La locomotiva

canzone di Francesco Guccini
La Locomotiva
ArtistaFrancesco Guccini
Autore/iFrancesco Guccini
GenereMusica d'autore
Edito daEdizioni musicali La voce del padrone
Pubblicazione originale
IncisioneRadici
Data1972
EtichettaEMI Italiana
Durata8 min 17 s

La locomotiva è una canzone di Francesco Guccini compresa nell'album Radici del 1972. È forse la ballata più popolare di Guccini, il quale, da quando è stata composta, abitualmente la propone come ultimo brano di ogni suo concerto, eccetto quelli tenuti negli anni del terrorismo delle Brigate Rosse[senza fonte].

Gli avvenimentiModifica

 
La locomotiva, scultura di Alfonso Gialdini dedicata a Guccini

La canzone, di notevole durata (più di 8 minuti), si riferisce a un fatto realmente accaduto, raccontato con alcuni adattamenti poetici, che ebbe come protagonista il macchinista (fuochista) anarchico Pietro Rigosi. Poco prima delle ore 17 del 20 luglio 1893 Rigosi, che all'epoca aveva 28 anni ed era sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi, si impadronì di una locomotiva sganciata da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico e la diresse alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era notevole, verso la stazione di Bologna. Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario morto, dove la locomotiva si schiantò contro sei carri merci in sosta. L'impatto fu estremamente violento e l'uomo venne sbalzato fuori; gli venne amputata una gamba e rimase sfigurato in viso, ma sopravvisse. Dopo due mesi venne dimesso dall'ospedale ed esonerato dal servizio in ferrovia per motivi di salute (e non licenziato in tronco).

I motivi che spinsero l'uomo a questo folle gesto non sono mai stati del tutto chiariti, ma le sue idee profondamente anarchiche ed il fatto che dopo il ricovero in ospedale Rigosi avrebbe dichiarato: "Che importa morire? Meglio morire che essere legato!" convinsero l'opinione pubblica che si trattasse di un gesto di protesta contro le dure condizioni di vita e di lavoro di quegli anni e contro l'ingiustizia sociale, che si manifestava in ogni situazione, ad esempio nel mondo del trasporto ferroviario (che Rigosi aveva quotidianamente modo di osservare nel suo lavoro), in cui le carrozze di prima classe erano comode e confortevoli, mentre quelle delle classi inferiori erano fatiscenti e scomode. Gran parte dei giornali dell'epoca liquidò la vicenda definendola un puro atto di pazzia.

Guccini colse il significato anarchico del gesto e, immaginando l'uomo come un eroe proletario, riadattò la vicenda per crearne un pezzo importante e significativo per questa determinata corrente di pensiero e fece diventare il personaggio di Rigosi simbolo della lotta di classe.[1]

Guccini ha più volte dichiarato di aver scritto il lungo testo della canzone in circa venti minuti.[2]

Nel 2017 è stata inserita al 71º posto nella classifica delle 250 canzoni italiane più belle.

Nel 2000 lo scultore genovese Alfonso Gialdini ha realizzato una scultura per celebrare La locomotiva. L'opera, realizzata in legno di rovere e marmo, si trova a Genova.[3]

CoverModifica

  • Nel 1996 i Modena City Ramblers hanno reinciso una versione de La locomotiva nell'album La grande famiglia, con la partecipazione dei Gang. Il brano è riarrangiato e si notano due riff strumentali, uno tratto da Transmetropolitan dei Pogues e l'altro da un'aria tradizionale irlandese di origine non nota.
  • Una versione in russo è stata realizzata dal gruppo folk russo The Dartz.
  • Nel 2012 il gruppo spagnolo Baraca Folk ha realizzato una versione de La locomotiva nell'album Rellotges de Sol.

NoteModifica

  1. ^ Marco Liberti, "La locomotiva": Guccini canta il folle gesto di un anarchico - La musica che gira intorno..., su marcoliberti.it. URL consultato il 29 giugno 2015.
  2. ^ "L'amica di Incontro era innamorata, scrissi La locomotiva in venti minuti", su larepubblica.it. URL consultato il 7 febbraio 2016.
  3. ^ Una scultura dedicata a La Locomotiva di Guccini, su francescoguccini.net. URL consultato il 7 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2017).

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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