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La rivincita di Yanez

romanzo scritto da Emilio Salgari
La rivincita di Yanez
AutoreEmilio Salgari
1ª ed. originale1913
Genereromanzo
Sottogenereavventura
Lingua originaleitaliano

La rivincita di Yanez è un romanzo di avventura di Emilio Salgari, pubblicato nel 1913. Ambientato in Assam intorno al 1880.

TramaModifica

Yanez si è rifugiato nelle immense fogne della città insieme con una ventina di uomini, e lì attende l'arrivo di Sandokan. Quest'ultimo arriva dalla Malesia con cento dayaki e malesi, a cavallo, formidabili, e quattro elefanti, su ognuno dei quali è posta una mitragliatrice. Ma sono molto pochi rispetto ai ventimila uomini del Rajah, anche se questi ultimi sono solo banditi e bramini, senza coraggio, che fuggono alla prima scarica. La Tigre della Malesia giunge felicemente da Yanez, ma nelle cloache non c'è cibo per elefanti e cavalli, che iniziano a patire la fame. Nel frattempo tutti hanno conosciuto Wan Horn, che insieme ad un bramino di Sindhia, l'ex-rajah, ma amico di Yanez, libera i suoi microbi dell'accampamento nemico. Yanez, Kammamuri e dodici sikkari partono per vedere se ci sono luoghi in cui sia possibile raccogliere piante senza essere scorti dai nemici. Riescono a trovare una fattoria ancora intera, risparmiata dal fuoco che ha distrutto tutta la capitale. Vi sono molte piante e il piccolo drappello ha finito una prima raccolta quando si accorge che i nemici stanno circondando la piccola magione. Inviano così due uomini a chiamare la Tigre.

Sandokan subito accorre, libera gli assediati e fugge su una collinetta insieme a Yanez. Da qui invia il Rajaputo e Kammamuri sulle montagne di Sadhja, per incitare i montanari a arrivare presto. I due partono, ma si scoprono inseguiti da una ventina di cavalieri nemici. Dopo essersi arroccati su un albero, ucciso dei serpenti che li assediavano, sfuggiti ad una nuvola di miasmi tossici sprigionati dai nemici, ed elusi questi ultimi, riescono a ripartire. Trovano una striscia di jungla, aperta da una carica di grossi animali, ed essendo una via sgombra di pericoli, decidono di percorrerla. Ma vengono scoperti da un rinoceronte e fuggono alla cieca. Sfortunatamente finiscono in una trappola per animali. Muore il rinoceronte e i cavalli, ma non muoiono i nostri. All'improvviso il maharatto sente una carrozza arrivare ed intuisce che si tratta della posta indiana. Spara un colpo di pistola e la carrozza s'arresta. Il conducente, per ringraziarli, li fa salire. La minuscola compagnia si rimette in viaggio, ma viene sorpresa da due tigri, che sbranano il conducente.

Kammamuri ed il rajaputo fuggono sui cavalli e tornano indietro, per paura che lo strappo nella jungla li porti fuori strada. Evitano per un pelo la trappola e tornano nella prateria, dove sono visti dai banditi nemici. Continuano a fuggire ed arrivano in una pagoda, dove un vecchio gurù, che un tempo aveva subito fisicamente le pazzie del Rajah, gli offre ospitalità. Purtroppo i due vengono scoperti e depredati dalle armi. Il Rajah, giunto per l'occasione, decide poi di farli legare ad un albero nella Jungla, in attesa che qualche tigre li sbranasse. Ma il bramino fedele a Yanez, li libera. I tre, essendo stato legato anche il gurù, scoprono che l'albero era stato scavato da un leopardo, ed aveva al suo interno un rifugio. Vi entrano. Sfortunatamente i banditi ritornano per controllare i morti e non trovandoli, hanno l'idea di bruciare l'albero. Al gurù riviene però in mente l'esistenza di un passaggio che conduceva nel bel mezzo della Jungla. I tre lo trovano e vi addentrano, arrivando nel bel mezzo della jungla. Ma sono ancora inseguiti e dopo varie peripezie arrivano ad un fiume. Costruiscono una zattera e ridiscendono il corso d'acqua. Arrivano infine ad una torre mongola, dove si rifugiano. Ma vengono assediati dai venti cavalieri di Sindhia.

Fortunatamente giungono in loro soccorso i quindicimila cavalieri-montanari. Con essi ritornano alla collinetta dove Yanez e Sandokan si erano rifugiati. Qui intanto, da molti giorni si combatteva furiosamente ma i banditi avevano la peggio. Con l'arrivo dei montanari la vittoria di Yanez e la sua rivincita è segnata. Purtroppo, il Rajah Sindhia si suicida, ma per il momento, in questo modo, non ci saranno più pericoli. Il romanzo e la saga si concludono con l'addio dei due fratelli.

PersonaggiModifica

ProtagonistiModifica

  • Yanez de Gomera: Portoghese salvato dalla Tigre della Malesia, ovvero il famoso e famigerato Sandokan, è il rajah dell'Assam, semispodestato dell'ex rajah. Nella storia non compare largamente, se non in buona parte dell'inizio del libro e nell'ultimo capitolo. Sarà in questo libro che riconquisterà il suo impero, che si va sgretolando da tre romanzi.
  • Sandokan: Soprannominato Tigre della Malesia, è un personaggio semi-secondario in questo libro dell'immensa saga. Arriverà in aiuto di Yanez nei primi capitoli, e con le sue mitragliatrici metterà in fuga gli uomini del Rajah fino all'arrivo dei montanari di Sadhja, fedeli al portoghese.
  • Rajaputo: è una delle guardie élite del Rajah bianco, l'unica rimastagli fedele, dopo la corruzione degli altri mille rajaputi. È un enorme uomo, fortissimo.
  • Kammamuri: È un maharatto conosciuto dal pirata nei primi libri della saga, durante la lotta contro i thugs indiani. Sarà inviato da Yanez a chiedere aiuto ai montanari di Sadhja, mentre lui cerca di impedire l'assalto dei nemici. Amico del Rajaputo.

AltriModifica

  • Tremal-naik: Padrone di Kammamuri, si è stranamente separato da lui per assistere Yanez nella difesa suprema. Non svolge azioni importanti all'interno della storia.
  • Gurù: Sacerdote incontrato dal Maharatto e dal Rajaputo, durante la fuga verso nord. Li guiderà nel territorio attinente alla sua pagoda fino all'arrivo dei montanari.
  • Wan Horn: Dottore olandese scovato da Sandokan. Coltiva i bacilli del colera e li libererà nell'accampamento nemico, facendo numerose vittime.

EdizioniModifica

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