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La tragedia di un uomo ridicolo

film del 1981 diretto da Bernardo Bertolucci
La tragedia di un uomo ridicolo
La tragedia di un uomo ridicolo (film 1981).JPG
Laura Morante e Anouk Aimée
Titolo originaleLa tragedia di un uomo ridicolo
Paese di produzioneItalia
Anno1981
Durata120 min
Generedrammatico
RegiaBernardo Bertolucci
SoggettoBernardo Bertolucci
SceneggiaturaBernardo Bertolucci
ProduttoreGiovanni Bertolucci
FotografiaCarlo Di Palma
MontaggioGabriella Cristiani
MusicheEnnio Morricone
Interpreti e personaggi

La tragedia di un uomo ridicolo è un film del 1981, diretto da Bernardo Bertolucci.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 1981, è valso a Ugo Tognazzi il premio per la migliore interpretazione maschile:[1] rappresenta l'apice del suo successo di critica, negli stessi anni in cui aveva raggiunto anche quello di pubblico con le fortunate trilogie di Amici miei e Il vizietto.

Indice

TramaModifica

Primo Spaggiari è un piccolo industriale caseario parmense. È di origine contadina e non è andato oltre le elementari. Si è fatto col suo lavoro. Sua moglie Barbara, invece, è una donna raffinata di origine francese. Un giorno loro figlio Giovanni viene rapito e sequestrato da un gruppo di terroristi e Primo deve raggranellare un miliardo per il riscatto. Intanto il caseificio di cui è proprietario è colpito da una grave crisi economica. Nella vicenda intervengono una giovane operaia, Laura, fidanzata di Giovanni, e un prete operaio, Adelfo, che sanno molto sul rapimento. Da loro l'industriale viene a sapere che suo figlio è morto. Primo però continua a raccogliere i soldi, aiutato in questo dalla moglie, per salvare la sua seconda creatura: il caseificio, sull'orlo del fallimento. Seguendo le indicazioni di una lettera falsa, scritta dalla fidanzata di Giovanni, la coppia deposita il miliardo nel luogo indicato. La ricomparsa improvvisa di Giovanni fa sì che il miliardo alla fine venga investito proprio nel caseificio, trasformato in cooperativa, sotto il controllo degli operai.

ProduzioneModifica

RipreseModifica

Le riprese si svolsero tutte a Parma e nella sua provincia, ad eccezione degli esterni del caseificio e dell'allevamento suinicolo che vennero realizzati in provincia di Cremona presso la Latteria Sociale di Piadena.[2] Fra le vedute del film spiccano quelle delle colline parmensi e del Castello di Torrechiara.

CriticaModifica

«... fotografato da un bravissimo e luminoso Carlo Di Palma... amara (e a momenti confusa) riflessione sul rapporto tra padri e figli... lucida rappresentazione della borghesia italiana che cerca di barcamenarsi tra le incertezze di quegli anni.»

(Paolo Mereghetti[3])

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ (EN) Awards 1981, festival-cannes.fr. URL consultato il 21 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2013).
  2. ^ Super User, Pupi Avati, Tognazzi e il Cremonese - Cinema e Turismo, su www.cinemaeturismo.it. URL consultato il 27 novembre 2018.
  3. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film 1996, Milano, Baldini&Castoldi, 1995, ISBN 978-8-88-598799-9.

Collegamenti esterniModifica

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