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La laicità è una caratteristica riconosciuta in molti stati moderni e definisce la reciproca indipendenza fra lo stato e i vari culti e religioni; la teologia di molte religioni fornisce una giustificazione del principio di laicità sulla base della fede, spesso con diverse interpretazioni ed una maggiore o minore separazione tra stato e chiesa.

Indice

La laicità nel cristianesimoModifica

Caratteristiche comuni alle varie confessioni cristianeModifica

Alcune correnti di pensiero cattoliche ascrivono la nascita del concetto di laicità al Cristianesimo, rinvenendo tale principio in una famosa frase di Gesù nel vangelo Vangelo secondo Matteo.

« Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. »   (Matteo 22,21)

con cui risponde alla domanda se fosse lecito o no pagare le tasse ai Romani che a quel tempo occupavano la Palestina.

Tale paternità del concetto di laicità non è però universalmente condivisa, e viene, invece, talvolta considerata una conquista molto più recente, facendola risalire all'illuminismo.

Per il cattolico la fede è un fatto pubblico che implica un impegno quotidiano e relazioni con gli altri; relazioni che sono, talvolta, anche "politiche", ossia comportano la ricerca del bene comune di una comunità. Questa interpretazione della fede può portare molto spesso (come ad esempio in Italia negli ultimi anni[senza fonte]) a promuovere leggi che riflettono norme e dogmi proprie della religione cattolica alle quali dovrebbe sottostare anche chi non è seguace di quella religione, e per questa ragione viene a trovarsi in aperto contrasto con il concetto di laicità che va per la maggiore a livello internazionale. La Chiesa Cattolica ha sentito quindi l'esigenza di concepire una visione della laicità diversa e più vicina al confessionalismo cristiano.

Ovviamente la Chiesa delle origini viveva immersa nel paganesimo di cui non riconosceva leciti i costumi ma con cui comunque conveniva avere buone relazioni, senza però effettuare compromesso in merito al messaggio cristiano. Anche le varie confessioni cristiane dei nostri giorni hanno modi anche molto differenti tra loro di vivere la propria fede e quindi di rapportarsi da un punto di vista etico con coloro che credenti non sono o che appartengono ad altre confessioni, cristiane e non.

La interpretazione della laicità secondo il cristianesimo nasce da una posizione che negli ultimi anni tutti i teologi cristiani avrebbero concordato a riconoscere (almeno nella forma) affermando che il principio di laicità è necessario per il cristianesimo stesso e trova fondamento nella frase di Gesù:

« Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. »   (Matteo 22,21)

C'è però da osservare che il Cristianesimo ha subito tante trasformazioni dopo il Concilio di Nicea. In realtà molti documenti pontifici non hanno mai fornito questa interpretazione. L'attuale catechismo non dà accezione di laicità (nel senso lato del termine) e di separazione tra stato e chiesa al suddetto precetto evangelico, ma solo il significato di subordinazione dello stato alla chiesa (l'esatto contrario di ciò che il concetto di laicità vorrebbe proporre). Leone XIII nella sua enciclica "Au milieu des sollecitudes" scrive : “Quando lo stato ricusa di dare a Dio ciò che è di Dio, ricusa, per necessaria conseguenza, di dare ai cittadini ciò a cui hanno diritto come uomini; giacché, vogliasi o no, i veri diritti dell'uomo nascono precisamente dai suoi doveri verso Dio. Onde segue che lo stato, venendo meno, sotto questo riguardo, al fine principale della sua istituzione, giunge in realtà a rinnegare se stesso e a smentire ciò che forma la ragione stessa della sua esistenza.”

A conferma di ciò infatti, le prime comunità cristiane fin dall'inizio interpretarono questa frase come il dovere di ogni cristiano di obbedire alla legge dell'impero o autorità del posto in cui vivevano, ma compatibilmente con la Torah, la legge che Dio diede a Mosè nell'Antico Testamento.

Secondo questo principio il cristiano può disobbedire alla legge civile se la ritiene incompatibile con la coscienza cristiana. I calvinisti furono espulsi nel '600 dagli Stati europei non ancora costituzionali perché si riservavano la possibilità di scelta sull'obbedienza alle leggi civili. La libertà di coscienza, se è intesa cristianamente, si trova al di sopra della legge civile che è sottoposta al vaglio della singola coscienza, e la "singola coscienza" del cristiano, intesa come visione etica del mondo, è a sua volta coerente con quella del cristianesimo stesso. Per alcune confessioni (per es. quella cattolica e quella ortodossa) questa visione etica è codificata in leggi scritte, per altre confessioni cristiane (per es. quella protestante) l'interpretazione del singolo è invece prioritaria rispetto a qualsiasi interpretazione "ufficiale" data dalla Chiesa.

CattolicesimoModifica

La Chiesa cattolica nasce in una dimensione ecclesiale, ossia comunitaria, strettamente strutturata in modo gerarchico. Non concepisce quindi una religione del singolo in relazione con Dio che sia soltanto "verticale", ma anche "orizzontale", ossia con buone relazioni fra gli stessi membri della comunità.

Legge temporale e divinaModifica

Legge umana e divina non sono ripartite verticalmente, ossia in ambiti diversi e limitati in modo da non contrastare; vengono entrambe dalla coscienza, ma secondo una ripartizione orizzontale per la quale entrambe agiscono legittimamanete a tutto campo su ogni aspetto della vita, ma la legge divina risiede in un piano superiore che per il cristiano prevale sui contenuti di quella umana. Tommaso d'Aquino scrisse che se un cristiano compie un'azione senza interesse personale, credendo sinceramente che sia la cosa giusta, non compie peccato davanti a Dio; il principio vale se non c'è un'esplicita indicazione nella Bibbia, in seguito esteso alle indicazioni fornite dalla Chiesa. Ciò perché la legge non riesce a esaurire il singolo caso e la coscienza del singolo, nelle varie circostanze si interroga su come agire nel rispetto delle regole generali.

Secondo la teologia cattolica Dio stesso è la Legge e la sua incarnazione in Gesù è un'individuazione "hic et nunc" in cui la legge non è più soltanto generale come è sempre stata, ma diviene anche particolare. In Gesù la Legge è Persona.

InabitazioneModifica

Secondo la teologia cattolica, l'inabitazione è un'iniziativa dello Spirito Santo che porta le tre Persone della Trinità a vivere dentro l'anima del giusto. Poiché lo Spirito è un agire, l'inabitazione è tanto più presente (intensa duratura e probabile) quanto più la persona agisce per amore del prossimo.

La teologia distingue un'esperienza oggettiva in cui le Tre Persone sono conosciute e amate da atti, e una soggettiva in cui c'è dialogo fra la persona e lo spirito che la inabita, di un'intensità che varia dall'appropriazione alla identificazione personale.

L'inabitazione è un'esperienza di santi e mistici, così come un fatto aperto e diffuso a chi vive un momento di santità.

Il passaggio successivo è la dottrina dell'inabitazione per la quale la predicazione non è persuasione, ma Potenza di Dio secondo Paolo:

il predicatore non converte tanto per la forza delle parole che dice, quanto perché mentre predica c'è una presenza divina che entra nelle coscienze di chi ascolta e agisce dentro di loro.

Per la teologia l'ascolto della Parola è il momento in cui con le parole la presenza di Gesù esce da chi predica per andare a inabitare anche chi ascolta. L'inabitazione di Gesù che è anche la Legge nella coscienza del cristiano, supera il contrasto fra universale e particolare nella Legge. La teologia confida che i cristiani siano in grado con la loro coscienza di capire se una legge civile è o meno contro la religione, perché ritiene che in ogni credente vive Gesù; Agostino da Ippona afferma che quella voce della coscienza, che riflettendo, fa intuire cosa è bene e male, è Dio stesso che parla dentro di noi, "più intimo a noi di noi stessi" (De Trinitate), perché scruta la profondità dell'Io, mentre i cristiani non si accorgono della sua presenza, e quanti se ne accorgono non possono comunque conoscere l'infinito. In tempi più recenti, Itala Mela ha elaborato una teologia riconosciuta dalla Chiesa cattolica, riguardo a un'inabitazione coscientee libera della Trinità nei cristiani.

Nel Vangelo di Giovanni si parla dell'inabitazione:

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»

(Gv 14, 23-29)
e del Consolatore (Gv 14, 14-17):
"Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi lo Spirito di verità (in greco πνεῦμα ἀληθείας, il soffio vitale di una verità che si rivela) che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non o conosce. Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi (παρ'ὑμῖν μένει καὶ ἐν ὑμῖν ἔσται)

e più avanti:

"dove Io vado voi non potrete venire; ma non vi lascerò soli, vi mando un Consolatore che resterà con voi fino alla fine dei giorni".

Il Consolatore è lo Spirito Santo, che diversamente da Gesù non è più visibile a tutti, ma comunque vive nel corpo di ogni cristiano ed è parte della sua coscienza). La libertà di coscienza cristiana poggia sulla dottrina dell'inabitazione di una divinità che suggerisce al cristiano ciò che è giusto e ciò che non lo è.

La capacità di discernere bene e male e di stabilire in particolare se una legge è in contrasto con la volontà divina, per i cattolici è una qualità innata in ogni essere umano. Ogni essere umano è a immagine e somiglianza di Dio, anche perché ha dentro di sé l'idea della verità, una copia che è di ogni uomo. Diversamente dal Consolatore dei credenti, questa verità non è persona cosciente che agisce, ma un'idea platonica statica, una cosa che la coscienza ha a disposizione per scegliere il bene. Anche un non cristiano, secondo Giovanni possiede la verità "all'interno della sua anima"; la verità è data in dono e risiederebbe dentro ogni uomo.

Il problema del primato delle leggi religiose su quelle civili dunque riguarda anche il cristianesimo e le religioni in genere, non solo l'islam. Disobbedire una legge dello Stato è un reato; è lo Stato che ha recepito un principio della laicità nelle religioni, lasciando libertà di voto ai Parlamentari e di scelta ai cittadini negli ambiti che rischiano di imporre regole che urtano la legge delle varie religioni (esempio in questioni di bioetica). In tali temi la legge statale prevede il diritto di rifiutare certe azioni che la legge prevede come legali se contrastano il proprio credo (esempio l'obbligo di praticare l'aborto per medici cattolici).L'accettazione della pena che segue per chi eventualmente ha disobbedito la legge statale, è un modo con il quale il cittadino torna a porsi al di sotto delle leggi statali e a riconoscerne il ruolo; la legge religiosa prevarrebbe su quella statale nella misura minore possibile, solamente quando le due contrastano e nemmeno nel sottrarre alla pena statale chi crede di avere agito nel giusto, disobbedendola. In questo modo i calvinisti disobbedivano a certi editti dei re, ma si lasciavano arrestare senza opporre resistenza o fuggire in esilio.

La polemica non è tanto nelle eccezioni agli obblighi di legge, quanto nei tentativi di proporre leggi uguali al proprio credo: es. vietare di praticare l'aborto a tutti i medici. Sotto questo aspetto una legge non dovrebbe urtare il divieto di nessun credo, nemmeno quello degli atei. Il problema è che vi sono delle incompatibilità fra i veri credi, specialmente fra credenti e non, per cui una legge ha difficoltà a non urtare nessuno; in alternativa una mancata approvazione lascerebbe un vuoto legislativo.

ProtestantesimoModifica

Gran parte delle confessioni riformate hanno in alcuni casi una visione della chiesa meno gerarchizzata, promuovendo quindi visioni differenti e posizioni dialettiche all'interno della chiesa stessa, la stessa teologia nasce quindi dal basso, e, di conseguenza, anche la relazione della chiesa con le istituzioni.[senza fonte]

Per questo motivo la maggior parte delle chiese protestanti ritiene non opportuno costringere anche coloro che non appartengono alla chiesa a seguire la propria visione etica, ritiene quindi sbagliato pretendere che i propri precetti etici siano recepiti come legge dal paese in cui la chiesa risiede.[senza fonte]

BibliografiaModifica

  • Carlo Crosato, Dal laicismo alla laicità. La via dell'inclusione dialogica: possibilità e criticità, Armando, 2016.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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