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Area naturale protetta di interesse locale Lago di Porta
Tipo di areaArea naturale protetta di interesse locale
Codice EUAPEUAP0999
StatiItalia Italia
RegioniToscana Toscana
ProvinceMassa-Carrara Massa-Carrara
Superficie a terra82,00 ha
Provvedimenti istitutiviD.C.C. 5, 23.01.98 - D.C.C. 92, 29.09.98
GestoreComune di Montignoso
Mappa di localizzazione

Coordinate: 43°59′30.54″N 10°10′02.3″E / 43.991817°N 10.167305°E43.991817; 10.167305

Area naturale protetta di interesse locale Lago e Rupi di Porta
Tipo di areaArea naturale protetta di interesse locale
Codice EUAPEUAP1066
StatiItalia Italia
RegioniToscana Toscana
ProvinceMassa-Carrara Massa-Carrara
Lucca Lucca
Superficie a terra77 ha
Provvedimenti istitutiviD.C.C. 120, 21.12.98
GestoreComune di Pietrasanta
Mappa di localizzazione

Il lago di Porta è un lago della Toscana.

Su di esso insistono due aree protette:

Indice

Area naturale protetta di interesse locale Lago di PortaModifica

L'area naturale protetta di interesse locale Lago di Porta è un'area naturale protetta della regione Toscana istituita nel 1998. Occupa una superficie di 82 ha.[1]

Area naturale protetta di interesse locale Lago e Rupi di PortaModifica

L'area naturale protetta di interesse locale Lago e Rupi di Porta è un'area naturale protetta di 77 ha istituita nel 1996. [1]

IdrografiaModifica

Il suo apporto idrico è garantito da sorgenti ai piedi delle colline: una di queste si trova in prossimità della Torre Medicea di Porta Beltrame e la sua temperatura è costante e di circa 17 °C. La Fossa Fiorentina (immissario del Lago di Porta) raccoglie le acque delle sorgenti e di due piccoli canali (il Rio di Pettinaiola e il Canal Ginesi) e il suo emissario è un piccolo fosso che confluisce nel Torrente Montignoso, poco prima che quest'ultimo si getti nel fiume Versilia.[2]

StoriaModifica

Il territorio del Lago di Porta nel periodo RomanoModifica

Durante la dominazione romana nella zona passava l'antica via Aurelia (esiste ancora una via, detta Stradavecchia romana, che è probabilmente l'antica aurelia) e faceva parte del territorio della colonia di Luni; nella zona tra Montiscendi e il Lago di Porta veniva utilizzato il sistema di centuriazione.[3]

Il lago di Porta nel Medioevo: le prime notizie sul lagoModifica

Inizialmente era un sistema di stagni e paludi (anche costieri). Le prime notizie sul lago di Porta si ebbero in un documento storico del 1244 che citava questioni di confine tra i Nobili di Corvaia e Montignoso. Il primo atto che citava il lago di Porta fu nel 1329, quando fu concesso in feudo a Perotto dello Strego.[4]

Fu detto lago di Porta Beltrame perché già da secoli (precisamente dal 1055) si aveva notizia di una porta lungo la via Francigena, che aveva funzioni di dogana. In epoca medievale nei pressi del lago lungo la via Francigena sorsero anche la chiesa di Santa Maria di Porta e un'osteria, dove i viandanti potevano trovare ristoro. Fin dal '300 il lago di Porta viene ricordato per la ricchezza di pesce e per via dei "prata" (destinati al pascolo), "pagliareti" e "campi" presenti intorno alle sue rive;[5] gli abitanti di Montignoso però potevano usare solo i terreni, perché non avevano il diritto di pesca.

Il pesce pescato nel lago di Porta era ben venduto a Lucca: secondo una citazione di Giovanni Sforza del 1867, nel 1391 il pesce del lago di Porta veniva pagato tre soldi e sei denari. Nel 1405 il lago di Porta passò tutto a Pietrasanta a causa della sentenza di Paolo Guinigi e nel 1406 gli eredi di Perotto a causa dei debiti cedettero il diritto di pesca ai propri debitori, i quali poi lo cedettero all'ospedale della Misericordia di Lucca per 2400 scudi d'oro.[senza fonte]

Il Cinquecento, il Seicento e il Settecento: problemi tra fiumi e inondazioniModifica

Nel 1513 il lago passò ai Fiorentini insieme a Pietrasanta. Nel '500 il lago di Porta veniva sfruttato sia per la pesca e sia come porto naturale per le piccole imbarcazioni attraverso la foce a mare; ma il fiume Versilia e il torrente Pannosa crearono problemi alla popolazione intorno al lago di Porta con continue inondazioni e nel 1548 si arrivò quasi a scontri tra le comunità di Montignoso e Pietrasanta per accaparrarsi delle nuove terre a causa dell'arretramento del lago provocato dalle inondazioni del Pannosa; una sentenza del 1550 ristabilì i confini come nel 1244 e nel 1405. Nel 1569 venne completato un canale largo sette metri che, passando per Querceta, scaricava una parte dell'acqua del Versilia nel Lago di Porta, quando questo fiume era in piena. Nel 1592, dopo continue richieste degli abitanti di Seravezza, Montignoso e Pietrasanta di poter pescare nel lago, solo ai pietrasantini venne concesso di pescare con la canna nel lago di Porta. Nel 1593 il Pannosa riuscì ad immettersi nel lago di Porta, dopo numerose inondazioni e devastazioni, creandosi un nuovo letto.

Nel 1599 infine venne emanata una convenzione nota come "composizione dei falaschi" in cui si stabilivano i territori che dovevano essere sfruttati dalle comunità di Montignoso e Massa: ai montingosini la zona più prossima alla foce, ai massesi la zona del Campaccio. Questa convenzione durava cinque anni, ma era così soddisfacente che fu mantenuta fino al 1798.

Nel Seicento vennero avviate opere di bonifica per ottenere terreni da destinare alle coltivazioni di grano, perché Pietrasanta ne aveva bisogno e per via della malaria. Il fiume Versilia poi, nonostante fosse stato fatto quel canale nel 1569, continuava ad allagare la pianura e allora il Consiglio generale di Pietrasanta decise nel 1655 di fare incanalare il Versilia nel lago. Ci furono così due risvolti, uno negativo e uno positivo: da una parte i sedimenti avrebbero cominciato a colmare il lago, dall'altra si sarebbero stati nuovi terreni da coltivare.

Si riuscì anche a riportare il Pannosa nel suo corso originario, dopo un primo tentativo non riuscito perché la comunità di Montignoso non avrebbe potuto sostenere le spese. Spesso però riusciva dagli argini. Nel 1681 Pietrasanta riuscì a riprendersi il diritto di pesca dall'ospedale della Misericordia di Lucca per 150 anni, con il consenso della Repubblica di Lucca.

Anche agli abitanti di Montignoso fu concesso di pescare nel 1688 nel lago dalla loro riva. Da qui in poi così furono numerosi i casi di pesca di frodo dalla parte di Pietrasanta nelle zone più pescose.

Nel 1704 vennero completate le opere di bonifica della piana di Pietrasanta e di deviazione del Versilia nel lago di Porta. Ma dall'altra parte, il Pannosa creava molti problemi, come già detto, e la Repubblica di Lucca si interessava poco all'argomento, facendo solo opere di manutenzione.

L'OttocentoModifica

Tra il 1808 e 1812, per eliminare la piaga della malaria, vennero costruite delle cateratte a Cinquale e avviate delle opere di bonifica da parte di Elisa Bonaparte Baciocchi[6]: dopo questi interventi la malaria scomparve e la popolazione intorno al lago aumentò. La malaria si ripresentò quando nel 1838 furono avviate vicino al lago di Porta delle coltivazioni di riso. Nel 1844 fu stipulato un trattato che sanciva la spartizione della zona tra il Ducato di Modena, il Ducato di Lucca e il Granducato di Toscana: al Ducato di Modena spettarono Montignoso, il lago con una zona intorno e il Fortino del Cinquale, dove il duca voleva costruirci un porto. Nel 1847 entrò in vigore il trattato, in cui era inclusa anche una clausola che vietava la coltivazione del riso. Dopo 12 anni il territorio di Montignoso fu annesso al Regno d'Italia.[6]

La seconda guerra mondialeModifica

Il territorio di Montignoso fu gravemente colpito a causa della seconda guerra mondiale, proprio perché di lì passava la Linea Gotica e qualche danno colpì anche le strutture di contenimento e di instradamento delle acque verso il mare .[7]

Il dopo guerra

Nell'immediato dopoguerra ripresero alcuni lavori di bonifica in zona Renella di Montignoso e che erano stati già iniziati e quasi finiti nel primo decennio fascista con l'intento di consegnare nuove terre coltivabili ai contadini tesserati del partito; alcuni residenti più anziani che non ottennero la terra ricordano che "se non avevi la tessera fascista le terre non te le davano".[senza fonte]

Furono fatti anche alcuni lavori per l'acquedotto pubblico.

Successivamente la progenie di questi contadini, ex tesserati fascisti, approfittò di un periodo di relativa debolezza delle istituzioni locali per costruire abitazioni abusive che furono successivamente condonate nel periodo a guida socialista, questo perché la speculazione edilizia era estremamente più redditizia della coltivazione nei campi.

Quando il problema delle inondazioni si presentò fortissimo negli anni 1980-90 e le ultime zone bonificate negli anni 20 vennero allagate a causa dell'incuria cinquantennale in cui versavano le oramai obsolete strutture di realizzazione fascista, cosicché le abitazioni civili costruite abusivamente laddove non dovevano esserci, furono pienamente allagate finanche con 2 metri di acqua per almeno un paio di volte, la popolazione locale subì grossi disagi abitativi ed economici tantoché alcuni residenti di via del lago ricordano che "dovevamo uscire di casa col canotto gonfiabile e il salvagente" e altri di via del bravin "avevamo il fango che ci copriva i mobili della sala" ; i danni si estesero anche alle zone bonifcate nel 1812 finanche agli abitanti delle case UNRAA che ricordano " per fortuna che hanno rotto il muro perimetrale dell'aeroporto e allagato l'aeroporto per svuotarci rapidamente il primo piano delle case".

L'ultima volta fu talmente dannosa che la politica locale decise di rammodernare e ampliare le strutture oramai obsolete e chiese ed ottenne la piena disponibilità dalle autorità centrali per rinforzare gli argini e pulire il fondo dei fossi artificiali paralleli al fiume Versilia e anche per sotituire le cateratte con altre molto più efficienti.

I residenti ricordano che le calamità arrivarono da entrambi i lati del fiume Versilia anche se l'ultima volta, quella del 1996, che colpì maggiormente il lato della provincia lucchese, non fu direttamente un problema di bonifica sbagliata e neppure di incuria, fu proprio una calamità naturale imprevedibile cioè la frana di una grossa fetta di monte con tanta fanghiglia che confluì nel fiume Versilia tramite i suoi affluenti Serra e Vezza e ci furono anche dei morti.

Sul lato lucchese a sud della località "centoquindici" fu fatta anche una pista per gli amanti di motocross.

Dal 2000 ad oggi

Oramai la zona è sufficientemente bonificata e la politica locale ha deciso di trasformare la zona bonificata e piena di abitazioni ex abusive in zona in parte residenziale (nuovi permessi edilizi e case popolari perlopiù per extracomunitari) e in parte zona per lo sviluppo dell'artigianato.

Riguardo alla zona ancora acquitrinosa si è deciso di contornarla di una strada sterrata adiacente gli argini adibita per utilizzo ludico (passeggiate e altro).

L'istituzione dell'Area Naturale Protetta di Interesse Locale (A.N.P.I.L.) "LAGO DI PORTA"Modifica

Nel 1998 i comuni di Montignoso e Pietrasanta istituirono l'Area Naturale Protetta di Interesse Locale (A.N.P.I.L.) "LAGO DI PORTA", delimitandone i confini e istituendo anche un comitato di gestione formato da rappresentanti dei comuni di Pietrasanta e Montignoso, della Provincia di Lucca, della Provincia di Massa-Carrara e delle associazioni ambientaliste. Dal 1998 al 2012 la presidenza era stata affidata a Montignoso, dal 2012 è affidata a Pietrasanta.[8]

FaunaModifica

Nell'area naturale protetta vivono molte specie dell'ambiente palustre. In autunno e in inverno vivono nell'area il cormorano, l'alzavola, lo spioncello, lo storno e il tarabuso. In primavera e in estate sono presenti nell'area anche la rondine, il balestruccio, lo stiaccino, il tarabusino, l'airone rosso, la nitticora, il cannareccione, la cannaiola comune, il gruccione, la sgarza ciuffetto, la salciaiolae la cannaiola. Sono di passo il mestolone, la marzaiola e la cutrettola. Sono presenti tutto l'anno il germano reale, l'airone cenerino, la folaga, il tuffetto, il porciglione, la gallinella d'acqua, l'usignolo di fiume, il martin pescatore, saltimpalo, il pendolino, , il falco di palude (nidificante con una coppia), la garzetta, l'airone guardabuoi, il forapaglie castagnolo, la tortora dal collare orientale, il gheppio e il colombaccio. Nel bosco sono presenti l'usignolo, il fringuello, la cinciallegra, il pigliamosche, il picchio rosso maggiore, la gazza, la cornacchia grigia, il picchio muratore, il torcicollo. Sono nidificanti il tarabusino, l'airone rosso, l'airone cenerino, la nitticora, la sgarza ciuffetto creando una piccola ma importante garzaia.[9]

Pesci: nel lago vivono il luccio, l'alborella, il cavedano e la carpa.

Rettili: sono presenti nell'area la biscia d'acqua, la testuggine palustre e il ramarro.

Anfibi: vivono nell'area umida la rana verde, la raganella e il tritone crestato.

Mammiferi: vive nell'area anche la nutria.

Insetti: nell'area vive la Lycaena Dispar, rara farfalla, e durante la primavera e l'estate si possono vedere molte libellule.[9][10]

FloraModifica

Nell'area umida sono presenti il salice bianco, il pioppo bianco, la betulla, il biancospino, l'iris giallo, l'angelica silvestre, il sambuco, la sanguinella, il rovo, i carici, i giunchi e la cannuccia d'acqua.[9][10] Inoltre nell'area umida si distinguono zone boscate (il bosco di recente formazione attorno al canneto e all'alveo lacustre ricorda l'ambiente originario della pianura della Versilia storica, caratterizzata da paludi, stagni e dune) e zone paludose (a sua volta divise in fragmiteti e cariceti). Vi sono anche molte varietà di piante lungo e dentro i fossi del Lago di Porta: in particolare vi sono diverse piante acquatiche galleggianti nella Fossa Fiorentina, dove abbiamo l'erba paperina, l'erba gamberaia, la zannichellia e il ceratofillo. Sulle sponde di questo fosso abbiamo la soldinella d'acqua. Presenti anche l'orchidea acquatica e l'orchidea palustre: le orchidee in dialetto locale vengono chiamate "caprette".

NoteModifica

  1. ^ a b Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette - 5º Aggiornamento 2003 Archiviato il 4 giugno 2015 in Wikiwix..
  2. ^ Sito IT51260101 - SIRA Conoscenza Ambientale in Toscana - Arpat, sira.arpat.toscana.it, 28 febbraio 2005. URL consultato il 18 novembre 2013.
  3. ^ Fattoria Romana di Montiscendi, luccaterre.it. URL consultato il 2 dicembre 2013.
  4. ^ Giancarlo Macchi, Vincenza La Carrubba, Scheda sito, su www.archeogr.unisi.it. URL consultato il 22 dicembre 2017 (archiviato dall'url originale il 10 giugno 2006).
  5. ^ Area protetta Lago e rupi di Porta, pietrasanta.lu.it. URL consultato il 23 dicembre 2012.
  6. ^ a b Montignoso, massacarrara-live.it. URL consultato l'11 settembre 2013.
  7. ^ Cenni storici, comune.montignoso.ms.it. URL consultato l'11 settembre 2013.
  8. ^ LA PRESIDENZA DELL’ANPIL PER IL LAGO DI PORTA PASSA A PIETRASANTA, versiliatoday.it, 18 ottobre 2012. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  9. ^ a b c Lago di Porta, Comune di Montignoso. URL consultato il 21 gennaio 2012.
  10. ^ a b Area Naturale Protetta di Interesse Locale Lago di Porta, agraria.org. URL consultato il 29 gennaio 2012.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica