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La leggenda dell'invisibile città di Kitež e della fanciulla Fevronija

«Non contarci per morti, noi siamo vivi:
Kitež non è caduta, si è nascosta»

(Fevronija, atto IV scena II)
La leggenda dell'invisibile città di Kitež e della fanciulla Fevronija
Titolo originaleСказание о невидимом граде Китеже и деве Февронии
Lingua originalerusso
Genereopera drammatica
MusicaNikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov
LibrettoVladimir Ivanovič Bel'skij
Fonti letterarieantiche leggende e cronache russe
Attiquattro
Epoca di composizione1903-04
Prima rappr.7 (20) febbraio 1907
TeatroTeatro Mariinskij,
San Pietroburgo
Personaggi
  • Il Principe Jurij Vsevolodovič (basso)
  • Il Principe Vsevolod Jurjevič, suo figlio (tenore)
  • Fevronija (soprano)
  • Griška Kuter'ma (tenore)
  • Fëdor Pojarok (baritono)
  • Un paggio adolescente (mezzosoprano)
  • Due nobili (tenore, basso)
  • Un Suonatore di gusli (basso)
  • Un Domatore di orsi (tenore)
  • Un Cantore mendicante (baritono)
  • Bedjaj, guerriero tataro (basso)
  • Burundaj, guerriero tataro (basso)
  • Sirin, uccello del paradiso (soprano)
  • Alkonost, uccello del paradiso (contralto)
  • Coro (guerrieri mongoli, guardie del principe, nobili, guerrieri, cavalieri, mendicanti, folla, tatari)

La leggenda dell'invisibile città di Kitež e della fanciulla Fevronija (Skazanije o nevidimom grade Kiteže i deve Fevronij) è un'opera in quattro atti, sei scene ed un epilogo di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov su libretto di Vladimir Ivanovič Bel'skij; viene considerata dalla critica come il Parsifal russo[1], sia per il tema, sia per la composizione wagneriana della struttura orchestrale.

Indice

DescrizioneModifica

 
Ritratto di Rimskij-Korsakov

Il soggetto combina assieme diverse leggende popolari russe, legate all'invasione tatara del 1200, come quella della città di Kitež sommersa dalle acque del lago Svetlojar, e quella della figura di santa Fevronija di Muromsk, con aggiunte e invenzioni personali, come il personaggio del traditore Griška Kuter'ma.

L'opera compone assieme diversi temi fondamentali, che vanno da una visione sostanzialmente pagana e panteistica della natura, dove ogni essere celebra l'esistenza della divinità, alla fede ortodossa vista come l'accettazione della volontà divina, anche nelle sciagure e nelle difficoltà, e infine al tema patriottico della fedeltà nei confronti della propria città e del proprio popolo, tutti aspetti peraltro che vengono perfettamente incarnati dalla stessa figura di Fevronija.

Progettata da Rimskij-Korsakov sin dall'ultimo decennio dell'Ottocento, l'opera venne effettivamente composta solo tra il 1903 ed il 1904, grazie alla collaborazione col librettista Vladimir Bel'skij, profondo conoscitore della letteratura russa medioevale.[2]

La prima mondiale dell'opera si tenne il 7 febbraio 1907 al Teatro Mariinskij, di San Pietroburgo. Gli allestimenti scenici furono progettati da Konstantin Korovin e Apollinarij Vasnecov. L'anno successivo l'opera fu rappresentata per la prima volta al teatro Bol'šoj di Mosca, il 15 febbraio 1908. Le scene furono di Korovin, Klodt e Vasnecov.[3] La prima rappresentazione fuori dalla Russia è tenuta al Gran Teatre del Liceu di Barcellona, 2 gennaio 1926. La prima in Italia è datata 30 dicembre 1933 al teatro alla Scala di Milano.[4]

La protagonista, simbolo del coraggio delle donne russe, divenne sin dalla prima rappresentazione una specie di eroina nazionale, tanto che l'opera rimase praticamente invariata e senza rimaneggiamenti, persino durante il periodo sovietico.

TramaModifica

L'azione ha luogo nell'anno 6751 dalla creazione del mondo, in una località non specificata al di là del Volga.

Atto IModifica

Nella foresta vicino a Kitež la Piccola. Dopo un preludio intitolato Elogio della vita selvaggia, entra in scena Fevronija, una fanciulla che vive nel bosco in compagnia del fratello, in piena simbiosi con tutte le creature della natura: parla con gli uccelli, cura gli animali feriti e conosce tutti i segreti delle piante e degli alberi. Ella incontra il principe Vsevolod, ferito da un orso durante una battuta di caccia. Dopo essere stato curato da lei, il principe si innamora immediatamente della purezza d'animo e della semplice saggezza della ragazza, e le chiede di sposarlo. Richiamato dal corno dei compagni, il principe si allontana promettendole che tornerà per condurla alle nozze, mentre il cacciatore Fëdor Pojarok rivela a Fevronija che il giovane è il figlio di Jurij, principe della città di Kitež la Grande.

Atto IIModifica

Nella città di Kitež la Piccola, sulla riva destra del Volga. Una folla di popolani festanti attende il passaggio del corteo nuziale di Fevronija, ci sono perfino un orso ammaestrato ed un suonatore di gusli, che però profetizza delle sventure. Alcuni borghesi, scontenti della scelta del principe di convolare a nozze con una fanciulla di umili origini, convincono un vecchio mendicante ubriacone, Griška Kuter'ma, ad ingiuriarla e schernirla. Ma, poco dopo l'arrivo del corteo nuziale, irrompe in scena un'orda di guerrieri tatari, mentre la gente terrorizzata grida e fugge. I Tatari saccheggiano il paese e torturano gli abitanti per farsi indicare la strada che porta Kitež la Grande, ma nessuno parla. Questi allora prendono il vecchio Griška Kuter'ma con l'intento di ricavare le informazioni per trovare e conquistare la città, ma rapiscono anche Fevronija, colpiti dalla sua bellezza. Mentre sotto le minacce di tortura Griška è sul punto di tradire il suo popolo, Fevronija temendo ormai il peggio, prega Dio che salvi la città facendola diventare invisibile.

Atto IIIModifica

Scena prima Nella città di Kitež la Grande. La popolazione è riunita nella piazza della città davanti alla cattedrale. Fëdor Pojarok, accecato dai Tatari, narra dei saccheggi perpetrati dai guerrieri e del rapimento della fanciulla. Il principe Jurij in un clima di morte e melanconia prega assieme al popolo la Vergine Maria. Consapevole del momento disperato, Vsevolod organizza un esercito che, sotto il suo comando, tenti un'estrema resistenza contro la venuta dell'invasore. Ma, proprio mentre l'esercito si appresta a partire, avviene il miracolo: le campane iniziano a suonare senza che nessuno le manovri, mentre una luminosa nebbia dorata scende sopra la città. Durante l'intermezzo si narrano le sanguinose vicende della battaglia, accompagnate da canti guerreschi e motivi musicali di derivazione tatara.

Scena seconda Sulle sponde del lago Jar. Griška Kuter'ma tradisce infine la sua gente, e conduce i Tatari sulle rive del lago da cui si dovrebbe vedere la città di Kitež. Ma, giunti sul posto, essi vedono solamente una nebbia dorata, e furiosi legano Griška minacciando di torturarlo. Giunta la notte i guerrieri tatari si ubriacano e spartiscono il bottino conquistato durante la battaglia, dove avevano sbaragliato l'esercito russo e ucciso il principe Vsevolod. Due soltati, Burundaj e Bedjaj, si contendono il possesso di Fevronija; durante la lotta Bedjaj rimane ucciso, poi nell'accampamento tutti si addormentano. Mentre Fevronija piange la morte dell'innamorato, Griška, appeso a un albero, le chiede di liberarlo per poter fuggire; dopo essere stato slegato è tormentato dal rimorso per i suoi atti malvagi e si dirige verso il lago, con l'intenzione di suicidarsi, ma arrivato assiste ad un miracolo: tra i gioiosi e solenni rintocchi delle campane, scorge sulla superficie dell'acqua il riflesso della città scomparsa. Stupito e spaventato, come preso da follia fugge in direzione della foresta, trascinando con sé Fevronija. Gli urli del vecchio svegliano i guerrieri tatari, che si precipitano sulle rive del lago. Alla visione della città fantasma riflessa sulle acque tutti si disperdono terrorizzati.

Atto IVModifica

Scena prima Nella foresta vicino a Kitež la Piccola. Griška e Fevronija rimasti soli vagano per la foresta. Griška, sempre più tormentato, finisce per impazzire e fugge via gridando. Fevronija ritrova un po' di serenità e si assopisce, in quel momento la foresta si trasforma in una specie di paradiso: compaiono magiche luci sugli alberi, si schiudono ovunque bellissimi fiori colorati, uccelli iniziano a cantare meravigliosamente. Un uccello profeta, Alkonost, annuncia alla fanciulla che presto dovrà morire; appare in quel momento il fantasma del principe Vsevolod per condurla nell'invisibile città di Kitež. L'uccello profeta Sirin dice allora a Fevronija che vivrà in eterno. Durante l'intermezzo si dirigono verso la città invisibile, mentre lo spirito della fanciulla si distacca dal corpo.

Scena seconda Nell città invisibile di Kitež. Fevronija è accolta dal principe Jurij e dalla popolazione. La cerimonia nuziale, interrotta durante il secondo atto, può così riprendere. Vsevolod conduce la fanciulla all'altare. Fevronija chiede perdono per Griška Kuter'ma, la cui anima non è però ancora pronta per essere salvata, fa scrivere una lettera piena di speranza da recapitare al vecchio, e si augura che presto potrà anch'egli raggiungerla nell'invisibile città di Kitež.

NoteModifica

  1. ^ Opera (Russian Opera), su britannica.com. URL consultato il 3 maggio 2008.
  2. ^ Rimsky-Korsakoff. My Musical Life.
  3. ^ Театральная Энциклопедия (Theatrical Encyclopedia pubblicato da Sovetskaya Entsiklopediya)
  4. ^ Festival-di-Sant-Efisio, su emigratisardi.com. URL consultato il 3 maggio 2008 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2008).

BibliografiaModifica

  • Rubens Tedeschi, I figli di Boris: l'opera russa da Glinka a Šostakovič , EDT srl, 1990. ISBN 8870630714

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