Apri il menu principale
Lago di Scandarello
LagoDiScandarello.jpg
Lago di Scandarello
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Rieti Rieti
Comune Amatrice-Stemma.png Amatrice
Coordinate 42°38′27.78″N 13°16′10.42″E / 42.64105°N 13.26956°E42.64105; 13.26956Coordinate: 42°38′27.78″N 13°16′10.42″E / 42.64105°N 13.26956°E42.64105; 13.26956
Altitudine 868 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie km²
Lunghezza km
Profondità massima 41 m
Volume 0,012 km³
Idrografia
Origine artificiale
Immissari principali Torrente Scandarello
Emissari principali Torrente Scandarello
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Scandarello
Lago di Scandarello

Il lago di Scandarello è un lago artificiale, formato dallo sbarramento della diga costruita lungo il corso del torrente Scandarello, affluente del Tronto, circondato dalle vette occidentali dei Monti della Laga, nel territorio del comune di Amatrice, nell'Alto Lazio.

La diga, costruita nel 1924, è alta 55 m e forma il terzo lago artificiale della Provincia di Rieti, con una lunghezza di 3 km ed una superficie di circa 1 km² ed una profondità di 41 m. Le sue acque alimentano la Centrale idroelettrica di Scandarello, la prima di quelle costruite lungo la Valle del Tronto e risultano ricche di pesci, che lo rendono una meta per gli appassionati di pesca.

Indice

1944: il salvataggio della DigaModifica

Nel 1944 la diga rischiò di saltare in aria dopo essere stata minata dalle truppe naziste. Lungo la valle del Tronto vivevano migliaia di persone e molte località, tra cui Ascoli Piceno, sarebbero state colpite dall'onda di piena, che avrebbe coperto la ritirata dell'esercito tedesco.

Fortunatamente, 27 partigiani[1], in gran parte cittadini amatriciani, riuscirono a sventare l'attentato. Tra loro anche una donna, Marianna Valentini, che diede l'allarme dopo aver raccolto un biglietto del capo guardiano della diga, Giovanni Blasi, tenuto prigioniero. Il carabiniere Alfredo Muzi avvertì il comando e fu così organizzata una squadra diretta dal Maresciallo Pasquale Di Sabbato. Nel frattempo, Blasi, liberatosi e temendo il peggio, cominciò a svuotare il bacino del lago[2].

Il 17 giugno 1944 Alfredo Muzi, Mario Marri[3], Francesco Pellicciari e gli altri sminatori disinnescarono gli esplosivi nelle gallerie della diga e per questo furono decorati con la Medaglia d'argento al Valor militare[4].

Vennero impiegati ben 56 quintali di esplosivo e perciò si rese necessario ricorrere all'aiuto di alcuni bambini.

Dal 19 giugno 1994, una lapide di marmo posta all'entrata del lato nord della diga ricorda il coraggio dei partigiani.

I 27 partigianiModifica

  • Blasi Giovanni
     
    Targa in marmo posta sulla diga
  • Bonamici Antonio
  • Bonamici Giuseppe
  • Bucci Giovanni
  • Bulzoni Antonio
  • Buffa Luigi
  • Cicchelli Tommaso
  • D'Annibale Nunzio
  • Di Luzio Leo
  • Di Sabbato Pasquale
  • Fontanella Luigi
  • Gabrieli Francesco
  • Laurenti Mario
  • Marri Mario
  • Mezzetti Mimino
  • Muzi Alfredo
  • Muzi Antonio
  • Pellicciari Francesco
  • Pensa Giuseppe
  • Piccionetti Arturo
  • Perilli Angelo
  • Perilli Sante
  • Sorrentino Pasquale
  • Serafini Luigi
  • Serafini Silvio
  • Valentini Marianna
  • Zenobi Paolo

L'ambiente naturaleModifica

La vegetazione ripariale è molto povera a causa delle continue variazioni del livello. Le pendici sono coperte da boschi di latifoglie.

La fauna ittica è prevalentemente composta da ciprinidi tra cui spicca la presenza di carpe sia regine che a specchio e tinche.

L'invaso è ricco di persici reali, persici trota, persici sole, anguille, lucci italici, siluri ed altre specie quali scardole, carassi e alborelle.

NoteModifica

  1. ^ Breve reseconto dello sminamento[collegamento interrotto]
  2. ^ Notiziario del CAI di Antrodoco (PDF), su caiantrodoco.it. URL consultato il 14 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 29 giugno 2016).
  3. ^ Mario Marri, partigiano[collegamento interrotto]
  4. ^ Cerimonia in ricordo dello sminamento della diga

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

  Portale Lazio: accedi alle voci di Wikipedia che parlano del Lazio