diliberata, ed ebbe agio di starsi col suo amante.
  4. ^ Cf. Grossi 2008, p. 29-51.
  5. ^ Simone Villani. Il Decameron allo specchio: il film di Pasolini come saggio sull'opera di Boccaccio, Donzelli Editore, 2004, ISBN 8879898884, p. 54.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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