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La lattaia di Bordeaux

dipinto di Francisco Goya
La lattaia di Bordeaux
Goya MilkMaid.jpg
AutoreFrancisco Goya
Data1827-1828
Tecnicaolio su tela
Dimensioni174×68 cm
UbicazioneMuseo del Prado, Madrid

La lattaia di Bordeaux (La lechera de Burdeos) è un dipinto a olio su tela (74×68 cm) del pittore spagnolo Francisco Goya, realizzato nel 1827-1828 e conservato al museo del Prado di Madrid.

DescrizioneModifica

Goya, sentendosi a disagio con il nuovo sovrano Ferdinando VII, nel maggio del 1824 decise di autoesiliarsi a Bordeaux, cittadina presso la quale trascorse gli ultimi anni della sua vita in una sorta di serena estraneazione dal mondo. Fu proprio qui che realizzò La lattaia di Bordeaux, tela che - per le varie disuguaglianze con le soluzioni oscure e allucinate delle Pitture Nere, di quattro anni precedenti - ha fatto molto parlare i critici sulla rinascita dell'ormai ottuagenario Goya sotto il cielo francese e sulla sua «conversione» alla vita, a tal punto che l'opera è stata persino definita «il primo quadro impressionista dipinto in terra di Francia».[1]

Malgrado La lattaia di Bordeaux presenti felici vibrazioni luministiche e colori che non si vedevano da decenni sulla tavolozza di Goya, non si può parlare di un'opera impressionista. Nella tela, infatti, non riscontriamo quell'identità materica tra luce e corpi (tipica della poetica impressionista), bensì si può notare che la stessa veste azzurrina della lattaia è contaminata da striature nere e che la donna rivela in realtà una stanchezza contemplativa e sublime, che possiamo immaginare essere affine a quella sperimentata dallo stesso Goya negli anni francesi, gli ultimi della sua vita.[2] Riportiamo di seguito il commento di Silvia Borghesi:

«La lattaia di Bordeaux è il quadro di un vecchio pittore che, posto il cavalletto sulla soglia di casa in un mattino di sole, si decide finalmente a fare il ritratto alla contadina che gli porta il latte tutti i giorni, e nel dipingere la ragazza seduta su un muretto in controluce Goya baratta tutti i suoi neri incubi con una contemplazione carezzevole per lo spettacolo eternamente rinnovantesi della vita»

(Silvia Borghesi[2])

NoteModifica

  1. ^ Borghesi, Rocchi, p. 70.
  2. ^ a b Borghesi, Rocchi, p. 172.

BibliografiaModifica

  • Silvia Borghesi, Giovanna Rocchi, Goya, in I Classici dell'Arte, vol. 5, Rizzoli, 2003.
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