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«Non sa ella, signora Contessa, che Domineddio fece apposta il Lambrusco per annaffiare la carne dell'animale caro ad Antonio Abate? E io, per glorificare Dio e benedire la sua provvidenza, mi fermai a Modena a lungo a meditare la sapienza...»

(Giosuè Carducci, tratto dalla corrispondenza intrattenuta con la contessa Ersilia Lovatelli)
Lambrusco
Lambrusco (8104905591).jpg
Grappolo di lambrusco
Dettagli
Paese di origineItalia Italia
Colorerosso
Italia Italia
Regioni di coltivazioneEmilia-Romagna
Lombardia
DOCLambrusco Grasparossa di Castelvetro
Lambrusco di Sorbara
Lambrusco Salamino di Santa Croce
Lambrusco Mantovano
Lambrusco Modena
Reggiano
IGTLambrusco Emilia
Registro Nazionale delle Varietà di Vite
Le bollicine del Lambrusco

Il termine Lambrusco indica una serie di vitigni a bacca nera e il vino prodotto con questi. In Italia esistono diverse DOC e IGT specifiche per il lambrusco.

Le uve del Lambrusco sono nere, coltivate maggiormente in Emilia-Romagna nelle province di Modena e Reggio Emilia, nella Provincia di Parma ed in Lombardia nella Provincia di Mantova. Vengono utilizzate per produrre vini frizzanti e spumanti, sia rossi che rosati.

Il Lambrusco è il vino italiano più venduto in Italia ed esportato nel mondo: nel 2016 sono state prodotte 400 milioni di bottiglie.[1].

Indice

Cenni storiciModifica

Le testimonianze relative all'esistenza del Lambrusco ruotano attorno all'origine stessa del nome. Il significato di pianta spontanea, selvatica, può essere ricondotto in seguito al rinvenimento di semi di vite silvestre (selvatica) proprio nelle zone di produzione attuale del Lambrusco. Testimonianze dirette ci giungono dai latini e precisamente da Virgilio, nativo del mantovano, altra preziosa zona di produzione attuale, il quale parla dell'esistenza della vitis labrusca duemila anni fa, nella sua quinta bucolica. Anche altri scritti di quell'epoca parlano di quel tipo di vite, come il "De agri cultura" di Catone, il "De re rustica" di Varrone e il "Naturalis Historia" in cui Plinio il Vecchio dice: "la vitis vinifera le cui foglie, come quelle della vite labrusca, diventano di colore sanguigno prima di cadere". Non sono certe le origini della coltivazione di questa vite, in un trattato di agricoltura del 1305 il bolognese Pietro de' Crescenzi, suggerisce di prendere in considerazione l'allevamento della vite labrusca.

Nel 1567 Andrea Bacci, medico del papa Sisto V e botanico afferma che "sulle colline di fronte alla città di Modena si coltivano lambrusche, uve rosse, che danno vini speziati, odorosi, spumeggianti per auree bollicine, qualora si versino nei bicchieri".

Nel 1700 circa, si ebbe un'importante innovazione tecnica per la conservazione di questo vino frizzante: l'introduzione di una particolare bottiglia denominata Borgognona, caratterizzata da un vetro resistente e spesso e il relativo tappo di sughero tenuto fermo con l'aiuto di uno spago che altrimenti tenderebbe a saltare a causa della pressione dell'anidride carbonica che si produce per rifermentazione degli zuccheri ancora presenti nel vino.

Nel 1867 Francesco Aggazzotti, prezioso descrittore anche dell'aceto balsamico, propone una prima suddivisione esauriente delle tre tipologie prevalenti dei vitigni coltivati: Il lambrusco della viola o di Sorbara, il lambrusco Salamino, il lambrusco dai Graspi Rossi dai quali si ricaveranno tutti i vari tipi di Lambrusco.

Nella prima metà del Novecento il Lambrusco era un vino decisamente secco e la sua schiuma, proprio come per lo Champagne, era prodotta mediante una seconda fermentazione in bottiglia. Con l'avvento di nuove tecnologie nel campo vinicolo la produzione del Lambrusco aumentò notevolmente dai primi anni '60, con l'introduzione del metodo Charmat. Così nel ventennio successivo il Lambrusco venne venduto notevolmente all'estero in particolar modo negli Stati Uniti dove ebbe molto successo tanto da rappresentare circa il 50% dei vini italiani importati in America. In quel luogo infatti, venne promosso come una specie di Coca Cola italiana. Ma negli anni '90 la produzione di Lambrusco ebbe una svolta dal punto di vista qualitativo ai danni di quello quantitativo. Si tentò così di ritornare alle origini del lambrusco, più secco e consistente e meno dolce. Oggigiorno la maggior parte dei Lambrusco migliori non vengono ancora esportati e quelli venduti sui mercati esteri non sono DOC e solitamente di qualità mediocre.

EtimologiaModifica

L'etimologia del nome è incerta, esistono principalmente tre ipotesi al proposito.

La prima vuole che il nome derivi da labrum (margine dei campi) e ruscum (pianta spontanea): la vite "la-brusca" sarebbe quella che cresce incolta ai margini dei campi.

La seconda attribuisce l'origine alla fusione dei termini labo (prendo) e ruscus (che punge il palato), da qui anche l'origine della parola "brusco". Questa parola infatti, è identificativo di quella caratteristica tipica dei vini giovani, collegata ad una contenuta acidità e tannicità vivaci e gradevoli.

La terza, meno accreditata, vede l'origine del nome provenire da una forma dialettale longobarda "Rusco" (cerco/prendo... le cose) e in questo caso "Lambro" ovvero della valle del Lambro. Da qui il nome lambrusco.

AmpelografiaModifica

Varietà di viniModifica

 
Un bicchiere di Lambrusco

Esistono sette DOC che hanno al loro interno tipologie di vino Lambrusco (nel caso del Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Lambrusco di Sorbara DOC, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC e Lambrusco Mantovano è l'unica tipologia presente nella denominazione):

Colli di Scandiano e di Canossa DOC
Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC

Il nome trae origine dai grappoli che ricordano dei salami, possiede un colore scuro con una intensa schiuma viola e un corpo medio.

Lambrusco di Sorbara DOC

Viene prodotto nelle zone della provincia di Modena. È tipicamente un vino leggero con aromi di fragole lamponi e ciliegie.

Reggiano DOC
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC

Fortemente aromatico, si presenta con una schiuma color ciliegia con aromi più ampi rispetto agli altri tipi di Lambrusco.

Modena DOC
Lambrusco Mantovano DOC

Tipicamente leggero e dall'aroma fruttato, può essere rosso o rosé ed è composto con differenti varietà di Lambrusco. È l'unico tipo che viene prodotto al di fuori dell'Emilia nella sola provincia di Mantova in Lombardia.

CaratteristicheModifica

Il vino, a seconda della varietà enologica, può essere tagliato nella percentuale massima prevista dal rispettivo disciplinare di produzione con altri lambruschi o varietà di vitigni quali Ancellotta, Fogarina, Fortana (conosciuta anche come Uva d'oro) e Malbo Gentile.

Il Lambrusco è o frizzante o spumante (e, in questo caso, può essere secco, amabile, dolce). Sia la versione frizzante che spumante può essere anche rosé. Molto raro è il lambrusco tranquillo, a parte qualche sporadico caso di commercializzazione, è soprattutto prodotto a livello familiare: in pratica è lambrusco vinificato ma senza essere stato poi fatto passare in autoclave. Esiste anche qualche caso di lambrusco spumante metodo classico [3]. Infine, qualcuno vinifica in bianco il lambrusco ma la diffusione di questa versione è assai scarsa.

AbbinamentiModifica

 
Gnocco fritto, salame e lambrusco

Il Lambrusco è un vino che si sposa con i prodotti della cucina emiliana, talvolta caratterizzata da prodotti ricchi di grassi e aromi. Si abbina bene anche con cibi robusti come la carne suina, le salsicce e l'agnello; è ottimo da gustare con i formaggi tipici della zona: il parmigiano-reggiano ed il grana padano.

Viene utilizzato in cucina anche nella preparazione di piatti, specialmente tipici emiliani, come lo zampone e il cotechino, o primi piatti come il risotto al Lambrusco e la pasta al Lambrusco. Questo tipo di vino viene inoltre utilizzato nella preparazione di cocktail, quindi miscelato ad altri alcolici e frutta e servito come aperitivo. È anche utilizzato nella vinoterapia per le sue proprietà di conservazione della pelle.

Ultimamente il Lambrusco viene utilizzato anche nella produzione di cocktail particolari come la "spuma di Lambaroni" vincitore del premio Barman Day del 2010 svoltosi al salone del lingotto a Torino nella rassegna della manifestazione dello "slow food".

Luoghi di produzioneModifica

I vini di lambrusco DOC si trovano nel Modenese, nel Reggiano, e nel Mantovano:

Poi, esistono i Lambruschi IGT (Indicazione Geografica Tipica):

  • IGT della Provincia di Mantova
  • IGT di Quistello
  • IGT Emilia che partono da Piacenza fino a Forlì e Cesena passando da Ravenna

Infine, molto vino lambrusco è prodotto fuori dalle denominazioni/indicazioni (vino comune).

NoteModifica

  1. ^ Modena festeggia il Lambrusco, il vino più bevuto in Italia, in Adnkronos, 28 aprile 2017.
  2. ^ Registro Nazionale delle Varietà di Vite, su catalogoviti.politicheagricole.it. URL consultato il 09-05-2019.
  3. ^ VINO LAMBRUSCO, su www.vinolambrusco.it. URL consultato il 27 agosto 2017.

Voci correlateModifica

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