La piccola parrocchia

film del 1923 diretto da Mario Almirante
La piccola parrocchia
Paese di produzioneItalia
Anno1923
Durata2176 m (79 min circa)
Dati tecniciB/N
film muto
Generedrammatico, religioso
RegiaMario Almirante
SoggettoAlphonse Daudet
SceneggiaturaMario Almirante e Mario Gheduzzi
Casa di produzioneAlba Film
Distribuzione in italianoSASP
FotografiaUbaldo Arata
ScenografiaMario Gheduzzi
Interpreti e personaggi

La piccola parrocchia è un film del 1923 diretto da Mario Almirante.

TramaModifica

La giovane trovatella Lidia è diventata moglie di un ricco, ma imbelle, nobile. Con loro vive la madre di lui, una austera signora di un villaggio sperduto tra i monti, che non dimentica di ricordare a Lidia la sua umile nascita. I continui rimproveri della suocera e la passativa del marito spingono Lidia alla ribellione. Lo tradisce e fugge lontano con un libertino del paese, credendo di trovare una nuova felicità. La suocera, colta dal pentimento, una sera, uscendo dalla piccola e umile parrocchia del paese, decide di ritrovare Lidia per ricondurla dal marito. Nel frattempo però, il giovane libertino, ritornato in paese, viene ritrovato ucciso in aperta campagna. I sospetti si indirizzano subito verso la possibile vendetta del marito tradito...

ProduzioneModifica

Tratto dal romanzo La petite Paroisse (1895) di Alphonse Daudet, il film ottenne il visto censura n. 17822 il 28 febbraio 1923.
Una versione restaurata di 78 minuti è stata presentata al festival cinematografico Il cinema ritrovato del 2008[1].

CriticaModifica

 
Flano cinematografico su una rivista dell'epoca

Elle. Gi. in La vita cinematografica del 15 aprile 1923: « Uno di quei romanzi profondamente umani, finemente psicologici, della miglior scuola francese, dove l'azione non è inventata per raccontare piacevolmente un fatto, ma per poter legare e permettere uno studio acuto di caratteri, per sviscerare il cozzo di passioni che da tali caratteri derivano [...]. Nella forzata sintesi psicologica del cinematografo, dove tutta l'esplicazione di un carattere si riduce a qualche dozzina di parole nelle didascalie, la maggior parte dei pregi del romanzo se ne va perduta irremissibilmente, e non rimane che l'azione, molte volte di per sé scialba e banale, o illogica, quale appare dallo scarno riassunto delle premesse che portano alla conclusione [...]. La piccola parrocchia risente di questo squilibrio profondo tra romanzo e film, di questa... antitesi, per cui, come trama, il film vale... per quello che vale, mentre il romanzo è tra i migliori della letteratura francese contemporanea [...]. Con tutto ciò noi non vogliamo affatto diminuire i meriti di Mario Almirante: neppure lui può sbattere la testa al muro, colla illusione di spaccare i mattoni. Ammessa la scelta del soggetto, diremo che, anzi, difficilmente avrebbe potuto fare di più e di meglio [...]. Di Italia Almirante Manzini [...], da un lato riconosciamo in lei la linea di una buona attrice, la signorilità del gesto, la padronanza della scena, un fascino, anche, tutto speciale che da lei emana e dai suoi occhi metallici e penetranti [...]; dal lato opposto ci lascia freddi e perplessi. Ella ama l'enigma, la sfinge: e le donne sfingee, le donne fatali appartengono ad un genere letterario ormai sorpassato. E non adatta sé al personaggio, ma foggia il personaggio a propria immagine e somiglianza [...].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano - I film degli anni Venti / 1923-1931, Edizioni Bianco e Nero, Roma 1981.

Collegamenti esterniModifica

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