La donna che canta

film del 2010 diretto da Denis Villeneuve
La donna che canta
La donna che canta.png
Nawal (Lubna Azabal) in una scena del film
Titolo originaleIncendies
Paese di produzioneCanada, Francia
Anno2010
Durata130 min
Generedrammatico
RegiaDenis Villeneuve
SoggettoWajdi Mouawad (dramma teatrale Incendies)
SceneggiaturaValérie Beaugrand-Champagne, Denis Villeneuve
FotografiaAndré Turpin
MontaggioMonique Dartonne
MusicheGrégoire Hetzel
ScenografiaAndré-Line Beauparlant, Rana Abboot, Marie-Soleil Dénommé, Amin Charif El Masri, Philippe Lord e Fenton Williams
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La donna che canta (Incendies) è un film del 2010 diretto da Denis Villeneuve e tratto dall'opera teatrale Incendies di Wajdi Mouawad. Ha ricevuto la nomination come miglior film straniero ai premi Oscar 2011.

TramaModifica

In Canada i due gemelli Jeanne e Simon ascoltano le ultime volontà della madre Nawal Marwan di origini medio-orientali lette dal notaio Jean Lebel, datore di lavoro e amico di famiglia della madre. La donna chiede ai suoi figli di consegnare due lettere, una per il padre che essi non hanno mai conosciuto e che ritenevano morto in guerra, l'altra per il fratello di cui ignoravano l'esistenza. La volontà di Nawal fa riferimento a una promessa non mantenuta, che le nega una vera lapide e una bara, a meno che Jeanne e Simon non compiono questi atti. Jeanne accetta mentre Simon, che apparentemente ha avuto una relazione più difficile con Nawal, è riluttante a unirsi a Jeanne in questa ricerca.

Jeanne accetta questo compito e si reca in Medio Oriente nel paese di origine della madre (non viene menzionato esplicitamente, ma sono evidenti i riferimenti al Libano) mettendosi sulle tracce del suo passato. Tornando indietro nel tempo, si ricompone piano piano il percorso di Nawal sin da quando era solo una ragazza. La giovane Nawal, una famiglia araba cristiana, ama Wahab, un non cristiano, e questo suscita il disprezzo della sua famiglia: il suo amante viene ucciso, il figlio che partorisce le viene sottratto subito dopo il parto e lei viene cacciata di casa per avere disonorato la sua famiglia.

La sua famiglia uccide Wahab e vorrebbe fare lo stesso anche con Nawal ma sua nonna la risparmia, facendole promettere di lasciare il villaggio dopo la nascita del suo bambino e iniziare una nuova vita nella città immaginaria di Daresh. La nonna tatua la parte posteriore del tallone del bambino e lo manda in un orfanotrofio.

Mentre Nawal è all'università di Daresh, scoppia la guerra civile e torna al suo paese in cerca del figlio a cui non ha mai smesso di pensare, ma trova solo morte e violenza. L'orfanotrofio di suo figlio a Kfar Khout viene distrutto da un militante musulmano, Chamseddine, che trasforma il bambino in un soldato. Nawal decide allora di ripagare la violenza subita ed entra a far parte del gruppo militante cristiano di cui uccide il capo. Catturata, viene rinchiusa in prigione, dove resterà per 15 anni, subendo torture e violenze, e dando anche alla luce il frutto degli stupri subiti da parte del torturatore Abou Tareq.

Dopo aver viaggiato nel paese natale di sua madre, Jeanne scopre gradualmente questo passato e convince Simon ad unirsi a lei. Jeanne visita anche la prigione in cui Nawal è stata rinchiusa senza mai piegarsi alle torture e alle violenze e dove era conosciuta come la donna che canta. Con l'aiuto di Lebel, apprendono che il loro fratello si chiama Nihad e rintracciano Chamseddine.

Arrivano così alla scoperta della tremenda verità: il fratello chiamato Nihad, insieme agli altri bambini dell'orfanotrofio, era stato preso dai guerriglieri e, addestrato alla guerra, era diventato un cecchino. Dopo aver cercato inutilmente di rintracciare la madre, era diventato un fanatico della guerra, ma gli era stata negata la possibilità di diventare un martire. Ritornato a Daresh per combattere, era poi stato imprigionato dai nemici e, addestrato, diventando lo spietato torturatore della prigione, cambiando nome in Abou Tareq. Padre e fratello sono la stessa persona e entrambe le lettere sono indirizzate alla stessa persona. I superiori di Nihad gli avevano dato una nuova vita in Canada dopo la guerra e Nawal aveva scoperto la verità quando anni dopo aveva incontrato in una piscina canadese Abou, vedendo sul suo tallone il tatuaggio che era stato fatto al figlio prima che le venisse portato via. Lo shock di apprendere la verità aveva causato a Nawal un ictus che l'aveva portata alla morte prematura all'età di sessant'anni.

Egli vive in Canada, e Jeanne e Simon possono così tornare a casa e consegnare le due lettere al loro padre e fratello. La prima lettera, rivolta al padre, è piena di disprezzo per le violenze subite; la seconda, rivolta al figlio, è piena di amore. Con la consegna delle lettere, Nawal può ottenere finalmente l'epitaffio e la tomba, che sarà visitata, ultima scena del film, da Nihad.

ContestoModifica

La storia raccontata è ispirata alla vita di Souha Fawaz Bechara e su avvenimenti accaduti durante la guerra civile libanese.[1][2][3]

RiconoscimentiModifica

Premio OscarModifica

NoteModifica

  1. ^ Seeing yourself re-made as fiction, su dailystar.com.lb.
  2. ^ Lebanese civil war explodes screen Incendies, su electronicintifada.net.
  3. ^ Incendies, su hollywoodprogressive.com (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2011).

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN317007498 · LCCN (ENno2016032175
  Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema