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La morte e la fanciulla (film)

film del 1994 diretto da Roman Polanski
La morte e la fanciulla
Morteelafanciulla-Polanski.png
Una scena del film
Titolo originaleDeath and the Maiden
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America, Regno Unito, Francia
Anno1994
Durata103 min
Rapporto1,85:1
Generedrammatico, thriller
RegiaRoman Polański
SoggettoAriel Dorfman
SceneggiaturaRafael Yglesias e Ariel Dorfman
ProduttoreThom Mount, Josh Kramer, Bonnie Timmermann (co-produttore), Ariel Dorfman (co-produttore)
Produttore esecutivoJane Barclay, Sharon Harel
Casa di produzioneFine Line Features, Capitol Films, Channel Four Films, Flach Films, Canal+
FotografiaTonino Delli Colli
MontaggioHervé de Luze
MusicheWojciech Kilar
ScenografiaPierre Guffroy
CostumiMilena Canonero
TruccoLinda DeVetta
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La morte e la fanciulla (Death and the Maiden) è un film del 1994 diretto da Roman Polański, tratto dall'omonimo dramma teatrale di Ariel Dorfman.

TramaModifica

In un paese imprecisato dell'America Meridionale, che potrebbe essere l'Argentina o il Cile, dopo la fine della dittatura, Paulina Escobar, moglie di Gerardo, un avvocato facente parte della commissione per le indagini sui crimini avvenuti nel paese a seguito del colpo di Stato, riconosce nel dott. Roberto Miranda la persona che in passato l'ha torturata, causandole traumi da cui non è mai riuscita a riprendersi completamente.

L'uomo, giunto una sera nella loro casa, viene da lei riconosciuto dalla voce e, senza farsi vedere, Paulina ruba la sua macchina e la fa precipitare da una scogliera; rientrata a casa lo trova addormentato sul divano mentre il marito, dopo essersi ubriacato insieme a lui, è andato a letto, ormai abituato ai comportamenti insoliti della moglie. Dopo averlo colpito con il calcio della pistola, lo lega e lo imbavaglia e si fa riconoscere, trovando tra i suoi oggetti la cassetta de La morte e la fanciulla, un'opera di Franz Schubert che l'uomo era solito ascoltare mentre torturava le sue vittime.

Inutilmente il marito cerca di convincere Paulina a liberare Miranda poiché lei è decisa a "processarlo", ossia metterlo di fronte a quanto le ha fatto, tortura e violenza sessuale, e, dopo avergli raccontato ciò che ha subito, induce Gerardo a convincere l'uomo a confessare i suoi crimini di fronte ad una videocamera e, se questo non avverrà, lei lo ucciderà. L'uomo è deciso a non assecondare la donna, professando la sua innocenza mentre l'interrogatorio sembra essere rivolto anche nei confronti del marito, colpevole, secondo la donna, di essere stato con un'altra mentre lei era ufficialmente scomparsa.

Miranda, persuaso da Gerardo a confessare per avere salva la vita, inizia la sua "deposizione" registrata, non sapendo che due agenti di polizia stanno arrivando per vigilare sull'incolumità dell'avvocato ed, a causa di questo, i due sono costretti ad affrettare i tempi ma, mentre Gerardo sembra iniziare a convincersi della veridicità del racconto della moglie, Miranda riesce a liberarsi cercando di scappare ma viene bloccato e nuovamente legato. Paulina lo conduce sul bordo della scogliera ed, una volta raggiunta da Gerardo, ascolta la "vera" confessione dell'uomo, che ammette di essere stato proprio lui ad abusare di lei durante la prigionia, ma, evidentemente incapaci di ucciderlo, i due lo lasciano andare, rivedendolo tempo dopo in un teatro, insieme alla moglie ed ai due figli, durante l'esecuzione de La morte e la fanciulla.

ProduzioneModifica

DistribuzioneModifica

CriticaModifica

«Angosciante, cupo, logorroico e pesante dramma sociale a tre voci che il democratico (a senso unico) Roman Polanski ha tratto da un testo teatrale. Peccato che la lentezza dell'intreccio annacqui la tensione e lo smodato livore, condito di esasperanti comizi, affoghi gli intenti più nobili. Manca solo un cartello: a morte Pinochet.»

( Massimo Bertarelli, Il Giornale, 7 marzo 2003.[1])

«Il film, tratto dal dramma a tre personaggi del cileno Ariel Dorfman, si trasforma nelle mani di Polanski in un miracoloso esercizio di cinema della crudeltà, condotto da una macchina da presa che non impone mai la sua presenza, ma segue i volti, si avvicina, indaga, si allontana su campi lunghi che inquadrano i personaggi in un perfetto equilibrio di proporzioni. Grande gioco dei tre interpreti. Stuart Wilson tiene testa ai due mostri sacri con una parte in sottotono.»

(FilmTv.it[2])

«Non si esce quasi mai all'aperto nel film di Roman Polanski La morte e la fanciulla. Una casa isolata in riva all'Oceano, una notte di tempesta, tre personaggi - una donna e due uomini - tagliati fuori dal resto del mondo [...] le storie individuali di Paulina (Sigourney Weaver), di suo marito Gerardo (Stuart Wilson) e del dottor Miranda (Ben Kingsley) sono legate in modo indissolubile ai tragici avvenimenti del passato che hanno segnato il loro destino.»

( Luigi Paini, Il Sole 24 ORE.[3])

NoteModifica

  1. ^ La morte e la fanciulla, su Cinedatabase, Rivista del cinematografo. URL consultato il 25 ottobre 2018.
  2. ^ La morte e la fanciulla, su FilmTv.it, Arnoldo Mondadori Editore. URL consultato il 25 ottobre 2018.
  3. ^ Rassegna stampa La morte e la fanciulla, su MYmovies.it, Mo-Net Srl.. URL consultato il 25 ottobre 2018.

Collegamenti esterniModifica

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